EXAGERE RIVISTA - Gennaio - Febbraio 2021, n. 1-2 anno VI - ISSN 2531-7334
28062009-041

Aller avec la chance, un lungo viaggio e il gusto di scrivere liberamente

di Gianfranco Brevetto

Ci sono voluti diversi mesi a Iliana Holguín Teodorescu, appena diciottenne, per percorrere, da sola in autostop, la strada Panamericana per più di 9000 km, attraverso il Cile, la Colombia, il Perù e l’Ecuador. Lo scopo? Conoscere le persone, parlare con loro, uscire  dai cliché riportati da news e guide turistiche. Iliana, giovane francese spigliata e incuriosita di quanto la circonda, ha una madre rumena e un padre colombiano, e di strada ne sta facendo in tutti i sensi. Il suo libro, frutto di questa esperienza in America Latina, meraviglia il lettore per la sua prosa fresca e scevra di inutili aggettivi.

– Iliana, il tuo è un libro di viaggio apparso in un momento in cui è divenuto estremamente difficile muoversi a causa della pandemia. Ma iniziamo dal titolo Aller avec la chance, diciamo che non solo ci sei andata in compagnia ma l’hai anche sfidata questa chance?

– Direi che è stato piuttosto un andare verso la chance. Chance è un vocabolo che ha diversi significati, io l’ho inteso come opportunità. Non ha voluto essere una sfida quanto piuttosto una constatazione, un’opportunità che ho avuto nel conoscere tutte le persone che ho incontrato durante questo lungo percorso.

– Il libro ci fa tornare in mente gli albori della cosiddetta letteratura di viaggio, tu con quale spirito hai attraversato la Panamericana da sola, in un’epoca in cui tutto sembra scorrere velocemente sul web e sui social?

–  Quando sono partita non sapevo che avrei scritto un libro, ho cominciato a vivere qualcosa, ho vissuto qualcosa e poi mi sono chiesta se, questa cosa,  valeva la pesa di essere raccontata. Diciamo che il viaggio favorisce il genere di esperienza letteraria,  ma non occorre andare all’altro capo del mondo per scrivere, per farlo si può anche andare più vicino. Il mio obiettivo era il viaggio, il libro è stato una coincidenza. Sono partita per motivi personali, avevo in testa l’America Latina per alcuni incontri che avevo fatto in precedenza e poi per le mie origini colombiane. Ho degli amici che hanno fatto dei viaggi in autostop come il mio, da soli, senza grandi mezzi. La mia grande motivazione è stata quella di staccarmi dai miei studi che non ero certa di voler continuare. E soprattutto volevo fuggire dall’ambiente nel quale vivevo,  perché mi sono resa conto di essere passata dall’autorità dei genitori a quella della scuola, dall’università al lavoro. Volevo capire, senza tutti questi obblighi come sarei riuscita a dare un senso alle mie giornate.

– Quindi ti sei scoperta scrittrice …

– Sono stata spontanea, non ho voluto creare un immaginario nuovo come nella letteratura di viaggio, dove spesso vi è un paese sconosciuto e esperienze incredibili. Io sono andata solo incontro alle persone che mi hanno raccontato ciò che fanno, una vita a volte molto semplice. Non ho preteso di dire nulla di fuori dal comune ma cose quotidiane, forse dimenticate.

– Hai comunque scelto l’autostop, ti sei trovata a viaggiare  a fianco di sconosciuti in una cabina di un camion o di un pickup.  Cosa pensavi di trovare e cosa hai trovato?

– Occorre dire che, per carattere, non sempre vado d’accordo con gli altri e soprattutto ho la tendenza a notarne il lato negativo. Non mi piacciono, in generale, le relazioni leggere. Capita che m’intendo molto bene con qualcuno in una relazione importante oppure  provo disinteresse a conoscere altre persone. L’educazione famigliare mi ha abituato a tenere distanti gli altri, questo viaggio è stato per me l’occasione di incontrare gente e di andare oltre molti stereotipi. Mi sono sorpresa io stessa della mia capacità di creare delle relazioni, di creare delle intese malgrado tutte le differenze .

– Tra tutti questi incontri, qual è stato il più interessante?

– E’ difficile dirlo, sono moltissimi e nella mia mente sono tutti presenti. Posso dire di quello di cui ho parlato di più,  un meccanico e benzinaio che lavorava in una stazione di servizio. L’ho incontrato appunto in una stazione di servizio al tramonto,  mi era stato  consigliato da un camionista come luogo dove poter  passare la notte, mi ha detto che era uno di fiducia, che sarei stata in buone mani. Ho molto parlato con lui, ora siamo amici su facebook , discutiamo spesso. Mi chiedo se, quando leggerà la parte del libro che lo riguarda,  ne sarà contento  o me ne vorrà. Quella sera ci siamo detti cose  che non sempre si dicono tra persone che non si vedranno più. Mi ricordo che lui pensava che in Francia l’accesso alla cultura fosse meno condizionato dai soldi come accade in Colombia. Mi ha detto che la povertà, ai suoi occhi, non era un fatto materiale. Il lavoro di notte gli ha permesso di comprare una moto potente. Mi ha confessato che, in fondo, la sua povertà era mentale, il non poter fare a meno di dare valore agli oggetti. Le cose, mi ha detto,  servono solo per impressionare gli altri.

– Quale immagine complessiva dell’America Latina ti porti dietro?

– Diciamo la spontaneità delle persone, meno barriere, la facilità di fare incontri. In Colombia l’ospitalità è sacra, si lascia spesso la porta aperta. Questo è il lato che ho amato di più, ho avuto comunque l’impressione che le persone parlassero molto di più ma che rimanessero piuttosto in superficie. Oppure che  parlassero perché in fondo erano interessate ad altro. A volte, gli uomini hanno cercato di abbordarmi e questo mi ha rovinato diverse giornate. Questo è, ad esempio, un lato negativo. Occorre fare attenzione sono paesi dove sono in atto guerre tra narcos, rapimenti, ci sono delle città che è meglio evitare. Infatti,  mi hanno sconsigliato di andare a visitare alcuni luoghi. Ma, non ho mai rifiutato un passaggio. Certo, qualche volta sono scesa prima, ma tutti mi hanno portato a destinazione.

– Sei giovane, hai scritto un bel libro, vedi davanti a te un futuro letterario?

– Complicato rispondere. Posso dire che in questo momento il mio obbiettivo è di riprendere gli studi in sociologia. Spero di tornare a scrivere, ma sono giovane e non ho molte cose da raccontare. Ho vissuto qualcosa che mi sono detto valeva la pena di narrare, ora mi piacerebbe scrivere d’altro, piccoli saggi. Mi diverto , non voglio sentirmi obbligata a scrivere, ho la fortuna di avere già un lavoro pieno di regole. Vorrei scrivere solo quando penso di avere qualcosa di interessante da dire, ho passato sei mesi senza scrivere nulla. Forse è stata la magia del primo libro, ma non avevo altre ambizioni.

Iliana Holguín Teodorescu

Aller avec la chance

Éditions Verticales, 2020

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