EXAGERE RIVISTA - Novembre - Dicembre 2018, n. 11 - 12 anno III - ISSN 2531-7334
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Animula vagula blandula…

di Francesco Tramonti

 

Parlare di anima, oggi, comporta non pochi rischi. Il dibattito collettivo, su vari temi e in numerosi ambiti, tende con facilità alla polarizzazione del discorso e al dispregio di una dialettica costruttiva, anche laddove i parametri per una scelta netta di campo – talvolta necessaria – tendono a non essere così evidenti. Con ciò non si vuole alludere alla critica di una presunta violenza dell’egemonia del pensiero scientifico, né si vuole strizzar l’occhio a pericolosi relativismi. Si vuole piuttosto sottolineare che, nonostante il pensiero scientifico abbia conquistato – e con pieno merito – territori un tempo inesplorabili o considerati appannaggio della pura speculazione teorica, ancora si riscontra, troppo di frequente, una tendenza al riduzionismo che rischia di impantanare il progresso delle nostre conoscenze sui rapporti tra mente e corpo. È beninteso che ricondurre il concetto di anima a quello di mente è un’operazione e una scelta di campo niente affatto banale, poiché esclude altre prospettive epistemologiche, nonché posizioni di fede, e di tale scelta chi scrive assume piena responsabilità.

Detto questo, delle conseguenze di un eccesso di riduzionismo, probabilmente, merita ancora scrivere, poiché ogni riduzione della complessità – non di rado indispensabile – rischia di deformare l’oggetto di studio, in particolar modo se della riduzione medesima non si è consapevoli. La complessità può esser messa tra parentesi ma non può esser negata, o scotomizzata, se non a prezzo di un grave impoverimento della conoscenza le cui conseguenze, peraltro, non si arrestano  alla pura speculazione teorica. Deformare significa, in questo senso, letteralmente de-formare, ossia perdere di vista i principi di organizzazione che, nella macchina e ancor più nell’essere vivente, legano le parti ai sistemi e ai contesti che le includono, e che contribuiscono in maniera decisiva a comprenderne natura e funzionamento. Ciò vale per i rapporti tra mente e corpo, così come per molti altri ambiti di studio in cui gli organismi – i sistemi viventi – rappresentano l’oggetto di indagine. Nel riprendere la distinzione che fu prima gnostica e poi junghiana tra Pleroma e Creatura, Gregory Bateson (1979) descrisse le diverse proprietà dei processi governati dalle forze fisiche da un lato, e dall’elaborazione di segnali, intesi come percezioni di differenze, dall’altro. Detto in altri termini, si tratta del mondo degli oggetti e della materia in senso stretto, da una parte, e del mondo dei processi mentali dall’altra. Negli esseri viventi i due aspetti non sono tuttavia separati, ma piuttosto il processo mentale è inteso come immanente al mondo della materia: ne è in sostanza principio organizzativo, senza che siano chiamate in causa entità immateriali.

La materia non è quindi svilita in favore di spiriti o presenze intangibili, ma è piuttosto dotata di qualità emergenti e processi di organizzazione che non possono essere spiegati mediante scomposizione e riduzione del complesso al semplice. Benchè questi principi rappresentino ormai da anni solide acquisizioni di numerose discipline, non mancano purtroppo le occasioni in cui dal semplice si pretende con troppa facilità di spiegare il complesso, nè mancano eccessi di segno opposto, ossia nebulosi olismi che mortificano il semplice disperdendolo in un tutto che azzera le differenze. Esiste invece una dinamica di causalità circolare, ovvero di mutua influenza, tra il tutto e le parti: queste ultime, difatti, esercitano degli effetti sui sistemi cui partecipano, contribuendo alla loro evoluzione. Si tratta perciò di comprendere come differenti livelli di analisi possano embricarsi in una visione complessa che non accentui le dicotomie ma che piuttosto identifichi le complementarietà tra processi interrelati, come sottolineato a suo tempo da Luigi Onnis (1993) in un articolo oramai datato ma ancora assai attuale.

Questa, probabilmente, è la cornice interpretativa di cui abbiamo bisogno per comprendere i rapporti tra mente e corpo, riducendo i rischi di cadere nelle opposte trappole della semplificazione o della mancanza di metodo. La mente è l’anima del corpo nel senso che il corpo è dotato di processi di funzionamento che trascendono, senza con ciò esserne separati, la somma delle singole interazioni tra le parti. La barra che ha attraversato il cranio di Phineas Cage ha svelato l’errore di Cartesio (Damasio, 1994), ma la metafora dell’uomo-macchina ha a sua volta lasciato eredità pesanti in termini di parcellizzazione delle conoscenze e difetto di visione globale. Il dualismo mente-corpo non ha più ragion d’essere, se con esso si intendono due entità distinte e separate, ma cercare di comprendere la mente soltanto attraverso la scomposizione del corpo – che pure ha consentito indiscutibili e fondamentali progressi in molti campi del sapere – non ci condurrà alla meta finale, così come comprendere un organismo al di fuori del suo contesto di esistenza è operazione priva di senso.

Non è quindi il caso di rimpiangere il dualismo cartesiano, ma è ancora necessario distinguere tra processi e forme – riprendendo ancora Bateson (1979) – e tra ciò che può esser misurato e ciò che invece dev’esser compreso. Solo così potremo esplorare le interazioni tra materia e processi simbolici, tra rapporti governati dalle forze e relazioni mediate dai segni. In questo modo, peraltro, possiamo preservare una possibilità di ricongiungimento, ancora auspicabile, tra pensiero scientifico e discipline umanistiche (Prigogine e Stengers, 1979), tenendo viva una dialettica che ci consenta di avventurarci ancora in territori che ancora debbono essere esplorati con piena efficacia, nella speranza di scongiurare, per quanto possibile, i pur bellissimi versi di Pessoa (1993):

 

“Nasce un Dio. Altri muoiono. La verità

non è venuta né fuggita: è cambiato l’Errore.

Abbiamo ora un’altra eternità,

e quello che è passato era sempre migliore.

Cieca, la scienza ara la gleba inutile.
Folle, la Fede vive il sogno del suo culto.

Un nuovo dio è solo una parola.
Non cercare e non credere: tutto è occulto”.*

 

Questo numero di Exagere si preannuncia pertanto molto ricco, di spunti e di riflessioni su temi che non crediamo di esagerare a definire “scottanti”, viste le implicazioni che essi hanno se visti in una cornice più ampia: dalle conseguenze politiche dei presupposti epistemologici di ogni riflessione su questi temi, alle tormentate e drammatiche vicende che attanagliano un mondo chiamato ad interrogarsi su come gestire rapporti di forza e valori in collisione. Quanto qui esposto, come detto, non esaurisce il campo semantico dei costrutti in oggetto, e un discorso su corpo e anima inevitabilmente interessa le numerose discipline che abitualmente dialogano nelle pagine della nostra testata. Nel timore di aggiungere parole che alludano ad altri temi che richiedono adeguati spazi di approfondimento, che chiaramente esulano da questa breve e personale introduzione, non resta che augurarvi una buona lettura.

 

 

 

Bibliografia

G. Bateson, Mind and Nature. A Necessary Unity, Dutton, New York 1979 (Trad. it., Mente e Natura, Adelphi, Milano 1984).

A. R. Damasio, Descartes’ Error. Emotion, Reason, and the Human Brain, Avon, New York 1994 (Trad. it., L’errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano, Adelphi, Milano 1995).

L. Onnis, Psychosomatic medicine: Toward a new epistemology, in “Family, Systems Medicine”, vol. 11, pp. 137-148, 1993.

F. Pessoa, Mensagem. Poemas esotéricos, Archivos CSIC 1993 (Trad. it., Poesie esoteriche, TEA, Milano 2000).

I. Prigogine, I. Stengers, La nouvelle alliance. Métamorphose de la science, Gallimard, Paris 1979 (Trad. it., La nuova alleanza. Metamorfosi della scienza, Einaudi, Torino 1999).

 

* Testo originale: “Nasce um Deus. Outros morrem. A verdade Nem veio nem se foi: o Erro mudou. Temos agora uma outra Eternidade, E era sempre melhor o que passou. Cega, a Ciência a inútil gleba lavra. Louca, a Fé vive o sonho do seu culto. Um novo Deus é só uma palavra. Não procures nem creias: tudo é oculto”.

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