EXAGERE RIVISTA - Marzo - Aprile 2020, n. 3 - 4 anno V - ISSN 2531-7334
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Avicenna, l’ Ilāhiyyāt e la metafisica dell’Islam. Intervista a Amos Bertolacci

di Gianfranco Brevetto

Avicenna, Ibn Sīnā, è stato uno dei massimi filosofi medievali arabi, nato attorno al 980 d.C e attivo fino al 1037 in Asia centrale. Medico riconosciuto ed apprezzato, autore del famoso Canone di medicina, la su attività si è estesa anche ad altri campi del sapere. In ambito filosofico si deve a lui, tra le altre cose, il concetto di Dio come Essere Necessario, necesse esse, ossia come l’unica realtà esistente che si sottrae alla distinzione tra essenza e esistenza, valida per tutti gli altri enti. Sia il concetto di Essere Necessario che la distinzione tra essenza ed esistenza verranno poi ripresi dalla filosofia arabo-islamica posteriore, dalla scolastica cristiana e dalla speculazione ebraica sul tema.

Il libro della Guarigione, Kitāb al-Šifāʾ, è una summa filosofica dedicata alla logica, alla filosofia naturale, alla matematica ed alla metafisica, disciplina quest’ultima che indaga in universale l’essere in quanto essere ed in particolare Dio come Essere Necessario ultimo. Amos Bertolacci, docente di storia della filosofia medievale presso la Scuola IMT Alti Studi di Lucca, ha curato, per le edizioni Utet, la pubblicazione della sezione metafisica di questa summa, intitolata Le cose divine, Ilāhiyyāt, la quale può essere considerata l’espressione più completa del pensiero metafisico di Avicenna

– Cosa che non tutti ricordano è che la filosofia araba è stata di notevole importanza per il pensiero occidentale. A partire dal XII secolo ha condotto ad un’operazione culturale di strategica importanza che ha consentito il recupero e la fruizione dei classici greci, operazione senza la quale non avremmo vissuto il nostro umanesimo. In questo quadro Avicenna mi pare abbia, con il suo pensiero articolato teso a considerare i temi della religione e della ragione, dato il via ad una sorta di scolastica islamica, al pari di quanto è avvenuto con il cristianesimo con maestri del calibro di Tommaso d’Aquino. Qual è stato il ruolo di Avicenna in quel particolare periodo?

–  Possiamo distinguere una scolastica teologica islamica, alla quale Avicenna di diritto non appartiene, e una scolastica filosofica, di cui è esimio rappresentante. Vi è stata, nei primi secoli dell’Islam, una sorta di competizione tra filosofi e teologici islamici su chi potesse arrogarsi il diritto d’interpretare razionalmente la rivelazione coranica. Filosofi come Avicenna e Averroè, ma già prima di loro Al Kindi e Al Farabi, hanno ritenuto di possedere gli strumenti concettuali adatti a farlo. C’è stato, quindi, uno scontro dei filosofi con i teologi in senso stretto, tra cui merita ricordare perlomeno Al Gazali. La differenza tra queste due tendenze sta nel distinguere la fonte della conoscenza, che è il dato rivelato, per i teologi, e il dato razionale, per i filosofi. I filosofi, Avicenna in primis, hanno applicato la razionalità greca agli assunti  dogmatici principali dell’islam, mentre i teologi  in senso stretto hanno fatto l’operazione inversa: hanno preso come normativi i testi sacri dell’islam, il Corano, la tradizione o sunna, e l’apparato legale, e hanno cercato di razionalizzarli grazie agli strumenti concettuali greci. Possiamo dire che Avicenna, a differenza di Al Gazali, anche se ha trattato di problematiche religiose, ha approcciato questi temi sempre in veste di filosofo e non di teologo, mutakallim.

–  Nell’interessante introduzione al Libro della Guarigione, lei giudica Avicenna come un esponente del peripatetismo arabo, in cui la metafisica aristotelica viene interpretata, arricchita e declinata in modo diverso. Cosa è stato questo filone di pensiero?

– Si tratta di un caso emblematico. Avicenna parte da Aristotele e cerca di adattare il pensiero aristotelico, per quanto possibile, al dato dogmatico islamico. Si trova però di fronte ad alcune impasse. Innanzitutto per Aristotele Dio è un motore immobile che non è artefice dell’universo, ma che è semplicemente imitato, amato e desiderato dall’universo come sua causa finale ultima. Inoltre, per Aristotele, Dio è puro intelletto, e il puro intelletto non può conoscere i dettagli particolari del sensibile: come può dunque il Dio islamico conoscere gli eventi particolari della vita umana ed essere pertanto provvidente rispetto alle sue creature? Altra questione fondamentale: se il mondo è eterno, come dice Aristotele, come può essere l’effetto dell’atto creativo di Dio?

Rispetto alla prima domanda in soccorso di Avicenna viene la tradizione platonica: Dio è sì un motore immobile principio primo del movimento cosmico, ma è anche fonte di emanazione della realtà e scaturigine di un effluvio di essere. Questa emanazione si avvicina, almeno filosoficamente, ad un’idea di creazione e di produzione di esistenza. Riguardo al problema della conoscenza divina dei particolari, e quindi alla possibilità dell’intervento della provvidenza divina, Avicenna dice che, pur essendo Dio un puro intelletto, questo intelletto, mediante successive categorie puramente razionali e non sensibili, determina sempre di più l’oggetto di conoscenza fino a coglierlo nella sua individualità: per conoscere l’individuo Socrate noi possiamo partire dal concetto di sostanza, poi qualificare questa sostanza come umana, ed istanziarla successivamente in un uomo che ha vissuto  ad  Atene, in un ateniese  che  è stato maestro di Platone e nel maestro di Platone che è morto bevendo la cicuta. Utilizzando categorie puramente concettuali si arriva così a circoscrivere un individuo ben determinato, che Dio conosce in modo razionale, per sovrapposizione, per così dire, di concetti sempre più ristretti.  Per quanto riguarda il problema dell’eternità del mondo Avicenna ci dà, anche qui, una soluzione, che è forse il primo a formulare in maniera compiuta: il mondo è eterno, come dice Aristotele, ma è eternamente creato da Dio. La creazione non si colloca nel tempo, per cui c’è un momento 0 in cui il mondo non esiste ed un momento 1 in cui inizia a farlo: il mondo è esistito ed esisterà per sempre ma da sempre e per sempre viene creato da Dio.

– L’effluvio di cui parlava ci ricorda un concetto centrale nella dottrina neoplatonica e apre la strada ad una serie di riflessioni ulteriori dovuto alle caratteristiche della filosofia di questo autore . A questo proposito, è indiscusso il fatto che Avicenna abbia costituito un punto di riflessione tra posizioni filosofiche apparentemente così divergenti, in primo luogo Platone e Aristotele. Ma come è riuscito a tenere insieme la concezione anti-innatista di Aristotele ed il mondo delle idee di Platone?

– Il caso di Avicenna è estremamente interessante per la sintesi che riesce a operare in campo filosofico tra vari filoni della tradizione precedente, nella fattispecie tra l’innatismo di Platone e l’empiricismo di Aristotele. Avicenna pare esplorare, in proposito, una via intermedia che risulta interessante. Sono innati, sembra suggerire Avicenna, solo i cosiddetti concetti primissimi, quali ente, cosa, necessario ed uno, assieme agli assiomi logici, cioè il principio di non contraddizione e il principio del terzo escluso. L’innatismo di matrice platonica si riduce così ad un numero limitato di concetti e di proposizioni prime, che governano la conoscenza di tutto la realtà e che possono conciliarsi con l’approccio conoscitivo di stampo empirico tipico di Aristotele.

– Avicenna utilizza però dei concetti tipicamente aristotelici, come quello dell’intelletto attivo. Qual è il momento nel quale si passa dalla non conoscenza alla conoscenza?

– L’intelletto attivo, in quanto realtà celeste e divina, non può non mutare e non può non svolgere costantemente la funzione che è chiamato a svolgere.  Questa permanenza nell’essere e nell’agire è precisamente ciò che distingue il mondo eterno divino dal mondo transeunte umano. Gran parte di ciò che l’intelletto attivo trasferisce per infusione nella mente umana avviene dopo la nascita, con l’apprendimento e con il concorso dell’intelletto e delle altre facoltà conoscitive proprie dell’uomo. Ci sono tuttavia alcune realtà concettuali e proposizionali che l’intelletto attivo infonde prima della nascita e che possono essere definite innate per Avicenna.

– Mi rendo conto che questa questione apre altri interrogativi, come quello del tema dell’immanenza, della predestinazione. Su questo punto è interessante capire che fine fa una questione tipica dell’islam religioso, cioè quella dell’immanenza o anche quella della predestinazione.

– C’è per Avicenna uno spazio di liberta nell’agire umano e quindi di responsabilità, c’è un’etica, cioè la possibilità da parte dell’uomo di poter scegliere le proprie azioni. Esiste questa possibilità perché il mondo materiale è visto nell’ottica neoplatonica, in cui l’azione determinante di Dio si attenua via via che si passa dalla sfera immateriale del puro intelletto e ci si immerge in quella materiale del mondo sublunare, soggetto alla generazione ed alla corruzione e ad un certo grado di caso di casualità. E’ proprio la casualità del mondo terreno ad impedire un rigido determinismo e ad aprire un orizzonte di libertà. Dio non può determinare qualsiasi evento terreno perché esiste un incontro tra causa e effetto, quando l’una e l’altro sono materiali, che nemmeno la potenza di Dio può sovvertire. In quest’ambito del reale può essere posta la questione della libertà umana

– A questo proposito ritorno a quanto accennavo prima: come utilizza Avicenna le categorie proprie del neoplatonismo? 

– Avicenna ne fa un utilizzo ampio ma complementare, integrativo e subalterno rispetto alla filosofia aristotelica. Aristotele rappresentava per Avicenna la massima autorità filosofica antica, cui egli si riferiva con l’epiteto di maestro primo, appellativo che ha poi, in qualche modo, influenzato anche Dante quando parla di Aristotele come maestro di color che sanno. Il neoplatonismo viene a riempire alcune lacune del corpus aristotelico trasmesso in arabo per via di traduzione ma, se proviamo a mettere a confronto la quantità di materiale aristotelico presente nella filosofia di Avicenna con la quantità di materiale neoplatonico cui egli si riallaccia, vediamo che tutta la logica utilizzata del nostro autore è decisamente aristotelica, come gran parte della filosofia naturale. In metafisica l’apporto neoplatonico è importante, ma la struttura, l’intelaiatura metafisica è, di nuovo, chiaramente aristotelica. Il neoplatonismo viene, quindi, a completare gli interstizi o le parti mancanti di un edificio le cui fondamenta e i cui assi portanti sono massicciamente aristotelici.

– Veniamo appunto alla metafisica, all’essere in quanto essere. Avicenna sostiene il necesse est, tutto ciò che accade necessariamente accede o è. E accade o in rapporto a se stesso, come per Dio, o in rapporto ad altro, come per la natura. 

– Per Avicenna la metafisica riveste a pieno titolo il ruolo di disciplina universale, non perché inglobi in sé tutti gli altri saperi, ma perché fonda e stabilisce principi che le altre discipline danno per assunti e lasciano inesplorati. La metafisica per lui ha una duplice valenza: essa è scienza fondazionale rispetto al restante sistema del sapere, come se il sistema del sapere fosse una piramide rovesciata che poggia sulla metafisica come suo vertice, ma è anche l’unica disciplina che può a pieno titolo trattare di Dio, dimostrandone l’esistenza, stabilendone gli attributi, l’azione di Dio sul mondo e cosi via. Dal primo punto di vista essa è scienza universale dell’essere in quanto essere, dal secondo punto di vsita è una filosofia teologica che tratta dell’Essere primo. L’idea che troveremo nella tradizione metafisica successiva fino ad Heidegger, il fatto cioè che la metafisica sia onto-teologia, scienza dell’essere da una parte e teologia filosofica dall’altra, ha in Avicenna la prima coerente formulazione. La metafisica è scienza dell’essere, quindi scienza universale dell’on, dell’essere, nel suo punto di partenza, ed è teologia filosofica nel punto di arrivo. Si parte dall’essere in quanto essere per arrivare a quell’essere unico che è causa di se stesso, che è necessariamente esistente senza dipendere da una causa ulteriore.

–  Un sistema di causa-effetto tipicamente aristotelico. 

–  Proprio così. Nella Metafisica del Libro della Guarigione di Avicenna si osserva chiaramente come la dimostrazione dell’esistenza di Dio si basi su un libro della Metafisica di Aristotele (Alfa Elatton) che risulta marginale nella tradizione greca ma che inaugura lo scritto aristotelico nella tradizione araba. Nel secondo capitolo di questo libro Avicenna trovava la prova aristotelica del fatto che non si può risalire all’infinito nella concatenazione tra cause ed effetti, ma bisogna arrivare ad un punto terminale della catena causale costituito da una causa che non ha ulteriori cause prima di sé.

– La causa incausata?

– Esatto.

–  La questione dell’anima in Avicenna è anche questa interessante: l’uomo, dopo la morte ritorna dall’intelletto potenziale all’intelletto universale e immortale, secondo una formulazione che sembrerebbe tipicamente platonica. Ma, al di là di quest’ultimo riferimento, tutto ciò che mi ha detto su Avicenna mi fa pensare che il nostro autore abbia costruito un vero e proprio sistema teorico complessivo, è così?

– Sì, esiste un sistema avicenniano, anzi potremmo dire che Avicenna sia stato il primo vero pensatore sistematico nella storia della filosofia occidentale. A differenza di Aristotele, che non ha congegnato in prima persona la sistematizzazione delle sue opere, fatta successivamente da Andronico di Rodi e da altri membri della sua scuola, Avicenna compì questa operazione in prima persona, inaugurando di suo pugno il genere letterario della summa. La summa filosofica per Avicenna è un sistema quadripartito che contiene la logica come strumento di conoscenza, la filosofia naturale come indagine dell’ente materiale preso nella sua materialità, la matematica (in tutte le sue quattro parti: aritmetica, geometria, astronomia, e musica) come studio dell’ente materiale astratto dalla materia, e la metafisica come analisi dell’ente totalmente immateriale. Questo sistema lo disegna compiutamente Avicenna stesso nella sua summa più estesa, cioè Il libro della guarigione. Conseguentemente quest’opera è di ampie dimensioni e comprende, nel testo arabo corrente, più di 5000 pagine a stampa. Avicenna è il primo grande pensatore intenzionalmente universale, dopo Aristotele e prima di autori come Alberto Magno nella tradizione latina medievale.

– Sotto questo aspetto, quello di tendere ad una visione complessiva anche in campo naturale, può aver influito anche la sua fortunata carriera di medico. Altro particolare che lo lega ad Aristotele, che era figlio di un medico.

– Avicenna è stato autore sistematico anche in medicina, in cui ha ripreso tutta la tradizione greca precedente, in particolare quella galenica, organizzandola in forma enciclopedica. In questo modo egli è riuscito a fornire un resoconto completo e dettagliato della scienza medica del tempo, influente sul pensiero medico successivo, sia orientale che occidentale, tanto e forse ancor più di quanto non sia stata la sua scienza filosofica. Edizioni del Canone di medicina di Avicenna vennero continuamente stampate e rimasero testi manualistici di riferimento nelle università europee fino al Seicento.

–  Ma cosa resta del pensiero di Avicenna, oggi, soprattutto nella filosofia islamica?

– A questo proposito dobbiamo distinguere la filosofia islamica contemporanea orientale, soprattutto quella iraniana, da quella occidentale. In quest’ultima, Avicenna è una figura storica e lo si studia come tale, di lui rimane un’eco filtrata dalla storia. Non così in paesi come l’Iran, nella cui tradizione sciita Avicenna è ancora un personaggio letto, commentato e addirittura trascritto a mano. L’ultimo manoscritto a me noto della sua metafisica è stato trascritto nel 1927. Visitando il mausoleo di Avicenna nella città di Hamadan in Iran, si possono ancor oggi incontrare venditori di statuette di Avicenna, il che ci fa capire che si tratta di un personaggio avvertito come ancora culturalmente vivo e significativo.

– Dal suo sito, molto ricco, si accede anche ad un link che sembra essere un vero scrigno dei tesori: il progetto Avicenna. In cosa consiste?

– Il progetto Avicenna (www.avicennaproject.eu)  è stato finanziato dall’Unione Europea con un grant quinquennale, che mi ha dato la possibilità di costituire un team di studiosi specializzati. La motivazione del progetto è stata constatare che il testo arabo della sua metafisica secondo l’edizione a stampa ancora corrente uscita al Cairo nel 1960 presenta passi incomprensibili o manifestamente scorretti, che solo la consultazione dei manoscritti originali permette di emendare. È nata quindi l’dea di fare un censimento di tutti i manoscritti arabi esistenti di quest’opera e di basare sui migliori tra essi una nuova edizione critica, con traduzione inglese e commento. Per il momento siamo stati in gradi di reperire quasi trecento codici disseminati tra Stati Uniti, Europa e Asia fino all’India. L’intento del progetto è fornire agli studiosi, a tutti quelli che si occupano di Avicenna direttamente o indirettamente, un testo della metafisica, cioè della parte più importante della sua filosofia, che fosse il più possibile accurato, e che possa essere confrontato con la sua traduzione latina medievale e con la sua ricezione ebraica, in un’ottica trans-religiosa e inter-culturale.

 

 

Avicenna

Il Libro della Guarigione, Le cose divine

a cura di Amos Bertolacci

Utet 2015

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