EXAGERE RIVISTA - Ottobre - Novembre - Dicembre 2022, n. 10-11-12 anno VII - ISSN 2531-7334

Decifrare il senso nascosto delle parole e del silenzio

di Federica Biolzi

Sull’Amicizia (Raffaello Cortina Editore, 2022)  è il recente libro del grande psichiatra italiano Eugenio Borgna. In un fresco e coinvolgente volumetto, Borgna, ci parla di questo sentimento alla luce del suo personale cammino in clinica universitaria e nei manicomi. In questi luoghi l’amicizia può diventare un modo di vivere della sofferenza psichica nella sua dignità e nella sua gentilezza, nella sua tenerezza e nella sua nostalgia di comunione.

L’amicizia è anche, in ambienti in cui emerge la follia, l’amicizia tra chi cura e chi è curato, l’unico appiglio per chi, spesso, arriva a desiderare la propria morte. Una nuova e possibile dimensione per una psichiatrica che ama confrontarsi anche con tematiche apparentemente lontane dall’ambito clinico.

Siamo in grado, si chiede l’autore, nella cura di una paziente, o di un paziente, di decifrare il senso nascosto delle parole e del silenzio, e di creare relazioni, nutrite di amicizia?

Intorno a questa domanda, apparentemente insolita e fuori contesto in qualsiasi rapporto tra professionista e paziente, sembrano  ruotare le argomentazioni che si muovono variamente nel testo.

In questo passaggio, della mediazione tra la clinica e l’empatia, Borgna prende spunto dal pensiero di Simon Weil, che viene più volte ripresa nel testo.

É la dimensione spirituale dell’umano a aver luce e a dare luce alle relazioni tra umani. … Il mio corpo, la mia stessa anima, interamente avvelenata dalla sofferenza, sono inabitabili per il mio pensiero, è necessario che esso si trasferisca altrove – ci dice la filosofa francese – . [Il pensiero] Non può abitare in Dio se non per brevi istanti. Spesso abita nelle cose. Ma sarebbe contro natura che un pensiero umano non abitasse mai in qualcosa di umano.

Vi è dunque una stretta relazione, necessaria, tra l’amicizia e la sofferenza umana, nella tensione costante che tiene unita la nostra esistenza all’immaginazione. Tra la disillusione e il desiderio di vivere di questa illusione, tra il nulla e ciò che ci tiene legato al nostro prossimo, tanto per riprendere il pensiero dell’ultimo Leopardi.

Ma se l’amicizia è il prezioso, e difficile, cammino che parte dalla sofferenza, allora, è proprio in questa relazione che si può intravedere una cura a questa sofferenza.

Ma ritorniamo alla domanda che abbiamo evidenziato poc’anzi: Siamo in grado di decifrare il senso nascosto delle parole e dei silenzi?

Antonio Slavich, primo allievo di Franco Basaglia,  contestando apertamente gli allora direttori dei manicomi, citava proprio Borgna a proposito della superiorità dei fenomenologi nei confronti degli psichiatri a quel tempo considerati normali, per la sua capacita di affidarsi a pratiche possibili ed anche impossibili nel quotidiano rapporto con i pazienti psichiatrici.

L’amicizia, consente, di trasformare, un rapporto medico clinico in quella che Borgna stesso definisce, usando a prestito il titolo del famoso romanzo di Thomas Mann, la Montagna incantata.  Come Hans Castorp, protagonista del racconto,  si può restare affascinati, nel nostro caso, della magia della cura. 

Testimonianza di questa trasformazione, per Borgna, sono proprio i ricordi di quei periodi di lavoro. Per esempio di persone come Angela a Valeria, gentili e sorridenti, immerse  l’una e l’altra in una condizione psicotica di vita, desiderose di essere ascoltare sulla scia dell’affetto che le univa.

Per loro i farmaci sono importanti ma solo se accompagnati da una luce particolare, quella che normalmente unisce gli esseri umani alle persone che sono considerate amiche.

Questa è stata la cura che ci ha consentito di dare una senso alla vita delle pazienti, mai ignorando la loro fragilità e la loro smarrita solitudine, la loro ricerca di ascolto, di gentilezza e di amicizia.

L’amicizia, a differenza di altri sentimenti e relazioni, è un dialogo infinito, qualcosa che continua anche quando siamo lontani, anche quando non ci si parla e non ci si ascolta, non si incrina col passare del tempo degli orologi e dei calendari. L’amicizia, ci ricorda Borgna, ci fa comprendere che, forse, alla base della cura, c’è la necessità di non sentirsi mai soli.


Eugenio Borgna

Sull’Amicizia

Raffaello Cortina Editore, 2022

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