EXAGERE RIVISTA - Settembre-Ottobre 2019, n.9-10 anno IV - ISSN 2531-7334
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Equilibri da ristabilire. La pratica della segnatura nell’Appennino tosco-emiliano.

di Federica Biolzi e Gregorio Serafino

La cultura e le tradizioni popolari sono ancora oggi diffuse nell’Italia contemporanea in modo capillare, soprattutto nelle zone di provincia, “ancorate” alle proprie abitudini. L’immaginario sociale di molte località e paesi si tramanda di generazione in generazione, preservando in qualche modo antichi “mestieri” e “incarichi” a beneficio della collettività. E’ il caso della segnatrice di Pontremoli nella Lunigiana, esperta officiante di pratiche considerate magiche, apparentemente lontane dal pensiero razionale ritenuto il padre della civiltà moderna.

L’alternativa fra magia e razionalità è uno dei più grandi temi da cui è nata la modernità. Per il sociologo ed antropologo francese Marcel Mauss (1872-1950) la magia si definisce attraverso un rito ed ogni rito è magico quando non è istituzionalizzato in un culto organizzato, come quello cristiano o “religioso” nell’accezione maussiana. Il rito magico è un’atto privato, che tende al limite, ed esplora ambiti misteriosi e proibiti[1] . La magia per Mauss è un’oggetto di credenza che si esprime attraverso “pratiche” e “tecniche” che coinvolgono i corpi e tendono a conoscere la natura (mana). Ecco perché la magia si incontra “ovunque” e “sempre” ed è di gran lunga sopravvissuta all’impatto delle moderne società industrializzate [2].

Molte pratiche e tecniche del passato sopravvivono nel contesto contemporaneo, permeato da un cattolicesimo che, nelle sue particolari accentuazioni magiche. è legato a territori e realtà culturali specifiche (si pensi alla Lucania o a realtà campane o pugliesi). Spesso l’attenzione viene incentrata sui rapporti fra queste sopravvivenze e la forma egemonica di vita religiosa, dove vengono indicati “raccordi, passaggi, sincretismi e compromessi che legano la bassa magia extra canonica con i modi di devozione popolare e con le forme ufficiali della liturgia”, come messo in luce da Ernesto de Martino nel suo Sud e Magia.

Nell’intervista, qui riportata, risaltano le pratiche e le tecniche attuate dalla segnatrice, come la gestualità adoperata per curare il fuoco di Sant’Antonio oppure le formule curative composte da inusuali erbe medicinali, che rimandano ad un sapere “magico-popolare” dalle radici lontane, che tuttavia trova ragion d’essere anche ai nostri giorni.

Rimedi “casalinghi” che fanno riferimento all’utilizzo di oggetti significanti[3] non comuni, quali metalli preziosi come l’argento oppure il “grasso di maiale invecchiato” e piante selvatiche. Questi spesso funzionano laddove la scienza sembra fallire. Come ci dimostra l’intervista, il ricorso alla tradizione, in questo caso quella della segnatrice che ha “acquisito” il dono per vie familiari, è ancora un’ opzione valida e diffusa nell’immaginario locale e quotidiano. L’intervistata vive a Pontremoli, ha 64 anni, è una delle ultime segnatrici ancora in attività in una zona dell’Appennino tosco-emiliano che ha visto questo fenomeno radicarsi e conservarsi nel tempo. Siamo andati alla sua ricerca, alla ricerca di pratiche e significati che hanno la funzione di ristabilire un equilibrio, per esempio attraverso la cura di malattie, patologie, oppure risolvendo specifici fenomeni individuali come il “malocchio”, altrimenti irrisolvibili.

Ci accoglie a casa. Una casa come tante altre, oggetti comuni, quotidiani. 

– Quando ha iniziato fare la segnatrice [4]?

– Sono casalinga e facendo le pulizie ho ereditato questa dote  da mia madre, che desiderava che anch’io imparassi. Fin da piccola vedevo la gente che veniva da mia mamma,  io osservavo quello che lei faceva, ero affascinata ed incuriosita. Quando mia madre è mancata, a 79 anni, alcune persone si sono rivolte a me chiedendomi se li segnavo,  non ho avuto il coraggio di dire di no ed ho iniziato, faccio questo da 11 anni.

– Lei come si può descrivere?

– Io sono una segnatrice,  penso di fare del bene,  in fondo segnare è una cosa buona ed è utile.

Sento di poter far qualcosa per la persona che si rivolge a me e sono felice di questo. Qualcosa c’è che mi lega alla segnatura, non so spiegare cosa sia, ma non basta solo la mia volontà, c’è qualcosa d’altro. E’ qualcosa di buono, che mi consente di fare del bene.

– Lei si sente una grossa responsabilità nel segnare la persona che viene con una precisa richiesta

– Sì, io non voglio deludere chi viene da me. Il mio compito è guarirla.Tante persone mi chiedono di segnarsi: giovani, anziani o persone di media età. Quando la persona viene da me, o mi cerca, io non faccio domande, faccio il mio lavoro e non voglio sapere altro.

– Diceva che è stata sua madre a trasmetterle questa dote. Pensa di poter riuscire a continuare a tramandarla anche  ai suoi figli?

– Questo lavoro si tramanda da diverse generazioni, prima lo faceva  mia nonna , poi mia mamma, ora io, un giorno potrebbero farlo i miei figli. Entrambi mi sembrano portati, mia figlia mi ha chiesto più volte spiegazioni e mi sembra interessata ad imparare. Recentemente anche mio figlio ha voluto alcune informazioni. Sono convinta che quando si sentiranno pronti, verranno da me e mi chiederanno di provare. Nel mio caso, mia madre mi ha lasciato un quadernetto, che io ho trascritto, lì ci sono tutte le parole e le preghiere che mi servono e che io ripeto a seconda della malattia che devo curare. Le persone che vogliono farlo, devono innanzi tutto crederci, ma devono anche avere un animo buono.

– Quali sono le malattie che le persone le chiedono di segnare?

– Solitamente le persone vengono da me per  farsi segnare il fuoco di Sant’Antonio[5], l’eczema, il male agli occhi[6], il mal del mughetto[7], la storta alla caviglia, lo scottato, la bruciatura.

– Come avviene la segnatura, quali materiali e quali tecniche vengono usati?

– Vi sono diversi tipi di segnatura, a seconda della malattia da segnare ognuno ha un metodo diverso. Generalmente la segnatura avviene in tre volte, in tre giornate diverse:
oggi, domani, dopodomani, oppure solo in due volte. In alcuni casi, quando la persona non si può muovere, vado a casa. A volte, mi capita di segnare anche una sola volta, ma devo ripetere la pratica tre volte. Per farvi un esempio, quando segno il fuoco di Sant’Antonio utilizzo questo sistema: prendo 9 foglie di razza di mora selvatica e con esse giro intorno alla piaga, al male, ripetendo per 9 volte le stesse parole[8], a bassa voce:

“Fuoco sacro fuoco sacra,

nove monti tu passesti,

nove fonti tu asciughesti”.                                                                                                                      

Per lo scottato invece uso la lama del coltello di ferro, per l’eczema, il male agli occhi  e il male del mughetto uso l’argento e il cuscinetto benedetto. Per l’arzepola[9] utilizzo l’argento, Per la storta, le caviglie o le forzature al polso, utilizzo il grasso di maiale invecchiato[10].

In generale tutte le segnature avvengono girando intorno al male, alla piaga, con la foglia, o con il materiale che serve per far guarire la malattia. Il gesto viene ripetuto nove volte, recitando in silenzio, le parole o la preghiera indicata per la singola malattia.

– Le parole che lei impiega nella segnatura sono rivolte a qualche santo in particolare?

Vi sono alcune segnature che prevedono una recitazione dove compaiono figure importanti legate alla religione: Dio, Gesù, Maria, Giuseppe ed anche ad alcuni Santi. Quando segno l’eczema mi rivolgo al Signore e a Maria, quando tolgo il malocchio prego il Signore, Maria e Giuseppe. Nella storta e  nelle slogature uso altre parole non rivolte a Dio, così come nello scottato e nel  fuoco di Sant’Antonio, dove non è possibile rivolgersi a Dio, perché essendoci il fuoco, esso rappresenta il male, il diavolo.

– Nella segnatura viene cerchiato il male. Quindi non viene utilizzata la croce?

– No infatti,  il male viene cerchiato con l’oggetto impiegato per il tipo di malattia. Però prima della segnatura, quando inizio,  io mi faccio il segno della croce, mentre alla fine, quando chiudo, faccio il nome del padre sulla persona, nel punto in cui ho segnato il male.

– Secondo lei, quello che lei fa è collegato all’aspetto religioso?

– Per me la religione non c’entra con la guarigione, sono due cose diverse.

Possono avere il loro significato, ma sicuramente sono legate anche alla bontà della persona.

La guarigione dipende dal fatto che la persona deve crederci e deve essere  convinta di quello che sto facendo.

– Qual è il tipo di malattia che le richiede più impegno per la guarigione?

– Il malocchio, mi richiede maggior tempo e tanta concentrazione, devo essere sola, senza confusione, a volte mi ci devo rimettere più volte, fino a quando non riesco a farlo sparire.

Per me è  molto più semplice curare malattie come il fuoco di Sant’Antonio, la bruciatura e l’eczema.

Nel caso del fuoco di Sant’Antonio, oggi, l’indicazione alla cura attraverso la segnatura viene data anche da alcuni medici, cosa che nel passato non accadeva. Anche il mio medico, tempo fa, mi chiamò e mi disse: “prova a segnare questa persona, gli dirò di venire da te, ha  il fuoco di Sant’Antonio,  quello che non faranno le medicine, farai tu”.

Questo per me è molto importante, mi fa capire che sono utile, riesco a far qualcosa per le persone che si rivolgono a me.

– Quanto tempo ci vuole  per guarire ?

– Con la segnatura si guarisce in poco tempo, solitamente il dolore passa alla fine delle tre volte, se invece persiste, va segnato nuovamente.

– Invece, tornando al malocchio, quali sono le pratiche che vengono maggiormente utilizzate per toglierlo?

– Il malocchio non si toglie segnandolo, ma con una pratica a parte, la persona può essere presente oppure no. Io preferisco farmi lasciare un indumento; in tal modo riesco a riflettere  ed a concentrarmi, senza tenere impegnata la persona per un tempo che non riesco a definire. Vi sono casi in cui  il malocchio è molto forte, dove continuo a ripetere la pratica anche per ore. Per toglierlo, uso un piatto bianco con dentro l’acqua, faccio il segno della croce sul piatto recito per nove volte la preghiera, che  in questo caso è rivolta a Gesù Giuseppe e Maria, poi verso tre gocce d’olio d’oliva nel piatto. Vi sono dei segnatori che usano anche il sale, il pendolo, ed oggetti benedetti, ognuno ha il suo modo.

Se la persona è presente tiene in mano il piatto e deve guardarvi dentro, altrimenti se è assente, mi faccio lasciare un indumento o i capelli. Di solito, metto la maglia che la persona ha indossato, sotto il piatto,  osservo l’olio e se le gocce rimangono integre non c’è il malocchio, se si disperdono il malocchio è presente. Continuo questa pratica più volte, fino a quando le gocce d’olio rimangono intatte, a quel punto sono soddisfatta, sono riuscita a toglierlo.

– Ci può dire cosa recita per togliere il malocchio?

Si.

“In nome di Gesù, Giuseppe e Maria

che il malocchio se ne vada via”.

La ripeto nove volte e poi vado avanti come ho detto sopra.

– Che cosa le fa pensare che la persona ha il malocchio?

– Le persone che vengono per il malocchio, spesso manifestano: stanchezza, svogliatezza, insonnia, debolezza, mal di testa o di stomaco. Quello che mi preoccupa di più è che ad ogni persona, viene fatto con modalità diverse, non c’è mai un unico modo. Si vuol far del male, anche involontariamente,  infatti  chi arriva qua, spesso sta male sia fisicamente che mentalmente.

– Cosa ci può dire della persona che fa il malocchio?

– Io personalmente preferisco non approfondire chi l’ha fatto o come viene fatto, perché mi crea disagio e malessere. Preferisco non capire chi è stato, se è maschio o femmina, altri segnatori so che fanno anche questo. Mi sento però di dire che la persona che trasmette  il malocchio: è gelosa, invidiosa, una persona innamorata ma respinta, una persona cattiva, una persona che ha il sangue più forte. E’ la persona più forte che fa  il malocchio alla persona più debole, a volte inconsapevolmente. Spesso le persone che fanno il malocchio sono all’interno della famiglia, possono essere anche  una zia, un fratello  o una sorella.

– Ci sono persone che si sono rivolte a lei in questi anni, che hanno avuto malattie o disturbi che l’hanno particolarmente colpita?

– Sì, anni fa una persona stava molto male, aveva dolori atroci e lancinanti alla testa, aveva il malocchio. Per guarirla sono andata avanti due anni, toglievo il malocchio e lo rimettevano. E’ stato molto faticoso e stancante, però alla fine ero felice e soddisfatta, perché ci sono riuscita. Un altro caso che mi viene in mente, riguardava una famiglia intera. Mi portavano le maglie che io guardavo singolarmente ed ogni volta glielo toglievo.

– Ma lei chiede un compenso per quello che fa ?

– Se lei mi dice: quanto devo darle?  Io non posso chiederle niente, la regola è: “uno offre e l’altro accetta”.   Lei però mi può portare un dono o mi può fare un’offerta  ed io devo accettare. Alcuni di noi chiedono alle persone di portare qualcosa da utilizzare  per la segnatura, ad esempio: una bottiglia d’olio, il rusco delle castagne da mettere nella stufa, necessario per bruciare il materiale della segnatura. Queste sono le nostre  regole, deve  prevalere la bontà d’animo, il bene si fa,  “senza chiedere nulla in cambio”.

In questa zona ci sono altre segnatrici?

– Qui a Pontremoli siamo in tre, tutti in età avanzata. Infatti sono pochi i giovani  che si avvicinano a questo lavoro. Anche io, ho iniziato tardi, a distanza di anni, da quando mia mamma mi disse di  imparare a segnare, posso confermarvi di essere soddisfatta, perché ho mantenuto con fede questa attività.  All’inizio pensavo di non esssere capace , invece poi….

– Ci sono solo donne che fanno questo lavoro?

– No, ci sono anche uomini, anche loro possono farlo, non vi è una distinzione di genere.  Qua in zona c’è un uomo che toglie il malocchio. Come vi dicevo l’importante è crederci ed essere sicuri di volerlo fare con bontà.

 

[1] Mauss, Marcel, “Essai sur le done”, 1923-24

[2] J.Favret-Saada, Les mots, la mort, les sort: la sorcellerie dans la Bocage, Gallimard, Paris 1977

[3] Miller, Daniel, Cose che parlano di noi, Il Mulino, 2014.

[4] Testimonianza raccolta in data 15 Gennaio 2017.

[5] Fuoco di Sant’Antonio  o Herpes zoster, detto anche fiamme di Satana

[6] Congiuntivite

[7] Male del mughetto: infezione causata dalla Candida albicans, un fungo che interessa la mucosa di gengive, palato e lingua dei neonati e degli adulti

[8] Facendo un calcolo, risultano 27 volte , si tratta sempre di un multiplo di 3

[9]Molto probabilmente si tratta di una storpiatura del termine  medico eresipola. I cui sintomi si manifestano  con  un  forte dolore alle gambe,  con rossore localizzato, gonfiore e febbre.

[10] Per la segnatura vengono indicati anche altri materiali oltre a quelli riportati nel testo: salice ed altre foglie  di rovi, che alla fine della segnatura vanno bruciati; l’argento  che si usa attraverso oggetti quali: anello, moneta.  Il cuscinetto benedetto, in cui vengono inseriti: un pezzo di candela, l’ulivo benedetto, la lana d’agnello, il sale, un pezzetto di pane.

 

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