di Gianfranco Brevetto - Per tutto il tempo sono restato immobile, in attesa, mentre sentivo le forbici svolazzare a pochi centimetri dalle mie tempie.
EXAGERE RIVISTA - Gennaio - Febbraio 2019, n. 1 - 2 anno IV - ISSN 2531-7334
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Marcel Aymé, il barbiere Ezio e il bar di Reggio Emilia

di Gianfranco Brevetto

 

Ezio è il mio barbiere da tanti anni. Di solito è lui a parlare e confidarsi con i clienti. Da qualche mese è morto suo padre. Ad ogni taglio me ne ripropone il racconto. Questa volta sembrava nervoso e,  nella concitazione del racconto, mi ha lasciato per una buona mezzora in attesa con i capelli umidi. Non ce la faceva a raccontare e tagliare insieme. Per tutto il tempo sono restato immobile, in attesa, mentre sentivo le forbici svolazzare a pochi centimetri dalle mie tempie.

Il motivo di tanta agitazione di Ezio ho scoperto poi essere un problema anagrafico. Alla morte del padre, oramai quasi centenario, il Comune si è accorto di un errore nella data di nascita. Il papà di Ezio si è trovato, così, a essere nato ben dieci giorni dopo da quanto aveva sempre pensato, e dichiarato, in tutta la sua vita terrena. Senza ombra di dubbio dalle risultanze di ufficio, ora, emergeva un 19 marzo in luogo del giorno 9 dello stesso mese.

Si può immaginare come una notizia del genere abbia potuto sconvolgere il povero Ezio. Il barbiere, meschino, vedeva messe in discussione le tante certezze della sua vita e di quella paterna. Quasi cento anni di esistenza corredati da tanti documenti, contratti, tessere della bocciofila, macchiati da una data che non valeva più nulla.

A causa di quell’errore gli eredi ora sarebbero stati costretti ad iniziare una lunga trafila burocratica con il solo scopo di dimostrare che il loro fu babbo, neo-nato il 19 marzo, era lo stesso del loro babbo, deceduto ignorando la vera data di nascita, già nato prematuro il 9 marzo.

Ezio mi guardava dal grande specchio posto sul lavandino della bottega. Non si capacitava. Ne aveva parlato anche con un sua amico al bar della Stazione. Per quest’ultimo, grande dispensatore di consigli, occorreva risalire senza alcun dubbio o esitazione, alla levatrice: l’unica, in quanto testimone oculare, che avrebbe potuto testimoniare e certificare l’esatta data di nascita del de cuius.

A quel punto il barbiere ha arrestato il suo andirivieni frenetico intorno alla poltrona su cui ero seduto. Ha riflettuto per qualche secondo e mi ha detto: facendo un po’ di conti, la levatrice oggi dovrebbe avere al’incirca centotrentacinque anni.

Poi ha continuato il taglio sprofondando nel più grave silenzio.

Marcel Aymé, grande scrittore francese spesso associato solo alla narrativa per ragazzi, non ha scritto di Ezio, in primo luogo perché un barbiere in comune sarebbe stato temporalmente impossibile. Ha scritto invece di Jules. Jules Flegmon che è il  protagonista del breve racconto La carta del tempo.

Nel suo caso uomini e donne finiscono per scambiarsi e vendersi dei buoni tempo che permettono loro di vivere nonostante un decreto governativo stabilisca che alla popolazione improduttiva verrà ridotto, in parte, il proprio tempo vitale. Non si tratta di omicidi di massa, bensì delle concessione, ad ognuno, del diritto di un certo numero di giorni di esistenza al mese, in proporzione della propria inutilità.

Gli scrittori, annota con rabbia Flegmon nel suo diario, saranno i primi ad essere colpiti. Lui, e gli altri inutili del racconto, saranno costretti ad un’esistenza per alcuni giorni al mese. Il tutto regolato dalle carte del tempo che presto, come accennato, diverranno un bene prezioso al mercato nero.

Nella Ricaduta, altro racconto breve nato sempre dalla fantasia di Aymé, Josette è testimone delle sue vicende sentimentali con il giovanotto Bertrand d’Alleaume e dell’esistenza della sua famiglia. Testimonianza che s’intreccia con l’approvazione e l’attuazione della legge dei ventiquattro. Si tratta di una legge governativa secondo la quale un anno durerà ventiquattro mesi. Il racconto, come è immaginabile,  si snoda tra nonne che si ritrovano ragazzine con i seni turgidi e giovanissimi genitori, lasciando sgomenta la povera Josette. Questa, con il fidanzato, ritornano bambini e devono lasciare il loro amore, da poco sbocciato, per ritornare ai giochi ed ai capricci.

Il grido di orrore di Josette al risveglio mattutino quando si ritrova lei stessa e i suoi parenti cambiati nel corpo e nello spirito, non ha nulla a che vedere con l’ atteggiamento post metamorfosi di Gregor Samsa di Kafka.

Qui si tratta di uno stravolgimento, di parametri che saltano, non per un qualche mal celato motivo ed indefinito motivo. Qui è l’autorità, la politica (la nonna infatti se la prende con i comunisti che sono contrari alla legge), lo Stato che impone il tempo e, di conseguenza, entra direttamente nel vissuto dei suoi cittadini modificandone le proporzioni anagrafiche e fisiche. Molto più di quanto sia accaduto ad Alice, che si trova ad essere mutata solo nelle proporzioni dopo aver bevuto dal flaconcino con su scritto bevimi.

In questi due racconti, come in altri del prolifico romanziere francese, il tempo sembra l’ultima carta di un potere che come il Leviatiano di Hobbes appare completamente onnipotente e indipendente dai suoi sudditi.

La visione del tempo di Aymé sembra  ripercorrere un altro tema caro alla letteratura, quello del Doppio. Ad onor del vero, non si tratta proprio di un doppio, ma di una raddoppiabilità, di una duplicabilità (vedasi il racconto Le Sabine) o frazionabilità. E, solo per restare ai racconti citati, si tratta inoltre, non solo di modifiche esteriori (morte a giorni alterni o corpi che da anziani diventano giovani), legate alla modificata temporalità,  ma di un vero e proprio mutamento del sé per decreto governativo. Un doppio (o comunque multiplo o sottomultiplo dell’unità) legale, fisico e metafisico insieme. La legge, visione suprema del dio mortale, qui arriva a determinare lo stato di natura, a modificarlo.

Bar di Reggio Emilia. Interno arredato in modo moderno, spazi poco funzionali. Mi hanno assicurato che i dolci sono buoni, ma ho desistito. Mi si avvicina una ragazza robusta, che era seduta al tavolo accanto.

Buongiorno, sono dell’ufficio di sopra – mi dice -. Vorrei sapere se lei è disponibile a fare un gioco per conoscere se il tempo è esatto.  Dura solo pochi minuti, si tratta di premere su di uno schermo touch screen e poi le do un buono per la consumazione della pasticceria.

Ho avuto appena il tempo per chiederle Quale ufficio? Il tempo esatto per cosa? che la corpulenta signorina era già passata ad un altro tavolo.

 

Riferimenti:

– Marcel Aymé, Le passe-muraille, Gallimard

– Marcel Aymé, Martin il romanziere, L’orma editore 2016

– Alain Juillard presente Marcel Aymé, Le passe-muraille, Folio Gallimard 1995

– Ezio il barbiere, taglio mensile, novembre 2016

– Bar di Reggio Emilia, consumazione a tavolino di euro 9 e 80, ottobre 2016

 

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