EXAGERE RIVISTA - Luglio - Agosto 2020, n. 7 - 8 anno V - ISSN 2531-7334
?

Gli Altri. Il senso del diverso come metafora dell’identità

PANEL

di Paolo Montesperelli, Roberta Cipollini, Claudia Hassan

Coordina: Francesca Romana Lenzi

Il panel, costituito su impulso del suo coordinatore, ha inteso esperire l’immagine dello Straniero oggi, unendo tre piani propettici: quello dicronico/sincronico, attraversando le teorie dei classici della sociologia, oggi più che mai fruibili per una comprensione profonda dei fenomeni correlati alla migrazione, dal viaggio del migrante ai fenomeni di integrazione/esclusione, dai fenomeni storici fino alle realtà e agli eventi più caldi della realtà contemporanea. Il secondo piano prospettico è il punto di osservazione della dinamica straniero-gruppo integrato, svolta attraverso gli occhi di entrambi, per indagare a fondo le realtà dell’inclusione/esclusione. Infine, il terzo piano prospettico è quello metodologico: i relatori del panel hanno approfondito tanto la questione dell’Alterità, dell’Altro come metafora che muove la domanda dell’identità e dell’appartenenza, su un piano epistemologico e del linguaggio, quanto la realtà degli stranieri attraverso indagini empiriche e elaborazioni di dati, riportando i risultati di ricerche volte a esplorare l’immagine dell’altro nell’informazione pubblica e nella percezione della società che accoglie.

Paolo Montesperelli ha osservato il concetto di Alterità attraverso tre prospettive: l’”Altro nell’Io”, richiamando l’intersoggettività della fenomenologica trascendentale di Edmund Husserl, approfondita nel Zur Phänomenologie der Intersubjektivität I, II, III (Nijhoff, Den Haag 1973); l’”Alterità negli Enti, rievocando le immagini simboliche che offre Martin Heidegger (Sein und Zeit, 1927) per descrivere l’Altro inteso come non-Ente che consente l’esistenza dell’Ente. Infine la “Coappartenenza di tutti a un medesimo orizzonte”, che secondo Hans-Georg Gadamer costituisce la condizione per l’accessibilità del reciproco pensiero e rivela l’essenza della natura del linguaggio che è dialogica, dunque inclusiva, poiché universale. Tutte queste prospettive implicano delle concrete conseguenze per la ricerca scientifica: da Husserl si apprende la difficoltà per il ricercatore di ricordarsi e comprendersi come compartecipe all’indagine che conduce; da Heidegger si colgie l’allerta del riduzionismo e si trae la consapevolezza dell’importanza della dimensione pre-assertoria, del linguaggio e dei termini che si usano, la cui manchevolezza ricade nella fallacia della dimensione successiva, assertoria; infine con Gadamer si comprende che la conoscenza è associata alla dialogicità del linguaggio, che è arte dell’ascolto, una sensibilità metodologica lontana dalla “ragione calcolante” (Heidegger).

Claudia Gina Hassan, presentando i risultati di una ricerca sulla rappresentazione sociale dei migranti ne ha sottolineato il carattere conflittuale e ha definito il tema dell’immigrazione come uno spazio simbolico di scontro di visioni, un campo di significati che vanno ben oltre la reale dimensione del tema.  La ricerca sulla carta stampata è stata condivisa su una piattaforma digitale, il cui carattere ricombinante e flessibile ha reso possibili forme di collaborazione estese e penetranti, specialmente nel lavoro di ricerca e condivisione del materiale. La ricerca iniziata nel 2017 è stata già parzialmente pubblicata nelle monografie del CNR e finirà nel novembre 2019 per quanto riguarda la carta stampata.

La relazione di Roberta Cipollini ha esposto i risultati di un ciclo di ricerche condotte a partire dal 2000, che ha avuto come tema-guida l’analisi del pregiudizio nei confronti degli stranieri immigrati. Al centro dell’analisi era la componente cognitiva del pregiudizio etnico, nella quale si genera il segno positivo o negativo dell’atteggiamento e la sua relazione con le rappresentazioni sociali, che molto si approssima al concetto di “senso dell’Altro”. In particolare la relazione si è soffermata sulle evidenze empiriche emerse dalla somministrazione di una scala Likert per l’analisi della componente cognitiva del pregiudizio etnico, costruita a partire dalla operativizzazione di tutti i tratti della rappresentazione sociale dello straniero definiti dalla teoria sociologica (ambivalenza, invadenza, devianza, perturbazione/contaminazione, conflittualità, dubbia lealtà, mutamento sociale), che si riteneva fossero il tessuto non ancora completamente esplorato della componente cognitiva del pregiudizio etnico. La scala Likert è stata costruita per la ricerca condotta nel gennaio 2002 tra gli adolescenti del XIII municipio di Roma, successivamente è stata riproposta nel 2004, nella ricerca su quasi 3.000 studenti di Roma e delle piccole città del Lazio (coordinata da M.S. Agnoli); ed è stata utilizzata nel 2007, con alcuni adattamenti, nella ricerca Stranieri nella metropoli che ha coinvolti  750 adulti del territorio metropolitano di Roma. Attraverso l’applicazione  dell’ Analisi in Componenti principali alle variabile derivate dai 26 items della scala, in tutte e tre le occasioni della sua somministrazione, è emersa una identica evidenza empirica:  quasi tutti gli items della scala sono risultati correlati al primo fattore estratto a conferma, con la sua  unidimensionalità, che la struttura prevalente della componente cognitiva è costituita da un insieme coordinato e coerente di immagini dello straniero in cui convivono tutte le dimensioni della sua rappresentazione sociale. In tal modo ha trovato conferma empirica l’ipotesi da cui era partita l’esperienza di ricerca e la stessa costruzione della scala. Il contenuto sintetizzato dal 1° fattore fa riferimento, ad una contrapposizione tra una rappresentazione sociale degli stranieri immigrati in cui la percezione integrata delle loro caratteristiche di diversità, conflittualità, invadenza, perturbazione/ contaminazione, devianza, dubbia lealtà si accompagna alla negazione del mutamento sociale da loro apportato e la rappresentazione opposta, in cui si attenuano tutti i tratti minacciosi della loro figura sociale mentre emerge la percezione del contributo degli immigrati al mutamento culturale ed economico. Il fattore è stato definito “Ambivalenza” sulla base del riferimento al contenuto semantico del semiasse positivo e negativo del fattore e fa riferimento, nello specifico, alle caratteristiche  della figura sociale dello straniero e non alle dimensioni percettive dei soggetti intervistati, che tendono a rappresentare in modo alternativo la figura dello straniero o come soggetto  perturbante l’organizzazione sociale in tutti i suoi assetti o, al contrario, come soggetto innovativo apportatore di mutamento.

Se il contenuto del 1° fattore estratto rappresenta la dimensione cognitiva prevalente del pregiudizio, convergente nelle tre ricerche, emerge una ulteriore rilevante evidenza empirica e cioè che le dimensioni residue della componente cognitiva del pregiudizio, sintetizzate dal 2° e 3° fattore estratto, configurano due immagini dello straniero tra loro indipendenti e inconciliabili: nello specifico l’alternatività  della percezione degli stranieri immigrati o come perturbanti/contaminanti o come figure conflittuali, da considerare come tratti incommensurabili della componente cognitiva del pregiudizio etnico nelle sue dimensioni  residue.

 

Share this Post!
error: Content is protected !!