EXAGERE RIVISTA - Maggio- Giugno 2019, n. 5 - 6 anno IV - ISSN 2531-7334
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Il futuro e la sua complessità – intervista a Samuele Iaquinto

 

Intervista di Gianfranco Brevetto

 

Uno dei temi che attraversano Filosofia del futuro, libro scritto a quattro mani da Samuele Iaquinto e Giuliano Torrengo del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Milano, è quello di delineare strumenti trasversali che ci permettano di accordare l’immagine intuitiva che abbiamo del tempo con i modelli molto astratti e complessi della fisica teorica. Abbiamo, d’altronde, una forte impressione che il tempo scorra e che il presente che sia un punto di riferimento privilegiato. Una questione cardine è capire come fare a mettere insieme l’idea intuitiva che il tempo scorra con, ad esempio, la teoria della relatività speciale, o almeno con un certo modo d’interpretarla. La filosofia può esserci d’aiuto in casi come questo offrendoci stimoli e percorsi per far dialogare il senso comune con i modelli della fisica, offrendoci un’immagine della realtà più profonda di quanto possa offrire il senso comune. Abbiamo posto, in proposito, alcune domande a Samuele Iaquinto che è anche tra i responsabili del Centre for Philosophy of Time[1]  che ha sede presso l’ateneo milanese.

 

–  Perché è importante scrivere del futuro, ora?

– C’è innanzitutto una ragione pratica, e poi c’è una ragione teorica. La prima è che il tema del futuro è stato poco dibattuto nella letteratura e nella manualistica italiane. Esistono ottimi libri sulla filosofia del tempo, ma tutto sommato c’è poco materiale dedicato in modo specifico al tema del futuro. Ad ogni modo, la ragione più importante, quella teorica, è che dal punto di vista filosofico il futuro tende a porre quesiti più complessi di quelli posti dal passato o dal presente. Uno di questi, che viene ampiamente discusso nel testo, è se il futuro possa essere definito “aperto”; domande analoghe non si pongono per il presente o il passato. Peraltro, alcune domande sul futuro possono avere un impatto sulla nostra vita molto maggiore rispetto a quelle sollevate dal presente o dal passato. Penso a domande di etica relative, ad esempio, al nostro grado di responsabilità nei confronti delle generazioni future. In un certo senso, è intuitivo dire che quando inquiniamo l’ambiente facciamo un torto a chi verrà dopo di noi. Ma, nel valutare la gravità delle nostre azioni, contano solo le generazioni che sono a noi più vicine o anche quelle che verranno, poniamo, tra mille anni? Questa è una domanda tipicamente filosofica che ci riguarda tutti.

 

Lei dice che il futuro ci pone di fronte a interrogativi complessi ma che possono aver anche sensi diversi. Nel libro ne ha individuati tre: la libertà di influenzare il corso degli eventi; la struttura topologica del futuro, quindi la sua forma; in ultimo se le leggi fisiche hanno una natura deterministica su quello che accadrà. Ci aiuti a capire.

– Esatto, ci sono diversi sensi in cui ci si può chiedere se il futuro sia “aperto”. Nel primo senso, ci chiediamo se sia vero che siamo in una certa misura liberi di agire e di influenzare il corso degli eventi. Il secondo senso ha a che fare, in soldoni, con la “forma” del futuro: è ramificato? Oppure è lineare? Il terzo senso è quello più vicino ai problemi della fisica e riguarda la natura delle leggi che governano l’universo e, in particolare, il dibattito tra deterministi e indeterministi. Il determinismo è quella posizione secondo cui, date una descrizione completa dello stato presente del mondo e una lista completa delle leggi di natura, è possibile, almeno in linea di principio, prevedere completamente il futuro. In sostanza, ciò che accadrà in futuro è necessitato da ciò che è accaduto in passato e da ciò che sta accadendo adesso. I modelli deterministici possono essere utilizzati per motivare l’idea che il futuro abbia una struttura lineare, con un unico cammino possibile.

Si potrebbe pensare che se il futuro ha forma lineare allora siamo in un certo senso incapaci di influenzare il corso degli eventi. Come cerchiamo di spiegare nel libro, per quanto intuitiva possa sembrare questa posizione, in filosofia le cose sono più complesse: è opinione diffusa che, di per sé, l’idea che il futuro sia lineare non implichi che le nostre scelte sono irrilevanti.

Se invece pensiamo che le leggi di natura siano indeterministiche, abbiamo un modello in cui una descrizione completa del presente e delle leggi di natura non “chiude” il futuro. A questo punto risulta abbastanza naturale dire che esistono genuine ramificazioni. Molti credono che l’indeterminismo sia più facile da conciliare con la capacità di influire sul corso degli eventi. E probabilmente è davvero così. Tuttavia, anche in questo caso bisogna procedere con cautela: sono concepibili scenari in cui le due cose non sembrano andare di pari passo. Se l’universo fosse, come si dice a volte, wildly indeterministic, cioè “selvaggiamente indeterministico”, sarebbe molto complicato pianificare azioni volte a influenzare il futuro. In un universo simile potrebbe accadere che, dando un calcio a un pallone, il pallone ora torni indietro, ora scompaia per riapparire dopo qualche anno su Marte, ora mi mandi in frantumi la gamba. Non è esattamente il genere di universo in cui vorremmo vivere…

 

– Sì, un universo capriccioso non sarebbe proprio auspicabile. Mi rendo anche conto che ciò che mi sta dicendo porta con sé anche una serie di considerazioni che mettono in campo temi chiave della filosofica: rapporto causa-effetto, il razionale, il divenire. In proposito, uno dei punti che mi ha più interessato del vostro libro è il dibattito sullo scorrere del tempo: è un’illusione o una realtà?

– Abbiamo tutti l’impressione che la nostra vita sia una sequenza dinamica di eventi, scandita da un prima e un dopo. Ci sembra che il presente scorra da un passato che è ormai “fluito via” verso un futuro di là da venire. In filosofia del tempo, c’è una sostanziale contrapposizione tra quanti credono che questa impressione di intrinseco dinamismo corrisponda a realtà e quanti invece ritengono che sia una mera illusione, da spiegare facendo ricorso a qualche fenomeno di tipo cognitivo. In genere, per questi ultimi la dimensione temporale può essere descritta come una lunga sequenza statica di eventi. Supponendo di poterla osservare “dall’alto”, vedremmo tutti gli eventi disposti secondo un preciso ordine di precedenza; ma in questa immagine non viene introdotto nessun “ingrediente dinamico”, non c’è un istante che possa essere detto presente in senso assoluto.

Il gruppo di coloro che, invece, sostengono che il tempo scorre davvero è piuttosto variegato. Esistono modelli diversi, a seconda di quali oggetti si decida di accogliere nel grande “catalogo” di tutto ciò che si trova nel tempo. Ci sono ad esempio i presentisti, che sostengono che tutto ciò che esiste è il solo presente; passato e futuro non hanno quindi alcun grado di realtà. Un’altra nota posizione dinamica è la cosiddetta moving spotlight view, che potremmo tradurre come “teoria della torcia che scorre”. La metafora della torcia si deve al filosofo Charlie Dunbar Broad. Secondo questa teoria, le entità passate e future sono tanto reali quanto noi. Il presente si sposterebbe lungo il tempo, “illuminandone” di volta in volta solo una piccola porzione. Ci sono altri modelli ancora. Ad esempio, per alcuni è il futuro a non essere reale; il presente sarebbe il margine di un passato in costante espansione.

 

– Teorie molto suggestive…

–  Sì, in particolare credo che l’idea secondo cui il passato e il futuro sono tanto reali quanto il presente sia una delle più suggestive della filosofia contemporanea. E non solo della filosofia, dato che questa tesi sembra condivisa da gran parte della comunità scientifica.

 

– A questo punto, come si suol dire, una domanda sorge spontanea: qual è il futuro della filosofia del futuro?

– Per mettere subito all’opera le nozioni di cui abbiamo discusso, potremmo riformulare la domanda in questo modo: il futuro della filosofia del futuro è uno solo o esistono diversi cammini fra i quali il presente sarà chiamato a scegliere? Ad ogni modo, non possiamo far altro che previsioni, dato che, come sa meglio di me, non ci è dato di conoscere il futuro. E, dopotutto, forse questo rende le cose ancora più interessanti.

 

 

Samuele Iaquinto – Giuliano Torrengo

Filosofia del futuro

Un’introduzione

Raffaello Cortina Editore – 2018

 

 

 

[1] http://www.centreforphilosophyoftime.it

 

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