EXAGERE RIVISTA - Gennaio - Febbraio 2020, n. 1 - 2 anno V - ISSN 2531-7334
20200304_132425_resized (1)

Il grande imbroglio delle migrazioni nel Mediterraneo. Quando la politica diventa ideologia.

di Alberto Basoalto

 

Il tema delle migrazioni via mare sta assumendo, in questi giorni, il volto tragico ed inumano dei respingimenti, a colpi di bastone e di proiettili, dei profughi siriani, opportunamente lasciati transitare dal governo turco. Queste cronache, alle quali corriamo il rischio di abituarci, non sono però esclusivamente tali, esse appaiono anche l’epifenomeno di una costruzione ideologica capace di afferrare e utilizzare l’impatto di questi movimenti migratori per tradurlo in politiche concrete.

Contribuire alla scrittura di una storia sociale delle migrazioni via mare è l’impegno dichiarato dal volume di Luca Ciabarri, edito dalla Raffaello Cortina. Docente di antropologia culturale all’Università degli studi di Milano , Ciabarri, che si è particolarmente distinto per le sue indagini sul campo in Somalia e nel Corno d’Africa, in questo libro s’interroga, e interroga il lettore,  sul fenomeno delle migrazioni irregolari, attento a non sottovalutare nessuno dei paletti che delimitano il suo campo di ricerca.

Veniamo, in primo luogo, al termine via mare. Il Mediterraneo appare oggi, di colpo, tornato prepotentemente alla ribalta in un’epoca che lo vedeva ormai ridotto a un lago salato dalla facile navigazione costiera. Questo mare non è più solo nostrum, nel senso esclusivo di tutti i paesi che vi si affacciano, ma vive, ora, di confini, di acque territoriali, di privilegi e di esclusioni. Questo mare è ora un mare solcato da barconi, un mare costellato di morti, in cui si mettono in scena “spettacoli di confine”, “in cui prendono forma e acquisiscono una visibile materialità una serie di “minacce” a quello che è istituzionalmente presentato come lo spazio europeo di “libertà, sicurezza e giustizia”.[1]

Passiamo al secondo termine, irregolare. Ciabarri fa, in proposito, un’importante distinzione tra l’essere irregolare, quando l’attraversamento del confine avviene senza essere munito dei visti previsti o al di fuori dei varchi di frontiera riconosciuti e autorizzati, e il temine illegale, associato alla parola clandestino. Questi vocaboli, normalmente, non fanno parte del linguaggio accademico e sono strettamente legati a un’ombra sanzionatoria e incriminante nei confronti di chi l’ha compiuta[2].

La nozione di irregolarità, storicamente determinata, merita un’attenzione particolare. Nel caso dei profughi, essa appare solo temporanea, in attesa di un possibile riconoscimento dello status giuridico. Il profugo, infatti, gode di un diritto internazionale alla protezione, diritto che definisce, come ci fa notare Ciabarri, anche il grado di democraticità degli stati che lo riconoscono. Ma quello del diritto internazionale, e della prevalenza di questo rispetto alle cosiddette irregolarità transitorie, non è che un passaggio ulteriore rispetto allo spinoso e ricorrente problema, che emerge non solo in questo campo, del rapporto tra diritto positivo e diritto naturale.

Allora, qual è l’imbroglio di cui parla l’autore? L’intero discorso relativo al tema della mobilità, e delle sue categorie di enunciazione, appare centrato intorno al motore immobile dell’immigrazione irregolare, con i suoi annessi e connessi dovuti alle posizioni giuridiche dei trafficanti e ai miti legati all’invasione. Questo tema, acquisisce, nella sua ricorrenza e ripetitività, forte stabilità e persistenza, al punto da costruirsi come forma naturale di conoscenza delle dinamiche legate alla mobilità[3].

Questa rappresentazione determina, infine, secondo Ciabarri , una forma di esercizio del potere che opera, in concreto, mediante la costruzione di  allarmi sociali finalizzati alla produzione di azioni, norme e consenso politico. Tale meccanismo, dunque, appare definire, allo stesso tempo, una determinata concezione di sovranità, da parte degli Stati, e, conseguentemente, una determinata nozione di cittadinanza.

In questa chiave di lettura ci appare ancor più evidente l’imbroglio, in primis ideologico, che si costruisce intorno alla figura del profugo, dei movimenti migratori internazionali e, come nel caso dell’Italia, dei barconi e delle navi delle organizzazioni non governative. Questa costruzione ha facilitato, nel concreto, una visone parziale e sovranista del concetto di Stato e l’avanzare, complice anche la crisi economica e strutturale delle istituzioni europee,  di ideologie basate sulla paura e l’odio.

 

 

Luca Ciabarri

L’imbroglio mediterraneo,

Le migrazioni via mare e le politiche di frontiera

Raffaello Cortina Editore 2020

 

 

[1] L. Ciabarri, L’imbroglio mediterraneo, le migrazioni via mare e el politiche di frontiera, Cortina Editore 2020, pag. 11

[2] idem

[3] Idem, pag.218

Share this Post!
error: Content is protected !!