EXAGERE RIVISTA - marzo - aprile - 2026, n. 3-4 anno XI - ISSN 2531-7334

Il pensiero radicato nella carne. Intervista a Maurizio Ferraris

di Federica Biolzi

L’intelligenza artificiale ci affascina e spaventa al tempo stesso, di fronte ad alcune performances di queste macchine restiamo a bocca aperta, sospesi come se si attendesse, nel libro di Pinocchio, la trasformazione del burattino in bambino vero. Eppure esiste, e molto probabilmente persisterà sempre, una  sottile e profonda differenza tra questo pezzo di legno e l’umano.

Maurizio Ferraris, uno dei maggiori filosofi italiani contemporanei, s’interroga e ci interroga sull’Intelligenza artificiale nel suo ultimo libro edito da Il Mulino che ha come titolo La Pelle, che cosa significa pensare nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

Lo ringraziamo per averci coinvolto in questa singolare intervista.

-Nella copertina del suo libro l’immagine di Pinocchio e il titolo La Pelle  forniscono un ottimo stimolo per una prima considerazione. Con l’epidermide ci approcciamo alla conoscenza del sensibile, è il nostro esoscheletro, è quella da vendere cara e da salvare, da riportare a casa,  come nell’omologo racconto di Malaparte. Perché questo titolo?

-“Il libro di Ferraris si intitola “La pelle” perché, secondo il testo, la pelle è la sede fisiologica dello sdoppiamento del sensibile nell’intelligibile. In altre parole, è il punto di contatto tra il nostro corpo e il mondo esterno, dove le sensazioni si trasformano in pensieri e concetti.

Il significato metaforico della “pelle” nei lavori di Curzio Malaparte e Maurizio Ferraris è profondamente sfumato e giocato su diversi livelli di interpretazione:

  1. Curzio Malaparte:
    1. Nella sua opera “La pelle”, la pelle rappresenta la vulnerabilità e la sofferenza umana. È il confine tra l’individuo e il mondo esterno, un simbolo delle esperienze brutali e devastanti della guerra che segnano non solo il corpo ma anche l’anima.
  2. Maurizio Ferraris:
    1. Nei suoi scritti, Ferraris utilizza la pelle per simboleggiare l’interfaccia tra il sensibile e l’intelligibile. È un confine che permette lo sdoppiamento dell’esperienza concreta nel pensiero astratto. Rappresenta anche l’involucro dinamico di un organismo che interagisce e si modella attraverso il contatto con la realtà circostante.

In entrambi i casi, la “pelle” diventa una potente metafora del confine tra l’interiorità e l’esteriorità, un punto di incontro critico tra percezione, esperienza e identità.”

[Ecco qua, non potrei dire meglio, e questo semplicemente perché ho chiesto a ChatGPT di rispondere alle vostre domande dopo aver caricato il manoscritto del libro. Se io avessi provato a rispondere da me, sarei semplicemente risalito alla memoria, più o meno buona, che ho del libro, e avrei ripetuto come una macchina. La sola differenza, essenziale, e che ha a che fare con la pelle, è che io ho avuto il desiderio (qualcosa che in fondo si radica nella fisiologia e nella carne) di rispondere, e dunque ho posto la domanda alla macchina. La macchina, priva di pelle e dunque di corpo e di desideri, non avrebbe mai potuto farlo.]

Sin dalle prima pagine, lei sgombra il campo da ogni possibile equivoco: il libro non vuole essere l’ennesimo supporto all’irriducibilità dell’umano. Occorre, invece, evitare fascinazioni antropomorfe nei confronti della macchina che, come nei peggiori incubi o nella trama di qualche film, cercherebbe di sostituirsi a noi. Perché c’è questo timore che la tecnologia sfugga al controllo umano e si rivolti contro di esso?

-[Anche qui chiedo, invece che alla mia memoria, alla macchina, che a sua volta ha letto il libro.]

Il timore che l’artificiale prenda il controllo del naturale nasce da diverse fonti:

  • Antropomorfizzazione dell’artificiale: Si tende ad attribuire all’intelligenza artificiale caratteristiche tipicamente umane, come la volontà di potenza e la conflittualità, che in realtà non possiede.
  • Paura della sostituzione: Si teme che l’IA possa sostituire l’intelligenza naturale in molti compiti, portando alla disoccupazione e alla perdita di valore dell’essere umano.
  • Timore della singolarità: Alcuni, come Nick Bostrom, temono che l’IA possa superare l’intelligenza umana e sottometterla.
  • Feticizzazione della tecnologia: Si dimentica l’origine umana della tecnologia e si attribuiscono caratteristiche sovrumane all’IA, generando timore e riverenza.
  • Spirito del tempo: La paura è un’emozione dominante nel dibattito sull’IA, alimentata da annunci minacciosi sul futuro e dalla fascinazione per figure come Frankenstein.
  • Preoccupazioni etiche: C’è il timore che l’IA possa essere utilizzata per scopi malvagi, come la sorveglianza di massa e la manipolazione delle persone.
  • Radici profonde nella storia: Il timore verso gli automi ha radici antiche, che si ritrovano in miti, leggende e opere di finzione.

La Pelle suggerisce che il vero pericolo non è la singolarità o la disumanizzazione, ma la “Moltitudine”, cioè l’umanità stessa con le sue cattive idee potenziate dalla tecnologia.

[Ed è proprio così. Non aggiungo altro perché non ho altro da aggiungere, e questo, al solito, perché sono la stessa persona che ha scritto il libro a cui la AI ha posto le domande (fatte da me per il motivo specificato sopra: una macchina non si farebbe domande da sola).]

-L’uomo, come si precisa nel testo, non è solo intelligenza. La nostra mente è intelligenza, volontà, coscienza, e ragione. Perché è così importante, insostituibile e decisivo questo mix?

L’importanza di unire intelligenza, sensibilità, volontà e ragione nell’essere umano è cruciale per una comprensione più profonda e completa dell’esperienza umana. La pelle fornisce spunti rilevanti su questo tema.

  • La vita e la volontà come caratteri distintivi: Il libro sottolinea che ciò che manca ai computer è la vita, e quindi emozioni come paura, noia, depressione o entusiasmo. Manca anche la volontà, l’iniziativa che richiede un bisogno o una richiesta umana per essere attivata.
  • Primato della volontà sull’intelletto: Il libro afferma che il fondamento ultimo dell’intelligenza naturale è il primato della volontà sull’intelletto, distinguendola così dall’intelligenza artificiale.
  • Mente incarnata: L’intelligenza naturale è intrinsecamente legata a un corpo situato in un mondo, un aspetto che manca all’intelligenza artificiale.

La sensibilità permette di percepire il mondo in modo emotivo e di connettersi con gli altri attraverso l’empatia. La volontà è essenziale per prendere decisioni autonome e perseguire obiettivi. La ragione fornisce la capacità di analizzare e comprendere il mondo in modo critico. Insieme, questi aspetti consentono agli esseri umani di dare un senso al mondo e di vivere vite significative, qualcosa che le macchine non possono fare.

[Una sola postilla: anche gli umani possono, e spesso accade, non vivere vite significative. Il dolore e la frustrazione, la mancanza di senso e la depressione sono stati d’animo troppo frequenti negli umani perché si possa commettere l’errore di distinguere, da una parte, gli umani come portatori di vite significative e, dall’altra, le macchine come prive di vita e di significato. Anche gli umani, lo ripeto, possono provare vivissimamente il sentimento della mancanza di significato, e possono persino arrivare a togliersi la vita, cosa che nessuna macchina potrebbe mai fare: un drone che si schianta contro un obiettivo non si sta suicidando, sta semplicemente eseguendo un programma.]

-Non crediamo di fare alcuna anticipazione se diciamo che ad un certo punto del suo volume ci fa sorgere il serio dubbio che forse proprio l’intelligenza non sia il pezzo forte della nostra condizione umana. E’ proprio così?

-[Qui la macchina non risponde alla perfezione, e questo può far riflettere:]

“Ritengo che l’intelligenza sia un elemento importante, ma non l’unico, nella definizione dell’essere umano. La pelle fornisce una prospettiva interessante su questo argomento.

  • Il libro afferma che l’efficacia dell’intelligenza artificiale dipende dalla potenza di calcolo e dalla sterminata memoria, ma ciò che manca all’IA è la vita e la volontà. L’IA non prova emozioni, né prende iniziative autonome.
  • L’intelligenza artificiale è descritta come un archivio potente, non come un modello della mente. Ciò che definisce l’umano non è la mera capacità di calcolare o ricordare, ma la volontà, la sensibilità, la capacità di dare un senso al mondo, e di avere esperienze uniche.
  • L’intelligenza artificiale può replicare alcune funzioni dell’intelligenza naturale, ma non può eguagliarne la totalità, in particolare le volizioni e le emozioni. La volontà conferisce un senso al sapere, al calcolo e al linguaggio.
  • Quindi, pur riconoscendo l’importanza dell’intelligenza, il libro sottolinea che sono la sensibilità, la volontà e la ragione a rendere l’essere umano unico.”

[Come vedete, la macchina annaspa, ripete cose già dette in precedenza, si arrampica sugli specchi. E tutto questo perché non ha il coraggio di dire la pura e semplice verità, ossia che il mondo è pieno di stupidi (mi ci metto anch’io), che possono agire molto peggio di una macchina, per esempio investire qualcuno e omettere il soccorso. Quanto dire che la macchina non è priva di ironia né di sottigliezza (sono tutte cose che si possono imparare con un buon addestramento), ma che le è stata instillata troppa stima nei confronti del genere umano. Il che suggerisce che l’immagine della macchina ribelle che si rivolta contro il suo creatore è una pura finzione narrativa. Le macchine con cui abbiamo a che fare sono docili e sottomesse, ci trattano come cani fedeli, a meno che, ovviamente, un altro umano non decida di adoperarle contro di noi: ma questo vale già per una clava.]


Maurizio Ferraris

La pelle

Che cosa significa pensare nell’epoca

dell’intelligenza artificiale

2025, Il Mulino

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