EXAGERE RIVISTA - Luglio- Agosto 2019, n. 7 - 8 anno IV - ISSN 2531-7334
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Il voler essere perfetti ci colpevolizza. Intervista a Marie Robert

di Gianfranco Brevetto

 

Invitare i filosofi del passato ad accompagnarci nella vita quotidiana, interrogarli, capire come ci possano aiutare nella confusa realtà dei nostri tempi, cercare di costruire con loro, se possibile, un rapporto intimo e consolatorio. Nel suo ultimo libro, Descartes pour les jours de doute et autres philosophes inspirants, la filosofa Marie Robert si immerge, con semplicità ed efficacia, in questo tentativo indirizzato soprattutto ai giovani, affrontando temi che ci toccano da vicino.

– Nelle prefazioni lei afferma che la filosofia non offre alcun rimedio miracoloso, ma sconvolge la vita di chi la pratica. In cosa consiste questo mutamento?

– La filosofia ci trasforma perché su ogni situazione, su ogni soggetto, è capace di offrirci un altro punto di vista, differente da quello che avevamo prima. L’analisi, ci permette di distaccarci, di fare un passo da un lato e di vedere le cose in una maniera altra. Contrariamente alle tecniche di sviluppo personale, la filosofia non è una metodologia, non consiste in una serie di precetti o strade da percorrere, la filosofia è un cambiamento di punto di osservazione, dalla quale usciamo trasformati: non possiamo più pensare le cose allo stesso modo una volta che le abbiamo filosoficamente analizzate.

– Lei passa in rivista una dozzina di filosofi francesi introducendo, nei titoli dei singoli paragrafi, alcuni giochi di parole molto simpatici. Il primo capitolo è dedicato a Rousseau e si fa riferimento al tema dell’educazione. Lei sostiene che i genitori felici avranno dei figli felici. Cosa significa questa affermazione nel concreto e come si può metterla in pratica?

– Bella domanda. Io dirigo una scuola Montessori e vedo molti genitori estremamente stressati, cercano di fare il meglio per i propri figli ma sono sotto pressione, sono molto angosciati. Essi pensano che occorra diventare perfetti, vogliono vivere nella perfezione e, siccome la perfezione non esiste, si percepiscono come cattivi genitori con dei cattivi figli. Ci si colpevolizza. Rousseau mi serve per far capire che non c’è nulla di male se i figli una sera vanno a letto un po’ più tardi, non c’è nulla di grave se mangiano qualche caramella. L’importante è essere sereni, se si è sereni i bambini non avranno alcuna preoccupazione.

– Con Montaigne lei introduce il tema della costante agitazione forzata in cui tutti sembrano immersi nel vivere quotidiano. Come possiamo conoscere e rispettare i nostri ritmi?

– Viviamo in un mondo dove tutto è veloce, tutto si accelera. Montaigne più che rallentare o accelerare, ci propone di riprenderci il nostro tempo, di ascoltarci e chiederci qual è il nostro ritmo, cioè a che ritmo io mi sento bene. Il rischio vero, quando ci acceleriamo è di fare delle cose pensandone ad altre. Montaigne ci propone di aver un momento di introspezione, un attimo per potersi dire che io sono presente in questo momento: io sto, come nel nostro caso. parlando a telefono, oppure sono qui e penso a quello che dovrò fare domani? Il vero problema è di essere presenti a quello che si fa. E anche in questo caso non c’è un ritmo che vale per tutti, ma un ritmo diverso per ognuno di noi.

– Veniamo al grande Voltaire. Se si sta alle recenti cronache, si dovrebbe dire che noi stiamo dimenticando il valore e la pratica della tolleranza. Cosa ci insegna questo grande filosofo, in proposito, ancora oggi?

– Se c’è un filosofo che occorre rileggere questi è proprio Voltaire, soprattutto se si tiene conto della situazione politica che si vive in Europa in questo momento. Ciò ce ci insegna Voltaire, nel suo Trattato sulla tolleranza, è che l’altro è differente. Ed è proprio questa differenza ad essere interessante. Oggi si ha la tendenza, quando si vuol essere egalitari, a dire che siamo tutti uguali. Ma questo non è vero, non siamo uguali, non abbiamo la stessa cultura, gli stessi orizzonti ma si è differenti, questa differenza, però, non è qualcosa da combattere, essa ci rende più forti.  L’uguaglianza non vuol dire essere identici, l’uguaglianza sta nell’essere diversi e rispettare l’altro, proprio perché è differente, perché non ci somiglia. Questa è la forza del pensiero di Voltaire.

– Per presentarci Camus lei ha deciso di commentare il racconto Noces, in cui l’autore reclama la condizione assurda dell’uomo e l’esaltazione della natura. Come si possono conciliare questi due elementi in apparenza opposti?

– La filosofia sovente è difficile, cerebrale, complicata, la filosofia dimentica spesso il corpo. Non ne parla. Di solito i filosofi ci vengono presentati anche come malaticci, non escono, scrivono nel chiuso delle biblioteche, senza mai vedere il sole. Ma, ci tengo a precisare, che il corpo è legato al pensiero. Camus, che scrive in modo semplice e chiaro, ci dice che i nostri sensi ci richiamano alla natura, ci richiamano al presente. Quando si fa un tuffo nel Mar Mediterraneo tutti i nostri sensi vengono stimolati, siamo già nel pieno di un approccio filosofico all’esistenza. Occorre confessarlo: abbiamo dimenticato la nostra animalità, l’essere parte della natura.

– Il tema del coraggio in Simone Weil è uno degli approfondimenti del libro. Come possiamo riuscire a guardare le cose in faccia senza temere?

– Questo è uno dei capitoli preferiti nel mio libro perché è tra i più essenziali. Oggi, dovunque, ci chiedono di essere contenti, ci chiedono di essere positivi, di essere ottimisti. Spesso però è molto complicato, se non impossibile, esserlo perché significa negare la realtà. Abbiamo, invece, bisogno di affrontare le cose, occorre avere tempo per le lacrime, per la paura.  Simone Weil ci dice che è solo assumendo questo tempo, doloroso, si può trovare il coraggio di battersi. Io credo che, pensare A piuttosto che B, cambi la realtà, e Weil ci dice che occorre guardare la situazione di faccia, anche se può essere qualcosa di insopportabile è di spiacevole, ci aiuta a trovare un senso, a farci vivere davvero.

– Un’ultima domanda, i suoi lavori cercano, con ottimi risultati, di avvicinare il pubblico giovane alla filosofia. È sempre possibile? e qual è il suo metodo? 

– Sì è possibile, questo avvicinamento è difficile ma è possibile. I giovani richiedono risposte filosofiche ma, la filosofia, non sembra rivolgersi a loro, è lontana dalla loro vita di tutti i giorni. Io, ed è il motivo per il quale ho scritto questo libro, voglio, invece, dire che la filosofia parla proprio di loro e a loro, dei loro desideri, dell’amore, del coraggio, della timidezza. Occorre solo dar loro degli esempi che mostrino come effettivamente viviamo in questa filosofia senza accorgercene, la vita stessa è filosofia

 

Marie Robert

Descartes pour les jours de doute

et autres philosophes inspirants

Flammarion- Versilio 2019

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