EXAGERE RIVISTA - Luglio - Agosto 2020, n. 7 - 8 anno V - ISSN 2531-7334
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Interpretare il senso di colpa tra psicoanalisi, criminologia e sociologia.

di  Sabina Curti – Vincent Rubio – Marco Dotti

La questione del “senso di colpa” può essere analizzata attraverso due itinerari significativi, complementari ed euristici. Il primo è quello che tenta di rispondere alla domanda che cos’è il senso di colpa “per noi”. E qui ciò che ci interessa è “lavorare” sull’immaginario e sulla rappresentazione del senso di colpa, sia a livello individuale sia collettivo. Il secondo itinerario invece ha a che fare sul che cos’è il senso di colpa “per le scienze sociali” – e in particolare per la psicoanalisi, la criminologia e la sociologia.

Muovendo da uno scritto di Sigmund Freud del 1916, contenuto nel saggio Alcuni tipi di carattere tratti dal lavoro psicoanalitico, dal titolo I delinquenti per senso di colpa, è possibile mettere in evidenza quanto e come il senso di colpa abbia a che fare con la percezione/rappresentazione da una parte e con il soggetto/la responsabilità dall’altra. La psicoanalisi se ne è occupata per prima e ha operato un rovesciamento importante sul tema del senso di colpa: mentre noi siamo abituati a pensare che subentri successivamente al comportamento, Freud dimostra come in molti casi esso preceda l’azione e sia fortemente legato alla proibizione (come già d’altronde una stessa tematizzazione è presente nelle scritture sacre). Ecco alcuni passaggi freudiani: “il lavoro analitico ha dato il sorprendente risultato che tali azioni venivano compiute soprattutto perché proibite e perché la loro esecuzione portava un sollievo psichico a chi le commetteva. Costui soffriva di un opprimente senso di colpa di origine sconosciuta e, dopo avere commesso un misfatto, il peso veniva mitigato. Perlomeno il senso di colpa veniva attribuito a qualcosa. Per quanto possa apparire paradossale, devo asserire che il senso di colpa era preesistente all’atto illecito e non traeva origine da esso, ma che al contrario il misfatto stesso derivava dal senso di colpa.” (p. 651) E ancora: “devo asserire che il senso di colpa era preesistente all’atto illecito e non traeva origine da esso, ma che al contrario il misfatto medesimo derivava dal senso di colpa […]. Il risultato costante del lavoro analitico ci diceva che questo oscuro senso di colpa proveniva dal complesso edipico ed era una reazione ai due grandi propositi criminosi di uccidere il padre e avere rapporti sessuali con la madre (Ibidem).

Di là dalla lettura psicoanalitica, che in un primo momento ha posto le basi anche per un’analisi del comportamento criminale, non si può analizzare il senso di colpa senza una prospettiva interdisciplinare. La criminologia e la sociologia offrono allora gli strumenti metodologici più adatti per addentrarsi meglio nell’interpretazione del senso di colpa. Due sono le figure, al limite tra devianza e criminalità, che si è scelto di trattare: il giocatore d’azzardo e il prostituto on line. A partire dalle ricerche sul campo condotte rispettivamente da Marco Dotti[1] e da Vincent Rubio[2], la conversazione ha quindi sottolineato – tramite anche le letture dei “resoconti” dei giocatori d’azzardo e dei prostituti online – si è constatato come questi comportamenti, ormai anche fortemente digitalizzati, hanno risvolti etico-politici importanti che non vanno liquidati come semplici forme di psicologizzazioni. Nelle due figure prese in considerazione il rapporto con il denaro e con la macchina – o in altri termini la dimensione economica e quella digitale – diventa centrale.

D’altronde proprio tramite il lavoro sul campo con giocatori e prostituti, ci si rende conto che, come si perdono i sensi (i cinque sensi, per intendersi), si può anche perdere il senso di colpa. E come lo si può perdere, lo si può anche riacquistare. Questo in effetti è capitato a molti soggetti intervistati. Il senso di colpa ci fa interrogare su un senso che non ha un diretto corrispettivo in un organo, bensì nella dimensione morale e culturale della soggettività, nell’attribuzione di significato alle proprie azioni, nel controllo di sé e dell’altro. Il fatto che il senso di colpa non abbia un corrispettivo diretto in un organo, rappresenta ciò che lo contraddistingue dagli altri sensi, ma che al contempo lo rende forse più difficile da “visualizzare”. Eppure, dove vi è la colpa, là vi è anche il soggetto! In questo senso Pierpaolo Pasolini, nello strepitoso film “Mamma Roma” (1962), fa dire all’attrice Anna Magnani che interpreta appunto il ruolo della prostituta: “Il male che fai per colpa tua è come una strada dove ce camminano pure l’altri, quelli che non c’hanno colpa”.

[1] M. Dotti, Marcello Esposito (a cura di), Ludocrazia. Un lessico dell’azzardo di massa, Obarrao Edizioni, Milano 2016.

[2] V. Rubio, LE « TEMPS EN PLUS » DE L’ESCORTING. TEMPORALITÉ, COMMUNICATION ET PROSTITUTION, in “Hermès” La Revue, CNRS Editions, 2017/2 n° 78, pp. 213-221; PROSTITUTION MASCULINE SUR INTERNET. LE CHOIX DU CLIENT, in Presses Universitaires de France, « Ethnologie française » 2013/3 Vol. 43, pp. 443-450.

 

 

 

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