EXAGERE RIVISTA - Settembre - Ottobre 2018, n. 9 - 10 anno III - ISSN 2531-7334
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Karl Marx? Un nostro contemporaneo. Intervista a Sebastiano Maffettone

di Gianfranco Brevetto

 

Karl Marx, del quale si ricordano quest’anno i duecento anni dalla nascita, è tra quelle menti che hanno segnato la storia del novecento. Al di là delle vicende, decisamente alterne, dei risvolti storici del suo pensiero, è forse il momento, a mente un po’ più fredda, di tentare di capire la vera portata dei suoi scritti. Tutto si è detto di Marx? Quel che è certo che molto c’è ancora da scoprire nella sua articolata e complessa opera.

Sebastiano Maffettone, docente di filosofia politica della Luiss, ci viene in aiuto in questa operazione con Karl Marx nel XXI secolo, il suo interessante e utilissimo libro, recentemente edito dalla Luiss University Press. Maffettone affronta il pensiero di Marx con la lucidità e la passione di uno studioso che non si è mai stato marxista ma che vede, nell’opera del filosofo di Treviri, un utile strumento per affrontare la contemporaneità.

– Professor Maffettone, a chi è rivolta questa sua riflessione su Marx.

– Il libro è scritto con il proposito di voler essere una guida al lettore, volutamente ho ritenuto di dover utilizzare un linguaggio più semplice. É rivolto ad un pubblico un po’ più largo, anche a quelli che sentono parlare di Marx per la prima volta.

– I giovani forse conoscono poco la figura di Karl Marx e il suo pensiero.

– Sì, direi proprio di sì.

– Il titolo è piuttosto intrigante e significativo: come attualizzare il lascito del pensiero marxiano?

– il libro si propone due compiti principali. Il primo è quello di vedere se l’idea di questo grande pensatore, controverso quanto si vuole ma sicuramente geniale, possa servire in qualche modo anche oggi. E qui si possono utilizzare due leve: la prima è che, contrariamente a quanto si pensi, Marx sapeva poco di socialismo e di comunismo ma conosceva molto il capitalismo. Ha scritto circa 30.000 pagine sul capitalismo e circa 300 sul comunismo. Se si pensa a questa sproporzione, si capisce che anche lui era cosciente di questo divario nella sua conoscenza. Il suo libro principale non si chiama Il comunismo ma si chiama Il capitale. Il contributo specifico di Marx alla storia consiste in sostanza nella critica al capitalismo. Oggi il capitalismo è in crisi e mi è sembrato che rileggere il più famoso critico del capitalismo non fosse una cattiva idea. Veniamo alla seconda leva: se si guarda l’edificio della struttura critica di Marx, imponente e geniale, capace di mescolare in un cocktail fantastico diversi saperi, il punto più debole è sicuramente la teoria economica del valore, della quale discuto a lungo nel libro. E ciò può avere conseguenze significative alla luce del dibattito teorico-politico contemporaneo.

– Per quale motivo?

– Se si prende la lotta di classe senza la teoria del valore, secondo me si ha qualcosa di molto simile ad una teoria radicale della giustizia distributiva e quindi Marx diventa simile a una serie di pensatori liberal e socialdemocratici, come Habermas e Rawls.

Il secondo compito del libro consiste in un codicillo pratico: accostarsi a Marx senza una guida è praticamente impossibile, soprattutto per un giovane. Marx scrive male, è uno scrittore difficile, anche se qualche volta ha delle espressioni meravigliose come l’incipit del manifesto. Marx si può utilizzare oggi? si può leggere oggi? forse sì, ma con una breve Introduzione come la mia tra le mani.

– Non crede che sia una contraddizione affrontare una lettura di Marx al di fuori di quello che è stato il suo momento storico?

– Io penso che Marx sia un genio e un classico, e i classici, come diceva Norberto Bobbio, sono quegli autori che riescono ad essere sempre attuali. I classici sono tali perché hanno saputo cogliere qualche aspetto fondamentale della natura umana, la struttura dei rapporti tra le persone. Proprio per questo Marx ha delle idee che sicuramente ci servono ancora adesso. Alla base del suo pensiero c’è una profonda intuizione: c’è chi nasce con le risorse e chi nasce senza. Questo fatto crea la differenza di classe che è pervasiva e decisiva per comprendere la storia e il presente. Se noi leggiamo un racconto popolare come Un’ amica geniale ci rendiamo conto che, nascere poveri in un quartiere degradato di Napoli, è una sorta di condanna biblica, non si scorda mai, non si può evitare.  La stessa persona avrebbe avuto tutt’altro destino se fosse nata da una famiglia borghese agiata. Questo è quello che Marx denuncia. Marx, poi, sostiene che chi possiede queste condizioni di svantaggio debba organizzarsi, in primo luogo a partire dal luogo di lavoro. La politica degli svantaggiati parte dalla fabbrica. A me questa sembra una cosa molto vera. La terza cosa è che ci vuole un partito che organizzi tutto questo. Tutte cose che a me sembrano molto sensate.

– Direi proprio di sì..

– Poi, come le dicevo prima, in lui vi è l’analisi critica, talvolta complessa ma lucidissima, delle crisi del capitalismo. Marx tra le altre cose dice che le nuove tecnologie spiazzeranno la struttura del capitalismo come lo conosciamo. Naturalmente si riferiva a quella del suo tempo e aveva in mente le nuove forme di energia come il vapore.  Non si può dire oggi la stessa cosa di quanto sta accedendo oggi con la rete, il web? Oggi si sta mettendo in discussione tutto. Il modo di fare impresa, modo di fare commercio, si sta rimettendo in discussione il modo stesso di fare politica.

– Soprattutto per i rapporti che Marx mette in luce tra tecnologia e caduta tendenziale del saggio profitto.

– Ma chi dice che il capitalismo ha le ore contate ha torto marcio, la storia si diverte a prendere in giro chi fa previsioni. È così è stato anche per Marx. Però il fatto che il capitalismo abbia dei problemi, dei difetti, questo è indubbio. Ne è un esempio lampante la crisi iniziata nel 2008. Marx aveva capito le cause di alcuni tra questi problemi: una è quella che l’impatto delle nuove tecnologie spiazza la struttura sociale e questo crea un’ondata potenzialmente rivoluzionaria. Quello a cui stiamo assistendo adesso, anche  ma non solo in Italia, il populismo che vince alle elezioni, la novità al potere, è frutto anche di una globalizzazione non governata che porta a squilibri in tutto il mondo. È il frutto anche dell’avvento del web che cambia radicalmente il modo di produzione. Ancora una volta Marx non ha torto: i modi di produzione, quando cambiano, portano a nuove forme di relazioni sociali e quindi anche politiche.

-Quali sono le idee da conservare di Marx, le idee forti che possono essere utili anche per capire il presente?

– Sicuramente l’idea di lotta di classe, che non ha inventato lui ma la cui analisi certamente ha reso più sofisticata oltre che famosa, poi la sua interpretazione del capitalismo. Tutto sommato Marx era un grande fan del capitalismo, e tra l’altro nella sua vita si è occupato quasi sempre di capitalismo, il che vuol dire che gli interessava. Per Marx il capitalismo ha cambiato il mondo e l’ha cambiato in senso positivo. L’altra faccia di questo cambiamento è però che il capitalismo -nonostante la sua forza propulsiva-non va bene per una ragione di giustizia. Certo, Marx non l’ha messa proprio in questi termini ma è un’aggiunta che faccio io. Per lui alcuni posseggono i mezzi di produzione e altri no, questo crea una frattura insanabile. Il trucco del capitalismo per farsi accettare nonostante questa colossale ingiustizia, è di trasformare questo rapporto tra persone in un rapporto tra cose e mostrare il tutto in termini neutri. L’economia politica come scienza è, per Marx, la copertura ideologica di questo travisamento. Il secondo punto è che il capitalismo è condannato ad un continuo rinnovamento. Un’idea affascinante, ripresa da Schumpeter, ma questi cambiamenti si trascinano profondi mutamenti politici e di rapporti di forza. E implicano crisi economiche e sociali talvolta tragiche

– Secondo lei Marx, catapultato nella realtà odierna, sarebbe un più un marxista o un più un marziano?

– … magari come il marziano a Roma di Flaiano. Al di là della battuta, si deve considerare esempio quanta filosofia c’è nell’analisi economica di Marx. Soprattutto Hegel. Fu Lenin stesso a dire che per capire Marx bisognava leggere Hegel. Tra le fonti principali nel pensiero di Marx ci sono la filosofia tedesca, il pensiero politico francese e l’economia inglese.  Delle tre quella più importante è certamente la filosofia tedesca. Oggi però è difficile sostenere, come all’epoca, che la storia possa andare in una sola dire direzione e che questa direzione possa essere prevista intellettualmente a tavolino. Questa era la convinzione di Hegel e questa era la convinzione di Marx. La presunzione di capire dove va il mondo a priori oggi francamente è qualcosa difficile da sostenere.  Ci sono, però, alcune analisi di Marx che, indipendentemente da questo, funzionano. Marx era un formidabile giornalista oltre che un teorico.  In qualche modo l’impianto teorico, astratto di matrice hegeliana, è compensato da un’informazione fattuale notevole, da un’informazione economica anche concettuale e teorica e da una natura profetica del personaggio. Io sono stato sempre, per dirla all’inglese, un liberal, un social democratico liberale. Ma queste idee, che nell’insieme mi sembrano molto ragionevoli, hanno scarsa forza di penetrazione nelle masse, non riscaldano i cuori. Io faccio il teorico ma convincere le persone a battersi per una socialdemocrazia come quella svedese che, al di là delle recenti elezioni, si può considerare il miglior regime del mondo, è molto difficile.  Marx aveva anche questa capacità di portare pensieri complessi alle masse. È vero che questo ha condotto a lutti, ma è anche vero che un’ideologia deve avere dentro di sé una forza. Questa forza manca al liberalismo progressista, alla socialdemocrazia liberale.  Leggiamo Marx vediamo perché sa convincere le persone: ora perdiamo tanto tempo per ragionare sulla cittadinanza e l’identità quando l’aspetto economico della diseguaglianza è ancora il punto centrale. Marx se tornasse adesso dovrebbe andare, ad esempio, negli Stati Uniti dove c’è un aumento folle della disuguaglianza. Prima gli Usa erano il paese delle occasioni in cui tu arrivavi povero e, se eri bravo, avevi successo e ricchezza. Questo non accade più. Questa è una cosa che Marx che avrebbe capito subito.  L’estrema ingiustizia sociale ed economica e l’approfondirsi delle differenze a cui si sassiste oggi, sarebbero per Marx un campo dove vedrebbe confermate le sue teorie.

– Tornando a Hegel, Marx e la sinistra hegeliana vedevano anche in questo momento culmine del paradigma filosofico anche le basi del suo superamento e la necessità di un legame con la prassi.

– É una cosa molto tipica del tempo di Marx e della cosiddetta sinistra hegeliana che ha risvolti fino a Nietzsche. Questi autori decidono che Hegel ha risolto i problemi filosofici, la filosofia ha svolto il suo ruolo ora si tratta di farla diventare realtà. In qualche modo, da un lato la filosofia sembra esaurita e, dall’altro, la sua attualità sta nel fatto che la ricetta ora c’è (la filosofia hegeliana) ed è arrivato il momento di cucinare il piatto.  Marx pensava che la filosofia di Hegel trasformasse tutta la realtà in pensiero, mentre ora si poneva il problema esattamente contrario: prendere il pensiero e trasformare la realtà.  La famosa eguaglianza hegeliana tra il razionale e il reale si spezza. La sinistra hegeliana non vuole cambiare il pensiero filosofico, ma la realtà. Per dirla con Habermas, Hegel ha inventato la dialettica del moderno mentre questi ultimi la spezzano.

– Diciamo che tra tesi e antitesi comincia a venir meno la sintesi..

– Tutta la filosofia del novecento va in questo senso, quella di Hegel è sostanzialmente una filosofia della riconciliazione, ragione e storia si incontreranno da qualche parte e il mondo prenderà un’immagine coerente con le sue premesse. Invece i suoi critici a cominciare dalla sinistra hegeliana per andare allo storicismo e all’esistenzialismo dicono che ragione e storia non si incontreranno per niente. Per Shelling la mancanza di riconciliazione avviene sul piano esistenziale, per Marx sul piano economico sociale, per Feuerbach sul piano religioso.

 

 

Sebastiano Maffettone

Marx nel XXI secolo

Luiss University Press, 2018

 

 

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