EXAGERE RIVISTA - Settembre-Ottobre 2019, n.9-10 anno IV - ISSN 2531-7334
Essauira

Kliem: labbra che rimescolano l’anima. Intervista a Elizabeth Grech

 

(ITA/ENG versione inglese in fondo)

 

                                                                                     Read poems because you have  poems inside you that need to  be written                                                                                                                                                                                                  (Lain Thomas, poet)

 

di Gianfranco Brevetto

 

Non conosco la lingua maltese ma un vocabolo mi è rimasto impresso: kliem, parole. Elizabeth Grech, traduce e scrive poesie nella sua lingua madre, della sua terra ha bene presente l’eterna centralità e marginalità dell’essere mediterraneo. Terre Sospese è la sua prima raccolta tradotta in italiano.

– Elizabeth, tu passi da una lingua all’altra, da una cultura all’altra, tra un mare e un altro (come recita il tuo libro) del Mediterraneo. Cosa significa per te questo spazio comune, questo confine liquido?

– Il Mediterraneo è un insieme di paesaggi, popoli e culture diverse attraversato da una storia turbolente. Per me è soprattutto uno spazio umano, uno spazio di scambi di contatti. E uno spazio liquido in cui ho sempre vissuto, viaggiato.

Vivo in Francia da più di vent’anni. Vent’anni di andate e ritorni tra Malta e Marsiglia, tra Malta e Parigi, tra due terre, due mari, due culture, due lingue e due mondi diversi. Questa esperienza del viaggio ha fatto nascere questo sentimento ambiguo, quello della ricchezza della diversità, quel sentimento appartenere, di conoscere e riconoscere due mondi, ma anche di non appartenere a nessun mondo dei due. Allo stesso tempo non sono più né completamente maltese né francese. Allo stesso tempo, queste esperienze, gioiose e dolorose mi hanno aiutata ad estendere la mia visione del mondo.  Non posso negare il fatto che oggi non sarei la stessa persona se non mi fossi tuffata nel mare, questo mare che divide ma che unisce una terra all’altra.

Senza dubbio questa mia ricerca di bilancio, di serenità, il mio percorso di crescita spirituale in uno spazio liquido e muovente, si riversa nelle mie poesie: la distanza, l’attesa, la mancanza.

– Abbiamo detto che tu traduci, lavori ogni giorno con le parole e con il loro senso. Cosa cerchi in questa tua fatica quotidiana?

– La traduzione, in generale ma soprattutto quella letteraria, sulla quale mi focalizzo qui è un atto creativo in sé. E’ un lavoro complesso che consiste nel fare continuamente scelte, non solo delle parole ma anche di colori, odori, suoni per dare coerenza a un testo tradotto non soltanto da una lingua all’altra, ma da una cultura all’altra, da un mondo all’altro. Per farlo bisogna mettersi nei panni dell’autore, un po’ come l’attore che incarna il suo ruolo. Occorre immergersi nel testo, masticarlo, toccarlo, sentirlo, ascoltarlo, vestirsi della sua energia, prima di scrivere. Ci si confronta con un ritmo musicale altro, senza conoscere in anticipo quali forme prenderà, quali paesaggi disegnerà il testo tradotto.

Alle volte bisogna anche distaccarsi dell’originale per creare un ritmo nuovo e che suona bene nella lingua di arrivo. Si tratta di un gioco lento e molto delicato di ricerca delle sfide da superare: la traduzione di metafore, ritmo, rima ma soprattutto quella di evitare un’errata interpretazione, un malinteso.

La traduzione è per me un modo essenziale per condividere, scambiare, rendere accessibile, far viaggiare la letteratura maltese che resta sconosciuta all’estero nonostante la sua diversità, la sua grande ricchezza.

– Sei un’appassionata di letteratura mediterranea, presente in molti dei consessi di poeti e scrittori di quest’area. Cosa hai da dirci, in questo particolare momento storico, su questa produzione letteraria?

– Amo la letteratura, amo leggere lavori degli altri per scoprire stili, linguaggi diversi, un po’ come le api passano da un fiore all’ altro, ma non sono una specialista, né una critica letteraria.

Penso che nonostante la crisi dell’editoria, in generale, sia dappertutto (la difficoltà di far pubblicare, di distribuire, far tradurre, di far circolare il suo lavoro) soprattutto per la poesia. Mi rendo conto che tanti scrivono, l’interesse per la poesia sta aumentando, c’è un grande potenziale che ha un grande bisogno di essere sostenuto.

A Malta, per esempio, la scena letteraria sta fiorendo negli ultimi decenni. Stili diversi e nuove voci stanno emergendo portando un’altra visione del mondo. Gli autori hanno una nuova relazione con la lingua e il suo uso, sperimentando nuovi modi di scrivere e affrontare temi diversi. Nonostante le fragilità del settore,  sempre più persone scrivono, specialmente i giovani.

– Cosa vuol dire scrivere poesie oggi, in un mondo apparentemente distratto?

Dostoevskij afferma “La bellezza salverà il mondo”. Per me, scrivere poesie è un processo di ricerca della bellezza. La bellezza nella ricerca di un linguaggio nudo, un linguaggio che viene dal cuore e dal corpo e molto meno dalla mente. Un linguaggio per esprimere l’esperienza degli elementi, dei sensi, dei paesaggi, anche quelli più quotidiani, cercare la bellezza anche nel dolore profondo. E’ per me, un tentativo di contribuire alla dignità della mia vita e della vita in generale.

Penso che la scrittura e la lettura della poesia sia un modo che ci permette di andare oltre quello che vediamo in superficie, un atto di lentezza, una forma di resistenza alla frenesia della vita, un modo di vedere la magia in un mondo ossessionato dagli schermi, dalla velocità, un modo per semplicemente prendere il tempo di vivere.

Elizabeth Grech

Terre Sospese

Capire Edizioni, 2019

 (Traduzioni di Virginia Monteforte e Massimo Barilla con l’autrice)

Grech Terre sospese COP 14lug19 2 (1)

***

Kliem: lips that stir the soul. Interview with Elizabeth Grech

 

                                                                                             Read poems because you have poems inside you that need to  be written                                                                                                                                                                                                 (Lain Thomas, poet)

by Gianfranco Brevetto

I am not familiar with the Maltese language but one word has stayed with me: kliem, words. Elizabeth Grech translates and writes poetry in her mother tongue, Of her land, she keeps the eternal centrality and marginality of being Mediterranean. Terre sospese is her first poetry collection translated into Italian.

– Elizabeth, you travel from one language to another, from one culture to another, between one sea and another (as your book says) in the Mediterranean. What does this common space, this liquid boundary mean to you?

The Mediterranean is composed of various landscapes, peoples and cultures with a turbulent history. For me, it is above all a human space, a space of exchange, of contacts. It is a liquid space in which I have always lived and moved.

I have lived been living in France for over twenty years now. Twenty years of comings and goings between Malta and Marseille, Malta and Paris, between two lands, two seas, two cultures, two languages and two different worlds. This experience of mobility has given birth to this ambiguous feeling of belonging, knowing and recognizing two worlds, but also of not belonging to any of the two. At the same time, I feel no longer completely Maltese nor am I completely French. Yet, these joyful and painful experiences helped me broaden my vision of the world. I can’t deny the fact that today I wouldn’t be the same person if I hadn’t dived into the sea, this sea that divides but also links one land to another.

Undoubtedly this search for balance and serenity, my spiritual growth process in a liquid and moving space, is poured into my poems: the distance, the waiting, the absence.

– We have said that you translate, that you work every day with words and their meaning. What do you seek through your daily work?

Translation in general but above all literary translation, on which I will focus here, is a creative act in itself. It is a complex work that consists in continuously making choices, not only of words but also of colours, smells, sounds, to give coherence to a text translated, not only from one language to another but from one culture to another, from one world to another. In order to do this, you have to put yourself in the author’s shoes, somehow like the actor who embodies a role. You need to immerse yourself in the text, chew it, touch it, feel it, listen to it, carry its energy before (re)writing. You are confronted with a different rhythm without knowing in advance the sounds, the shapes that the text will take.

Sometimes it is also necessary to detach yourself from the original poem to create a new rhythm that sounds right in the target language. This is a slow and very delicate game of research with challenges to overcome: the translation of metaphors, rhythm, rhyme but above all that of avoiding a wrong interpretation, a misunderstanding.

Translation is for me also an essential means to share, exchange and make Maltese literature accessible as it remains unknown abroad despite its diversity, its richness.

– You love Mediterranean literature. You are present in many forums of poets and writers in the region. What do you have to tell us about literary production in this particular historical moment?

I love literature. Like bees collecting pollen from different flowers, I love reading other people’s works to discover other styles, but I am neither a specialist nor a literary critic.

I think that despite the publishing crisis in general and everywhere (the difficulty of having works published, distributed, translated) especially for poetry. I realize that many are writing, that the interest in poetry is increasing. There is a great potential that needs to be supported.

In Malta, for instance, the literary scene has been flourishing in recent decades. Different styles and new voices are emerging expressing another vision of the world. Authors have a new relationship with language and its use, experimenting with new ways of writing and addressing different themes. Despite the fragility of the sector, more and more people are writing, especially the young ones.

– What does it mean to write poetry today in a seemingly distracted world?

Dostoevsky says that “Beauty will save the world”. For me, writing poetry is a search for beauty. Beauty in the search for a naked language, a language that comes from the heart and body and much less from the mind. The search for a language to tell the experience of elements, senses and landscapes, even the most common ones. It is also about seeking beauty in deep pain. It is for me, an attempt to contribute to the dignity of my life and life in general.

I believe that writing and reading poetry is a way that allows us to go beneath what lies on the surface, it is an act of slowness, a form of resistance to the frenzy of life, a way of seeing magic in a world obsessed with screens and immediateness, a way to simply take the time to live.

Elizabeth Grech

Terre Sospese       

Capire Edizioni, 2019

Translation: Virginia Monteforte and Massimo Barilla (with the autor)

 

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