di Gianfranco Brevetto
Tra i possibili rischi – quando si parla di una città come Napoli – vi è quello di incorrere in una serie di luoghi comuni. Non ultimo quello di parlare di questa città ricorrendo ad un’iconografia, nel bene e nel male, troppo abusata.
E se, invece, a Napoli si andasse per incontrare se stessi?
Questa è una delle tesi di fondo con le quali Marino Niola si approccia alle realtà di questa grande metropoli mediterranea nel suo recente lavoro dal titolo La capitale dell’anima, perché Napoli è un’eccezione (Cortina Editore).
– In esergo del suo libro, che tra l’altro ha il pregio di una piacevolissima lettura, mette una citazione di Curzio Malaparte nella quale, lo scrittore toscano, sostiene che Napoli non sia una città ma un mondo. Cosa significa?
– Il fatto che Napoli sia un mondo è qualcosa che hanno messo in evidenza tra l’altro, i celeberrimi viaggiatori del Grand Tour, che venivano a soggiornare in questa città. È un’espressione che significa che Napoli non è riconducibile in tutto all’Italia, è sicuramente molto italiana ma è anche qualcosa in più. Napoli ha dentro il Mediterraneo, ha in sé tutte le civiltà che l’hanno conquistata e che ne sono state conquistate a loro volta. In questo, io trovo, sta il significato di questa espressione.
-Il sottotitolo fa riferimento a Napoli come un’eccezione: e perché mai questa città e i suoi abitanti dovrebbero essere eccezionali?
-Napoli, nel panorama mondiale, appare una città media. Naturalmente, quando noi giudichiamo una città come questa usiamo certi parametri che sono sempre gli stessi: qualità dei trasporti, dei servizi, la sanità e così via. Parametri in base ai quali vengono stilate alcune classifiche. Appare evidente che Napoli non la si può giudicare in base a questi parametri, altrimenti non la si troverebbe in nessuna di questi elenchi. Ma, con grande probabilità, questi indici appaiono in qualche modo strabici: Napoli ha una qualità della vita che, nonostante tutto, è alta e soprattutto in certi aspetti che costituiscono la vita quotidiana. Intanto la bellezza della città e la bellezza è un fattore che fa la qualità della vita. A Napoli la bellezza non è monopolio di pochi. È una città in cui non esiste solo il criterio dell’utile, del guadagno: le persone sono valutate e giudicate per quello che sono e non solo per la ricchezza. I napoletani sono dei gran lavoratori ma non pensano che il lavoro sia tutto. Mettendo insieme tutto questo si ha appunto una città che fa eccezione e costituisce un’eccezione positiva. Spesso, nelle classifiche cui si faceva riferimento, le città che si esaltano sono quelle a misura d’uomo dove però, dopo un settimana, una persona normale medita il suicidio.
-C’è però anche un aspetto sul quale spesso la promozione turistica, non ultima quella fatta da importanti trasmissioni televisive, insiste fermandosi, però, all’aneddotica: quello misterico, esoterico…
-La città è piena di mistero più che di esoterismo, non è Torino. Napoli è piena di soprannaturale, fa parte del quotidiano e questo la rende misteriosa rispetto al pensiero attuale che è un pensiero abituato a spiegare tutto e subito, al primo colpo senza capire niente, peraltro. Napoli ti dice continuamente che la realtà è complessa e che c’è qualcosa dietro, di nascosto, dove tu devi arrivare. Nel libro dico che è una città facile da riconoscere e difficile da conoscere: sta li il suo mistero.
-Occorre, quindi, intraprendere un certo percorso per capire, per arrivarci…
-Esattamente, è una città iniziatica.
-Iniziatica ma anche sincretica. Quella che traspare a più riprese dal suo libro è la città dell’eterno presente. Storia, magia, religione, convivono insieme nel quotidiano.
– Non solo Napoli è il presente ma è tutto il compresente, la modernità e la civiltà, il naturale e il soprannaturale, i vivi e i morti. Napoli è come un presepe, non in senso folklorico, ma dove tutto sta insieme, i tempi diversi coesistono e trovano uno spazio comune. Malaparte, nella citazione che ricordavamo, dice che Napoli è come una Pompei che non è stata sepolta dal vulcano: questo è anche il fascino che la rende diversa da qualsiasi città d’arte, Napoli ha tanti capolavori artistici ma la gente non viene solo per quello , viene soprattutto perché qui è come se si cogliesse il segreto della vita, di questa vitalità che straripa e che sta in tutto. Nel cibo, nelle abitudini, nei modi di muoversi, di vivere, di cantare. Non è un caso che il monumento più visitato in questo momento è l’altare di Maradona: il monumento ad un dio alla stato nascente. La gente allora è stupida, non capisce la differenza tra i capolavori e le cose kitsch ? No. Vuol dire che dobbiamo cambiare criterio di giudizio. Dobbiamo capire che la modernità che viviamo è una modernità pop e che quindi dobbiamo fare i conti con questo tipo di cultura. Dobbbiamo renderci conto che chi va a vedere largo Maradona fa una grande esperienza perché é come assistere alla nascita di una religione.
-Tutte le cose che arrivano, in qualche modo, a Napoli (musica, cultura, calcio, moda) non vengono copiate, come potrebbe accadere in un mercato dell’estremo oriente dove domina la riproduzione , il calco, ma vengono digerite e o poi rielaborate. Alla fine riappaiono come cose nuove, con caratteristiche differenti e singolari. Perché questa città è capace di fare questo?
-Napoli è stata colonizzata, conquistata da stranieri. Ha sempre dovuto riadattare, rielaborare tutto, facendo questo ha costruito un’identità fatta per tenere insieme la contraddizioni mediterranea, italiana, spagnola, e ci è riuscita. Questa è la sua caratteristica.
-La città sta vivendo, in questi ultimi anni, fortunatamente, una riscoperta importante da parte di moltissimi turisti. secondo lei questa nuova fase, con picchi di overtourism trasformerà il volto di questa città millenaria? Napoli saprà digerirla e elaborarla?
-Sicuramente la saprà inglobare. Ma è inutile farsi illusioni, l’overtourism porterà dei cambiamenti. Ci sono città che sono state uccise dall’overtourism come Venezia o Firenze, dove non esiste più la città o almeno e difficile vederla. Venezia era già spopolata prima che arrivasse l’onda del turismo. Napoli è un po’ come Roma o Parigi che più o meno riescono a convivere, sono grandi città che hanno una vita propria e non vivono di solo di turismo. Il turismo ha però il vantaggio cdi redistribuire i proventi in maniera più democratica in quanto si tratta, in buona parte, di imprenditoria giovanile.
– Parafrasando una celebre battuta di Totò: napoletani si nasce o si diventa?
– Sì, si può diventare napoletani. Marina Cvetaeva—in una lettera a Pasternak – diceva che una volta c’erano i parnassiani adesso ci sono i vesuviani. Noi siamo i vesuviani, aggiungeva la grande poetessa. Di fatto , non c’è un confine geografico e anagrafico, ma c’è un confine del cuore e della mente. Chi riesce a superare quel confine diventa napoletano.
Marino Niola
La capitale dell’anima
Perché Napoli è un’eccezione
2026 Raffaello Cortina Editore