EXAGERE RIVISTA - Maggio 2018, n. 5 anno III - ISSN 2531-7334
hirigo

La difficoltà di rompere i legami perversi: a volte basta un no. Intervista a Marie-France Hirigoyen

di Gianfranco Brevetto

 

Dottoressa Hirigoyen, grazie alle sue opere il grande pubblico, non solo francese, ha potuto conoscere e informarsi su temi delicati quali la violenza morale e l’abuso di incapace. La violenza, lei ci ricorda, si annida  spesso nella famiglia, nella coppia, nei luoghi di lavoro, perché è difficile rompere il legame vittima-aggressore?

È difficile perché si mette in opera una relazione  di una dipendenza  reciproca tra l’aggressore e la sua vittima. Questa relazione si mette in opera dal punto di vista comportamentale, cognitivo e emozionale. Dal punto di vista comportamentale una persona che è vittima perde fiducia in se stessa, l’aggressione consiste appunto nel rendere questa persona dipendente, sia dal punto di vista materiale che dal punto di vista psicologico. Nello stesso tempo vi è  un disfunzionamento cognitivo che corrisponde a ciò che io ho definito la comunicazione perversa. A questa comunicazione appartiene tutto quel che ricade nel registro del doppio legame,  del double bind, cioè del dire una cosa e esprimere, con atteggiamenti o fatti, il contrario. Il double bind porta ad una comunicazione paradossale che induce la vittima a dubitare della realtà di quello che succede. Per esempio si può dire qualcosa di violento, mostrandosi sorridenti oppure dire qualcosa di gentile con un tono tale da incutere paura. In fondo, si tratta di esprimere qualcosa di inquietante senza che sia verbalizzato. In questi casi il nostro cervello non riesce a distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è. Lo spirito critico viene meno, la riflessione si blocca.

Dal punto di vista emozionale vi sono una serie di messaggi che esprimono frustrazione e fanno sentire la persona insicura, provocano paura in modo che la persona dubiti , che sia indebolita e finisca per sentirsi in colpa. La vittima arriva a dire: in fondo è tutta colpa mia, se l’altro mi tratta così è perché lo merito.

Quindi la vittima si presenta sostanzialmente come una personalità debole?

Io credo che tutti possiamo essere vittime di questo tipo di persone, se sono sufficientemente perversi narcisisti. Essi sono abili a individuare il punto debole della persona e noi abbiamo tutti un punto debole, abbiamo tutti delle debolezze. Se l’aggressore li individua se ne servirà per destabilizzare ancor di più la sua vittima.

Ma nella vittima si potrebbe nascondere una personalità con caratteri masochistici?

No, non si tratta di masochisti. Si tratta al contrario in una situazione in cui si è presi in trappola e, se non se ne esce, non è per il gusto di soffrire. Se non se ne esce è perché si è intrappolati dalla dipendenza, senza poter sottrarsi. Uno di questi fenomeni è stato descritto a proposito della violenza coniugale. In questi casi può trattarsi  d’impotenza appresa: le vittime di violenza  subiscono aggressioni e, se non hanno strumenti per agire e cambiare la situazione,  rinunciano a trovare soluzioni. Quindi non direi proprio che si tratta di masochismo ma piuttosto lo sfinimento, la  stanchezza,  impediscono di uscire da situazioni difficili.

Veniamo agli aggressori, possono essere identificati sempre fondamentalmente come dei narcisisti?

Gli aggressori non sempre sono sempre dei narcisisti. Ma, in fondo, è chiaro che nella società moderna esistono sempre più personalità narcisistiche, fino ad arrivare ai perversi narcisisti che sono personalità molto pericolose. Questi ultimi sono più manipolatori. Occorre anche dire che il carattere narcisistico appare molto più adatto al funzionamento della società attuale. Viviamo in un epoca di individualismo, un epoca in cui i limiti si sono spostati. Un tempo vi erano obblighi morali e divieti, oggi virtualmente tutto è possibile e quindi ci si può permettere anche di aggredire l’altro.  Nulla di più funzionale è quindi porsi in una posizione di superiorità nei confronti dell’altro, di servirsi di questo per ingrandirsi.

Questi legami di dipendenza tra vittima e aggressore possono portare alla morte della vittima?

La morte della vittima può anche non essere fisica, spesso ne vien fuori a pezzi. Il danno  può consistere in una perdita della sua individualità. A volte alcune persone, in questo genere di situazioni, finiscono col suicidarsi. In Francia  si è incominciato a studiare l’aumento dei suicidi dovuti alla reazione a situazioni di maltrattamento. Ma occorre fare attenzione perché non ci si suicida unicamente per una causa. Ci sono sempre una serie di ragioni per le quali una persona arriva a togliersi la vita. Viviamo in una società in cui siamo tutti più fragili, ad iniziare dai giovani. Siamo tutti sotto una considerevole pressione ad essere vincenti e, chi vince, è il più forte. Questo  rende fragile chi già tende ad essere fragile e, la personalità narcisistica prende  senza alcun dubbio, il potere.

Uno dei suoi libri è dedicato all’abuso d’incapace. anche in questo caso sono le categorie più deboli ad essere vittime come, ad esempio, i bambini e gli anziani. Cosa accade in questi casi?

In questi casi vi è in primo luogo una fase di seduzione , poi si cerca di utilizzare, di servirsi, dell’altro come un oggetto, cioè di manipolarlo. Occorre dire che, al giorno d’oggi, siccome noi crediamo di essere liberi siamo ancor di più manipolabili, perché non si diffida dell’altro, non ci sono barriere e ci si lascia sedurre dalle belle parole, dai discorsi belli e pronti. Si mette in opera un meccanismo di condizionamento e non solo da parte dei manipolatori. Siamo condizionati in permanenza dalla società, dai media, dai messaggi pubblicitari. Siamo estremamente manipolabili: questo è uno dei veri rischi della nostra epoca ed occorre mettere in guardia soprattutto i giovani.

Ma, se è così, come se ne può uscire?

Occorre parlarne, parlarne all’esterno, con qualcuno  altro che può dare un altro punto di vista, che è capace di ascoltare il proprio malessere. Generalmente la vittima sente quando una situazione non è normale, lo  sente ma  fa fatica a crederlo.

Dalle cronache e dalla statistiche sta sempre più emergendo il fenomeno della violenza nei confronti delle donne. Perché questo accade ora?

C’è sempre stata  violenza all’interno della coppia, ciò che sta succedendo oggi dipende dalla posizione che ha assunto  la donna nella società. L’eguaglianza finanziaria, sessuale, ha reso ancor più fragili gli uomini insicuri. Un tempo i capi famiglia potevano dominare naturalmente. Oggi, in questa quasi eguaglianza, gli uomini più fragili esprimono la loro frustrazione attraverso la violenza. Questo spiega, secondo me, l’aumento di questo fenomeno.

Una domanda finale, come si fanno a smascherare queste personalità tossiche?

Purtroppo se sono dei manipolatori non è facile dissimularli. Occorre imparare ad ascoltare il proprio malessere. Io penso che, come dicevo, occorre non isolarsi, ma parlare dei propri dubbi con persone capaci, che ci facciano capire che effettivamente qualcosa non va nella relazione. Nell momento in cui si arriva a dire io non sono d’accordo, da questa affermazione già può iniziare un cambiamento. Ma se questo non accade, allora tutto diventa impossibile.

 

 

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