Il tema delle mosche nella letteratura appartiene a quei filoni che carsicamente attraversano la critica letteraria. Maurizio Tarantino, che ha diretto per anni prestigiose biblioteche italiane, ha curato il volume Breve storia narrativa della mosca di Giuseppe De Lorenzo. Un’occasione per ritornare sul tema e scoprirne l’autore.
-La cosa che mi ha, a prima vista, colpito del volume che lei ha curato è l’argomento: mosche e letteratura. Leggendolo, poi, mi sono imbattuto nella complessità del personaggio dell’autore: Giuseppe De Lorenzo, geologo e senatore del Regno e dei suoi rapporti con gli intellettuali del suo tempo.
-Sì, diciamo che in questo libretto ci sono due elementi di grande interesse. Uno è il più evidente, quello che salta agli occhi, la mosca, un insetto un po’ detestato da tutti e una delle principali cause di malattia nel mondo. Comunissimo ma che ha riscosso tanto interesse nella letteratura. Poi c’è l’acume dell’editore che ha pubblicato questo piccolo testo di un personaggio molto interessante. Sulla mosca nella letteratura, e in generale sugli insetti nella letteratura, si è scritto tanto. Io stesso, anni fa avevo curato la voce insetti nel Dizionario dei temi letterari della Utet. È un tema molto noto, mentre invece su Giuseppe De Lorenzo praticamente non c’era nulla, ecco è un personaggio che era stato completamente dimenticato. Diciamo che è merito dell’editore di averlo riscoperto.
-Giuseppe De Lorenzo che ha anche rapporti con Croce…
-Il rapporto con Croce nasce all’inizio del ‘900. Croce è il consigliere di Giovanni Laterza. Laterza è un tipografo che vuole fare una casa editrice, va a Napoli bussa a tante porte senza grandi successi. Benedetto Croce è l’unico che credette nel suo progetto. Tra i consigli del filosofo vi è quello di non pubblicare letteratura (cosa che si è mantenuta fino ai nostri tempi), gli suggerisce anche i temi la filosofia, la storia.
Quelli sono gli anni in cui In Italia, e in Europa in generale, c’è un interesse per l’oriente, per le filosofie orientali, per il buddismo. E, in quel momento, il più autorevole studioso del buddismo in Italia era De Lorenzo. De Lorenzo era comunque un geologo, una personalità versatile. Laterza accetta di pubblicare alcuni libri sul buddismo. In un primo tempo l’editore vorrebbe chiedere un contributo alla pubblicazione all’autore, ma poi desiste grazie alle pressioni di Croce. E bene ha fatto perché questi testi sono stati nel catalogo dell’editore barese per settant’anni.
-Ma poi c’è l’impegno politico di De Lorenzo ai tempi del fascismo, che lo ha molto penalizzato.
-De Lorenzo prese tardi la tessera, altrimenti lo cacciavano dall’Università. Non fu un impegno particolarmente convinto, scrisse qualcosa per una rivista del regime, nel frattempo divenne senatore. Quando poi cade il fascismo, la commissione incaricata di valutare quelli che si erano maggiormente compromessi con il regime ritiene che lui sia tra quelli. A nulla valse il soccorso dell’amico Croce. Epurato dal Senato, lui ha continuato a studiare a pubblicare cose varie, fino alla morte avvenuta nel 1957. A questo punto di lui si erano perse le tracce.
-Singolare appare l’interesse per il buddismo, in un’Italia cattolica, in cui i Patti Lateranensi avevano segnato un momento importante di riappacificazione tra Stato e Chiesa.
-L’Italia è un paese cattolico indubbiamente, c’era e c’è, comunque, un grande interesse per le religioni. Viviamo oggi in un contesto completamente diverso in cui il peso culturale e anche politico del cattolicesimo sì è molto indebolito, oggi un interesse per le religioni orientali non fa meraviglia. Occorre considerare che comunque quegli anni hanno contrassegnato un momento di grande rinnovamento culturale. Pensiamo, che ne so, ai balletti russi del ‘900, al futurismo, a Parigi. De Lorenzo era un buon cattolico, tuttavia molto interessato alla filosofia orientale.
-Ma allora da cosa viene questo interesse per le mosche nella letteratura?
-Non escludo che studiando le origini delle culture orientali si sia imbattuto in questa singolare presenza.
-Ma perché ricercare un significato letterario in un animale in apparenza così insignificante?
-Ci possono essere due risposte. La prima, da storico della letteratura, posso dire che, negli ultimi 50-60 anni, i critici letterari sono andati diciamo così a scavare un po’ nelle pieghe delle opere letterarie, sono andati a cercare anche i significati nascosti. Dall’altra, invece, il tema degli insetti e della mosca nella letteratura non è un tema nuovissimo, nel senso che c’è comunque un interesse per questi piccoli argomenti, certe cose che stanno un po’ nelle pieghe di un romanzo, di una poesia. Tant’è che poi nel Dizionario dei temi letterari c’è appunto la voce insetti che ho curato io. Non è un tema nuovo, nel libro di De Lorenzo la novità consiste nel legame che lui crea con le filosofie, le culture antiche e quelle orientali.
-Certo, vi è però, considerando anche la produzione letteraria recente, un legame particolare con il ‘900.
-Non credo di avere una risposta, si potrebbe abbozzare un’ipotesi considerando il tema delle inquietudini del secolo scorso. La mosca potrebbe essere un po’ il simbolo di queste inquietudini, come accade in molti romanzi dove appaiono insetti, uno per tutto La metamorfosi di Kafka, qui viene messa in luce la natura metamorfica della trasformazione di un uomo. Vi è una difficoltà di comprendere i cambiamenti anche repentini ed improvvisi di un’epoca.
Giuseppe De Lorenzo
Breve storia letteraria della mosca
a cura di Maurizio Tarantino
2026, Graphe.it Edizioni