EXAGERE RIVISTA - Settembre - Ottobre 2018, n. 9 - 10 anno III - ISSN 2531-7334
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L’arte è una bugia che ci avvicina alla verità

di Francesca Gaspari

 

La storia dell’arte è la storia delle immagini e delle espressioni artistiche nel corso dei secoli; da quando l’uomo ha iniziato, nella Preistoria, a lasciare dei segni all’interno delle caverne ha inizio la storia della comunicazione visiva in quanto l’uomo preistorico non faceva altro che comunicare, esprimere e augurare attraverso queste prime riproduzioni che volevano imitare il mondo naturale.

La cultura greca dà origine al concetto di Téchne ( τέχνη ) , termine che oggi traduciamo con la parola tecnica ma che al tempo era associato alla parola scienza ( Epistème ) e poi tradotto dai latini con la parola ars, cioè arte.

Platone considerva téchnai discipline come la medicina, la caccia, l’agricoltura, la politica, la scultura, la pittura e tante altre; tali discipline  hanno in comune il fatto di essere attività che non si esauriscono con il sapere teorico ma richiedono un “saper fare”. L’abilità tecnica, il virtuosismo, il sapere teorico e il sapere pratico sono da sempre valori attribuibili al pittore che grazie ed essi è in grado di produrre opere artistiche di elevato livello estetico ed imitativo.

Parlando di imitazione artistica possiamo collegarci al concetto espresso nel X libro della Repubblica di Platone in cui il filosofo parla del ruolo dell’arte e dell’ artista sferrando una serrata condanna all’arte figurativa.

Il pittore è per Platone un volgare imitatore che, attraverso la rappresentazione della realtà, ci trae in inganno. Egli ci mente infatti sulla verità delle cose con apparenze che non sono veramente appartenenti al reale ma sono esse stesse imitazioni del mondo sensibile che a sua volta risulta imitazione del mondo delle idee. L’opera d’arte risulta perciò essere un’imitazione di un’imitazione, la copia di una copia; scrive Platone: “L’arte mimetica è lontana dal vero e per tale motivo sembrerebbe realizzare ogni suo prodotto non cogliendo che una piccola parte del suo oggetto, e questa in forma di immagine”.

Potremmo, stando al pensiero di Platone, associare il pittore ad un menzognere che con le immagini ci rivela una realtà alterata e non la verità?

Certo è che il pensiero del filosofo ateniese, per cui l’arte ci allontana dalla verità, è rimasto tenace nei secoli almeno fino al 1800.

L’arte occidentale ha avuto, fin dai tempi antichi, l’intento di rappresentare al fine di celebrare, educare, decorare e raccontare con immagini, il più vicine possibile alla realtà, la storia della nostra cultura. Questo concetto legato all’abilità tecnica dell’artista si evolve nel corso dei secoli ed è con  il Rinascimento e la conquista della rappresentazione spaziale, grazie alla prospettiva geometrica, che l’arte compie un passo avanti e l’imitazione diviene sempre più veritiera.

Prima del Romanticismo l’arte è principalmente al servizio della Chiesa, della storia o della politica, il committente desidera un certo tipo di rappresentazione e ne affida il compito all’artista.

Il pittore, come un fotografo anzitempo, riproduce fedelmente eventi, storie e miti secondo i canoni artistici dell’epoca storica culturale in cui vive e secondo la sua manualità tecnica.

Il Romanticismo è il periodo in cui l’arte si libera dall’essere al servizio di un committente conquistando un’autonomia. L’artista diviene libero creatore guidato dal proprio istinto, dal proprio  sentimento; stabilisce quindi un legame con una verità propria, intima e portatrice di una visione individuale priva di mimesi.

Con l’introduzione della sfera intima nell’opera d’arte viene meno il concetto di menzogna in quanto l’artista libero creatore può esprimere ciò che la sua parte interiore sente. Può a  questo punto l’emozione essere considerata menzogna? Ogni uomo è in grado di provare sentimenti unici, veritieri e può esternarli liberamente attraverso l’operato artistico. Prende avvio così un lento processo che libera l’arte dal concetto di imitazione favorendo una verità individuale lontana dal mentire e portatrice di stimoli visivi che ogni spettatore può fare propria attraverso un processo di lettura, ascolto e immersione.

La fotografia ha contribuito a spingere l’arte nella direzione del soggettivismo e della libera espressione di stati d’animo, collocandosi nel 1800 come rivoluzionario mezzo tecnico in gado di riprodurre la realtà, togliendo al pittore il ruolo avuto fino ad allora di colui in grado di rappresentare fedelmente la realtà.

In un’intervista del 1923 Picasso discute sul ruole dell’arte definendola come una bella menzogna in grado di portarci alla verità: ” L’arte è una bugia che ci fa realizzare la verità. L’artista deve sapere il modo con cui convincere gli altri della verità delle sue bugie”.

La parola bugia ha di per sé un accezione negativa ma nell’affermazione dell’artista diviene positiva,  un forte contraso di parole che ci fa riflettere su come il ruolo dell’artista pittore sia di grande valore e importanza. Egli è infatti in grado di rivelarci la verità regalandoci una visione che attraverso una bugia ci rimandi e ci convinca di una sua verità.

Picasso intende dire che l’artista mente stravolgendo il mondo visibile, la realtà è un pretesto e viene elaborata attraverso il processo creativo e attraverso la sensibilità dell’artista, per proporre una nuova visione, altrettanto reale e vera, filtrata dalle proprie emozioni, un luogo interiore diverso, talvolta più reale del reale.

L’arte è quindi considerata da Picasso mentitrice e bugiarda in quanto esiste come artificio di finzione, un luogo di immagini che vuole condurre lo spettatore al di là dell’opera stessa, ad una verità rara, emotiva, raggiungibile solo attraverso l’arte e percettibile attraverso le emozioni: la verità dell’artista.

L’avanguardia del Surrealismo recupera successivamente il concetto di rappresentazione come imitazione, evocando una realtà che emerge dall’inconscio, valorizzando un processo che avviene durante il sogno senza censure dovute alle nostre impostazioni morali. Ci troviamo quindi di fronte ad una finzione?

Sicuramente possiamo dire che si tratta di una rappresentazione che vuole oltrepassare il concetto di realtà collettiva a favore di una individuale e interiore.

Giunti quindi a considerare l’arte astratta e informale, come si accostano queste al concetto di menzogna? Si tratta pur sempre di rappresentazione che parte dal reale per svincolarsi da esso, per arrivare ad esprime attraverso il gesto, la geometria, l’equilibrio, la composizione, una realtà interiore sinonimo di verità intima e soggettiva.

L’ arte è menzogna o verità?

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Riferimenti al testo

“La filosofia e l’espressione artistica”, Loescher editore 2000

“Arte e filosofia”, Editore Sei Torino, 1999

Pablo Picasso, in Marius de Zayas, Picasso Speaks, New York 1923

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