EXAGERE RIVISTA - Luglio - Agosto 2020, n. 7 - 8 anno V - ISSN 2531-7334
bolano

L’osservatore di Milonga. Cogliere il silenzio mistico della coppia

di Pedro Bolaño

(ITA/ESP – originale in fondo)

Mi chiamo Pedro Bolaño e sono spagnolo. Io sono fermamente convinto che le cose ti accadono in un preciso momento per una ragione che si chiarirà poi, col tempo. Per questo se, la stessa cosa, avviene in un altro momento, non porterà agli stessi effetti  e ti scivolerà, senza lode e senza gloria, affianco. Quando invece,  capita al momento giusto, senti come un click,  perché tutto s’incastra alla perfezione. È quello che Steve Jobs, chiamava la connessione dei punti. A me questo è accaduto più volte. Senza andare molto lontano nel tempo, anche la fotografia arrivò nella mia vita al momento giusto. Avevo terminato gli studi e, in un viaggio tra amici, scattammo molte di foto dimenticando d’inserire il rullino. Fu in quell’occasione di decisi di comprare una macchina fotografica e mi iscrissi ad un corso di fotografia. Questa casualità è stata il motivo per il quale, oggi e dopo più di 20 anni, la fotografia mi permette di esprimere le mie inquietudini e i miei pensieri, conoscere delle persone, luoghi e accadimenti incredibili. Ho condiviso,inoltre,  il mio modo di vedere in molte pubblicazioni e esposizioni e, questa, attività, ha assunto un peso molto importante nella mia vita.

Con il Tango è  accaduta una cosa simile. Ho conosciuto il tango in modo casuale, attraverso una ragazza, Rakel, che oggi, oltre ad essere mia moglie è anche madre di Lola, la mia piccola. Come dicevo, Rakel, tanguera provetta, mi invitò a condividere e conoscere una Milonga. Come la maggior parte delle persone, l’idea che avevo del tango era di un danza con una gran carica sensuale, che si ballava in luoghi sordidi e oscuri, in cui le donne erano vestite in modo molto allusivo e gli uomini in completo e cappello.

Pensai, cosa ci faccio io tra gente che balla? Ma il lato fotografico del mio cervello si pose nella massima attenzione immaginando le foto che avrei potuto fare in quell’ambiente.

Quando arrivai nella Milonga, tutte le mie supposizioni svanirono. Trovai un locale molto ben attrezzato, con tavoli e sedie che circondavano la pista da ballo, un’illuminazione molto morbida,  un ambiente intimo che diffondeva la musica del tango, un brano dopo l’altro,  ad un volume ottimale e in compagnia di persone amabili e tranquille.

L’unica cosa che avevo azzeccato è che donne erano elegantissime,  con i loro tacchi alti, ma lontane da quanto mi avevano suggerito i miei pregiudizi. Le scarpe degli uomini ( i pochi che erano presenti), erano vistose e brillanti per la maggior parte, cosa strana per un profano come me. Completi e cappelli, come era da prevedere, brillavano per la loro assenza…

Dopo questa prima disillusione, iniziai ad osservare in forma inquisitoria le coppie che ballavano, cercando di captare altro della magia che intuivo…

La prima sensazione che richiama l’attenzione di un osservatore di Milonga è il silenzio mentre si balla. Si percepisce, oltre la musica, solo lo scivolare delle scarpe sulla pista, quasi religiosamente. Vi è un misticismo delle coppie: l’uomo serio e concentrato e le donne, quasi tutte, che ballano con gli occhi chiusi.

La seconda è vedere che, ogni coppia, si muove in modo diverso, senza uno schema apparente, creando una specie di movimento caotico non esente, però, da grazia. Logicamente, in questa occasione, mi fu impossibile fare delle foto che mi piacessero, perché non sapevo come affrontare quello che per me, in quei momenti, erano un problema (poca luce, movimenti imprevedibili…)

Il vero problema, però, era la mia non conoscenza del tango e il non sapere che, quelli che i chiamavo problemi, erano in realtà erano delle opportunità.

Non conoscenza, appunto. Tutto cambiò quando appresi che (almeno a livello basico)  nel tango si parte da una serie di otto movimenti di base, a seguire il lìder (l’uomo) rompe la serie e improvvisa (lì la sua concentrazione) mentre la seguidora (la donna), si lascia trasportare e deve essere capace di interpretare il movimento che propone il suo compagno. Fino a quel momento mi era stato impossibile prevedere le sequenze della danza, per poterle cogliere nella loro forma creativa e ottenere, così, suggestive immagini dei movimenti della coppia.

Le opportunità, dicevo. Il tango è una delle migliori scuole per un fotografo, gli permette di concentrarsi creativamente sui movimenti dei tangueros, i loro boleos, ganchos e sacadas. Sull’espressione di concentrazione o totale raccoglimento delle diverse coppie; sui dettagli degli abrazos, cerrados e intensos, che avvengono in tutti quei luoghi, che i folli del tango, convertono in piste da ballo improvvisate, da un centro commerciale ad un caffé o un ristorante.

Il tango e la fotografia ti insegnano a improvvisare (convertire i problemi in opportunità), ad attendere (fare una cosa nel momento opportuno, non prima), a concentrarti ( focalizzare la propria energia): in definitiva ci permette di superare le difficoltà di questo tempo e superarle anche nel miglior modo.

Veniamo da un periodo in cui non abbiamo potuto fare  foto nelle strade, né avere contatti con amici e familiari, né godere degli abbracci delle proprie amiche: é solo quando tutto il passato prende un senso che ci porta a ricongiungere i vari punti.

La stessa causalità che mi condusse alla fotografia e al tango, oggi, mi ha permesso, nella vostra rivista, di condividere il mio particolare di intendere il movimento del tango e la sua estetica fotografica.

***

Soy Pedro Bolaño, español, y estoy firmemente convencido que las cosas te ocurren en un momento dado por un motivo que se aclarará con el tiempo; tan es así, que ese suceso, si te ocurre en otro momento, no supondrá un hito ni un cambio en tu vida, pasando sin pena ni gloria a tu lado, y, sin embargo, cuando ocurren en su momento, hasta oyes el click, porque todo encaja. Es lo que Steve Jobs, llamaba la conexión de puntos[1]. A mí, esto me ha ocurrido con mucha frecuencia, sin ir más lejos, la FOTOGRAFÍA llegó a mi vida en el momento justo (había terminado los estudios y en un viaje  con amigos, se hicieron fotos sin carrete, provocando que comprara mi primera cámara e hiciera un curso de fotografía) y esa casualidad, es la causa de que hoy, y, desde hace ya más de 20 años, la Fotografía me permita expresar mis inquietudes y pensamientos, conocer personas, lugares y sucesos increíbles, compartiendo mi forma de mirar[2] en múltiples publicaciones y exposiciones, teniendo un  peso muy importante en mi vida.

Con el TANGO, ocurrió algo parecido; Se cruzó en mi vida de una forma casual, a través de una chica, Rakel, que hoy, además de mi pareja, es madre de Lola, (mi pequeña).

Como les digo, Rakel, tanguera de pro, me invitó a compartir y conocer una Milonga[3].

Cómo la mayoría de personas, la idea que tenía del Tango era la de un baile de una gran carga sensual, que se bailaba en lugares sórdidos y oscuros, donde las mujeres iban vestidas también de forma muy sugerente, y los hombres con traje y sombrero.

Por una parte, pensé, ¿Qué pinto yo con gente que baila?, y por otra, el lado fotográfico de mi cerebro se puso en estado de excitación máxima imaginando las fotos que podría llegar a tomar.

Cuando llegué a la Milonga, todas mis suposiciones se fueron al traste. Me encontré en un local muy bien preparado, con mesas y sillas rodeando la “pista de baile”, con una iluminación muy suave, logrando un ambiente “íntimo” y sonando Tangos, uno tras otros, a buen volumen, y en compañía de personas amables y distendidas.

En lo único en que acerté, es que las mujeres iban elegantísimas, subidas en altos tacones, pero lejos de la sugerencia que mis prejuicios esperaban, y los zapatos de los hombres (los pocos que había), llamativos y brillantes en su mayoría…raros pare el profano. Los trajes y sombreros, como era de esperar, brillaban por su ausencia…

Después de esta primera decepción, me puse a observar de forma inquisitiva a las parejas bailar, para intentar captar algo de la magia que intuía…

La primera sensación que llama la atención a un observador en la Milonga es el silencio mientras se baila, escuchándose únicamente, aparte de los temas, el deslizar de los zapatos por el suelo, casi de forma religiosa; El misticismo de las parejas, el hombre, siempre serio y concentrado, y casi todas las mujeres, bailando con los ojos cerrados.

La segunda, es ver que, cada pareja se mueve de una forma diferente, sin un patrón aparente, creando una especie de movimiento caótico no exento de gracia.

Lógicamente, en esa ocasión me fue imposible hacer fotos que me agradaran, porque no supe cómo afrontar lo que en esos momentos para mí eran problemas (poca luz, movimientos imprevisibles, …).

El problema real era mi desconocimiento del Tango y no darme cuenta que los problemas realmente eran oportunidades.

Desconocimiento, porque hasta que no aprendí (de forma básica) que en el Tango, a partir de una serie de ocho movimientos básicos, el líder rompe la serie e improvisa (de ahí su concentración) y la seguidora, se deja llevar y debe ser capaz de interpretar el movimiento que propone el Líder, me fue imposible prever cuando se iban a realizar ciertos movimientos para captarlos de una forma creativa y obtener sugerentes imágenes de los movimientos de las parejas.

Las oportunidades, porque el Tango, es una de las mejores escuelas para un fotógrafo, permitiendo que te centres de forma creativa en los movimientos de los tangueros, sus boleos, ganchos o sacadas; En las expresiones de concentración o total recogimiento de las distintas parejas de baile; En los detalles de sus abrazos, cerrados e intensos; En los lugares, cualesquiera, que los locos del Tango convierten en pistas de baile improvisadas, desde un centro comercial hasta un café o un restaurante.

El Tango y la fotografía te enseñan a improvisar (dar la vuelta a los problemas para que sean oportunidades), a esperar (hacer algo en el momento adecuado, no antes), a concentrarte (enfocas tu energía); En definitiva, nos permiten superar las dificultades de estos tiempos y que los superemos en mejores condiciones

Y hoy, en las circunstancias actuales, en las cuales no hemos podido hacer fotos en las calles, ni tener contacto con amigos o familiares, ni disfrutar de los abrazos de tus compañeras, es cuando todo lo anterior toma sentido y se vuelven a conectar los puntos.

Una vez más, La casualidad que me llevó a la Fotografía y al Tango, hoy, han causado que esta revista me permita mostrarles mi forma particular de entender el movimiento del Tango y su estética Fotográfica.

[1] Discurso de Steve Jobs en la Universidad de Stanford, 12 de junio de 2005

[2] La fotografía es, antes que nada, una manera de mirar. No es la mirada misma. Susan Sontag

[3] Se define como reunión social o al salón donde se baila milonga y, sobre todo, tango. “Ir a la milonga”, en este marco, implica dirigirse a un lugar donde es posible bailar estos géneros.

 

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