EXAGERE RIVISTA - Gennaio - Febbraio 2019, n. 1 - 2 anno IV - ISSN 2531-7334
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Mens sana in corpore sano

ITA/FRA (versione originale in fondo)

di Pascal Neveu

 

Giovenale ha redatto la sua decima Satira, alla fine del primo secolo dopo Cristo, scrivendo: “ Ma allora agli uomini non sono concessi desideri?…devi pregarli che ti diano mente sana in un corpo sano”[1].

Giovenale sostiene che è necessario smettere d’implorare invano gli dèi, ma chiedere da parte loro la salute fisica e mentale. La salute era, un tempo, appesa al filo di una potenza “trascendente”, da cui il suo legame con la “santità”.

In questo numero della rivista, dedicato a “corpo e anima”, cosa pensa e dice la psicanalisi in proposito? Del nostro rapporto al corpo provato, mostrato all’altro e incatenato in una ascesi di vita al XXI secolo?

Non un giorno senza una pubblicità che mescola la bellezza del viso e del corpo senza alcun legame ad una vita sana, ad un ravvicinamento alla natura.

Come Voltaire precisava che occorre coltivare il proprio giardino, il mondo moderno ci chiede di coltivare il nostro corpo, di andare in palestra.

La palestra è una regola di vita, gli Apolli e le Afroditi appaiono sulle copertine delle riviste, sfilano sulle passerelle delle fashion week, dorano i propri corpi sulle spiagge più belle del pianeta, alimentando la patologia del nostro secolo: l’immagine.

Non si esiste, non si è,  senza essere sui social: facebook, instagram. Non esisto se non mi mostro in tale luogo, con quella tale persona o in tale incantevole evento, al quale non si può assolutamente mancare e che fa tanta invidia!

La mente sana nel corpo sano, è mostrarsi là dove si deve essere! E nei posti dove solo alcune persone hanno accesso!

È la condensazione dell’ipernarcisismo, della lussuria, dell’Io più superficiale che accontenta il diavolo nei Racconti di Hoffmann quando canta:

 

Scintilla, diamante. affascinala. lusingala …

L’allodola o la donna

Verso questa lunsinga irresistibile

vanno con l’ala o col cuore;

L’una ci lascia la vita e l’altra ci perde l’anima.[2]

 

Dall’anoressia delle modelle, alla chirurgia estetica, passando per una farmacopea più o meno criticata… la ricerca della bellezza, dell’eterna giovinezza, della vita eterna non ha cessato di far scorrere l’inchiostro di numerosi scrittori e artisti.

Goethe con il suo Faust, Oscar Wilde nel suo Ritratto di Dorian Gray, Cranach con il suo dipinto la Fontana della Giovinezza, ma anche Hébé nella mitologia greca. La relazione tra corpo e anima non ha mai cessato di essere trattata.

La posizione religiosa. e delle religioni  sul corpo è un argomento immenso trattato anche in altri contributi di questo numero. Io mi limiterò ad una visione psicoanalitica.

Per farlo occorre ritornare agli inizi della psicanalisi, ed ai primi approcci al corpo.

Nel 1895 Sigmund Freud pubblica, con Josef Breuer, il suo Studio sull’isteria. Prima di essere considerata come una nevrosi, l’isteria e i sintomi isterici erano già stati osservati. Ippocrate, nell’antichità, descrisse i primi casi di isteria  e il suo rapporti con quelle  donne che non hanno avuto gravidanze e amano il piacere sessuale. Nel Medioevo si è aggiunta la nozione di possessione demoniaca (il sabba delle streghe) e non si è esitato a metterle al rogo.

L’anima era allora pensata, descritta e giudicata posseduta, da veri e propri tribunali divini. Il corpo doveva ritrovare pace attraverso un’anima liberata.

È grazie a Charcot che Freud può osservare le grandi crisi isterico parossistiche: agitazioni spettacolari simbolicamente sessuali, scene teatrali, crisi epilettiche. Lui identifica in seguito  disturbi più neurologici, come la cecità, la paralisi di membra, anestesie locali, dolori ipocondriaci, che a volte necessitano di atti chirurgici inappropriati e mutilanti.

Freud trarrà da queste osservazioni una prima teoria relativa al traumatismo sessuale subito passivamente durante l’infanzia, che poi abbandonerà per parlare di una “messa fuori servizio” di una parte del corpo che permette di soddisfare un desiderio.

Nel quadro della nevrosi isterica, si parla di un desiderio  inappagato, riferendosi al fantasma dell’incesto. In questo senso, ogni soggetto isterico non è riuscito a liquidare il conflitto edipico e l’angoscia di castrazione ad esso legato ( da cui la perdita di funzione di una parte del corpo).

Le personalità isteriche si caratterizzano per il loro bisogno di attirare l’attenzione su di loro, per l’utilizzo di un gioco di seduzione che giunge fino all’erotizzazione relazionale, al vampirismo affettivo.

L’isteria utilizza un meccanismo di seduzione-rifiuto perpetuo, a o ogni risposta delle sua “richiesta di amore” segue una rottura delle relazione. Un’amnesia caratteristica di questa seconda parte della relazione la conduce a rinnovare lo stesso meccanismo con la stessa persona o un altro.

Oggi al termine isterico è comunemente associata ad una connotazione di irpersessualità o di commedialità, che rende, a torto, il suo impiego come offensivo.

L’isteria di conversione si esprime attraverso sintomi dal significato simbolico, senza lesione di organi. È il registro della psicosomatica. Il nostro rapporto con il corpo dipende dal reale, dal simbolico e dall’immaginario.

Questo semplicemente perché il bambino non ha coscienza del  corpo nel suo insieme, del suo Io che gli appare  disorganizzato durante i primi 7-9 mesi di vita, vivendo ancora legato a sua “madre creatrice”.

L’anima e il corpo..

Se vi è un luogo dove le manifestazione del corpo sono sottoposte allo sguardo dell’Altro, in cui sono esaltate, incluse in un componente mistica, questo è Lourdes.

Le principali sindromi riconosciute come guarigioni comprendono tutte le patologie descritte nei manuali di psichiatria, come le celebri manifestazioni isteriche, per le quali si sa che la diagnosi è estremamente difficile o troppo facile da avanzare. Si tratta di sintomi molto conosciuti e, i soggetti fragili, possono appropriarsene e inscenarli.

Nel fenomeno Lourdes abbiamo a che fare con l’isteria collettiva. È l’Altro che guarisce: l’Altro, allo stesso tempo chi assiste ma anche il divino.

Il corpo è totalmente reso erogeno e messo a nudo per, attraverso un’estasi religiosa, arrivare alla guarigione promessa.

Il discorso sulla sofferenza del corpo è presente, trasceso, riguarda le rappresentazioni immaginarie, le passioni narcisistiche, la storia soggettiva della persona. Il paziente si pone di fronte a un racconto, si prende gioco del corpo con rappresentazioni, esso diventa un partner-sintomo.

Non è in discussione la sua partecipazione nel sintomo. Questi pazienti ci sfuggono, s’illudono e ci vogliono illudere.

Dolore e gioia trascese sono manifestamente rappresentate attraverso un discorso in cui il corpo sembra totalmente disinvestito e sacrificato a un dio onnipotente.

Sorvolerò sulle identificazioni operate, lo spirito sacrificale e redentore, i significanti, ma il vivaio è ricco di sindromi psiconevrotiche.

Il solo punto positivo resta forse che, tuttavia, che a volte si guarisce. Emergono residui vitali anche se il supporto resta mortifero!

Freud, in questa Vienna così moralista nei confronti del corpo, atea, si è limitato ad una clinica del corpo. Ed è questo che l’ha opposto a quello che lui stesso considerava come il suo figlio spirituale: Carl-Gustav Jung. Jung aprirà le porte ad un pensiero mistico della nostra esistenza e del nostro corpo.

I suoi apporti, non di poco conto, concernenti gli archetipi, l’incosciente collettivo, la bisessualità psichica, lo hanno portato a indirizzarsi verso la parapsicologia e alle derive mistiche che gli sono ancora oggi fortemente ancora rimproverate.

Jung sviluppa la sua teoria sull’individuazione, precisando che esiste al fondo di ogni individuo un Sé, che, sinteticamente, risulta da un Io cosciente e da un Io incosciente. Evoca al volo l’esistenza di un’anima in collegamento con delle forze che ci sfuggono ma che comunicano tra loro. Queste ci inviano dei significati simbolici da interpretare al fine di far crescere il nostro essere, essendo la vita un sentiero di apprendimento.

I suoi scritti sull’alchimia, sulla sincronicità, le sue esperienze spirituali personali in cui si vide in un altro mondo, senza dimenticare la sua lettera a Einstein in cui evoca gli Ufo e gli extraterrestri, l’hanno totalmente discreditato. Il suo pensiero era divenuto troppo tinteggiato da una religiosità quasi settaria, persino di psicosi.

Tuttavia, e senza prendere posizione, nessuno può negargli di avere riportato questa dimensione “mistica” che si ritrovava già in Platone, Aristotele, Epicuro, i quali discutevano sul reale, l’atto, la sostanza e la materia del corpo, la vita, la morte.

Prova ne è che Jacques Lacan s’insinuerà in questa breccia aperta tra Freud e Jung, creando il suo famoso RSI: Reale-Simbolico-Immaginario.

Il nostro essere, il nostro corpo funzionano così, attraverso un sistema che si struttura più o meno in coesione e in armonia tra ciò che io sono, ciò che penso di essere, ciò che mi è significato essere, ciò che io mostro, ciò che mi è mostrato e quello che io ne faccio per essere.

Ho tentato di riassumere il pensiero psicanalitico tanto teorico che clinico dinnanzi a questo enorme argomento di corpo e  anima.

Alla metà degli anni ’90, mi occupavo di RMF (risonanza magnetica funzionale) e mi ricordo che tanti colleghi ricercatori non avevano che un’ ambizione: trovare la localizzazione dell’incosciente e dell’anima.

Io avevo in mente tutti gli scritti del Rinascimento sull’anatomia del corpo, la teoria dell’homunculus e, soprattutto, Cartesio che descriveva il corpo come res extensa e l’anima come res cogitans.

Sono passati venti anni ma non è stato travato nulla! Noi abbiamo un corpo di cui noi comprendiamo sempre meglio i funzionamenti e che possiamo guarire. Abbiamo un pensiero.. e un’anima …

Le tecniche attuali permettono di circoscrivere e controllare  l’attività cerebrale. Non si può dire lo stesso del pensiero, se è frutto solo di questa.

Per contro l’anima, come diceva Cartesio ha un’indipendenza, che fa che un essere vivente respiri,

Questa respirazione è il primo soffio vitale.

Il Cuore, i polmoni, il primo vagito, il sangue

Corpo e anima, Anima e corpo, Corpo/anima

Al di là delle questioni esistenziali, metafisiche e altre, l’anima e il corpo devono coesistere nel nostro quotidiano e nel nostro immaginario, prima di ottenere la verità di una risposta nel momento del nostro ultimo respiro.

Fino ad allora, niente ci impedisce di interrogarci sul senso di quello che viviamo, di continuare a lavorare sull’introspezione e agire per una vita tanto tranquilla quanto possibile.

(traduzione G. Brevetto)

 

 

***

 

(versione originale)

Mens sana in corpore sano

Juvénal rédige sa 10ème Satire, à la toute fin du 1er siècle après Jésus-Christ, en écrivant : « Alors faut-il que les hommes ne fassent jamais de vœux ?… Ce qu’il faut alors implorer, c’est un esprit sain dans un corps sain. ».

Juvénal soutient ainsi qu’il est nécessaire de cesser d’implorer vainement les Dieux, mais requérir de leur part la santé physique et mentale. La santé était jadis pendue au fil d’une puissance « transcendante », d’où son lien avec l’âme et la « sainteté ».

Dans ce numéro spécial « Corps et âme », que pense et dit la psychanalyse ? De notre rapport au corps ressenti, montré à l’autre et appréhendé dans une ascèse de vie au XXIème siècle ?

Pas un jour sans publicité mêlant beauté du visage et du corps sans lien avec une hygiène de vie, dans un rapprochement avec la nature.

Spinoza lui-même nous précise que Dieu est dans la nature.

Comme Voltaire nous précisait qu’il faut cultiver son jardin, notre monde moderne nous demande de cultiver notre corps, d’aller à la salle de sport.

La palestre reste une discipline de vie, les apollons et aphrodites faisant les couvertures des magazines, défilant sur les podiums des fashion week, brunissant leurs corps sur les plus belles plages de la planète… pour la pathologie de notre siècle : l’image.

Pas d’existence, pas d’être sans présence sur les réseaux sociaux : Facebook, Instagram… Je n’existe pas si je ne me montre pas à tel bel endroit, avec telle belle personne, en ce superbe événement qu’il ne fallait pas rater, et qui fait tant d’envieux !

L’esprit sain dans un corps sain, c’est se montrer être là où il fallait être ! Mais là où seulement une catégorie de personnes ont accès.

C’est la condensation de l’hyper-narcissisme, de la luxure, du Moi le plus superficiel qui contente le diable dans les Contes d’Hoffmann quand il chante :

« Scintille, diamant,

miroir où se prend l’alouette,

scintille, diamant, fascine, attire-la!

L’alouette ou la femme

à cet appât vainqueur

vont de l’aile ou du coeur;

l’une y laisse la vie

et l’autre y perd son âme! »

De l’anorexie des mannequins, à la chirurgie esthétique en passant par toute une pharmacopée plus ou moins critiquée… la quête de la beauté, de la jeunesse éternelle, de la vie éternelle n’a cessé de faire couler l’encre de nombreux écrivains et artistes.

Goethe avec son Faust, Oscar Wilde dans son Portait de Dorian Gray, Cranach et sa fontaine de jouvence, mais également Hébé dans la mythologie grecque… La relation au corps et à l’âme n’a cessé d’être abordé.

Bien évidemment la question religieuse et des religions au corps est un sujet immense décrit à travers une autre contribution de ce numéro.

Je me contenterai d’une vision psychanalytique.

Sans doute nous faut-il  donc déjà replonger aux débuts de la psychanalyse, et les premières approches du corps.

En 1895 Sigmund Freud publie, avec Josef Breuer, son Etude sur l’hystérie.

Bien avant que d’être considérée comme une névrose, l’hystérie et les symptômes hystériques étaient déjà observés.

Hippocrate, dans l’Antiquité, décrit les premiers cas d’hystérie et les rapporte à des femmes qui n’ont pas eu de grossesse et aiment les plaisirs sexuels.

Le Moyen-Age y ajoute la notion de possession démoniaque (sabbat des sorcières) et n’hésite pas à les brûler.

L’âme est alors pensée, décrite et jugée comme possédée, par de véritables tribunaux divins. Le corps doit retrouver une paix via une âme libérée.

C’est grâce à Charcot que Freud peut observer les grandes crises hystériques paroxystiques : agitations spectaculaires à la symbolique sexuelle, scènes théâtrales, crises d’épilepsie… Il identifie par la suite des troubles plus neurologiques telles que la cécité, la paralysie des membres, des anesthésies locales, des douleurs hypocondriaques… qui parfois nécessitent des actes chirurgicaux abusifs et mutilants.

Il tirera de ces observations une première théorie portant sur un traumatisme sexuel subit passivement durant l’enfance, qu’il abandonnera afin de parler d’une « mise hors service » d’une partie du corps permettant d’assouvir un désir.

Dans le cadre de la névrose hystérique, il s’agit d’un désir de désir inassouvi, celui se rapportant au fantasme de l’inceste. En ce sens, tout sujet hystérique n’a pu liquider le conflit oedipien et l’angoisse de la castration qui lui est liée (d’où la perte de la fonction d’une partie du corps).

Les personnalités hystériques se remarquent donc par leur besoin d’attirer l’attention sur elles, la mise en place de jeux de séduction jusqu’à l’érotisation relationnelle, le vampirisme affectif.

L’hystérique va mettre en place un mécanisme de séduction-rejet perpétuel car à toute réponse de sa « demande d’amour » survient une rupture de la relation. Une amnésie caractéristique de cette deuxième partie de la relation l’amène à renouveler le processus avec la même personne ou une autre.

Actuellement, le terme hystérique porte populairement une connotation d’hypersexualisme ou de comédie qui rend, à tort, son emploi injurieux.

L’hystérie de conversion s’exprime à travers des symptômes ayant une signification symbolique, sans lésion d’organe.  C’est le registre de la psychosomatique.

Car notre rapport au corps relève du réel, du symbolique et de l’imaginaire.

Tout simplement parce que l’enfant n’a pas conscience de son corps unifié, de son Moi qui lui a semblé désorganisé durant les 7-9 premiers mois de sa vie, se vivant encore lié à sa « mère créatrice ».

L’âme et le corps…

S’il est un lieu où les manifestations du corps sont soumises au regard de l’Autre, où elles sont exaltées, incluses dans une composante mystique, c’est Lourdes.

Les principaux troubles reconnus comme guérison relèvent tous de pathologies décrites dans les manuels psychiatriques comme les célèbres manifestations hystériques, pour lesquelles on sait que le diagnostic est extrêmement difficile ou trop facile à poser. Ce sont également toujours des symptômes médiatisés, que des sujets fragiles vont reprendre et rejouer.

Dans le phénomène de Lourdes, nous avons affaire à de l’hystérie collective.

C’est l’Autre qui guérit : l’Autre à la fois le public mais aussi le divin.

Le corps est totalement érogénéisé et mis à nu, pour, à travers une extase religieuse, atteindre la guérison promise.

Le discours sur la souffrance du corps est présent, transcendé, touche les représentations imaginaires, des passions narcissiques, et l’histoire subjective du sujet. Le patient se positionne face à un discours, se joue d’un corps en représentations qui devient un partenaire-symptôme.

Il n’y a pas de questionnement sur sa participation en le symptôme. Ces patients nous échappent, se leurrent et veulent nous leurrer.

Souffrance et jouissance transcendées sont manifestement représentées à travers un discours où le corps semble totalement désinvesti et sacrifié à un dieu tout puissant.

Je passerai sur les identifications opérées, l’esprit sacrificiel et rédempteur, les signifiants, mais le vivier est riche en troubles psycho-névrotiques.

Le seul point positif reste peut-être que, néanmoins, des guérisons ont lieu et que des relents de vie peuvent s’opérer même si le support reste à contester car mortifère !

Freud, dans cette Vienne si prude face au corps, athée, s’est cantonné à une clinique du corps.

C’est bien ce qui l’a opposé à celui qu’il pensait pourtant être son fils-spirituel : Carl-Gustav Jung.

Car Jung va ouvrir la porte à une pensée mystique de notre existence et de notre corps.

Ses apports non négligeables concernant les archétypes, l’inconscient collectif, la bisexualité psychique… l’amènent à se tourner vers la parapsychologie et des dérives mystiques qui lui sont encore fortement reprochées actuellement.

Il développe sa théorie de l’individuation, précisant qu’il existe au fond de chaque individu un Soi, qui, synthétiquement, résulte d’un Moi conscient et d’un Moi inconscient. Il évoque à demi-mot l’existence d’une âme en lien avec des forces qui nous échappent mais qui communiquent entre elles et nous adressent des signifiés symboliques à interpréter afin de grandir notre être, la vie étant un chemin d’apprentissage.

Ses écrits sur l’alchimie, la synchronicité, ses expériences spirituelles personnelles où il se vit dans un autre monde, sans oublier sa lettre à Einstein où il évoque les OVNI et les extraterrestres l’ont totalement décrédibilisé, car sa pensée devenait trop teintée d’une religiosité quasi sectaire, voire de psychose.

Pour autant, et sans prendre position, personne ne peut lui opposer d’avoir finalement ramené cette dimension « mystique » que l’on retrouvait déjà chez Platon, Aristote, Epicure… qui dissertaient sur le réel, l’acte, la substance et la matière du corps, la vie, la mort…

Preuve en est que Jacques Lacan s’engouffrera dans cette brèche entre Freud et Jung, en créant son fameux RSI : Réel-Symbolique-Imaginaire.

Notre être, notre corps fonctionnent ainsi, à travers un système qui se structure plus ou moins en cohésion et harmonie entre ce que je suis, ce que je pense être, ce qui m’est signifié être, ce que je montre, ce qui m’est montré… et ce que j’en fais pour être.

J’ai tenté de résumer la pensée psychanalytique tant théorique que clinique face à cet immense sujet du corps et de l’âme.

Au milieu des années 90, je travaillais en IRMf (Imagerie par Résonance Magnétique fonctionnelle) et je me rappelle que nombre de collègues chercheurs n’avaient qu’une ambition : trouver la localisation de l’inconscient et de l’âme.

Je me rappelais tous les écrits de la renaissance sur l’anatomie du corps, la théorie de l’homonculus… et surtout Descartes qui décrivait le corps comme la « res extensa » (la chose étendue) et l’âme comme la « res cogitans » (la substance pensante)…

Plus de 20 ans après…  rien n’a émergé ! Nous avons un corps dont nous comprenons de mieux en mieux les fonctionnements et que nous pouvons guérir.

Et nous avons une pensée… et une âme…

La pensée, si elle est issue de la seule activité cérébrale, les techniques actuelles permettent de la cerner et la contrôler.

L’âme en revanche… comme le disait Descartes… a cette indépendance… qui fait qu’un être vivant respire.

Cette respiration c’est le premier souffle de la vie.

Le cœur, les poumons, le premier cri, le sang…

Corps et âme, Âme et corps, Corps/Âme…

Au delà des question existentielles, métaphysiques et autres… l’âme et le corps doivent coexister dans notre quotidien et imaginaire, avant d’obtenir la vérité d’une réponse au moment de notre dernier souffle.

D’ici là, rien ne nous interdit de nous questionner sur le sens de ce que nous vivons, de continuer à travailler notre introspection et œuvrer pour une vie aussi paisible que possible.

 

 

[1] Decimo Giunio Giovenale, Satire, libro Quarto, X (le nebbie dell’errore)

[2] I racconti di Hoffmann : opera in quattro atti / versi di J.Barbier ; musica di J. Offenbach ; dal dramma di J. Barbier e M.Carré ; traduzione italiana di Graziella Mainardi,  atto IV scena III

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