EXAGERE RIVISTA - Maggio- Giugno 2019, n. 5 - 6 anno IV - ISSN 2531-7334
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Metafisica, luogo delle temporalità e delle intemporalità. Intervista a Vittorio Hösle.

di Gianfranco Brevetto

Il tempo è sicuramente uno dei temi che hanno attraversato il pensiero filosofico nel corso dei secoli. Non solo come scansione temporale del quotidiano,  ma anche in rapporto a tematiche più ampie come quelle della storia e della metafisica.

Vittorio Hösle,  professore dell’University of Notre Dame negli Stati Uniti, ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande su questo punto cardine del pensiero umano.

Hösle, profondo conoscitore delle problematiche filosofiche, è noto al grande pubblico per il  best seller  Aristotele e il dinosauro , nel quale conduce un’adolescente all’incontro con i grandi pensatori del passato.

– Buongiorno professore, innanzitutto la ringrazio per la sua disponibilità. Quello del tempo è un tema trasversale nella storia del pensiero umano, tanto per citare due autori da Parmenide a Heidegger. Secondo lei, vi è stata una progressiva temporalizzazione nell’approccio filosofico nel corso dei secoli?

– Per quanto riguarda una visione superficiale sembra così: Per Parmenide l’essere è eterno, in Heidegger l’essere viene temporalizzato in Essere e tempo. Ma in verità io credo che anche oggi filosofi responsabili devono riconoscere che  vi sono molte cose che non sono temporali. Per esempio,  non sono temporali  le leggi della natura, come le leggi della fisica. Anche quelle che contengono il tempo come un parametro, come la legge della caduta dei corpi di Galilei, non è una struttura temporale, anzi vale sempre. Altra cosa che non può essere assunta come temporale è la legge morale. Temporale è solo la nostra comprensione della legge morale. Anche qui un esempio: pur essendo esistita  la schiavitù nel corso delle storia, non si può negare che questa pratica sia stata sempre ingiusta. La legge morale non è cambiata, è il nostro approccio alla legge morale che cambia. Anche il significato di un pensiero o di un’asserzione linguistica è un qualcosa d’ intemporale. Se io cerco di capire ciò che Lei dice, il noema,  il contenuto di ciò che Lei produce nel tempo, è esso stesso qualcosa di intemporale. È questo il motivo per cui io posso, oggi, leggere e capire i filosofi antichi. Se quello che loro avessero inteso fosse temporale, non sarebbe adesso accessibile a me.

– Quindi il rapporto tra tempo e metafisica è complesso…

– La metafisica non riuscirebbe a giustificare se stessa se dicesse che tutto è temporale, non riuscirebbe a spiegare la natura dei significati, delle entità matematiche, delle leggi della natura, della legge morale. La metafisica per poter rendere giustizia ai vari strati della realtà, deve avere un posto per entità atemporali, ma anche per realtà temporali, come oggetti fisici e mentali. Non può negare né la realtà del tempo né può assumere che tutto sia temporale.

– Che cosa esiste sul piano della temporalità?

– Gli eventi nel mondo fisico sono temporali, anzi ci sono ambiti in cui appare sempre più decisiva  la temporalità, come quando si tratta di fenomeni irreversibili, come ad esempio nella termodinamica. La meccanica classica invece è una teoria nella quale c’è una simmetria tra passato e futuro. Il mondo del vivente presuppone questa irreversibilità che assume la sua dimensione più radicale nella morte, dalla quale non si ritorna alla vita. Dobbiamo inoltre distinguere, e questo credo sia stata una scoperta abbastanza tarda,  tra la temporalità nel senso del tempo fisico e nel senso del tempo fenomenologico, cioè del tempo che passa nella nostra coscienza. C’è una relazione tra i due tempi ma è una relazione non molto chiara,  sicuramente non può essere ridotto il tempo fenomenologico a quello fisico. Una persona può avere un’esperienza che, nella sua vita vissuta, gli sembra molto lunga  ma, se guarda l’orologio, si accorge che questa è avvenuta in un tempo fisico molto breve. E viceversa, uno può avere un’esperienza fenomenologica molto breve, perché vuota di esperienze interessanti, ma poi si accorge che il tempo fisico trascorso è stato molto lungo. Dunque dobbiamo sicuramente distinguere il tempo come categoria fisica e il tempo come categoria all’interno della quale scorre la nostra vita cosciente.

– Altra cosa sono la serie A e la serie B di McTaggart…

– Per McTaggart vi sono due concetti del tempo, una è una relazione che è, se si vuole, quasi spaziale, di ordine. Un evento è posteriore all’altro. Io posso dire che un evento è posteriore all’altro senza mettere il tutto in relazione col tempo nel quale mi trovo io stesso.  Io posso  dire che A è anteriore a B e questa può essere una descrizione valida sia per eventi passati che per eventi futuri.  Il problema è che le categorie del passato, del presente e del futuro (ciò che McTaggart connette colla serie A) hanno un senso solo se messe in relazione alla persona che sta parlando: se io Le dico adesso, questa parola pronunciata da me in questo momento ha un altro significato dall’adesso pronunciato da Lei, l’altro ieri, quando parlava con un suo amico. Quindi c’è un aspetto di indessicalità che è fondato nella soggettività del parlante. Questo aspetto distingue il passato dal futuro attraverso il presente e, questo, è qualcosa che va al di là degli eventi ordinati in serie B.

– Quando il tempo è diventato storia?

– Per quanto riguarda la storia ci sono due questioni, da una parte la storia è l’evoluzione sull’asse temporale di un certa struttura: si può parlare della storia della vita, si può parlare della storia della terra, ma questo non ha nulla a che fare con l’uomo. Spesso però quando si parla di storia si connette la storia con la specifica evoluzione della natura umana, e qui si pensa ad eventi irreversibili e cumulativi. Ci sono state culture in cui è cambiato relativamente poco, ci sono state successioni dei despoti ma la struttura sociale non è mai cambiata . Lévi-Strauss usa il termine di culture fredde. Quando parliamo di storia nel senso forte della parola, pensiamo alle culture calde, nelle quali è profondamente cambiato il modo in cui gli uomini vivono ed in questo caso noi possiamo dire che c’è una temporalità molto saliente. Nella storia, così considerata, ci sono svolte radicali nella maniera nella quale gli uomini pensano, si comportano, ecc. . La rivoluzione francese, ad esempio, è stato un evento storico incisivo perché ha alterato, per sempre, la maniera nella quale le nazioni europee si governano.

– Mi rendo conto, a questo punto dell’intervista, che forse Agostino d’Ippona ci aveva visto giusto quando, ne Le Confessioni,  affermava che “Che cosa è dunque il tempo? Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so.”

– Agostino  è uno dei filosofi più importanti per quanto riguarda il concetto di tempo, anche se è assai influenzato da Plotino che, nel delineare le sue idee sul tempo e nel insistere sulla sua natura soggettiva, anticipa Agostino.  In Agostino c’è un forte interesse per quello che noi possiamo chiamare il tempo fenomenologico, quello che è dato dalla percezione interna di stati mentali come il ricordo che si riferisce a stati mentali anteriori, dell’attenzione rivolta al presente e dell’aspettativa che si riferisce a stati mentali posteriori. La dimensione fenomenologica in Agostino raggiunge una densità mai raggiunta prima di lui.

– In generale, in filosofia quali sviluppi ci possiamo attendere nella concezione del tempo?

– Uno dei punti più importanti nella filosofia del tempo  è stata l’analisi dettagliata del tempo fenomenologico da parte di Husserl all’inizio del secolo XX. Non siamo andati molto al di là di Husserl. Per quanto riguarda il tempo fisico invece particolarmente importante è stata la svolta della teoria della relatività speciale che ha compreso che la simultaneità è un concetto relativo al sistema di referenza, cioè che due eventi non sono simultanei per tutti  i sistemi di referenza. Questa è stata una scoperta che sicuramente ha scosso molte  delle convinzioni che tradizionalmente avevamo.

– Professore, nel corso dei suoi studi lei si è occupato anche di ecologia, ritiene che ci sia un rapporto tra l’ecologia e il tempo, inteso come limite?

– Il problema ecologico presuppone il fatto che non solo singoli organismi ma anche le varie specie sono mortali e la loro perdita irreversibile. Per quanto riguarda la dimensione morale,  rilevante il concetto di giustizia intergenerazionale, in quanto si tratta di un rapporto tra generazioni che già esistono e generazioni future, che ancora non ci sono. Il problema è che anche se queste ultime non esistono ancora, e perciò non hanno potere sul mercato o nell’arena politica ciò, non significa che i loro diritti siano meno validi dei nostri.

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