di Alberto Basoalto
È un momento di svolta per la produzione fotografica.
Mai come come oggi i contenuti in immagine appaiono invadere la nostra vita complice anche la rete: testimonianze onnipresenti dei momenti salienti del quotidiano.
Negli ultimi anni, si sta assistendo ad una vera e propria rivoluzione, un cambiamento di paradigma. Questo per svariati motivi. In primo luogo la possibilità di riprodurre delle buone e ottime immagini e filmati attraverso lo smartphone, oramai nella mani di tutti. Poi il perfezionarsi delle tecniche e della qualità di riproduzione a basso o bassissimo costo. L’evidenza che alcuni smartphone hanno raggiunto livelli prima dedicati solo a macchine fotografiche di gamma medio-alta.
Il progressivo sviluppo e miglioramento dei software capaci di espandere le possibilità dell’intervento di post produzione dell’immagine digitale. In ultimo, solo temporalmente, l’introduzione dell’intelligenza artificiale ha aperto orizzonti prima del tutto impensabili.
Un importante contributo di riflessione per orizzontarci in questa rapida evoluzione ci arriva dal prezioso libro da Fred Ritchin, docente di fotografia e immagini alla New York University, con la sua ultima opera L’occhio sintetico, edito in Italiada Einaudi.
Siamo nella prima metà degli anni ’80 quando Ritchin ha occasione d’intervistare il direttore della rivista National Geographic, rivista tutt’ora di riferimento per molti appassionati. La rivista in questione aveva utilizzato il computer per modificare una fotografia orizzontale delle piramidi di Giza ed adattarla alla copertina verticale. Il direttore, rispondendo alle domande poste da Ritchin non sembrò scandalizzato per questa modifica. In fondo, si trattava solo di un nuovo punto di vista, come se il fotografo si fosse spostato qualche metro a lato.
A distanza di più di quarant’anni sono questi interventi di correzione sono all’ordine del giorno e non fanno più notizia. I software sono in grado di generare immagini fotorealistiche di eventi mai accaduti e persone mai esistite senza usare una macchina fotografica. Il risultato – scrive Ritchin – è che il rapporto documentale e dialettico tra la fotografie e il mondo visibile, reale, è stato per lo più sostituito da rappresentazioni del mondo manipolate e sintetiche, come vogliamo che sia. (Pag6)
L’Intelligenza artificiale, oramai divenuta una sorta di brand aggiuntivo per molti prodotti, sta dilagando ben oltre le reali necessità del loro concreto funzionamento, della loro efficacia, della loro sicurezza e della qualità dei risultati. Un moltiplicarsi si immagini, di suoni, di testi, ci riferiscono di realtà variegata, complicata, monitorata, app-izzata, contumace e esternalizzata.
In questa giungla artificiale, a volte, é difficile orientarsi anche per i professionisti.
Vi è un racconto di Calvino L’avventura di un fotografo, ricordato nel libro di Ritchin, scritto una settantina di anni fa nell’era della pellicola analogica. Calvino descrive un mondo fotografato in modo ossessivo. Alla fine di una giornata di continue riprese le persone, poi, restano come sospese, in attesa dello sviluppo dei rullini. Permangono in una sorta di limbo, vago e astratto.
Il protagonista del racconto, Antonino, che non è un fotografo, decide di unirsi agli altri e dopo aver conosciuto una donna, Bice, tenta di catturarne l’essenza con la macchina fotografica. Consapevole dei tanti modi in cui potrebbe fotografarla e delle versioni della donna che non può tirar fuori con la macchina, cerca una strategia per combinare le due cose, Di conseguenza, decide di fotografarla di continuo, giorno e notte, intento ad esaurire tutte le possibilità. (pag.16)
Così facendo, Antonino finisce col rovinare i rapporti con Bice e lui cade in una profonda depressione.
Poi, riflettendoci, ha come un’illuminazione: la strada giusta era quella di fotografare tutte le fotografie che aveva fino ad allora fatto.
In effetti – conclude Ritchin – è esattamente quello che sta accadendo oggi con l’Intelligenza artificiale: un grande archivio immagini permette all’IA di generarne altre che si basano su quelle dei data introdotti nel sistema.
Il direttore di National Geographic aveva avuto in qualche modo ragione. Nulla di straordinario in tutto questo. È si tratta solo di un come se….come se si costruisse una nuova realtà verosimile derivata da altri realtà reali o verosimili a disposizione di software appositamente addestrati e che si autoaddestrano di continuo. Copie di copie. Mimesi di mimesi.
Fred Ritchin
L’occhio sintetico
La trasformazione della fotografia
Nell’era dell’intelligenza artificiale
Einaudi, 2025