EXAGERE RIVISTA - Marzo - Aprile 2024, n. 3-4 anno IX - ISSN 2531-7334

Potrei farlo io? Il delitto e la curiosità del male

di Federica Biolzi

Introduzione alla Criminologia (Raffaello Cortina Editore) , vuole essere uno strumento per rendere  più chiara e più vivida la comprensione dei fenomeni delittuosi  e le sue articolazioni teoriche. Isabella Merzagora, una delle massime esperte in materia, ne è l’autrice. Cortesemente, ci ha concesso questa intervista.

Sappiamo che, in questi ultimi anni, la criminologia sta conoscendo crescente interesse da parte di un vasto pubblico ed è una delle materie preferite dagli studenti universitari. Da  profonda conoscitrice della  materia e da docente, come spiega questa improvvisa notorietà?

-In fondo i delitti hanno sempre interessato, il perchè del male ha sempre fatto sorgere delle domande. Ad assistere all’esecuzione di Marie Manning, che aveva ucciso l’amante, una folla strabocchevole aveva occupato strade, case adiacenti, tetti, terrazze; lo spettacolo era tale da far scrivere a Charles Dickens in una lettera al “Times”: “Credo che una visione così assolutamente orribile come la perversità e la frivolezza dell’immensa folla riunita non potesse essere immaginata da alcun essere umano”. 

Oppure, più di recente, pensiamo agli omicidi della Cianciulli o di Rina Fort, con tanto delle diverse fazioni: innocentisti e colpevolisti. Oggi, poi, tutto è amplificato dai media, social compresi, che purtroppo qualche volta lasciano spazio al sensazionalismo e alle opinioni di sedicenti esperti dagli incerti natali scientifici.

Che poi il male incuriosisca non stupisce, con la domanda: perchè il male? E, forse, in sottofondo, con la domanda: “Ma io, potrei farlo?”.

A differenza di altre scienze, la criminologia è  una scienza multidisciplinare. Essa deve tener conto di molteplici contributi, come la psicologia, la psichiatria, il diritto, la sociologia, solo per citarne i principali. Ma è davvero così complesso rispondere alla domanda perché si commette un delitto?

-Sì è complesso, non foss’altro che di delitti ve ne sono molti e di molti tipi. Non potremo spiegare nello stesso modo, per esempio le gesta di un serial killer, la corruzione, la delinquenza organizzata e i figlicidi. Nel mio libro fornisco esempi dei diversi delitti e delle diverse motivazioni.

Quanto alle discipline a cui fa riferimento, generalmente parlando, la sociologia si occupa degli andamenti e dei rapporti fra il crimine e i fattori di largo influenzamento sociale – rapporto fra condizioni  economiche e crimine, per esempio-, psichiatria e psicologia sono interessate a spiegare il perché quel soggetto, in quel momento e in quelle condizioni mentali, ha commesso il crimine.

Il crimine per antonomasia, come lei ci dice, è chiaramente l’omicidio, che è ritenuto il delitto più grave in assoluto. In Italia a fronte di un numero di omicidi costantemente in calo, si ha una resistenza di uno “zoccolo duro” legato a quelli commessi in ambito familiare. Perché la violenza in famiglia è cosi resistente?

-Si uccide per diversi motivi, per il denaro, per il potere, perché gravati da malattia mentale, per esempio. Ma, in genere, per uccidere occorre un forte coinvolgimento emotivo, e in famiglia, nel bene e nel male, questo c’è. Dopo di che i motivi si possono sommare, così le madri figlicide possono essere malate di mente, gli uomini uxoricidi si sentono defraudati nelle loro aspirazioni di potere e di “possesso” della donna, e anche qui devo aggiungere: eccetera.

Comunque, sì, dice bene, la violenza in famiglia è lo zoccolo duro, ma in percentuale, rispetto per esempio al calo dei crimini di criminalità organizzata o di terrorismo, ma in numero assoluto non aumenta -e anche questo lo scrivo nel mio libro- aumenta semmai l’interesse mediatico. Sono d’accordo però che, in tempi che si vorrebbero più civili, la violenza in famiglia è uno scandalo, indipendentemente dai numeri.

Un fenomeno che balza alle cronache soprattutto nel Nord America, è quello dei mass murderer. Le stragi sono, purtroppo qualcosa, quasi all’ordine del giorno. Al di là delle grida d’allarme, il rischio è poi quello di assuefarsi a queste atti che ci spaventano per la loro enormità. Come  ci può aiutare la criminologia a comprendere questi orrori?

-La criminologia si è occupata ovviamente dei mass murderer, e io ne riporto anche alla luce della mia esperienza di perito psicopatologo. Talora troviamo tratti persecutori, vissuti di ingiustizia subita e conseguente desiderio di vendetta, sentimenti di frustrazione, ostilità, rabbia, fallimenti esistenziali. Talora troviamo motivazioni psicopatologiche. Si tratta spesso –ma non sempre- di individui con scarsa o nulla realizzazione sociale, desiderio di rivalsa, rancore, individui soli e isolati; difficile poi dire se l’isolamento sociale sia causa dell’agito omicida o se sia l’effetto di una struttura di personalità già disturbata: forse entrambe le cose, l’una che si nutre dell’altra. E non dimentichiamo la disponibilità di armi: la disponibilità di armi da fuoco è uno dei fattori che si incontra con frequenza nelle storie di omicidi di massa e che rende conto della possibilità di uccidere tante vittime in un breve lasso di tempo.

Lei dedica un intero capitolo al rapporto che la criminologia ha avuto con la pandemia nel recente periodo. Le sue citazioni di Tucidide e Lucrezio,  che, già all’epoca,  mettevano in luce il fatto che la presenza del morbo scatena una serie di atti scellerati, ci suggerisce che si tratta di un legame di lunghissima durata. Perché accade e soprattutto cosa è accaduto nella recente pandemia da Covid?

-Come diceva anche lei, la criminologia tiene conto di molteplici contenuti, e fra questi della storia, per questo mi sono dovuta occupare di Tucidide e della peste di Atene, di quello che scrisse Boccaccio, della peste di Milano della fine del Settecento … La domanda che mi ponevo era: ma in quel fenomeno di largo influenzamento sociale come una pandemia, i crimini aumentano o diminuiscono? E se poi talvolta aumentano e talaltra no, perché? 

Naturalmente ho cercato di capire e spiegare cosa fosse successo in questo senso nel nostro Pese, compresa l’adesione o meno alle norme prescritte per contenere il contagio. 


Isabella Merzagora

Introduzione alla criminologia

Raffaello Cortina Ed., 2023

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