EXAGERE RIVISTA - Settembre - Ottobre 2018, n. 9 - 10 anno III - ISSN 2531-7334
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Quando a prevalere è la confusione. Intervista a Massimo Cacciari.

di Gianfranco Brevetto

 

Da anni Massimo Cacciari è uno dei più autorevoli commentatori della vita politica italiana. Le sue analisi, argute e spesso controcorrente, inducono alla riflessione, aprono spazi di discussione in un dibattito politico che si caratterizza, non di rado, per la ripetitività degli slogan e per l’autoreferenzialità degli interlocutori.

Professor Cacciari, si ha la sensazione di un progressivo mutamento del quadro politico, non solo in Italia, dove sembrano prevalere idee estreme. Secondo lei, perché la politica non riesce più a trovare momenti di sintesi?

– Nel dopoguerra c’è stato un periodo in cui c’era una certa sintonia, non solo etica, tra forze politiche uscite dalla guerra contro il nazifascismo. Queste forze avevano quel denominatore comune che era l’antifascismo, un forte catalizzatore che ha retto fino agli anni settanta primi anni ottanta. Adesso, si deve ammettere, quel denominatore comune è venuto meno e non se ne è sostituito un altro.

Ci troviamo quindi di fonte ad un vuoto che, perché il sistema possa tenere, dovrà essere sostituito: c’è bisogno di un nuovo paradigma anche in campo politico?

– Siamo in un momento di passaggio, alcuni paradigmi, come si diceva prima, sono venuti storicamente meno. Nei momenti di passaggio ci sono tentativi, esperimenti, ma siamo ancora nel mezzo del guado. Certamente un nuovo ordine ne uscirà, ma è impossibile prevedere quale. Ci potranno essere nuove forme di democrazia, che possono essere forme di democrazia plebiscitaria, demagogica, autoritaria. Come ci potrà essere anche una riforma del sistema di rappresentanza. Io credo che bisogna capire cosa possiamo fare noi. Noi cosa vogliamo fare?  Dal canto mio, io sarei favorevole ad una riforma del sistema democratico in senso federale in senso di rivitalizzazione di tutti i corpi intermedi. Ma questa, occorre ammetterlo, non è la tendenza che si sta affermando.

La politica, così come la vediamo oggi raccontata dai giornali, dalla televisione e dai protagonisti stessi a cosa serve? È utile?

-Se il 60% degli italiani dice che questo governo va bene, molto probabilmente questo significa che per loro serve, è utile.

Sì, ma gli schemi che vengono proposti, da tutte le parti in campo, sembrano oramai desueti, vecchi.

– Vecchio, nuovo cosa vuol dire? Siamo in un momento di passaggio e bisogna vedere. Quello che a me può apparire un percorso migliore non è detto che lo sia anche per altri. Quello che è certo è che è un ordine è finito e un nuovo ordine ancora non c’è. Dopo di che è chiaro che la politica spesso appare solo frase, appare retorica, appare promessa. È difficile trovare una politica responsabile che mi dica che cosa intende fare, dove vuole andare a parare. Siamo in un’epoca di grande confusione da questo punto di vista, tuttavia bisogna cercare di discernere, di capire.

Dietro alle istanze di cambiamento, anche in senso sovranistico, c’è una diversa concezione dello stato e del potere oppure c’è solo confusione?

–  É la concezione della democrazia che sta cambiando, la democrazia rappresentativa di tipo liberale è evidente che si trovi in uno stato di grande difficoltà. Vi è insofferenza per tutto ciò che è la quintessenza della democrazia liberale e cioè la dialettica organizzata e formalizzata, quindi i partiti e sindacati, le varie organizzazioni autonome dei cittadini. Si sta tutto liquidando, la società è sempre più liquida.

– In conclusione, secondo lei si va verso una polarizzazione del quadro politico?

– Non c’è nessuna polarizzazione, si va verso uno stato di confusione. Accade che un partito arriva a  prendere il 40% e dopo due anni ne prende il 20, come uno che aveva il 5% dei consensi ne riesce ad ottenere il 30. Ad una polarizzazione si poteva pensare negli anni 70, tra un’area di sinistra egemonizzata dal Pci e l’area democristiana, si poteva ancora pensare a fenomeni di polarizzazione negli anni ’90 e fino alla grande crisi del 2007-2008. Oggi il voto è fluttuante, incatturabile, No, non c’è nessuna polarizzazione, direi piuttosto che  c’è confusione.

 

(l’intervista è stata realizzata nel corso del Festival  Filosofia, Modena, 2018)

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