EXAGERE RIVISTA - Settembre-Ottobre 2019, n.9-10 anno IV - ISSN 2531-7334
mano di bambino in quella del padre

Strutture, processi e legami familiari nel mondo contemporaneo: riflessioni generali

di Francesco Tramonti

Il costrutto di famiglia è andato incontro a considerevoli modificazioni nel corso della storia, con una notevole espansione e accelerazione, negli ultimi decenni, dovute a profondi cambiamenti sul piano sia istituzionale che dei processi relazionali. La progressiva nuclearizzazione dei gruppi familiari si abbina, oggi, a processi evolutivi che hanno fatto guadagnare lo status di famiglia a sistemi di relazione sino a poco tempo fa non riconosciuti come tali, quando non apertamente osteggiati o addirittura impossibili. Ciò non toglie che tali processi evolutivi non siano privi di elementi tuttora problematici, non solo per gli aspetti legislativi che ne sanciscono l’esistenza, ma anche per una dimensione di accettazione, sul piano culturale, che varia significativamente nel tempo, da società a società, e all’interno di ogni società.

Il tema ha pertanto chiari e ineludibili risvolti politici, oltre che scientifici, e un unanime consenso appare ancora ben lungi dall’essere raggiunto, come testimoniato dalle vibranti battaglie, proprio sul piano politico, che si sono accese intorno alla definizione di famiglia. Non si dimentichi, peraltro, che tale definizione è assai meno oggettivabile di quanto si può tendere a pensare, e che già ben prima degli odierni sviluppi la definizione di famiglia ha sollevato non pochi elementi di problematicità, che rendono impossibile una sua decontestualizzazione e destoricizzazione (Fruggeri, 2005; Walsh, 2003). Se è vero che la famiglia risponde a precise esigenze di sviluppo biologico, psicologico e sociale, e se è vero che l’espletamento di tali funzioni può difficilmente verificarsi con pari efficacia in altri sistemi di relazione, è altrettanto vero che la struttura, i confini e le dinamiche evolutive della famiglia possono dirsi assai meno naturali dei compiti evolutivi che la famiglia medesima espleta.

Da ciò deriva una maggiore enfasi posta oggi sui processi familiari, ovvero sulle interazioni e relazioni che si verificano nella famiglia in rapporto al ciclo vitale e ai bisogni, sul piano biologico, psicologico e sociale dei singoli membri, senza che ciò implichi un offuscamento degli aspetti che riguardano la struttura, ossia la composizione e le configurazioni di rapporto tra sistemi e sotto-sistemi di relazione (famiglia nucleare, famiglie di origine, coppia genitoriale, coppia coniugale, fratria, relazioni parentali), e la dimensione simbolica dei sistemi di credenze, dei significati condivisi e della cultura che ogni famiglia, pur nella presenza di differenze individuali tra i membri, porta con sé e tramanda lungo la storia dei passaggi generazionali.

Vari ambiti di ricerca, oltre che un vasto patrimonio di esperienze cliniche, dalla teoria dell’attaccamento alle attuali ricerche sullo sviluppo infantile, dalle teorie sistemiche alla neurobiologia dei rapporti interpersonali, oggi convergono e definiscono una cornice teorica che accomuna molti approcci nel riconoscimento di una intrinseca relazionalità dell’essere umano (Fonagy, Target, 2001; Siegel, 2013; Tramonti, Fanali, 2013). Attraverso le relazioni si sviluppano le identità personali che, pur non prive di spinte innate e temperamentali, giungono a pieno sviluppo, e anzi vengono continuamente costruite e ricostruite, attraverso processi di relazione interpersonale che trovano nella famiglia un contesto privilegiato e di primaria importanza nella disponibilità di risorse evolutive, e ciò perché proprio in seno alla famiglia, solitamente, si verificano quei processi di sintonizzazione affettiva e di significazione dell’esperienza che pongono le basi per lo sviluppo dell’individuo come persona capace di riconoscere e regolare tanto i propri vissuti psicologici quanto la distanza interpersonale.

È per questo che il legame familiare è così fondamentale, nel senso letterale del termine, ed è per questo che la famiglia, per i più, è il contesto all’interno del quale iniziano a definirsi gli equilibri tra appartenenza e separazione, tra bisogni di supporto, di contatto, e necessità di spazi privati di riflessione e autodeterminazione. Lo sviluppo dell’individuo trae linfa da questa incessante dialettica tra i due poli, in contesti di interdipendenza che si complessificano con l’evolversi del ciclo vitale. La qualità dei rapporti familiari gioca di norma un ruolo fondamentale negli esiti di tale sviluppo, a conferma del fatto che proprio nelle relazioni familiari risiede la matrice di processi relazionali essenziali nella definizione di una buona qualità della vita e nello strutturare la capacità di intrattenere e ridefinire legami nel corso del tempo. Laddove queste qualità emergono, è ragionevole supporre che i processi familiari si siano configurati, e possano continuare a configurarsi, come funzionali e adattivi, ed è compito della ricerca e della riflessione sulle esperienze cliniche e di intervento psicosociale verificare in che modo tali processi si verifichino in diverse configurazioni di relazione familiare, ivi comprese le cosiddette nuove famiglie.

Famiglie mononucleari, binucleari e ricomposte, famiglie omogenitoriali e famiglie alla cui composizione contribuiscono mutamenti significativi, sul piano sociale ed epidemiologico, verificatisi nel corso della storia più recente, sono alcuni degli esempi attorno ai quali il dibattito e gli studi psicologici e sociologici si sono incentrati negli ultimi decenni. Il tema, come accennato, non è esente da pregiudizi e intrusioni ideologiche, peraltro smentite da dati di ricerca che non sembrano avvalorare l’idea che tali famiglie siano necessariamente problematiche. Se ad esempio è vero che alcune di queste tipologie familiari derivano dall’impatto di eventi critici, quali ad esempio perdite e separazioni, è altrettanto acclarato, ormai, che l’evento critico in sé non sia solitamente sufficientemente a generare condizioni di perdurante disfunzionalità. Si prenda ad esempio il caso delle famiglie mononucleari, nelle quali se è vero che molte ricerche evidenziano maggiori problemi sia nei genitori che nei figli, è altrettanto vero che laddove vengono adeguatamente controllate le variabili legate a fattori socio-economici, quali soprattutto povertà, appartenenza a minoranze e condizioni di svantaggio sociale, tali differenze tendono a scomparire (Anderson, 2003). Lo stesso può dirsi delle famiglie binucleari e ricomposte, dove non sembra la composizione della famiglia in quanto tale a determinare esiti più o meno funzionali – nonostante alcune configurazioni possano esporre a maggiori rischi -, quanto piuttosto la gestione della separazione, la qualità dei rapporti nei nuovi nuclei, la collaborazione nelle reti familiari che si determinano, e la disponibilità di risorse personali e sociali (Paisley, Garneau, 2003; Van Cutsem, 1999).

La discussione, poi, sulle coppie omosessuali e sulle famiglie omogenitoriali è quanto mai accesa, vista la crescita esponenziale dei paesi, tra cui oggi anche l’Italia, in cui queste unioni vengono istituzionalizzate, sebbene con differenti gradi di riconoscimento sul piano del diritto. Anche in questo ambito, pur tenendo conto di aspetti problematici legati all’essere parte di una minoranza e, anche in questo caso, alla persistenza di radicati pregiudizi, gli studi non evidenziano ad oggi differenze significative sul piano della qualità dei rapporti familiari e della salute dei figli, e gli approfondimenti di ricerca stanno oggi virando su aspetti più specifici, e non necessariamente patologici, riguardanti i processi di socializzazione e costruzione dell’identità nelle diverse configurazioni familiari che appartengono a questa categoria (Biblarz, Sevci, 2010; Green, 2003).

Di non minore importanza, e attualità, appare il tema delle coppie miste, delle famiglie multiculturali e delle famiglie migranti. Si tratta anche in questo caso di categorie in vero piuttosto vaste, con differenze significative tra categorie medesime e da caso e caso (Falicov, 2003; Glick, 2010). L’impegno su questo fronte, sul piano clinico e psicosociale, sarà senz’altro crescente, visto l’attuale quadro geopolitico e l’esplosione dei processi migratori. Anche in questo caso occorrerà affrontare il tema con la dovuta attenzione alle numerose variabili in gioco, in primis quella dimensione politica che mai può essere ignorata o relegata sullo sfondo, e ogni valutazione dovrà tener conto di aspetti sociali e culturali la cui cornice è imprescindibile per un’adeguata stima dei processi e delle risorse familiari.

Infine, come accennato, vi sono cambiamenti nelle traiettorie di sviluppo del ciclo di vita familiare che sono dovuti ad una combinazione di fattori sociali ed epidemiologici. Le crisi economiche, i cambiamenti del mondo del lavoro e gli innalzamenti dell’aspettativa di vita e dell’età pensionabile hanno fatto sì che la differenziazione del giovane adulto dalla famiglia di origine tende ormai da anni a dilazionarsi e dilatarsi nel tempo, con conseguente impatto, sia economico che psicosociale, sui rapporti tra le generazioni, ma anche all’interno delle generazioni medesime, se si pensa alle difficoltà che questa congiuntura può arrecare alla progettualità nella costruzione dei legami di coppia e nella pianificazione della genitorialità (Scabini, 1995). Inoltre, l’innalzamento dell’aspettativa di vita, dovuto al miglioramento significativo delle cure mediche, fa sì che a ciò si aggiunga l’eventualità sempre meno remota che numerose famiglie si trovino oggi a dover convivere con malattie croniche di uno o più membri, con conseguenti ricadute, anche in questo caso, sia sui rapporti all’interno dei nuclei familiari in senso stretto, sia nelle famiglie allargate e nei rapporti tra le generazioni (Tramonti, 2013).

Nel complesso, tuttavia, sebbene la contemporaneità ponga molte sfide alle relazioni familiari, non v’è dubbio che ogni crisi, salvo casi estremi, porti con sé opportunità che, se accolte e riconosciute, possono favorire significativi processi di resilienza, ossia di riparazione e di crescita. Alla resilienza familiare contribuiscono diversi fattori: dai sistemi di credenze condivisi alla qualità dei processi comunicativi, dall’organizzazione familiare alle risorse personali dei singoli membri e a quelle delle reti sociali disponibili (Walsh, 2008). Sebbene molte famiglie incontrino peculiari fonti di stress, non vi sono indizi del fatto che le cosiddette nuove famiglie diano prova di ridotta capacità di resilienza. Sembra piuttosto la qualità dei processi relazionali, come già evidenziato, a fare la differenza, e possiamo ipotizzare che a spaventare le società moderne non debba essere tanto la comparsa di nuove organizzazioni familiari, quanto piuttosto la svalutazione dei legami e la spinta verso una sorta di inderogabile soddisfazione di bisogni e desideri individuali, con ciò che ne consegue in termini di derive narcisistiche e impoverimento della vita di relazione.

Bibliografia

C. Anderson, The diversity, strengths, and challenges of single-parent households, in F. Walsh, Normal Family Processes: Growing Diversity and Complexity, Guilford, New York 2003.
T. J. Biblarz, E. Sevci, Lesbian, Gay, Bisexual, and Transgender Families, in “Journal of Marriage and Family”, 72(3), 480-497, 2010.
C.J. Falicov, Immigrant family processes: a multidimensional framework, in F. Walsh, Normal Family Processes: Growing Diversity and Complexity, Guilford, New York 2003.
P. Fonagy, M. Target, Attaccamento e funzione riflessiva, Cortina, Milano 2001.
L. Fruggeri, Diverse normalità. Psicologia sociale delle relazioni familiari, Carocci, Roma 2005.
J. E. Glick, Connecting complex processes: a decade of research on immigrant families, in “Journal of Marriage and Family”, 72(3), 498-515, 2010.
R.J. Green, Gay and lesbian family life: risk, resilience, and rising expectations, in F. Walsh, Normal Family Processes: Growing Diversity and Complexity, Guilford, New York 2003.
K. Pasley, C. Garneau, Remarriage and Stepfamily Life, in F. Walsh, Normal Family Processes: Growing Diversity and Complexity, Guilford, New York 2003.
E. Scabini, Psicologia sociale della famiglia. Sviluppo dei legami e trasformazioni sociali, Bollati Boringhieri, Torino 1995.
D. J. Siegel, La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale, Cortina, Milano 2013.
F. Tramonti, L’impatto della malattia sulla famiglia, in F. Tramonti, A. Tongiorgi (a cura di), Famiglia e malattia. Una prospettiva relazionale in psicologia della salute, Carocci, Roma 2013.
F. Tramonti, A. Fanali, Identità e legami. La psicoterapia individuale a indirizzo sistemico-relazionale, Giunti, Firenze 2013.
C. Van Cutsem, Le famiglie ricomposte. Presa in carico e consulenza. Cortina, Milano 1999.
F. Walsh, Changing families in a changing world: reconstructing family normality, in F. Walsh, Normal Family Processes: Growing Diversity and Complexity, Guilford, New York 2003.

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