EXAGERE RIVISTA - Gennaio - Febbraio 2023, n. 1-2 anno VIII - ISSN 2531-7334

Eros, desiderio di unità e generazione.

di Gianfranco Brevetto

[intervista raccolta nel corso di Sophia – La Filosofia in Festa – Pietrasanta 2022]

L’evoluzione del concetto di Eros, nell’intervento del professor Giuseppe Girgenti a Sophia. Girgenti insegna Filosofia all’università San Raffaele di Milano. Lo ringraziamo per aver risposto alle nostre domande.

-Professor Girgenti , lei ci ha descritto la nascita di Eros partendo  dal testo de Simposio di Platone. Nel linguaggio corrente molto spesso tendiamo ad usare il termine amore per indicare quello che nell’antichità veniva nettamente distinto, almeno sotto il profilo terminologico, in  eros, philia, agape. Se stiamo all’evoluzione del mito platonico, Eros  nasce come dio, per divenire semidio e demone. Perché questa evoluzione?

-Naturalmente ciò è accaduto anche a causa l’evoluzione dei costumi sessuali dell’antica Grecia. La città di Atene aveva maturato una grande libertà in materia, per cui, se inizialmente gli amori erano quelli naturali, poi l’idea dell’amicizia, l’idea della philia, tra un amante  e amato, aveva fatto sì che gli intellettuali, non solo Platone e i filosofi, ma anche i tragici e i comici come Eschilo e Aristofane  si siano interrogati sulla vera natura dell’amore, mostrandone tutte le sfaccettature. Del resto, nel Simposio di Platone. troviamo esponenti della cultura greca che vengono dalle più diverse professioni. Abbiamo Fedro che è un poeta, Erissimaco che è un medico, Pausania che è un sofista politico,  Agatone che è uno scrittore di tragedie, Socrate che è un filosofo, Diotima, la sacerdotessa di matrice orfica con i suoi misteri iniziatici, Alcibiade, leader politico della fazione democratica. Tutti questi personaggi rispettano la grande varietà delle concezioni  sull’amore che i greci avevano maturato, che non è solo di tipo  pratico ma anche di stile linguistico. Per cui il medico parla di eros, di sesso, con lo stile della scienza, della medicina, Fedro parla con le citazioni dei poeti amorosi, il tragico  col linguaggio solenne della tragedia, il comico col linguaggio osceno e volgare della commedia. Si ha una complessità sia nel contenuto, nelle idee e nei registri linguistici. Platone ci presenta  tutto quello che il mondo greco, che ha radici nella nostra civiltà, ha pensato sull’amore, sull’eros, sulla philia, ecc. 

Ma poi, man mano, si evolve ancora..

-Sì, nel tempo si è aggiunta, come ulteriore tappa, il messaggio biblico, che poi c’è in fondo anche nel messaggio greco, perché la sacerdotessa parla di un amore divino che è ascesi verso il bello in sé, che però è disincarnato, c’è un  progressivo distacco dal livello carnale. Il messaggio  cristiano  è, invece, esattamente l’opposto: quest’amore di Dio si incarna , il logos che si fa carne. Per cui, se in Platone la scala dell’eros potremmo dire che è una salita, è ascensiva ed è frutto di una ricerca di quello che ci manca, nel linguaggio cristiano, invece, è donativa, discensiva. E’ Dio che va incontro all’uomo e che addirittura diventa carne. Il senso dell’ agape cristiana è proprio questo.

– Il racconto contenuto nel Simposio pone la nascita di Eros, legata ad una serie di contraddizioni. Lei è un esperto di Porfirio e questo racconto sembra un vero e proprio assist ai neo platonici. Da una parte c’è questa eterna contraddizione nella quale viviamo  in cui c’è un moltiplicarsi di termini per definire un sentimento, dall’altro il desiderio di unità. E’  vero che ci sono più termini per indicare l’amore, ma è altrettanto vero che noi, nel nostro agire quotidiano, facciamo riferimento ad un unico sentimento che tende a comprenderli un po’ tutti.

-Sicuramente il desiderio di unità, di anime, di corpi, della conoscenza, l’unità mistica con il divino è uno degli elementi che fanno sì che l’eros sia una forza ascensiva dalla molteplicità all’unità, le sue due metà che si riunificano, narrate nel Simposio, sono una nostalgia dell’Uno, una nostalgia dell’origine. Ma non è solo questo, l’eros non è solo desiderio di unità ma è anche desiderio di generazione, di molteplicità, di immortalità che significa produzione di altro rispetto all’uno che noi siamo. Ma siamo destinati a perire, quindi generiamo figli, generiamo opere dello spirito, tendiamo a rimanere  nel tempo. Da un lato l’eros e generazione di unità, quindi fuga e sottrazione rispetto al tempo, rispetto a divenire, dall’altro lato è invece necessita di trattenerlo questo tempo, vuole divenire nella procreazione, nella creazione di opere che eternano l’uomo, per cui è sicuramente contraddittorio. Ma si tratta di una contraddittorietà reciproca che  potrebbe essere ascensiva e discensiva nello stesso tempo. Se l’eros è una scala si può salire ma si può anche scendere.

I giovani, oggi, come intendono questo sentimento?  Lei, oggi, ha parlato ad un platea fatta soprattutto di giovani…

-Io credo che da un dal ’68 in poi  l’eros, nella sua dimensione sessuale, è stato liberalizzato, sdoganato e quindi anche, in un certo senso, dissacrato. Ha perso quelle componenti di mistero,  quella componente di tabù che potrebbe essere anche di scoperta. Il tabù ha degli aspetti negativi ma consente anche di mantenere un alone di santità, che poi è il sale del rapporto tra le persone. Nei giovani spesso c’è nostalgia di una dimensione altra del rapporto. Oggi, il consumo del sesso, si estende anche grazie ai mezzi tecnologici, ma questi eccessi ingenerano anche il desiderio di un ritorno verso relazioni stabili e dirette, ad esempio di un’amicizia solida.  E come se , una volta arrivati al massimo dell’estensione del molteplice, ci sia il desiderio di invertire la rotta e di  ritrovare una dimensione profonda.

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