EXAGERE RIVISTA - Luglio - Agosto 2020, n. 7 - 8 anno V - ISSN 2531-7334
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Gnoseologie

di Pascal Neveu

(ITA/FRA originale in fondo)

 

Scienza e medicina dopo Covid: che dire della biopolitica?

Mai prima d’ora il mondo medico e scientifico è stato al centro della nostra vita come  negli ultimi mesi, complice la pandemia che colpisce ancora in tutto il mondo.

Il confinamento generale, la chiusura delle frontiere, le numerose polemiche   relative alla gestione politica della crisi sanitaria e del trattamento più efficace,  hanno portato discredito e sfiducia, non solo riguardo ai politici ma anche nei confronti degli scienziati. Dal canto loro, medici e infermieri hanno dato dimostrazione di  eccezionale coraggio e professionalità, rischiando la vita. Doti che restano da riconoscere.

Ma, in questa occasione così tragica, abbiamo spesso dimenticato l’esistenza di concetti come  biopotere e biopolitica. Non potremmo, però, mai,  dimenticare le conseguenze del COVID-19, e di questo benedetto post Covid, che tutti pensano più progressista e umanista. Eppure…

Mai l’ essere umano, per non dire la gente, ha messo così tanto in discussione il mondo medico, fatto traballare la politica, messo in forse i fondamenti scientifici. Per non parlare delle critiche all’Organizzazione Mondiale della Sanità,  il sorgere di una disinformazione multipla e di nuovi “sapienti” sui social network …

Mai la comunicazione, trattandosi di una crisi così grave, è mai stata così negativa. Ha messo in discussione l’etica e la dignità umana (selezione dei pazienti, decessi e lutti complicati, ecc.).

Ovviamente, l’etica medica, che risale al giuramento di Ippocrate, è parte integrante della pratica della medicina. Kant aveva, a suo tempo, sviluppato il principio di dignità come “valore interiore assoluto”.

Ed è qui che entra in gioco la biopolitica e mette in discussione ciò che stiamo attraversando oggi.

In effetti, in seguito a questa pandemia, Giuseppe Conte, capo del governo italiano, è stato il primo leader occidentale ad essere messo sulla graticola per la sua gestione della pandemia di Covid-19. Anche in altri paesi, a Parigi, a Madrid,  vi sono state denunce legali  per aver messo in pericolo la vita di altri, per omicidio colposo, per negligenza o incapacità di assistere una persona in pericolo. Queste denunce contro ignoti, o contro i funzionari competenti, sono state depositate da singole persone o collettivamente. Lo Stato è stato più volte messo davanti alle sue colpe in questa ondata di procedimenti giudiziari senza precedenti. In Francia, il pubblico ministero di Parigi ha annunciato l’avvio di un’inchiesta preliminare a seguito del deposito di quattordici denunce, tra cui quelle di numerose associazioni e sindacati di infermieri, nonché quelle individuali di quasi 200.000 persone. Un record mondiale.

In Spagna, quasi tutti i membri del governo sono stati indagati con accuse che potrebbe costar loro quattro anni di prigione.  Nulla però sembra accadere negli Stati Uniti,  fatto sorprendente in un paese dove per un nonnulla si chiama l’avvocato.

La filosofia morale tradizionale, non sembra più sufficiente a rispondere a tutte le nuove domande etiche sollevate in questa occasione. Dall’età dell’illuminismo, la riflessione filosofica si è concentrata sull’essere umano come cittadino,  individuo libero, ponderato e ragionevole.

Ma le sfide legate all’attuale progresso della scienza e della tecnologia, ai valori propri degli esseri umani e alla loro relazione con il corpo, stanno generando  un’essenza politica liberale tesa a consolidare altri valori morali e imbavagliare la scienza.

La scienza e la medicina si trovano quindi di fronte a un problema politico.

I neologismi “biopolitica” e “biopotere”, inventati da Michel Foucault nell’ottobre 1974, descrivono questa nuova forma di potere interessata alle relazioni intime dei soggetti con i loro corpi.

– È il politico che deve avere il controllo del corpo e della nostra salute?

– Dovremmo rimanere liberi nel nostro comportamento durante una pandemia?

– Possiamo scegliere la nostra cura?

Il dibattito francese estremamente divisivo sul professor Raoult (favorevole all’uso della clorochina) ne è un esempio. Chi sta dicendo la verità?

Michel Foucault ha scritto: “Non appena le politiche di ricerca e di sanità pubblica diventano uno dei punti chiave dei legami sociali, siamo inevitabilmente portati a mettere in discussione la capacità delle nostre istituzioni politiche di permetterci di mantenere il controllo su di esse e elaborare prospettive del loro sviluppo. “

Riferendosi al trattamento delle epidemie di lebbra e di peste, anche durante la quarantena, Foucault vede l’inizio di quella che chiamerà “biopolitica”. Si tratta del progressivo tener conto, da parte delle autorità, della vita della popolazione. Questo non significa semplicemente di un  gruppo umano numeroso, ma di esseri viventi controllabili. Perché una popolazione ha un tasso di natalità, una piramide dell’età, un tasso di mortalità. Può morire o, al contrario, svilupparsi.

Qual è lo scopo della quarantena e del contenimento? Massimizzare semplicemente la vita delle persone.

Si tratta, in questo caso, della sorveglianza e dell’emergere del potere disciplinare. La città e la vita vengono quindi immobilizzate per controllarne la salute. Contiamo i morti, i malati, eventi di ogni tipo …

L’emergere del rapporto potere / conoscenza risulta quindi essere una reazione normale, con sostenitori o contrari a uno dei due termini.

Come sostenere la tesi che tutti siano costantemente monitorati e controllati?

I social network si sono proposti come canali di resistenza, al di là del controllo del biopotere. Con un presumibile obiettivo: non lasciare al politico la possibilità di una sorta di potere monarchico per coordinare la morte. La popolazione si è sentita disciplinata (a livello del corpo) e controllata (nella mente).

L’individuo ha vissuto al di fuori del normale ambito della sua capacità lavorative con l’uso della cassa integrazione, nella paura di non beneficiare più dell’assicurazione sanitaria, con la morte sempre in agguato attorno a lui.

Inoltre, mai così tanto i politici e gli scienziati si sono visti giudicati, condannati, comunque messi in discussione.

La conseguenza più grave di questa situazione è stata il discredito del mondo scientifico. La pubblicazione del famoso articolo su The Lancet, oramai screditato, i collegamenti dei ricercatori con i laboratori farmaceutici, gli oppositori del vaccino, molteplici bugie …  hanno tolto    la parola agli specialisti, aperto il campo a cospirazioni e movimenti settari, e noi siamo affondati in una inquietante regressione scientifica.

Ma attenti, sono la scienza e l’educazione a una metodologia certa ad essere alla base di una vita migliore, di nuove scoperte e della liberazione dell’uomo.

C’è una biopolitica, c’è una biopotenza, ma c’è soprattutto una biologia e una scienza, una sapienza che dobbiamo coltivare per non sprofondare nella manipolazione di dati, di ideologie, di egoisti che non pensano all’ interesse collettivo, in chiaro contrasto con le speranze di qualsiasi ricercatore.

Pierre Joliot, figlio di Frédéric Joliot e Marie Curie, ha forse riassunto il miglior rimedio contro la biopolitica: “Il richiamo del guadagno non rappresenterà mai la motivazione principale del ricercatore. “

***

Science, et médecine dans l’après Covid : quid de la biopolitique ?

Jamais autant le monde médical et scientifique n’a été au cœur de nos vies ces derniers mois suite à la pandémie qui nous touche encore mondialement.

Le confinement général, la fermeture des frontières, les querelles nombreuses concernant la gestion politique de la crise sanitaire, le traitement le plus adapté… ont jeté un discrédit et une défiance contre les politiques mais aussi contre les scientifiques, même si le personnel soignant a fait montre d’un courage et d’un professionnalisme exceptionnels qui restent à saluer, car risquant leur vie.

Mais c’est bien là où nous avons oublié c’est qu’est le biopouvoir et la biopolitique. Car nous ne pourrons pas oublier les conséquences de la COVID-19, et cet après… que tout le monde pense plus progressiste et humaniste. Pourtant…

Jamais l’être humain, pour ne pas dire le peuple, n’a autant questionné le monde médical, bousculé les lignes politiques, remis en cause des fondamentaux scientifiques.

Critique de l’Organisation Mondiale de la Santé, désinformations multiples, nouveaux « sachants » sur les réseaux sociaux…

Jamais la communication concernant une crise aussi importante n’a été aussi mauvaise.

Cela questionne l’éthique et la dignité humaine (tri des patients, décès et deuils compliqués…).

Bien évidemment, l’éthique médicale, qui remonte au serment d’Hippocrate, fait partie intégrante de l’exercice de la médecine.

Déjà, Kant développait le principe de dignité comme « valeur intérieure absolue ».

Et c’est là que la biopolitique intervient et questionne ce que nous vivons actuellement.

En effet, suite à cette pandémie, le Premier ministre italien Giuseppe Conte a été le premier dirigeant occidental à être mis sur le grill de la justice pour sa gestion de la pandémie de Covid-19. Tant de dépôts de plaintes en justice à Paris, Madrid, Rome pour mise en danger de la vie d’autrui, homicides involontaires, négligence, ou non assistance à personne en danger. Ces plaintes contre X, ou contre des dirigeants désignés, sont déposées à titre individuel ou en nom collectif. L’Etat est parfois poursuivi pour faute dans cette vague de poursuites judiciaires, sans précédent pour une pandémie. En France, le procureur de Paris a annoncé le lancement d’une enquête préliminaire à la suite du dépôt de quatorze plaintes regroupant celles de nombreuses associations et syndicats de soignants, ainsi que celles, individuelles, de presque 200 000 personnes. Un record mondial !

En Espagne, presque tous les membres du gouvernement sont poursuivis pour des accusations qui pourraient leur valoir quatre ans de prison.

En revanche, les plaintes ne pleuvent pas aux Etats-Unis, ce qui peut surprendre dans un pays où on appelle pour tout et pour rien son avocat.

La philosophie morale traditionnelle n’apparaît donc plus suffisante pour répondre à toutes les nouvelles questions éthiques posées. Depuis le siècle des Lumières, la réflexion philosophique s’est concentrée sur l’humain en tant que citoyen, individu libre, raisonné et raisonnable.

Mais les défis liés aux progrès actuels des sciences et des techniques, aux valeurs propres à l’humain et à son rapport au corps, ont créé une essence politique libérale pour asseoir des valeurs morales et contraindre la science.

La science et la médecine se trouvent donc désormais confrontées à un enjeu politique.

Les néologismes « biopolitique » et « biopouvoir », inventés par Michel Foucault en octobre 1974,  décrivent cette nouvelle forme de pouvoir qui s’intéresse aux rapports intimes des sujets à leur corps.

– Est-ce le politique qui doit avoir une emprise sur les corps et notre santé ?

– Devons-nous rester libres dans nos comportements lors d’une pandémie ?

– Pouvons-nous choisir notre traitement ? Le débat français extrêmement clivant concernant le Professeur Raoult en est un exemple. Qui dit vrai ?

Michel Foucault écrivait : « Dès lors que les politiques en matière de recherche et de santé publique deviennent un des points clés du lien social, nous sommes inévitablement conduits à nous interroger sur la capacité de nos institutions politiques à nous permettre d’en conserver la maîtrise et de dresser des perspectives à leur développement. »

En nous ramenant au traitement des épidémies de lèpre et de peste, également les quarantaines, Foucault voit les débuts de ce qu’il va appeler la « biopolitique ». Il s’agit de la prise en compte progressive, par le pouvoir, de la vie de la population. Cela ne veut pas dire simplement un groupe humain nombreux, mais des êtres vivants commandés. Car une population a un taux de natalité, une pyramide des âges, un taux de mortalité. Elle peut périr ou bien au contraire se développer.

Aussi quel est le but de la quarantaine et du confinement ? Simplement maximaliser la vie de la population.

Mais il s’agit alors de surveillance, et l’émergence d’un pouvoir disciplinaire. La ville et la vie sont alors immobilisées afin de maîtriser la santé. On compte les morts, les malades, les événements de toute sorte…

Une émergence de la relation pouvoir/savoir se révèle donc être une réaction normale, avec adhésion ou opposition.

Comment supporter que chacun soit surveillé, contrôlé en permanence ?

Les réseaux sociaux se sont donc alors révélés être des canaux de résistance, hors de contrôle du biopouvoir. Avec un but : ne pas laisser la possibilité au politique une sorte de pouvoir monarchique de coordonner la mort.

Car la population s’est sentie disciplinée (au niveau du corps) et contrôlée (par l’esprit).

L’individu s’est vécu hors du champ normal de sa capacité au travail avec l’assurance d’un salaire, avec la crainte de ne pas bénéficier des assurances maladies, avec la mort rôdant autour de nos âmes.

Aussi, tant les politiques et les scientifiques se sont vus jugés, condamnés, en tout cas remis en cause.

La plus grave conséquence réside quant au discrédit du monde scientifique. La publication du fameux article dans The Lancet, décrédibilisé, les liens de chercheurs avec des laboratoires pharmaceutiques, les opposants à un vaccin, les mensonges multiples… sont venus tuer la parole de spécialistes, ont ouvert le champ aux complotistes et mouvements sectaires, et nous ont fait sombrer dans une régression scientifique inquiétante.

Or c’est bien la science et l’éducation à une méthodologie incontestable qui sont la base d’une meilleure vie, les découvertes et la libération de l’Homme.

Il existe une biopolitique, il existe un biopouvoir… mais il existe avant tout une biologie et une science… une sapienza qu’il nous faut cultiver afin de ne sombrer dans la manipulation des chiffres, des idéologies, des egos qui ne pensent pas l’intérêt collectif… a contrario de l’utopie de tout chercheur.

Pierre Joliot, fils de Frédéric Joliot et Marie Curie,  résumait peut-être le meilleur remède contre la biopolitique : « L’appât du gain ne représentera jamais la motivation principal du chercheur. »

 

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