di Valter Cascioli
Al di là dell’annosa vexata quaestio che vede contrapposti i fautori della cultura analogica ai sostenitori del mondo digitale, penso sia necessario ribadire, a tutto vantaggio di quello che andremo a considerare, che l’IA non è affatto intelligente e che l’essere umano, come ricorda papa Leone XIV, non è di certo un algoritmo. Ne consegue che “il cervello umano non è né equiparabile, né assimilabile ad un computer”, come ben sottolinea il prof. Carrara, Membro della Neuroethics Society e della SINe (Società Italiana di Neuroetica).
Sono le neuroscienze a farci capire quanto sia fuorviante parlare di “intelligenza” riguardo ai sistemi informatici e agli algoritmi, nonostante siano capaci di simulare il ragionamento umano e di svolgere compiti complessi.
Stessa cosa per quanto riguarda l’IA agentica (o Agentic AI). Si tratta di un’evoluzione dell’intelligenza digitale, che non si limita a rispondere alle domande, ma agisce in modo autonomo, portando a termine compiti complessi.
Il cervello dell’uomo, come ben sappiamo, va ben al di là del suo potere computazionale. La persona umana è un’unità inscindibile di corpo e di anima. Quest’ultima, creata con infinito amore da Dio al momento del concepimento, non perisce con il corpo, in quanto spirituale ed immortale.
L’uomo, inoltre, è empatia, capacità di co-sentire, di partecipare emotivamente alle esperienze altrui, di provare emozioni e sentimenti, di auto-trascendenza ovvero di superare il proprio egoismo attraverso l’amore oblativo, espressione autentica di quel desiderio di cielo che Dio ha inscritto nei nostri cuori.
Creati da Dio a sua immagine e somiglianza, abbiamo infatti, a differenza di tutti gli altri essere viventi, una capacità di ascesi che, se riconosciuta ed accolta, porta l’uomo ad una crescita morale e ad un’elevazione spirituale.
Come ci insegna la Teologia, si realizza una trasformazione interiore, operata dalla grazia (metanoia),che passa attraverso il combattimento spirituale, e ci porta a superare i nostri stessi limiti creaturali mediante un cammino di purificazione.
L’ autotrascendenza, che abbiamo appena menzionato, è il cardine della logoterapia, scuola psicoterapeutica fondata da Victor Frankl, neuropsichiatra austriaco, vissuto nel XX secolo.
La logoterapia rende conto della capacità dell’uomo di andare oltre se stesso, al di fuori del proprio Io. Questa ricerca di significato si realizza sostanzialmente in due direzioni: orizzontale e verticale. L’autotrascendenza orizzontale è quella che ci fa andare verso gli altri o verso le cose, per guardare con occhi sapienziali il mondo e le persone intorno a noi, fino a portarci ad una nuova Weltanschauung. L’autotrascendenza verticale è quella che ci fa andare verso Dio o, comunque, verso un Assoluto.
Nella nostra società sempre più atea e secolarizzata, l’uomo cerca di colmare, sia pure in modo incongruo, un vuoto esistenziale dovuto alla mancanza di senso e di significato, riconducibile in ultima analisi ad una perdita di valori (anomia).
Tutto questo porta l’individuo a riconoscersi ed omologarsi in falsi cliché, in realtà virtuali effimere e in profili ingannevoli, che tradiscono il vero desiderio di bene e di pienezza. Una realtà disincarnata, destinata ad un fallimento esistenziale.
Sempre più alienate dalla realtà relazionale, le persone si affidano allora a dating apps (applicazioni di incontri), ovvero piattaforme digitali progettate per aiutare a conoscere nuove persone, allo scopo di fare nuove amicizie o semplicemente flirtare. Per evadere dalla loro solitudine esistenziale, che spesso sconfina in quadri clinici riconducibili a disturbi mentali e a dipendenze comportamentali e da sostanze, ricorrono alla geo-localizzazione dello smartphone per trovare altri utenti nelle vicinanze con i quali chattare.
In una società sempre più disorientata, confusa, agitata ed insoddisfatta, si evidenzia parimenti un progressivo decadimento della qualità dei rapporti interpersonali e dei fondamenti etici e spirituali, di pari passo con un crescente disagio esistenziale, conseguente alla perdita di senso. Questo investe alle radici, in vario modo, anche la comunicazione sociale e la stessa evangelizzazione.
In tale contesto di solitudine esistenziale e di alienazione, in una realtà edonista sempre più disumanizzata, nasce il post-umano che prepara la strada al transumanesimo. Ne ha parlato di recente anche il Santo Padre, Leone XIV, nella sua Lettera enciclica Magnifica Humanitas, pubblicata il 15 maggio 2026.
Il rischio che corre l’umanità è allora quello di misconoscere l’unicità e la singolarità di ogni essere umano, creato da Dio a sua immagine.
La cultura digitale tende a soppiantare la cultura analogica, promettendo efficienza e prontezza nel rispondere in modo impersonale alle nostre richiesta, secondo la logica del “fai da te” e del “tutto e subito”.
L’intelligenza artificiale (IA), che sembra almeno in apparenza dominare i processi conoscitivi, insieme alla realtà virtuale, tende pericolosamente a sovrapporsi al buon senso comune, divenendo la cifra caratteristica dell’insipienza caratterizzante l’Homo technologicus, aberrante ibrido di uomo e macchina, con la pretesa di sostituire, in modo chiaramente velleitario ed utopico, l’Homo sapiens.
Forte di una prometeica hybris e di una luciferina supponenza, entrambe generate da una visione antropocentrica della vita, l’uomo sembra volersi innalzare in modo manifestamente idolatrico, immemore del proprio limite creaturale, ponendosi al posto Dio, come Signore della vita e della morte.
Una vera e propria sfida antropologica alla scienza ed alla fede, ma anche alla filosofia e all’etica.
Le istanze transumaniste, delle quali si rendono pervicaci portatori irriducibili tecnocrati, sostenuti unicamente dal loro smisurato desiderio di potere e di dominio delle masse, sono i nuovi spregiudicati protagonisti di questa epoca.
Ecco dunque il transumanesimo (neologismo coniato nel lontano 1957 dal biologo londinese Julian Huxley), del quale l’IA e la robotica sono il gladio e la cui matrice filosofica sottesa è lo gnosticismo. Tale dottrina è tornata da tempo drammaticamente alla ribalta sotto le mentite spoglie di un ambizioso messianismo geopolitico. Il transumanesimo cavalca indomito il desiderio utopistico mai sopito di un’eterna giovinezza, attraverso la sconfitta delle malattie ed il raggiungimento di un’immortalità biologica.
Lo stesso Elon Musk, che per circa 4 mesi guidò nel 2025 il DOGE (Dipartimento per l’efficienza del governo), ebbe ad affermare in modo emblematico ed altrettanto inquietante: “Sto lavorando ad un progetto per rendere immortali gli esseri umani”.
Al di là delle sue mire megalomaniche di illimitatezza che sfiorano il delirio di onnipotenza, ci troviamo di fronte ad un’impostura anticristica – come sottolinea il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) ai nn. 675-676 – cioè ad uno pseudo-messianismo politico nel quale l’uomo glorifica se stesso, mettendosi al posto di Dio.
È questo il peccato nel quale, ab imis fundamentis, caddero i nostri progenitori, ingannati dal serpente antico.