EXAGERE RIVISTA - Luglio - Agosto - Settembre 2022, n. 7-8-9 anno VII - ISSN 2531-7334

Il paradosso dell’essere giovani

di Claudio Fratesi

‘Non so cosa voglio, ma lo voglio con tutte le forze’


Scrivere sul significato di essere giovani è sempre una prova complessa, perché il concetto di giovinezza è molto vasto, riguarda tutti e tocca le corde emotive in una molteplicità di aspetti. Tenterò di fare una breve panoramica su alcuni aspetti per me salienti riguardo alla difficoltà di essere giovani oggi. E, come sono solito fare nel mio lavoro, lascerò domande aperte perché possano essere di stimolo alla riflessione.

Oggi credo che si possa parlare di paradosso della giovinezza in quanto gli attributi che in questo momento storico caratterizzano l’essere giovani sono antitetici rispetto agli scopi e agli obiettivi che culturalmente sono tipici dell’essere giovani.

Proverò a spiegarmi facendo riferimento alle tante parole ascoltate e dette nel mio lavoro di psicoterapeuta con giovani portatori di un disagio che si incentra nel vivere la loro gioventù.

“E’ molto facile perdere la gioventù”, mi ha detto un ragazzo di trent’anni dopo pochi mesi che lavorava in un grande ente pubblico, aveva colleghi stanchi e anchilosati negli schemi usuali del loro lavoro; la gioventù del ragazzo rompeva quegli schemi e diventava un fattore di disturbo da boicottare. La considero una riflessione molto interessante e amara che non deve essere argomentata, ma lasciata decantare ascoltando il retrogusto che porta con sé.

Essere giovani  è un paradosso poiché, sebbene le premesse siano giuste e altrettanto giuste siano le conseguenti deduzioni, si arriva a qualcosa di non chiaramente decifrabile: si è vecchi  a venti anni se si decide di iniziare da zero la carriera da concertista di pianoforte e si è molto giovani a cinquanta per essere eletto  capo dello stato; un neonato è tabula rasa ed è giovanissimo dal punto di vista del comprendere e delle esperienze della vita, ma è anche vecchissimo dal punto di vista genetico perché la cellula del concepimento si è replicata circa venti miliardi di volte prima di giungere alla nascita.

Gioventù e vecchiaia sono concetti ambigui che crediamo di padroneggiare, ma ci sfuggono come quando ci illudiamo di suddividere il tempo tra passato, presente e futuro.

Assistiamo a un preoccupante aumento del disagio psicologico già in tenera età: disturbi da attacchi di panico e da stress si manifestano in bambini delle elementari e soprattutto in giovinetti della scuola media, una situazione impensabile fino a pochi decenni fa. Cosa sta succedendo?

La dimensione del gioco sembra abbia perso la connessione con il divertimento, il tempo della scuola è un tempo serrato, si studia molto, compiti da svolgere persino la domenica e il tempo dopo la scuola è riempito da una miriade di attività che sarebbero potenzialmente sane e belle se non fossero strutturate con gli stessi ritmi, a volte peggiori, di quelli scolastici.

La corsa al traguardo e l’affannosa ricerca dell’obiettivo da raggiungere stanno distruggendo il tempo libero, quello della libertà, dell’invenzione o della noia necessaria per scovare divertimenti nuovi.

Giovanissimi e giovani trascorrono giornate colme di impegni, le attività riempono lo spazio e il pensiero e anche il tempo della famiglia si risolve a cena, quando per tutti è più comodo restare in superficie sul consolidato e consolatorio: Tutto bene? Sì!

E che dire riguardo a quei genitori che urlano inferociti nei piccoli stadi quando giocano i loro figli?

Ѐ educativo mettere al primo posto il vincere comunque, per forza, anche ingiustamente?

Certamente no, ma è questa la regola che questi genitori/bambini trasmettono ai loro figli. Al contrario dovrebbe esserci un’educazione etica e sociale, ma è evidente che non esiste un’educazione alle emozioni positive, non esiste un’educazione alla felicità.

Gli obiettivi che rendono vincenti e da raggiungere ad ogni costo sono l’efficienza, la magrezza e l’abbigliamento uniformato; nessuno chiede a giovani e giovanissimi come trascorrono la vita che stanno vivendo, cosa sentono. La felicità è un optional, un accadimento casuale non contemplato nei programmi scolastici e, troppo spesso, nemmeno nei ’programmi’ familiari.

Se vuoi essere giovane consuma come un giovane

Ascolto con attenzione i racconti dei weekend trascorsi da molti di giovani con i quali ho modo di dialogare.

Tralascio volutamente il mondo delle droghe che di fatto infesta la vita di moltissime persone di tutte le età.
Il divertimento è stabilito, programmato e conteggiato dalle grandi lobby del consumo.

“Voglio uscire dal tunnel del divertimento” cantava Caparezza.

Il fine settimana inizia nel tardo pomeriggio, generalmente con aperitivi, si passa poi alla cena e a seguire per i giovanissimi c’è la discoteca che significa ballare fino allo stremo delle forze finché non è giorno.

Immancabile l’After hours e poi tutto si concluderà con la dormita domenicale fino al tardo pomeriggio. Tra acidità di stomaco e mal di testa non vedranno nessuno, al massimo qualche contatto WhatsApp e poi cena, che generalmente è l’unico pasto della giornata. Infine di nuovo a letto a dormire fino alla mattina dopo. Per chi non va in discoteca c’è il pellegrinaggio tra i locali dove si beve sempre e si incontrano sempre le stesse persone, un ciondolare fino alle due-tre del mattino.

Non ci sarebbe niente di negativo se non fosse per il fatto che tutti i weekend è la stessa routine, non c’è altro da fare che consumare alcol, non come mezzo per divertirsi, ma come fine al consumo e allo stordimento.

Si capisce il bisogno di evasione e di sognare, ma in questo modo si tratta di chimica, di sostanze che alterano la realtà dell’incontro umano che dovrebbe essere il motore di ogni esperienza di crescita: i paradisi artificiali di Baudelaire.

Possibile che la società non abbia altri obiettivi oltre il consumo come fine ultimo?

Dove è finita la domenica delle gite, dei picnic, delle escursioni …?

Tutto deve esaurirsi in uno stanco pomeriggio domenicale con il rumore sottostante di un’interminabile serie tv?

C’è una paura dell’incontro reale senza alcol o droghe?

Isole di autonomia

Un aspetto più schiettamente psicologico riguarda l’autonomia e la crescita.

Sappiamo che dai quattordici anni inizia una prima fase di svincolo dalla famiglia di origine che si consolida verso i venti-ventidue anni e dovrebbe concludersi al massimo entro i trenta.

Ma oggi per la maggior parte dei giovani dai venti ai trent’anni la realtà è ben diversa.

Abbiamo giovani che già a diciannove anni hanno vissuto varie esperienze all’estero e rischiano lo stesso di rimanere dipendenti economicamente fino oltre i trent’anni.

Si tratta di una condizione psicologica nuova, di isole di autonomia; tanti giovani diventano adulti restando economicamente dipendenti dai genitori.

Di quale svincolo si tratta? È possibile parlare di reale autonomia?

Non essere autonomi a livello economico ed essere adulti e magari genitori conduce a un rimescolamento basilare della famiglia classica che abbiamo conosciuto finora: le gerarchie, i ruoli, la distribuzione del potere e delle responsabilità sono stravolti dal dramma della mancanza di un lavoro stabile, pertanto di un ruolo chiaro e riconosciuto.

“Il ruolo economico determina il ruolo sociale”, sosteneva Marx.

E i nonni? Molti sono i finanziatori di maggioranza delle famiglie dei figli e molti altri sono costretti a turni massacranti di babysitteraggio e colf.

“Si lavora come neri per vivere come bianchi”, recita un mio paziente poeta.

L’efficientismo e il denaro quale bene assoluto e imprescindibile è il mantra del nostro secolo.

La gioventù svuotata della sua essenza di novità e rivoluzione è stata assunta a presupposto base per essere efficienti e belli.

Bellezza e giovinezza sono un unico concetto e chi non riesce a seguire questo modello deve sentirsi in colpa. La colpa deriva dalla connotazione sociale che è feroce su questi aspetti; il non rientrare negli schemi stabiliti genera angoscia e depressione.

Laura, 13 anni, è sovrappeso, non riesce a fare diete perché si è convinta di non valere nulla e di non meritare nulla!

Bocche rifatte, seni turgidi, capelli colorati, depilazioni maschili, sopracciglia tatuate sono alcuni degli affari importanti per i centri estetici frequentati da uomini e donne in egual misura.

L’obiettivo non è essere piacenti, ma apparire giovani, sempre e comunque.

Attrici e conduttrici televisive rese orribili da una chirurgia plastica mostruosa.

Personalità Off-line/On-line

Un accenno ad un tema molto importante che avrebbe bisogno di un’espansione maggiore e che non investe solo i giovani ma trova in essi la massima diffusione, è il dialogo tra la personalità on-line e quella off-line, per citare Bauman.

La personalità on-line sta fagocitando quella off-line, è più gestibile, può apparire e scomparire, non ha la responsabilità di essere costante nel tempo; il rapporto tra la personalità on-line e quella off-line ricorda il rapporto freudiano tra ideale dell’io e io.

False personalità, personalità fake fanno parte della normalità odierna: si finge di essere altro da sé stessi e si provano le emozioni connesse alla personalità fake.

Una realtà quando è condivisa diventa vera.

Galimberti evidenzia come un tempo si uscisse da casa per incontrare persone, mentre oggi si rientra a casa e ci si mette davanti al PC o davanti al telefonino per chattare. Ma è questo un reale incontro? L’on-line può sostituire il corpo? La vista può surrogare tutti gli altri sensi?

Certamente No. Dopo un lasso di tempo inizia a farsi sentire un senso di solitudine e tristezza, molte depressioni nascono dal vuoto sottostante al fragore dei social.

La plasticità del cervello ci permette di apprendere e di rendere consueti compiti che inizialmente ci imponevano sforzo; i giovanissimi di oggi, già in tenera età, imparano a manipolare e ad essere manipolati dagli schermi dei telefonini, sempre più veloci, usando in maniera preponderante la vista e lasciando in secondo piano il corpo.

L’esperienza ‘reale’ non è la fotocopia del mondo che esperiamo, ma è la costruzione che facciamo del mondo; ne consegue che il mondo costruito sulle immagini dei cellulari sarà il mondo ‘reale’.

Ѐ evidente l’enorme influenza di questi strumenti che oggi dominano la comunicazione.

La società dovrebbe essere protetta e salvaguardata da questo strapotere incontrollato e forse incontrollabile.

La famiglia ha pochi strumenti correttivi di fronte allo strapotere dei social e della tecnologia che secondo Galimberti ha un solo obiettivo: la crescita illimitata della sua potenza.

L’essere umano teme l’impotenza che è una delle sue più grandi paure, l’impotenza rispetto alla vita e alla possibilità di morire in un attimo che viene fintamente esorcizzata, espulsa da sé stessi, con l’illusione della tecnica.

Non è bello ciò che piace ma è bello solo ciò che è giovane, o sembra tale.

Ho già accennato a questo assioma che pervade la società dei nostri tempi, l’assioma che bellezza e giovinezza siano un unico concetto e rappresentino un valore connesso a salute ed efficienza. 

Il corpo, bello e giovane, non appartiene al singolo individuo, ma rappresenta un patrimonio sociale che veicola i valori fondanti di una civiltà consumistica.

Persino per la pubblicità dei dentifrici vengono ‘usati’ splendidi corpi giovanili per infondere in chi comprerà il prodotto l’illusione inconsapevole di poter assomigliare, attraverso l’uso e il possesso del prodotto, ai modelli proposti nella pubblicità.

Quando ho iniziato a lavorare esistevano solo due patologie psicologiche alimentari, oggi sono cinque e tre di queste sono connesse alla bellezza e alla giovinezza

Anoressia: Adele ha 15 anni, da circa un anno ha iniziato ad escludere alcuni cibi dalla sua dieta alimentare, oggi pesa circa 40 kg e, nonostante sia ridotta pelle ed ossa, continua a vedersi grassa e brutta.

Vigoressia: Marco ha 22 anni, da circa un anno e mezzo si allena assiduamente in palestra tralasciando tutti gli altri suoi precedenti interessi, compresa la fidanzata; la sua alimentazione è esclusivamente composta da integratori di vario genere e cocktail di bevande iperproteiche, i suoi reni stanno soffrendo e rischia di causarsi danni molto seri ma non demorde perché non ha raggiunto la massa muscolare sperata.

Ortoressia: Luca, dopo una crisi sentimentale molto dura che lo ha costretto a curarsi con farmaci, ha gradualmente iniziato a selezionare il cibo nella logica della massima purezza degli alimenti; attualmente si nutre solo con cibi super selezionati e prova nausea al solo pensiero di mangiare una pizza margherita.

Sono tre esempi di ricerca di ‘bellezza’ e giovinezza attraverso l’alimentazione controllata, tre esempi dove si intravede nettamente il bisogno di competere per ottenere probabilmente un riscatto sociale.

Possiamo aggiungerne un’altra: il digiuno che rappresenta un’interessante metafora della privazione e del ‘martirio’ come strumento meritorio verso il successo.

L’intelligenza può salvarci

Nonostante l’attacco serrato contro l’autonomia delle personalità attraverso le droghe, l’alcol, la fidelizzazione alle marche produttrici di beni, le dipendenze di varia natura, io credo che l’intelligenza dei giovani potrà salvare il mondo.

Tramontati definitivamente i miti dell’espansione scriteriata delle città e dello sfruttamento insensato delle risorse del pianeta, vedo nei giovani elementi assolutamente positivi come l’attenzione verso l’ambiente, l’abbattimento della barriera fasulla tra ambiente privato e ambiente pubblico, la ricerca della qualità, il senso del team e della ricchezza tratta dall’incontro di culture diverse, un pensiero globale del mondo.

La tecnica ha sostituito il mito della crescita sfrenata assorbendolo in sé stessa, ma non può vincere contro la natura e l’intelligenza dell’essere umano.

Tecnica e tecnologia sfrenata devono essere strumenti e non elementi dominanti, una super auto o un super computer hanno valore perché è l’uomo a dargliene, non dimentichiamolo!

Ci troviamo oggi, come è sempre accaduto di fronte alle grandi novità, accecati e storditi dalla potenza dell’ultima scoperta.

È accaduto con il treno a vapore, con l’automobile, con la televisione ecc.

Se riusciremo a mettere di nuovo l’essere umano al centro delle questioni, potremo dominare ogni tecnologia e renderla utile per la ricerca di benessere e felicità collettivi.

I nostri giovani sono compressi tra richieste che sono di fatto opposte, ecco il paradosso. La società li pretende cognitivamente efficienti e super preparati e nello stesso tempo, a livello emotivo, dipendenti e asserviti al consumo obbligato.

Da questo paradosso si può uscire con la consapevolezza e con l’intelligenza di chi costruisce ponti e non torri, con la consapevolezza, come sosteneva Gorbaciov, che un Paese è ricco e sicuro solo quando anche i Paesi vicini lo sono.

‘Voi  fate pochi figli e li drogate’, mi ha detto un paziente tunisino e io aggiungo non solo di droghe e alcol, ma anche di una ideologia vuota di valori e centrata sul consumo.

Al contrario dobbiamo avere fiducia nei giovani che vogliono fare, dare loro posti di lavoro e di responsabilità, dare spazio alla creatività fin dall’infanzia, credere nel potenziale dei giovani, nella rivoluzione della quale sono portatori.

Il mondo ne ha bisogno!!

Bibliografia

Z. Bauman ‘L’Arte della vita’ Gius Laterza 2008

M. Bowen ‘Dalla famiglia all’individuo’ astrolabio 1978

U. Galimberti ‘I miti del nostro tempo’ feltrinelli 2009

M. S. Gorbacev ‘La posta in gioco’ Baldini Castoldi 2020

M. Lancini ‘Il ritiro sociale negli adolescenti’ Cortina 2019

P.P. Pasolini ‘Petrolio’ Einaudi 1992

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