EXAGERE RIVISTA - marzo - aprile - 2026, n. 3-4 anno XI - ISSN 2531-7334

Il simbolo ci invita a cercare dentro di noi. Intervista a Claudio Bonvecchio

Il 23 febbraio 2026 è uscito per la collana Magia e occulto di Mursia Le parole dell’Esoterismo di Claudio Bonvecchio, Professore di Filosofia delle scienze sociali all’Università degli Studi dell’Insubria di Varese e coordinatore del dottorato in Filosofia delle scienze sociali e Comunicazione simbolica, e Bernardo Nante, Professore di Filosofia della religione e Mitologia generale e comparata all’Universidad del Salvador di Buenos Aires. 

Il Dizionario raccoglie quasi mille termini, da “Abaris” a “Zoroastrismo”, fornendo al lettore strumenti per decifrare le varie manifestazioni della spiritualità umana nel corso dei secoli. Le singole voci sono accompagnate da riferimenti etimologici e spiegazioni che forniscono riferimenti storico-culturali, varianti simboliche, interpretative e rimandi interni che agevolano la consultazione. Uno strumento imponente e prezioso per cultori della materia e per appassionati o semplici curiosi. Per approfondire abbiamo rivolto alcune domande al Professor Bonvecchio. 

-Osservando il suo percorso professionale, si nota che la sua carriera è partita dall’ambito della filosofia e ha attraversato le scienze sociali, le scienze della comunicazione, la simbolica politica.  Come si arriva ad occuparsi di esoterismo partendo dalla filosofia? 

Sono partito in realtà dalla filosofia teoretica, il mio primo libro è stato su Kant (Metafisica e ontologia in Kant: per una analisi della Critica della ragion pura Cooperativa editrice universitaria, Pavia, 1974. ndr). In seguito sono passato alla filosofia politica e ho scritto su Carl Schmitt, famoso giurista, molto discusso ma molto importante. Proprio in Schmitt si cominciava a intravedere un interesse per tutti gli aspetti simbolici legati alla politica e al diritto. Di qui ho cominciato a studiare il tema del simbolo, che solitamente viene associato alla parola segno ma che è in realtà un’altra cosa.

Il segno è qualcosa che nasce perché la gente ritiene che sia utile: per esempio, un segnale stradale è un segno, un’aquila è un simbolo, non un segno. Ho cominciato a notare la trasversalità dei simboli in tutte le culture, anzi: che la nostra stessa vita è simbolica. Gerolamo Cardano, famoso medico, mago, umanista, diceva che la vita umana è simbolica e chi non lo capisce non è un uomo. 

Confrontandomi poi con il professor Nante, intellettuale e filosofo argentino, abbiamo pensato a uno studio sulle parole più importanti dell’esoterismo. È importante qui sottolineare che “esoterismo” non va confuso, come spesso avviene, con ciò che riguarda la massoneria, i riti satanici o simili: significa, invece, cercare l’interno, perché in fondo il simbolo ci invita a cercare dentro di noi quelle verità, quella totalità, che non riusciamo a rintracciare all’esterno.

Nel 2014 abbiamo iniziato questo viaggio, terminato grossomodo l’anno scorso, con questo imponente volume che è un vero e proprio dizionario delle parole dell’esoterismo che noi riteniamo più importanti.

-E a proposito di questo, per consentire ai lettori di orientarsi in un terreno che talvolta può risultare scivoloso per chi non è esperto della materia: leggendo le voci del dizionario appare chiaro che la magia e l’esoterismo non sono sinonimi. Come si può spiegare in termini semplici il significato diverso, la distanza tra questi due termini? 

Esoterismo, come dice la parola stessa che viene dal greco, significa “andare all’interno”. La magia di per sé è una pratica che in alcuni casi può aiutare anche ad arrivare all’interno, ma non è la sola, evidentemente.

Andare al proprio interno significa cercare quella via che indicano spesso le religioni, le tradizioni culturali, le fiabe, come dice Jung, poiché ci invitano a riflettere su quello che siamo. La parola “cosmo”, per esempio, è una parola che tendiamo a vedere solo da un punto di vista scientifico. Noi partecipiamo a questo “cosmo”, ma ciò significa pensare che questo cosmo è anche dentro di noi, perché anche noi siamo un cosmo. Questo significa comprendere che abbiamo bisogno di avere un ordine interiore, una fiamma, una spiritualità che ci aiuti a comprendere noi stessi e la natura. 

La magia evidentemente è il tentativo di influenzare il mondo esterno, ammesso che si riesca, ma per poter fare quello ciascuno dovrebbe essere talmente padrone di se stesso per riuscire a comprendere esattamente quello che succede fuori, cominciare a capire che il mondo esterno ha una sua proiezione nel mondo interno e quindi riuscire a capire anche il mondo esterno nella sua complessità.

Già la teoria della relatività, curiosamente, ha degli aspetti che sembrano magia: quando si dice che due elementi dello stesso tipo, uno sulla terra e uno sulla luna, sono talmente interconnessi che se si sposta uno si sposta anche l’altro, sta a significare che c’è un’interconnessione, la vogliamo chiamare magia? Chiamiamola magia, ma non è certamente la magia delle formule magiche dei film o dei cartoni animati, che piace di più perché sembra risolvere i problemi esteriori anziché indagare in profondità. 

Se andassimo a chiedere un filtro d’amore a uno dei tanti sedicenti maghi non avremmo fiducia nella nostra capacità di capire cosa sia l’amore. Senza comprendere il significato profondo delle parole e riportarlo alla propria interiorità si corre il rischio di scambiare qualcosa che non c’è per qualcosa che c’è. 

Il vostro lavoro si concretizza in un vero e proprio Dizionario, dal quale emerge per sua stessa natura il tema della parola. Quanto è centrale nell’esoterismo l’elemento verbale? 

L’elemento verbale è fondamentale. 

Nel mondo moderno le parole sono sempre più semplificate, evidentemente.

Forse a richiederlo è la società stessa, senza dare giudizi di per sé negativi. In realtà la parola ha una polivalenza estrema, è come un cristallo illuminato da un raggio di sole che ha moltissime riflessioni. 

Pensiamo, ad esempio, alla parola amore: ha dentro di sé tantissimi significati, alcuni positivi, altri negativi. Per comprendere questo termine, anche considerandone l’etimologia, dobbiamo accettare la molteplicità dei significati, altrimenti saremmo costretti a confrontarci con uno solo di questi, magari quello dell’opinione pubblica, del consumismo. “Amore” allora diventa il comprare baci di dama, baci Perugina, baci di qualsiasi altra marca… tuttavia, “amore” non è solo regalare qualcosa: è riuscire a comprendere se stessi e l’altro, riuscire a comprendere che in ogni essere di sesso maschile c’è una componente femminile da integrare, e viceversa.

Senza questa integrazione non c’è amore, non c’è parità e nemmeno possibilità di fare un percorso comune. 

Leggere il nostro Dizionario sicuramente non risolve i problemi ma può quantomeno mettere in discussione ciò che normalmente si ritiene ovvio e indiscutibile.

Scorrendo poi le pagine del Dizionario si rintracciano molti termini che sono presenti anche nel linguaggio della religione, sia ebraica che cristiana. Pensiamo a parole come Adamo, Yahweh, altare, angelo, arca, diavolo…

Tuttavia, nella Bibbia sono molto presenti i momenti in cui si condannano le pratiche di natura magica o esoterica.  Qual è  allora il tipo di legame che intercorre tra esoterismo e religione? Qual è la chiave per distinguere questi due ambiti?

Ci sono sicuramente dimensioni dell’aspetto religioso che si possono chiamare esoteriche, come ad esempio la Kabbalah che presuppone una ricerca, tramite la parola divina espressa dalla Bibbia, di quello che siamo nel profondo. L’albero della Kabbalah ha le sue radici in cielo e la chioma sulla terra: significa che dobbiamo interiorizzare il grande messaggio religioso, della Bibbia, del Nuovo Testamento, ma anche di altre religioni non appartenenti al mondo occidentale, che ci inducano a cambiare noi stessi.

L’esoterismo, inteso nel suo significato profondo vuole quello, ci chiede di cambiare noi stessi. Pensare che siamo parte di quella chioma che è sulla terra ma ha le sue radici in cielo forse ci induce a pensare che abbiamo dinnanzi una via di spiritualità, che non necessariamente deve diventare esibizione, ma deve puntare alla ricerca di quel fuoco interiore senza il quale non si nutre la nostra anima, la nostra coscienza, intesa non in senso medico-psichiatrico, ma come un punto di raccordo di tutte le nostre capacità fisiche e mentali. 

-Uno dei concetti che appare fondamentale e centrale è quello di simbolo, di cui ci ha in parte già parlato. In ambito esoterico come lo si può distinguere dal segno o dall’allegoria? 

Il segno, come detto prima, è qualcosa di convenzionale. Abbiamo fatto l’esempio del segnale stradale: per noi è chiaro, è qualcosa di cui si è stabilita la funzione.

Il simbolo, invece, è qualcosa che è da sempre presente. Consideriamo un anello, un simbolo fortissimo: è un cerchio e il cerchio è la totalità. Pensiamo alla religione ebraica in cui la circoncisione è un anello di carne che unisce il popolo ebraico con la figura di Dio, oppure pensiamo all’uomo vitruviano di Leonardo, che rappresenta l’uomo come misura di tutte le cose, ponte tra la dimensione terrena e quella spirituale. 

Regalando un anello si regala qualcosa che va oltre l’oggetto concreto, si regala un sentimento profondo che teoricamente dovrebbe durare per sempre. Il valore simbolico è fondamentale, non è un caso che il Papa, come i Vescovi, abbia l’anello come simbolo ideale di potenza spirituale, ma anche di matrimonio con Cristo, come hanno le suore. Cambiando ambito, anche al re d’Inghilterra viene consegnato un anello che simboleggia il potere che deve essere rivolto al miglioramento delle persone. Allora, vediamo come uno stesso oggetto assuma molteplici significati politici in tutte le tradizioni del mondo.

La stessa cosa vale per la rosa: regalando una rosa non regaliamo l’equivalente del suo costo e neppure regaliamo un semplice fiore. La sua forma rimanda rimanda a una cosa concava, alla caverna. Nella caverna ci sono le acque primordiali e cosa non sono se non il liquido amniotico da cui nasce la vita? Non è un caso che la rosa è stato il simbolo della Madonna. Allora, quando regaliamo una rosa regaliamo una totalità spirituale. Non è un caso che le persone omaggiate di una rosa ne abbiano un grande piacere, che va aldilà del ricevere una cosa bella, e rimanda al profondo significato di unione con il tutto.

Se si riesce a comprendere questo evidentemente le cose cambiano e il loro significato diventa più forte, più pieno, più bello anche, più potente.

-Il numero di termini che Lei e il professor Nante avete raccolto è davvero considerevole. Alcuni sono molto noti nel parlare comune, altri invece sono poco noti ai più. Le volevo chiedere, ci sono, secondo lei, alcuni termini che ormai sono diventati di uso comune, però dei quali si tende costantemente, quotidianamente, a fraintendere il significato, usati in un modo diverso da quello che sarebbe il loro vero significato? 

Sicuramente potremmo fare l’esempio precedente dell’anello ma potremmo farne molti altri, come la parola spirito essere usata come sinonimo di liquore, sia per indicare una “persona di spirito”. Lo spirito, però, non è nient’altro che quella dimensione, diceva Servier (etnologo, filosofo e storico, specializzato nello studio delle società tradizionali, dell’utopia e dell’esoterismo, ndr), che unisce il visibile con l’invisibile. D’altronde nel Credo cattolico sta scritto “il Signore è Dio delle cose visibili e invisibili”, ma le cose invisibili non sono i fantasmi, sono tutte quelle che animano il mondo e a cui noi dovremmo partecipare, come la natura, come l’albero. L’albero è qualcosa che per noi è concreto: si può usare per bruciare, per abbellire… ma è vivo. Gli studi più recenti hanno evidenziato che l’albero ha una sensibilità e riesce addirittura a muovere le radici in relazione alla vicinanza con gli altri alberi o in relazione alle sue necessità vitali. Allora, quando ci relazioniamo con la natura possiamo sentirci partecipi di un tutto se la concepiamo in tutta la sua varietà come una cosa vivente, ed è chiaro che in tal modo la natura diventa un mondo vivente di cui dovremmo avere molto rispetto. I primitivi sapevano bene quanto la natura fosse più che un mero oggetto, infatti nelle tribù africane antiche prima di tagliare un albero lo si faceva sposare formalmente con un membro della tribù e si diceva che l’albero veniva così sacrificato per la tribù di cui era parte. Piante e animali, come anche quelli domestici, non sono oggetti di divertimento o abbellimento: sono una delle tante dimensioni in cui la natura si manifesta ci fa percepire la vicinanza con un tutto che dobbiamo comprendere e interiorizzare per poter essere diversi anche nei nostri comportamenti.

Le porgo un’ultima domanda, per concludere e dare uno sguardo all’attualità. Questo periodo storico sembra segnato dalla velocità, dalla frenesia e molto spesso anche da una superficialità di informazione. Secondo lei, secondo il professor Nante con cui ha condiviso questo lavoro, c’è la possibilità di trovare uno spazio in cui possa sopravvivere una materia come quella esoterica che per sua natura richiama un tempo lento, approfondimento nei confronti di se stessi e magari poi anche di ciò che ci circonda?

Questa è una bella domanda!
Viviamo in un mondo che non è il migliore dei mondi possibili. Ma la domanda che uno si pone è questa: non è forse sempre stato così? Bernardo di Chiaravalle, un santo vissuto a cavallo tra il 1000 e il 1100, scriveva «Questo tempo ha le sue notti e non sono poche».  Potremmo dire la stessa cosa oggi, perché la crudeltà e le guerre non sono solo nostre, ci sono sempre stati uomini di grande portata e uomini di misera portata.

Quello che è intervenuto è una banalizzazione della vita grazie al consumismo, al conformismo, all’avere anziché essere, al contrario di quello che diceva Fromm. Allora credo che, se vogliamo sopravvivere e non diventare replicanti, dobbiamo cercare di vivere affrontando queste notti con coraggio e sapendo che dopo le notti vengono le albe. Ma dobbiamo essere i primi a cercare di viverle, anche tramite il libero arbitrio che ciascuno di noi ha e che ci consente di decidere, decidere anche di limitare certe abitudini, certe modalità di vita e di sfrenato consumo. Il famoso detto antico tempus fugit vale per tutti, vale per chi ha un’età matura e chi è più giovane. Allora, forse, una riflessione di questo tipo, che ciascuno dovrebbe fare e che non toglie niente alle modalità della propria vita, può aiutare a vivere meglio e a concepire gli altri non come concorrenti o potenziali nemici ma come persone che devono, come noi, cercare al loro interno quella fiamma che alla dine ci unisce. 

L’importante non è certo il comprare un libro ma è Ricercare dentro di sé quell’essere umano che forse talvolta abbiamo dimenticato di essere. Quella è la cosa più importante… il resto è, come dice il Manzoni, “la gloria che passò”.


Claudio Bonvecchio, Bernardo Nante

Le parole dell’esoterismo

2026, Mursia Editore

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