di Francesca Rifiuti
La psicoanalisi, che nasce come forma terapeutica individuale, è andata negli anni incontro a fondamentali rivoluzioni di pensiero, dimostrando di essere un dispositivo di cura capace di integrarsi, trasformarsi e arricchirsi di nuovi approcci teorici e pratici. Anna Maria Nicolò, nel suo nuovo lavoro “Gli inconsci che ci abitano: psicoanalisi dei legami familiari e di coppia” (Raffaello Cortina, 2025), chiama “quieta rivoluzione” quel lento spostarsi del focus attentivo da una prospettiva unipersonale a una intersoggettiva, che guarda anche ai sistemi familiari e di coppia.
L’intento dell’autrice è quello di proseguire il lavoro di ridefinizione e ampliamento del concetto di inconscio, riferito quindi non più solo all’individuo e all’intrapsichico ma anche a qualcosa che ha a che fare con il legame con l’Altro, con “la relazione che connette” (Bateson, 1984).
Il lavoro all’interno del setting familiare e di coppia, secondo Nicolò, impone allo psicoanalista un’apertura mentale al cambiamento e il superamento della visione dell’analisi come processo terapeutico individuale che, come affermava Freud, “non sopporta testimoni” (Nicolò, 2025). Il padre della psicoanalisi affermava però anche che essa è “sempre incompiuta, disposta a dare una nuova sistemazione alle proprie teorie, oppure a modificarle” (Freud, 1922, citato in Nicolò, 2025).
Si parla quindi di alcuni graduali cambiamenti nella pratica clinica, tra cui sicuramente vi è quello di considerare centrale il legame, inteso come un terzo elemento degno di attenzione clinica e non soltanto la somma delle individualità che lo formano. In alcuni casi è proprio il legame a essere considerato il paziente dell’analisi, ritenuto esterno al Sé e contemporaneamente espressione dell’incastro tra le persone che lo contraggono e lo co-costruiscono, influenzando così anche il proprio funzionamento individuale.
Definire l’inconscio come un apparato di trasformazione su più livelli permette di osservare e leggere alcuni fenomeni sia come espressione del mondo individuale e intrapsichico, sia dei meccanismi gruppali. Siamo di fronte quindi a una psiche che già Freud definiva “estesa” (1938, citato in Nicolò 2025). Ma estesa in che modo? La clinica più recente ha permesso di chiarire questa affermazione e di restituirle la giusta rilevanza nel lavoro con i pazienti singoli e con coppie e famiglie.
L’inconscio esteso nel tempo
La psiche e l’inconscio sono estesi nel tempo, attraverso il livello intergenerazionale e transgenerazionale. Il primo livello si riferisce a quei pattern di funzionamento, alle modalità relazionali, alle funzioni e ai vissuti psichici che sono stati sufficientemente elaborati per poter essere rappresentati e che vengono trasmessi tra le generazioni attraverso un processo di elaborazione riparativo, ripetitivo o trasformativo (Giacometti, Mazzei, 2011).
Per quanto riguarda il livello transgenerazionale invece si ha a che fare con una trasmissione muta, opaca (Giacometti, Mazzei, 2011), non pensabile, che si deposita come “introietto alieno” (Nicolò, 2025) nella mente dei membri delle generazioni successive senza essere stata elaborata o trasformata, lasciando solo tracce sensoriali o motorie, corporee e psicosomatiche.
L’inconscio esteso al proprio interno
Si fa riferimento all’inconscio passato e presente, a quello rimosso e non rimosso, ma anche al costrutto neuroscientifico della memoria implicita, che si definisce come un deposito non consapevole di tutte le memorie infantili relative ai primi due anni di vita e delle esperienze traumatiche. Immediato è anche il rimando al conoscere relazionale implicito teorizzato da Stern (2004): “quel campo di conoscenza e rappresentazione non verbale, non simbolico, non narrato, non
cosciente. Consiste in procedure motorie, pattern affettivi, aspettative e anche schemi cognitivi.” (Stern, 2004). L’implicito è non verbale, non cosciente ma gradualmente accessibile attraverso la relazione terapeutica, la corporeità, le tecniche non verbali che possono essere proposte in stanza di terapia (de Bernart, 2007).
L’inconscio esteso nello spazio
All’interno dei legami può esprimersi il meccanismo di difesa della traslocazione nell’altro (Nicolò, 2025), ovvero uno spostamento del proprio dolore psichico intollerabile su un altro membro del gruppo familiare o della coppia (in genere un figlio o il partner). Questa persona diventa quindi depositaria delle angosce inconsce dell’altro o dell’intero sistema familiare, fungendo poi anche da portavoce delle stesse in stanza di terapia. L’estensione nello spazio e quindi anche la “trasmissione” tra inconsci che può generarsi all’interno di un legame significativo si ricollega con il tema del transgenerazionale sopra citato: possono esistere esperienze traumatiche non pensabili e non elaborate da chi per primo le ha vissute e che influenzano le generazioni successive chiedendo di essere viste, di venire alla luce e di essere curate attraverso un’altra persona della famiglia. Quest’ultima, integrando una terminologia propria dell’approccio sistemico-relazionale, può diventare il paziente designato (Minuchin, 1976), il quale mette in scena nel qui e ora ciò che è irrisolto nella storia della famiglia.
Nel corso dei vari capitoli che compongono il libro, Nicolò cerca con cura e grande capacità esplicativa di descrivere, anche attraverso la narrazione di casi clinici, i cambiamenti e le trasformazioni a cui la psicoanalisi deve necessariamente andare incontro all’interno dei setting familiari e di coppia, la necessità di uno sguardo ampio e di un’apertura mentale che permetta l’integrazione di approcci diversificati e di punti di vista che possono talvolta entrare in conflitto con la psicoanalisi classica. Si parla poi delle trasformazioni e dei mutamenti del funzionamento della coppia e della famiglia, di alcune caratteristiche disfunzionali e di specifiche patologie. Queste ultime vengono interpretate non solo come proprie dell’individuo ma anche della relazione e quindi hanno, secondo l’autrice, carattere “transpersonale”, poiché influenzano il funzionamento dell’intero sistema in cui sono inserite.
Nicolò si sofferma su quanto ogni individuo esista in funzione dell’altro. Je est un autre, Rimbaud aveva espresso questo concetto in poesia a metà Ottocento.Il legame con l’Altro da sé è imprescindibile per la costruzione della propria identità, poiché esso influenza, trasforma, trasmette a livello di consapevolezza, ma anche sul piano dell’inconscio e del non pensato.Nicolò A.M. (2025)
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Anna Maria Nicolò
Gli inconsci che ci abitano: psicoanalisi dei legami familiari e di coppia.
Raffaello Cortina, Milano.
Altri riferimenti bibliografici:
Bateson, G. (1984). Mente e Natura. Adelphi, Milano
de Bernart, R. (2007). Immagine e Implicito. In Maieutica, 27-30
Giacometti, K., Mazzei, D. (2011). Il terapeuta sistemico-relazionale. Itinerari, mappe e nessi tra interazioni e rappresentazioni. Franco Angeli, Milano
Minuchin, S. (1976). Famiglie e terapia della famiglia. Astrolabio, Roma
Stern, D. (2004). Il momento presente. In psicoterapia e nella vita quotidiana. Raffaello Cortina, Milano
« Je est un autre » : Les multiplicités de l’inconscient dans l’étude clinique des liens familiaux et conjugaux
par Francesca Rifiuti
La psychanalyse, née comme thérapie individuelle, a connu des révolutions intellectuelles profondes au fil des ans, se révélant un outil thérapeutique capable d’intégrer, de transformer et de s’enrichir de nouvelles approches théoriques et pratiques. Nicolò, dans son ouvrage « Gli inconsci che ci abitano: psicoanalisi dei legami familiari e di coppia » (Raffaello Cortina, 2025), qualifie de « révolution silencieuse » ce lent glissement de l’attention d’une perspective unipersonnelle à une perspective intersubjective, qui prend également en compte les systèmes familiaux et conjugaux. L’auteur entend poursuivre le travail de redéfinition et d’élargissement du concept d’inconscient, qui ne se réfère plus seulement à l’individu et à l’intrapsychique, mais aussi à la relation à l’Autre, à « la relation qui relie » (Bateson, 1984).
Selon Nicolò, travailler au sein de la famille et du couple exige du psychanalyste une ouverture d’esprit face au changement et un dépassement de la conception de l’analyse comme un processus thérapeutique individuel qui, comme l’affirmait Freud, « ne laisse aucun témoin » (Nicolò, 2025). Le père de la psychanalyse déclarait cependant également qu’elle est « toujours incomplète, prête à réorganiser ou à modifier ses théories » (Freud, 1922, cité dans Nicolò, 2025).
Il s’agit donc d’une évolution progressive de la pratique clinique, parmi laquelle figure assurément la prise en compte centrale du lien, appréhendé comme un troisième élément digne d’attention clinique et non comme la simple somme des individualités qui le composent. Dans certains cas, le lien lui-même est considéré comme le patient de l’analyse, extérieur à soi et simultanément comme l’expression de l’interaction entre les personnes qui le contractent et le co-construisent, influençant ainsi le fonctionnement individuel. Définir l’inconscient comme un appareil de transformation à plusieurs niveaux nous permet d’observer et d’interpréter certains phénomènes à la fois comme expressions du monde individuel et intrapsychique, et comme mécanismes de groupe. Nous sommes donc confrontés à une psyché que Freud qualifiait déjà d’« étendue » (1938, cité dans Nicolò 2025). Mais étendue en quoi ? La pratique clinique récente a contribué à clarifier cette affirmation et à lui redonner toute sa pertinence dans le travail avec les patients, les couples et les familles.
L’inconscient étendu dans le temps
La psyché et l’inconscient s’étendent dans le temps, à travers les niveaux intergénérationnel et transgénérationnel. Le premier niveau renvoie aux schémas de fonctionnement, aux modalités relationnelles, aux fonctions et aux expériences psychiques qui ont été suffisamment élaborés pour être représentés et qui sont transmis d’une génération à l’autre par un processus d’élaboration réparateur, répétitif ou transformateur (Giacometti, Mazzei, 2011). Le niveau transgénérationnel, en revanche, implique une transmission silencieuse et opaque (Giacometti, Mazzei, 2011), impensable, qui s’installe comme un « introject étranger » (Nicolò, 2025) dans l’esprit des générations suivantes, sans avoir été élaborée ni transformée, ne laissant que des traces sensorielles, motrices, corporelles et psychosomatiques.
L’inconscient s’étend à l’intérieur
Il est fait référence à l’inconscient, passé et présent, au refoulé et au non refoulé, mais aussi au concept neuroscientifique de mémoire implicite, définie comme un réceptacle non conscient de tous les souvenirs d’enfance relatifs aux deux premières années de vie et aux expériences traumatiques. La référence à la connaissance relationnelle implicite, telle que théorisée par Stern (2004), est également immédiate : « ce champ de connaissances et de représentations non verbales, non symboliques, non narratives et non conscientes.
Il se compose de procédures motrices, de schémas affectifs, d’attentes et même de schémas cognitifs.» (Stern, 2004). L’implicite est non verbal, non conscient, mais progressivement accessible grâce à la relation thérapeutique, à la physicalité et aux techniques non verbales qui peuvent être utilisées dans la salle de thérapie (de Bernart, 2007).
L’inconscient étendu dans l’espace
Au sein des relations, le mécanisme de défense de la translocation à l’autre peut se manifester (Nicolò, 2025), c’est-à-dire le déplacement d’une souffrance psychologique intolérable sur un autre membre de la famille ou du couple (généralement un enfant ou le partenaire). Cette personne devient alors le réceptacle des angoisses inconscientes de l’autre ou de l’ensemble du système familial, et se fait ensuite leur porte-parole en thérapie. Cette extension dans l’espace, et donc la « transmission » entre inconscients qui peut survenir au sein d’un lien significatif, est liée au thème du transgénérationnalisme évoqué précédemment : des expériences traumatiques, impensables et non résolues par ceux qui les ont vécues en premier, peuvent exister et influencer les générations suivantes, exigeant d’être vues, mises en lumière et guéries par un autre membre de la famille. Ce dernier, intégrant la terminologie spécifique à l’approche systémique-relationnelle, peut devenir le patient désigné (Minuchin, 1976), qui fait émerger dans l’ici et maintenant les problèmes non résolus de l’histoire familiale. Tout au long des différents chapitres de son ouvrage, Nicolò s’attache avec finesse et habileté à décrire, notamment à travers le récit de cas cliniques, les transformations que la psychanalyse doit nécessairement opérer au sein des familles et des couples. Il souligne l’importance d’une perspective large et d’une ouverture d’esprit permettant l’intégration d’approches et de points de vue divers, parfois en conflit avec la psychanalyse classique. L’ouvrage aborde ensuite les transformations et les changements dans le fonctionnement des couples et des familles, certaines dysfonctions et des pathologies spécifiques. Ces dernières sont interprétées non seulement comme propres à l’individu, mais aussi à la relation, et revêtent donc, selon l’auteur, un caractère « transpersonnel », puisqu’elles influencent le fonctionnement de l’ensemble du système dans lequel elles s’inscrivent.
Nicolò met l’accent sur la manière dont chaque individu existe en fonction de l’autre. « Je est un autre », exprimait Rimbaud dans sa poésie au milieu du XIXe siècle. Le lien à l’Autre est essentiel à la construction de l’identité, car il influence, transforme et transmet au niveau de la conscience, mais aussi au niveau de l’inconscient et de l’impensé.
“Je est un autre”: The Multiplicities of the Unconscious in the Clinical Study of Family and Couple Bonds
by Francesca Rifiuti
Psychoanalysis, which began as a form of individual therapy, has undergone fundamental revolutions in thought over the years, proving itself to be a therapeutic tool capable of integrating, transforming, and enriching itself with new theoretical and practical approaches. Nicolò, in his new work “Gli inconsci che ci abitano: psicoanalisi dei legami familiari e di coppia” (Raffaello Cortina, 2025), calls this slow shift in attentional focus from a unipersonal to an intersubjective perspective, which also considers family and couple systems, a “quiet revolution.” The author’s aim is to continue the work of redefining and expanding the concept of the unconscious, which no longer refers solely to the individual and the intrapsychic, but also to something related to the bond with the Other, to “the relationship that connects” (Bateson, 1984).
Working within the family and couple setting, according to Nicolò, requires the psychoanalyst to be open-minded to change and to move beyond the view of analysis as an individual therapeutic process that, as Freud stated, “bears no witnesses” (Nicolò, 2025). The father of psychoanalysis, however, also stated that it is “always incomplete, ready to reorganize its theories or modify them” (Freud, 1922, cited in Nicolò, 2025).
We are therefore talking about some gradual changes in clinical practice, among which is certainly the central consideration of the bond, understood as a third element worthy of clinical attention and not simply the sum of the individualities that form it. In some cases, the bond itself is considered the patient of analysis, considered external to the self and simultaneously an expression of the interplay between the people who contract and co-construct it, thus also influencing one’s individual functioning.
Defining the unconscious as a multi-level transformation apparatus allows us to observe and interpret certain phenomena both as expressions of the individual and intrapsychic world, as well as of group mechanisms. We are therefore faced with a psyche that Freud already defined as “extended” (1938, cited in Nicolò 2025). But extended in what way? More recent clinical practice has helped clarify this statement and restore its proper relevance in work with individual patients, couples, and families.
The Unconscious Extended Over Time
The psyche and the unconscious extend over time, across the intergenerational and transgenerational levels. The first level refers to those patterns of functioning, relational modalities, functions, and psychic experiences that have been sufficiently elaborated to be represented and that are transmitted between generations through a reparative, repetitive, or transformative process of elaboration (Giacometti, Mazzei, 2011).
The transgenerational level, on the other hand, involves a silent, opaque transmission (Giacometti, Mazzei, 2011), unthinkable, which settles as an “alien introject” (Nicolò, 2025) in the minds of members of subsequent generations without having been elaborated or transformed, leaving only sensory or motor, bodily, and psychosomatic traces.
The Unconscious Extends Within
Reference is made to the unconscious, past and present, to the repressed and unrepressed, but also to the neuroscientific construct of implicit memory, which is defined as a nonconscious repository of all childhood memories relating to the first two years of life and traumatic experiences. The reference to implicit relational knowledge, as theorized by Stern (2004), is also immediate: “that field of nonverbal, nonsymbolic, nonnarrated, nonconscious knowledge and representation.
It consists of motor procedures, affective patterns, expectations, and even cognitive schemas.” (Stern, 2004). The implicit is nonverbal, nonconscious, but gradually accessible through the therapeutic relationship, physicality, and nonverbal techniques that can be used in the therapy room (de Bernart, 2007).
The Unconscious Extended in Space
Within relationships, the defense mechanism of translocation to the other can manifest itself (Nicolò, 2025), that is, a displacement of one’s intolerable psychological pain onto another member of the family group or couple (usually a child or partner). This person then becomes the repository of the unconscious anxieties of the other or of the entire family system, subsequently acting as a spokesperson for them in the therapy room. This extension in space and thus also the “transmission” between unconscious minds that can arise within a significant bond is connected to the theme of transgenerationalism mentioned above: traumatic experiences may exist that are unthinkable and unprocessed by those who first experienced them, and which influence subsequent generations, demanding to be seen, brought to light, and healed through another member of the family. The latter, integrating terminology specific to the systemic-relational approach, can become the designated patient (Minuchin, 1976), who brings to the fore in the here and now the unresolved issues in the family’s history.
Throughout the book’s various chapters, Nicolò carefully and skillfully attempts to describe, including through the narration of clinical cases, the changes and transformations that psychoanalysis must necessarily undergo within family and couple settings, the need for a broad perspective and an open mind that allows for the integration of diverse approaches and points of view that can sometimes conflict with classical psychoanalysis. The book then discusses transformations and changes in the functioning of couples and families, certain dysfunctional characteristics, and specific pathologies. These latter are interpreted not only as specific to the individual but also to the relationship and therefore, according to the author, have a “transpersonal” character, since they influence the functioning of the entire system in which they are embedded.
Nicolò focuses on how each individual exists in function of the other. “Je est un autre,” Rimbaud expressed this concept in poetry in the mid-nineteenth century. The connection with the Other is essential for the construction of one’s identity, as it influences, transforms, and transmits at the level of awareness, but also at the level of the unconscious and the unthought.