EXAGERE RIVISTA - Luglio - Agosto - Settembre 2022, n. 7-8-9 anno VII - ISSN 2531-7334

La scuola non a scuola. Relazioni, didattiche in rete e prospettive educative per il futuro.

di Chiara Ciano, Sandra Matteoli, Stefania Petrone

Dall’inizio della pandemia insegnanti, alunni e genitori hanno dovuto adattarsi a nuove esperienze didattiche ancora oggi in atto a causa del persistere dei contagi che impongono chiusure e quarantene.

Le nuove modalità didattiche, ormai note con gli acronimi DaD e DDI, definiscono situazioni che, solo due anni fa, sarebbe stato difficile immaginare: alunni che seguono le lezioni dalle loro case, attraverso un monitor, insegnanti alle prese con tecnologie per molti di loro ancora poco conosciute, genitori in affanno per permettere ai figli, anche ai più piccoli, di connettersi e seguire con profitto le attività proposte. Non ci dilunghiamo, sono situazioni ampiamente descritte, a tinte più o meno colorite, dalla stampa. Ormai molte persone, se non sono virologi, sono esperti di Didattica a Distanza o di Didattica Digitale Integrata. Sicuramente due modalità inadeguate a rispondere ai complessi bisogni formativi degli alunni e a garantire il soddisfacimento del diritto all’educazione e all’apprendimento in un contesto relazionale ed affettivo significativo. Tutto da buttare? Tanta fatica spesa solo per rispondere all’emergenza?

I pedagogisti che fanno parte del gruppo di studio e ricerca SIPP-Società Italiana di Psicologia e Pedagogia, in seguito alla condivisione di esperienze riportate da docenti di vari ordini di scuola, hanno sentito la necessità di approfondire alcuni aspetti: la Dad e DDI sono da ritenersi modalità di apprendimento necessarie in una situazione di emergenza, oppure in esse possiamo individuare elementi positivi da trasferire poi alle lezioni in presenza? Gli alunni hanno vissuto negativamente le modalità a distanza o hanno trovato qualche beneficio da queste nuove situazioni di apprendimento?

E’ stata promossa una breve indagine, attraverso un questionario online rivolto ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado, per raccogliere informazioni utili ad approfondire come le nuove esperienze didattiche possano fornirci spunti di riflessione e di miglioramento nella relazione educativa e nei processi di insegnamento/apprendimento.

Dall’analisi delle numerose risposte ricevute e dalla condivisione di esperienze ha preso vita una riflessione stimolante che ci potrà fornire spunti per una scuola in trasformazione, perché dopo la pandemia si possa far tesoro di quanto è avvenuto.

Il questionario

Le domande hanno indagato il fatto che le nuove esperienze didattiche avessero permesso l’emergere di aspetti e competenze nuove negli allievi e cosa potesse essere riutilizzato nella didattica in presenza, oltre agli aspetti relazionali legati alla DAD/DDI con colleghi, genitori e specialisti esterni alla scuola. Molte domande sono state strutturate muovendo dall’analisi di item basati sulle proprietà statistiche delle scale di misura a intervalli o rapporti. Per ogni item è stata presenta una scala di accordo/disaccordo a 5 modalità. Ai rispondenti si è chiesto di indicare su di esse il loro grado di accordo o disaccordo con quanto espresso dall’affermazione.

Il questionario ha ottenuto 447 risposte in soli due mesi all’inizio del 2021. La distribuzione delle risposte è visibile in figura 1. Di 447 risposte, 111 (24,8%) sono state di insegnanti di sostegno. Il maggior numero di risposte (206, pari al 46% del totale) sono state degli insegnati della scuola primaria: 144 curricolari (43% pari al 43% delle risposte di insegnanti curricolari) e 62 di sostegno (56% delle risposte di insegnanti di sostegno); segue la scuola dell’infanzia con 107 risposte totali (24%): 93 curricolari (28%) e 14 di sostegno (13%); quindi la scuola secondaria di I grado con 101 risposte totali (22,6%) di cui 78 dai curricolari (23%) e 23 dal sostegno (21%) e, infine, la scuola secondaria di secondo grado con 33 risposte totali (7,4%) delle quali 21 provenienti dagli insegnati curricolari (6%) e 12 dal sostegno (11%). Nessuna risposta è arrivata dall’ambito universitario, pur essendo stato direttamente interpellato tramite contatti personali e pur essendo stata una delle realtà che da subito si è attrezzata, e forse in parte già lo era, per una didattica telematica.

I dati raccolti

Domanda 3: grazie alle nuove esperienze didattiche ho potuto scoprire competenze di relazione e adattamento dei miei alunni che nelle consuete attività didattiche in presenza non erano emerse.

Dai risultati, sia considerando il totale che i soli insegnanti di sostegno, si vede che la maggior parte delle risposte oscilla tra d’accordo e mediamente d’accordo; la percentuale più alta di disaccordo, sia nei totali sia nel sostegno, è rilevata nella scuola dell’infanzia. Facendo riferimento al totale complessivo, senza differenziare tra ordine e grado di scuola, la maggior parte degli insegnanti di sostegno si dichiara d’accordo (51,35%) e, comunque, solo il 20% di tutte le risposte (tra curricolari e sostegno su tutti gli ordini e gradi di scuola) si dichiara in disaccordo. Comprensibilmente, data la fascia di età cui la scuola si rivolge, le percentuali maggiori di disaccordo si rilevano alla scuola dell’infanzia: non stupisce che per la fascia di età fra i 3 e i 6 anni la DDA/DDI possa essere stata penalizzante.

Domanda 4: Le nuove esperienze didattiche possono essere una strategia utile per poter insegnare nuove abilità ai miei studenti.

Considerando le risposte solo sull’ordine e grado di scuola (totali) la maggior parte di esse si colloca ovunque nel mediamente d’accordo, tranne che nella secondaria di secondo grado dove la maggior parte dei docenti si dichiara d’accordo: anche in questo caso può parere un’evoluzione naturale della situazione date le capacità già acquisite da alunni e alunne e la necessità di prepararli per il lavoro o l’università. Nel sostegno la maggior parte delle risposte è d’accordo per tutti i gradi di scuola, anche considerando il totale complessivo, con l’eccezione della scuola dell’infanzia per cui la percentuale più alta risulta nella fascia di disaccordo.

Domanda 5: Le nuove esperienze didattiche possono aver facilitato gli alunni nell’acquisizione di un nuovo metodo di studio in relazione a:

-Autonomia di gestione per l’impostazione di elaborati da presentare;

-Memorizzazione facilitata con immagini, flashcards, mappe;

-Uso di schemi;

-Fruizione di videolezioni;

-Organizzazione autonoma nel tempo dedicato allo studio;

-Altro.

Innanzitutto, c’è da notare che parlando di nuove acquisizioni è necessario differenziare tra i vari ordini e gradi di scuola. La fruizione di videolezioni è l’aspetto più evidente e trasversale ed è anche la base per poter portare avanti la DAD/DDI. Nella scuola secondaria (I e II grado) si evidenzia l’importanza dell’autonomia nella preparazione degli elaborati (benché non così marcata nel sostegno), mentre l’organizzazione autonoma dei tempi è forte nella primaria e nella secondaria di I grado. Per il sostegno risultati notevoli si hanno per la memorizzazione con immagini, flash card e mappe che è sempre sopra il 20%, con il massimo al 30% alla secondaria di I grado, ma è sotto il 10% alla secondaria di II grado (interessante notare che il dato senza distinguere tra sostegno e curricolari è invece più alto, 14%, pari all’organizzazione autonoma del tempo dedicato allo studio). Per l’infanzia questo strumento didattico che sfrutta il canale iconografico si è rivelato particolarmente importante e funzionale alle capacità presenti e da sviluppare per bimbe e bimbi della fascia di età interessata: la percentuale infatti è poco sopra il 26% per le risposte totali e quasi al 21% per il sostegno.

Domanda 6: Grazie alle nuove esperienze didattiche ho potuto scoprire nuovi strumenti di mediazione utili a tutti gli alunni anche nel lavoro in presenza e funzionali, in particolare, a quelli con BES – DSA.

Nei totali la scuola primaria e la secondaria di secondo grado danno percentuali più alte nella fascia d’accordo; diversamente avviene nella scuola dell’infanzia e nella secondaria di primo grado dove gli insegnanti si dicono in maggioranza in disaccordo. Forse quest’ultimo è il dato che maggiormente colpisce: allieve e allievi della secondaria di I grado hanno già capacità sufficienti (già pienamente sviluppate o cui dare supporto) per beneficiare di strumenti didattici innovativi e alternativi rispetto a quelli normalmente utilizzati nella lezione in presenza. Visto che i docenti della scuola secondaria di I grado costituiscono il 22% di tutto il campione, sarebbe interessante poter identificare le cause del 38% di disaccordo, puntando comunque l’attenzione sul fatto che una qualche forma di accordo (più o meno forte) coinvolge circa il 60% delle risposte di quell’ordine e grado di scuola. Il grafico relativo al sostegno per tutti gli ordini di scuola presenta percentuali marcatamente alte nella fascia dell’accordo; anche facendo riferimento al totale complessivo, la maggior parte degli insegnanti di sostegno si dichiara d’accordo con l’affermazione proposta.  

Domanda 7: I nuovi contesti di collaborazione e condivisione online hanno favorito la costruzione di relazioni positive tra docenti.

Sia considerando le risposte totali che quelle del solo sostegno la maggior parte è d’accordo, le percentuali più alte di accordo sono nei gradi più bassi di scuola e quelle più basse nei gradi più alti. Considerando i totali, un terzo delle risposte è di disaccordo. I picchi di accordo (64,29% infanzia) e di disaccordo (50% secondaria di II grado) si hanno tra le risposte del sostegno. L’impressione è che questi dati indicassero un corrente stato di decifrazione dell’esperienza, come se ancora non fosse stato del tutto elaborato quel che stava accadendo.  

Domanda 8: I contesti di relazione a distanza hanno favorito la costruzione di relazioni positive tra docenti e genitori.

Considerando le risposte totali il quadro d’insieme vede quasi i due terzi d’accordo (mediamente d’accordo e d’accordo costituiscono il 64,65% delle risposte), ma il disaccordo da solo supera il 35%. Le percentuali maggiori di disaccordo si hanno nei gradi più alti di scuola: oltre la metà nella secondaria di II grado. Considerando il sostegno, a livello complessivo il disaccordo e l’accordo sono pari; scendendo nel dettaglio è solo nella primaria che l’accordo è preponderante (oltre il 42%). Il picco di chi è in disaccordo è il 58,33% degli insegnanti di sostegno della secondaria di II grado.

Domanda 9: i nuovi contesti di collaborazione e condivisione online hanno favorito la relazione tra docenti, specialisti e genitori.

Questo è l’ambito di maggiore scontento: in tre casi le risposte di disaccordo sono più del 50% (secondarie-totali; secondaria II grado-sostegno) e i risultati del sostegno ricalcano abbastanza bene quelli delle risposte totali. Teniamo comunque ad evidenziare che in molti casi l’insieme dei “mediamente d’accordo” e dei “d’accordo” è maggioritario, descrivendo quindi un’esperienza migliore di quella che uno sguardo veloce ai grafici farebbe presumere.

Conclusioni

Le risposte date dagli insegnanti danno un’idea di un’esperienza vissuta in modo positivo. L’indagine ha messo in evidenza come DaD e DDI abbiano favorito lo sviluppo di nuove competenze ed abilità nei soggetti coinvolti nel processo di apprendimento didattico. Trova così risposta uno degli interrogativi che il gruppo di ricerca si era posto in principio: nelle modalità a distanza sono individuabili elementi positivi che possono essere valorizzati e trasferiti anche nelle lezioni in presenza. Altro quesito riguardava più direttamente gli studenti: gli alunni hanno vissuto negativamente le modalità a distanza o hanno trovato qualche beneficio da queste nuove situazioni di apprendimento? La ricerca ha sottolineato come diversi studenti, nel vivere queste nuove esperienze didattiche a distanza, abbiano mostrato più competenze di relazione e adattamento rispetto a quanto si verifica nelle lezioni in presenza, sentendosi maggiormente sicuri in una “classe virtuale” e partecipando così più attivamente allo scambio relazione con compagni e insegnanti. Ed è per questo le nuove esperienze didattiche possono divenire strumenti di inclusione e valorizzazione delle competenze di alunni e docenti se: conosciute, praticate, contestualizzate, fatte oggetto di riflessione critica e condivisione.

L’indagine evidenzia anche che ci sono alcuni ambiti, quelli più prettamente relazionali, in cui il disaccordo rispetto alle riflessioni proposte è maggiore: dalle risposte si evince come i nuovi contesti di collaborazione e condivisione on line abbiano per molti insegnanti indebolito e impoverito le relazioni tra docenti, genitori e specialisti. È proprio l’aspetto relazionale l’ambito più fertile dove lavorare per trovare punti di forza e pratiche condivise che sostengano il lavoro dell’equipe educativa e didattica nel momento di difficoltà e novità. È indiscutibile che le risposte al questionario non siano esaustive, non chiudono la questione, ma anzi rilanciano altri interrogativi. Come uscire da modalità didattiche tradizionali pur conservando, e anzi alimentando e potenziando, l’aspetto relazionale? Potrebbe essere necessaria un’integrazione di più professionisti dell’educazione, che possono supportare i docenti nel preparare formati che sfruttino le tecnologie attuali per essere adeguati ai ragazzi e alle ragazze di oggi? Il ruolo dei pedagogisti nelle scuole potrebbe anche essere quello di sostenere la transizione da modalità didattiche tradizionali a modalità didattiche più partecipative, indipendentemente dall’uso delle tecnologie?

Buona prassi è continuare a porsi domande e cercare delle risposte, rivedendo continuamente le modalità del fare, non necessariamente per modificarle, ma perché esse restino adeguate alle finalità e agli obiettivi che i soggetti promotori del percorso educativo si sono posti.

Nota

Hanno contribuito all’ideazione del progetto e alla realizzazione del questionario Maurizio Parente, Remo Fracassini, Angela Falchetti, Monica Zoccoli, Lia Fiore, Francesca Sartor, Giada Badii, Valentina Masolini, Veronica Mencucci, Giacomo Dallari

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