di Gianfranco Brevetto
La consulenza pedagogica nell’ambito dei Bisogni Educativi Speciali segna, per la pedagogista clinica Sandra Matteoli, una tappa importante di un lunghissimo percorso, professionale ed umano, nell’ambito degli interventi a sostegno dei bisogni educativi speciali. L’autrice ci propone un testo volto a elaborare un modello operativo a sostegno dei Bisogni Educativi Speciali. Un valido aiuto nella pratica della consulenza pedagogica.
-Ma cosa precisamente s’intende oggi per consulenza pedagogica?
-La consulenza pedagogica è innanzitutto un intervento professionale, intenzionale e strutturato, offerto dai pedagogisti in base alle loro specifiche competenze al fine di valorizzare le competenze degli individui per affrontare e gestire momenti di difficoltà. Il processo di consulenza si basa sulla costruzione di una “lettura” condivisa della situazione di partenza, delle risorse disponibili, degli obiettivi da raggiungere e delle possibili azioni da realizzare. Esso trova il suo valore più alto nella personalizzazione ed è unico e irripetibile in quanto si costruisce ogni volta su una specifica situazione, quella che le persone, di volta in volta, portano e desiderano affrontare confrontandosi nell’ambito della consulenza. Le competenze relazionali e comunicative permettono al professionista di sintonizzarsi con le persone in consulenza, di conoscere e accogliere i loro bisogni per poter iniziare un percorso nel quale co-costruire nuovi significati e individuare modalità per affrontare le diverse situazioni promuovendo il riconoscimento e la valorizzazione delle risorse.
-Per chi non è pratico dell’argomento, il concetto di Bisogni Educativi Speciali sembra sfuggire ad una sintesi che tenga conto della varietà delle situazioni che contempla. Le chiederei di aiutarci a orizzontarci in questa complessità….
-Pur essendo stato introdotto in ambito internazionale dall’UNESCO alla fine degli anni novanta, il concetto di Bisogno Educativo Speciale è entrato a far parte del nostro ordinamento scolastico nel 2012 con l’emanazione della Direttiva Ministeriale Strumenti d’intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica alla quale hanno fatto seguito vari provvedimenti con lo scopo di fornire a tutto il personale scolastico indicazioni operative. Si tratta effettivamente di un concetto complesso e articolato proprio perché si riferisce a situazioni estremamente varie e molto diverse fra loro. Innanzitutto il bisogno educativo speciale non è una categoria diagnostica né clinico-sanitaria: non esiste la diagnosi di BES. All’interno dei bisogni educativi speciali troviamo alunni con diagnosi, altri con certificazione, altri ancora privi di documentazione sanitaria; a questo si aggiunge il fatto che il bisogno educativo speciale può anche derivare dall’incontro fra le peculiarità di un individuo e le caratteristiche del contesto educativo, scolastico e sociale in cui esso è inserito.
In sintesi un Bisogno Educativo Speciale viene definito come una particolare esigenza educativa che può presentarsi, in un periodo determinato o durante tutto il percorso scolastico, per cause molto diverse fra loro. La Direttiva Ministeriale sopracitata fa riferimento a “motivi fisici, biologici, fisiologici, psicologici, sociali” e divide i BES in tre grandi sottocategorie, comprendendo tutte le possibili difficoltà degli alunni. Abbiamo pertanto l’area della Disabilità, certificata ai sensi della L.104/92, quella dei Disturbi Evolutivi Specifici che comprende i Disturbi Specifici di Apprendimento-DSA (Certificati ai sensi della Legge170/2010) e, infine, l’area dello svantaggio socio-economico-linguistico e culturale.
Tutti gli alunni che appartengono a queste categorie hanno diritto alla personalizzazione degli interventi educativi e didattici.
-Quale può essere il contributo che la consulenza pedagogica può offrire a tutti coloro che sono coinvolti, anche se con ruoli diversi?
-Nell’area dei Bisogni Educativi Speciali il pedagogista offre la propria consulenza utilizzando un approccio educativo, non sanitario, dando voce a tutti i protagonisti, accompagnandoli e sostenendoli con umiltà nei loro ruoli educativi. Il pedagogista assume il ruolo di tessitore di relazioni e di facilitatore della comunicazione, grazie alla promozione di spazi e tempi di incontro, perché la cura educativa e la condivisione sono possibili solo se siamo disponibili a mettere in campo risorse umane e materiali.
La richiesta di consulenza può avvenire all’interno di scuole e altre strutture educative presso le quali è previsto un servizio di consulenza pedagogica o in ambito privato dove il pedagogista riceve nel suo studio e/o collabora con altri specialisti.
-La famiglia e la scuola sono due attori fondamentali per la realizzazione di tutti gli interventi necessari alla valorizzazione delle risorse di ogni individuo con Bisogni Educativi Speciali. Com’è possible favorire la loro collaborazione?
-Il dialogo e la collaborazione fra insegnanti e genitori rappresentano presupposti indispensabili per rispondere adeguatamente ai bisogni di crescita di ogni alunno e favorire un percorso formativo positivo.
Quando il figlio/alunno presenta Bisogni Educativi Speciali ci troviamo di fronte a situazioni che richiedono una particolare cura. Le famiglie devono trovare nel contesto scolastico persone competenti e disponibili, in grado di accogliere la difficoltà e promuovere tutte le azioni indispensabili per favorire la collaborazione e la progettazione condivisa. I docenti, talvolta, si trovano di fronte alla necessità di gestire situazioni complesse senza poter contare su adeguare risorse umane e materiali.
Il pedagogista promuove il dialogo e la conoscenza reciproca, fornisce strumenti per una lettura educativa di eventuali documenti clinici sanitari, promuove l’individuazione di modalità educative condivise fra casa e scuola.
-Un’ultima domanda. Vista la sua pluriennale esperienza in ambito pedagogico. Quanto i BES ha costituito, e stanno costituendo, una vera e propria sfida per i pedagogisti?
-In questi ultimi anni la professionalità pedagogica si è andata definendo e consolidando anche grazie al lavoro sul campo di molti colleghi che hanno ricercato e sperimentato processi e strumenti per rispondere al meglio alle crescenti sfide educative. Alla base dell’agire pedagogico e del processo di crescita professionale vi è un “approccio riflessivo” indispensabile per la crescita professionale e la condivisione di quanto si rivela efficace.
Spero che questo volume possa rivelarsi utile e fornire spunti di riflessione per l’evoluzione professionale anche alla luce della recente creazione dell’Albo professionale.
Sandra Matteoli
La consulenza pedagogica nell’ambito dei Bisogni Educativi Speciali.
Strumenti d’intervento
2025, Carocci Editore