EXAGERE RIVISTA - ottobre - novembre - dicembre 2025, n. 10-11-12 anno X - ISSN 2531-7334

L’importanza delle competenze relazionali ed educative al centro della consulenza pedagogica. Intervista a Sandra Matteoli

di Gianfranco Brevetto

La consulenza pedagogica nell’ambito dei Bisogni Educativi Speciali segna, per la pedagogista clinica Sandra Matteoli, una tappa importante di un lunghissimo percorso, professionale ed umano, nell’ambito degli interventi a sostegno dei bisogni educativi speciali. L’autrice ci propone un testo volto a elaborare un modello operativo a sostegno dei Bisogni Educativi Speciali.  Un valido aiuto nella pratica della consulenza pedagogica.

-Ma cosa precisamente s’intende oggi per consulenza pedagogica?

-La consulenza pedagogica è innanzitutto un intervento professionale, intenzionale e strutturato, offerto dai pedagogisti in base alle loro specifiche competenze al fine di valorizzare le competenze degli individui per affrontare e gestire momenti di difficoltà. Il processo di consulenza si basa sulla costruzione di una “lettura” condivisa della situazione di partenza, delle risorse disponibili, degli obiettivi da raggiungere e delle possibili azioni da realizzare. Esso trova il suo valore più alto nella personalizzazione ed è unico e irripetibile in quanto si costruisce ogni volta su una specifica situazione, quella che le persone, di volta in volta, portano e desiderano affrontare confrontandosi nell’ambito della consulenza. Le competenze relazionali e comunicative permettono al professionista di sintonizzarsi con le persone in consulenza, di conoscere e accogliere i loro bisogni per poter iniziare un percorso nel quale co-costruire nuovi significati e individuare modalità per affrontare le diverse situazioni promuovendo il riconoscimento e la valorizzazione delle risorse.

-Per chi non è pratico dell’argomento, il concetto di Bisogni Educativi Speciali sembra sfuggire ad una sintesi che tenga conto della varietà delle situazioni che contempla. Le chiederei di aiutarci a orizzontarci in questa complessità….

-Pur essendo stato introdotto in ambito internazionale dall’UNESCO alla fine degli anni novanta, il concetto di Bisogno Educativo Speciale è entrato a far parte del nostro ordinamento scolastico nel 2012 con l’emanazione della Direttiva Ministeriale Strumenti d’intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica alla quale hanno fatto seguito vari provvedimenti con lo scopo di fornire a tutto il personale scolastico indicazioni operative. Si tratta effettivamente di un concetto complesso e articolato proprio perché si riferisce a situazioni estremamente varie e molto diverse fra loro.  Innanzitutto il bisogno educativo speciale non è una categoria diagnostica né clinico-sanitaria: non esiste la diagnosi di BES. All’interno dei bisogni educativi speciali troviamo alunni con diagnosi, altri con certificazione, altri ancora privi di documentazione sanitaria; a questo si aggiunge il fatto che il bisogno educativo speciale può anche derivare dall’incontro fra le peculiarità di un individuo e le caratteristiche del contesto educativo, scolastico e sociale in cui esso è inserito.

In sintesi un Bisogno Educativo Speciale viene definito come una particolare esigenza educativa che può presentarsi, in un periodo determinato o durante tutto il percorso scolastico, per cause molto diverse fra loro. La Direttiva Ministeriale sopracitata fa riferimento a “motivi fisici, biologici, fisiologici, psicologici, sociali” e divide i BES in tre grandi sottocategorie, comprendendo tutte le possibili difficoltà degli alunni. Abbiamo pertanto l’area della Disabilità, certificata ai sensi della L.104/92, quella dei Disturbi Evolutivi Specifici che comprende i Disturbi Specifici di Apprendimento-DSA (Certificati ai sensi della Legge170/2010) e, infine, l’area dello svantaggio socio-economico-linguistico e culturale.

Tutti gli alunni che appartengono a queste categorie hanno diritto alla personalizzazione degli interventi educativi e didattici.

-Quale può essere il contributo che la consulenza pedagogica può offrire a tutti coloro che sono coinvolti, anche se con ruoli diversi?

-Nell’area dei Bisogni Educativi Speciali il pedagogista offre la propria consulenza utilizzando un approccio educativo, non sanitario, dando voce a tutti i protagonisti, accompagnandoli e sostenendoli con umiltà nei loro ruoli educativi. Il pedagogista assume il ruolo di tessitore di relazioni e di facilitatore della comunicazione, grazie alla promozione di spazi e tempi di incontro, perché la cura educativa e la condivisione sono possibili solo se siamo disponibili a mettere in campo risorse umane e materiali.

La richiesta di consulenza può avvenire all’interno di scuole e altre strutture educative presso le quali è previsto un servizio di consulenza pedagogica o in ambito privato dove il pedagogista riceve nel suo studio e/o collabora con altri specialisti.

-La famiglia e la scuola sono due attori fondamentali per la realizzazione di tutti gli interventi necessari alla valorizzazione delle risorse di ogni individuo con Bisogni Educativi Speciali. Com’è possible favorire la loro collaborazione?

-Il dialogo e la collaborazione fra insegnanti e genitori rappresentano presupposti indispensabili per rispondere adeguatamente ai bisogni di crescita di ogni alunno e favorire un percorso formativo positivo.

Quando il figlio/alunno presenta Bisogni Educativi Speciali ci troviamo di fronte a situazioni che richiedono una particolare cura. Le famiglie devono trovare nel contesto scolastico persone competenti e disponibili, in grado di accogliere la difficoltà e promuovere tutte le azioni indispensabili per favorire la collaborazione e la progettazione condivisa. I docenti, talvolta, si trovano di fronte alla necessità di gestire situazioni complesse senza poter contare su adeguare risorse umane e materiali.

Il pedagogista promuove il dialogo e la conoscenza reciproca, fornisce strumenti per una lettura educativa di eventuali documenti clinici sanitari, promuove l’individuazione di modalità educative condivise fra casa e scuola.

-Un’ultima domanda. Vista la sua pluriennale esperienza in ambito pedagogico. Quanto i BES ha costituito, e stanno costituendo, una vera e propria sfida per i pedagogisti?

-In questi ultimi anni la professionalità pedagogica si è andata definendo e consolidando anche grazie al lavoro sul campo di molti colleghi che hanno ricercato e sperimentato processi e strumenti per rispondere al meglio alle crescenti sfide educative. Alla base dell’agire pedagogico e del processo di crescita professionale vi è un “approccio riflessivo” indispensabile per la crescita professionale e la condivisione di quanto si rivela efficace.

Spero che questo volume possa rivelarsi utile e fornire spunti di riflessione per l’evoluzione professionale anche alla luce della recente creazione dell’Albo professionale.


Sandra Matteoli

La consulenza pedagogica nell’ambito dei Bisogni Educativi Speciali.

Strumenti d’intervento

2025, Carocci Editore

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