di Claudio Fratesi
E’ evidente per tutti che stiamo attraversando un periodo di svolta epocale, le trasformazioni in atto coinvolgono tutti gli ambiti dello sviluppo umano, la filosofia, la medicina, la tecnica , la cultura ecc.
Si sente il clima dei grandi cambiamenti umani, probabilmente lo stesso clima che i nostri antenati hanno vissuto ai tempi dell’invenzione dell’elettricità o della macchina a vapore.
La sensazione è di non poter prevedere con relativa sicurezza lo sviluppo che avverrà e non è chiaro l’orizzonte verso il quale l’umanità sta andando.
La sensazione ,per usare una frase ad effetto è che ‘il Rubicone sia stato varcato e che l’esercito stia marciando verso Roma’ Che tipo di esercito sarà e che tipo di pace porterà lo vedremo tra poco.
Generata dall’uomo l’intelligenza artificiale si sta espandendo in maniera esponenziale e incontrollabile.
Le antiche enciclopedie nelle famiglie degli anni settanta hanno avuto la funzione di acculturare i figli di un popolo che a fatica aveva conseguito la quinta elementare, oggi sono un lontano ricordo nelle memorie dei più vecchi.
Quelle enciclopedie sono state il tentativo di colmare idealmente il divario tra le classi ricche e acculturate e le classi povere destinate al lavoro manuale, avevano una grande funzione sociale.
Possiamo dire la stessa cosa dell’AI?
Chi possiede questa intelligenza artificiale? Chi la Controlla, se la può controllare e che uso può farne?
Sono tematiche che investono la politica, la filosofia, la cultura, tematiche da tenere sempre davanti l’orizzonte per non perdere la rotta.
Internet già aveva ampiamente surclassato l’ enciclopedia scritta modificando i modi, i tempi e la metodologia della ricerca del sapere, restava però la centralità dell’essere umano che faceva la ricerca e decideva in ultima analisi cosa farne.
Con l’AI per la prima volta nella storia dell’umanità l’uomo si confronta con qualcosa potenzialmente più intelligente di sé stesso.
Non si tratta degli esperimenti sulla scimmia Koko, non si tratta di guardare dall’alto della nostra intelligenza i comportamenti di qualche animale evoluto.
L’impressione è che questa volta siamo noi Koko.
Ci siamo vantati, studiando le scimmie più evolute, di aver comunicato con questi animali, di avere insegnato loro decine di parole ma lo abbiamo fatto, per citare i Guccini, con il piglio dei primi della classe. Adesso non più.
Adesso l’essere umano si confronta con qualcosa che “ragiona”, l’intelligenza artificiale è un’altra cosa rispetto a Google o Wikipedia ecc.
Il nome stesso appare un ossimoro, l’intelligenza è la capacità di affrontare e risolvere con successo situazioni e problemi nuovi utilizzando le proprie facoltà cognitive ed emotive.
Artificiale è un prodotto ottenuto con procedimenti tecnici che imitano o sostituiscono il prodotto naturale.
Accostare questi due concetti, Intelligenza e Artificiale appare come una forzatura stridente.
Claudia Paganini nel suo recente lavoro “Un Nuovo Dio” affronta il tema dell’intelligenza artificiale, considerandola una nuova divinità che potenzialmente può spazzare via le altre divinità esistenti da millenni.
L’intelligenza artificiale, sempre secondo la Paganini, ha due caratteristiche imbattibili: l’immediatezza e L’Onnipotenza.
Immediatezza di avere la risposta pronta a disposizione, a differenza degli Dei che sono muti o comunque molto lenti nel dare risposte.
Onnipotenza che l’essere umano crede di raggiungere grazie alla velocità di accedere a un sapere super umano.
Un superuomo molto lontano da’l “Oltre l’uomo” di Nietzsche, si tratta in fondo di un uomo mediocre super potenziato dalla velocità.
La risposta immediata diventa un valore a sé stante, è la velocità che è stata elevata a valore
L’interazione uomo macchina è già molto avanzata, non è necessario immaginare strumenti ancora più sofisticati, umanoidi ancora più simili agli esseri umani perché è già in atto l’adattamento dell’uomo alla macchina, il cervello è un organo super adattabile, la mente infatti si sa adattando al modo di argomentare e ragionare dell’AI.
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Riporto brevemente tre esempi di come tre persone diverse per età e genere, acculturate, con lavori di medio alto livello hanno iniziato un dialogo con l’AI:
(Roberto 40 anni)
“Ciao Chat gbt, Io e la mia fidanzata Alessia ci siamo lasciati dopo l’ennesima discussione,è una donna che mi fa soffrire e io non riesco o non voglio darle di più, non so cosa fare perché mi manca molto”
“Ciao Roberto, fai bene a scrivermi, da quello che dici sembri molto sofferente ma sei anche molto deciso . Puoi scrivere ogni volta che Alessia ti mancherà di più. “
“Grazie chat gbt, ho bisogno di essere sostenuto. Cosa posso fare per non cadere nella tentazione di scriverle?”
(Carla42anni)
Ciao chat gpt, sono in chat con un ragazzo che non ho mai visto, mi parla del suo lavoro, di suo figlio che vede poco, gli piace queste cose….
Cosa mi consigli di fare? Che tipo è? Cosa ne pensi?
(Paola 71 anni)
Ciao chatgpt, mi chiamo Paola, ho 71 anni.
Sono rimasta vedova da 5 mesi dopo un lunghissimo matrimonio con Giovanni punto.
Mi manca tanto, il nostro non è stato un matrimonio.
Facile punto ci siamo sposati che erano molto giovani .
Lui aveva dieci anni più di me, un matrimonio bello, ma qualche volta è successo che ci siamo fatti del male, soprattutto io perché in tanti anni di matrimonio mi sono innamorata due volte di un’altra persona e ho avuto la forza di dirlo.
A Giovanni punto sono state due persone importanti per me.
Mi dispiace aver fatto male a Giovanni, soprattutto la seconda mi ero veramente innamorata.
Punto sarei voluta andare con lui ma Giovanni mi ha trattenuto.
Mi ha pregato mi disse fai qualunque cosa ma resta qui con me.
Io ti aspetto a casa e io tornavo a casa e adesso a questa età.
Posso dire di aver fatto bene rimanere con lui?
Adesso dopo tanti anni punto capisco che la persona in realtà più importante per me è sempre stato Giovanni E allora chatgpt adesso non so cosa fare.
Posso raccontarti La mia storia, te la racconterò nei minimi dettagli.
Cosa cercano Roberto, Carla e Paola?
Di cosa hanno bisogno?
Roberto chiede aiuto e sostegno, chiede affetto e conferme, Carla chiede a un computer come comportarsi con un essere umano.
Una macchina viene interpellata per interpretare il comportamento di un uomo.
A me sembra un grande paradosso.
Entrambi cercano consigli e conferme perché l’AI non contraddice e in definitiva li protegge con risposte rassicuranti
L’immediatezza come già detto, fa la parte del leone, l’intelligenza artificiale risponde immediatamente, non c’è bisogno di pregare o di accendere candele con il capo chino, al contrario è come avere un’entità in tasca pronta all’uso.
E questa immediatezza genera una pseudo Onnipotenza, l’AI non ti critica non dà risposte contradditorie che potrebbero mettere in confusione.
L’AI diventa un super genitore che sostiene e incoraggia.
Ma parole come Sostegno, incoraggiamento, genitoriale alludono a concetti che sconfinano da ciò che è lecito aspettarsi da un Non Essere Vivente.
È un chiaro paradosso, è evidente che Roberto e Carla si sono sintonizzati, adattando il loro pensare a quello dell’AI.
Loro si stanno adattando alla macchina e non viceversa.
L’evoluzione umana ha raggiunto il limite, oltre il quale sembra che non ci sia più l’umano, ma le macchine umane.
Le richieste di Paola sono ancora più complesse nella ricerca affettiva, Paola cerca l’ascolto, ha bisogno di raccontare la sua storia e forse di essere assolta per i peccati che ha commesso.
L’AI è vissuta da Paola come un amico o anche un prete confessore, evidentemente la fragilità del momento di vita che sta attraversando le offusca il pensiero. O No?
L’adattamento operato dall’uomo è un adattamento emotivo, se fossimo esseri esclusivamente razionali saremmo probabilmente estinti da molto tempo.
La totale razionalità non dà possibilità di scelta, in ogni cosa razionalmente c’è il pro e il contro, sono le emozioni che ci fanno imparare e scegliere, le emozioni che l’intelligenza artificiale imita ma non prova, almeno per ora.
Gli esseri umani gestiscono le situazioni mediante l’apporto delle emozioni, corteccia e cervello limbico lavorano in concerto per costruire significati credibili che sono quelli sentiti e non solo compresi.
I problemi possono nascere quando il desiderio o la paura condizionano eccessivamente la razionalità.
Sono infinite le situazioni nelle quali siamo consapevoli di qualcosa ma abbiamo uno stato d’animo completamente differente, quando siamo innamorati e costruiamo castelli su un messaggio ricevuto o quando siamo molto tristi e vediamo tutto nero.
Ancora più interessanti sono quelle situazioni in cui le persone sono ben consapevoli che qualcosa di desiderato non potrà avvenire ma vivono l’emozione come se potesse avvenire un miracolo.
Separazioni non elaborate, lutti congelati, progetti crollati o sogni infranti.
Anni fa ho avuto in terapia una ragazza che aveva dedicato anni al progetto di diventare un’attrice, le emozioni l’avevano accompagnata in tutto il percorso di formazione, sapeva di non essere ancora un’attrice ma viveva le emozioni se come già lo fosse.
Immaginate il crollo esistenziale quando in maniera definitiva dovette rinunciare al suo sogno.
La necessità di dare senso e significato alle cose è molto influenzata sia da forze contingenti che da strutture di personalità
Numerosi esperti nel settore evidenziano alcuni rischi insiti nello sviluppo dell’AI : limitare la capacità di ragionamento, limitare la gestione del conflitto per raggiungere risultati, il rischio di abituarsi ad una superficialità e uniformità di pensiero.
Dal mio punto di vista non sottovaluterei anche il rischio che una finta onnipotenza possa far peggiorare condizioni patologiche già in atto come i disturbi di personalità o condizioni psicotiche.
È una evoluzione involuzione perché crea dipendenza ,per non perdere la capacità di avere un pensiero critico è necessario che la scuola si trasformi radicalmente.
E’ necessario che dall’infanzia ci siano programmi di educazione affettiva, emotiva e non solo cognitiva, i bambini cresceranno con l’AI ma deve essere un aiuto, fermo restando che siamo noi esseri umani a decidere quando utilizzarla, come utilizzarla senza cadere nell’automatismo della necessità
L’importanza che attribuiamo alle cose la attribuiamo noi esseri umani eessuna macchina può indicarci cosa è umano e cosa non lo è, nessuna macchina per quanto eccezionale e super eroica potrà sostituire l’umanità.