EXAGERE RIVISTA - Maggio-Giugno 2021, n. 5-6 anno VI - ISSN 2531-7334
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Nicolas Malebranche, un funambolo sul precipizio. Intervista a Igor Agostini.

di Federica Biolzi

Malebranche, nato a Parigi nel 1638, divenne, a partire dal 1660, uno dei principali riferimenti dell’ordine oratoriano. In quel periodo, fu tra i  filosofi che maggiormente s’impegnarono nello sforzo di conciliare fede e ragione. Il momento Malebranche (edito da Jaca Book)  raccoglie la corrispondenza tra due studiosi del novecento, Étienne Gilson e Henri Gouhier, a cui si debbono  il riconoscimento della cittadinanza accademica di Malebranche  in storia della filosofia e le ricerche sui rapporti tra Scolastica e filosofia moderna. Parliamo di questo volume  con Igor Agostini, docente di Storia della filosofia e Storia della filosofia moderna presso l’Università del Salento (dove è presidente dei Corsi di Laurea in Filosofia e Direttore del Centro Dipartimentale di Studi su Descartes e il Seicento ‘Ettore Lojacono’), curatore dell’edizione italiana.

– Il libro, da lei curato per l’edizione italiana, offre un’occasione imperdibile per poter parlare, in primo luogo, di Nicolas Malebranche e di un particolare periodo filosofico. Siamo alla metà del ‘600 e il pensiero di Cartesio s’impone con evidenza nel dibattito tra fede e ragione. In quale parte di questa discussione si inserisce questo filosofo?  

-La ringrazio molto per le sue gentili parole: se l’occasione è imperdibile, il merito è tutto degli autori di cui il libro parla. Il pensiero di Malebranche, che era un membro dell’ordine oratoriano, fondato da Pierre Bérulle, è tanto affascinante e sfuggente quanto documentabile nella sua origine con una precisione che raramente si trova in storia della filosofia: nel 1964, proprio lo stesso anno in cui viene ordinato prete, Malebranche si imbatte, in una libreria di rue Saint-Jacques a Parigi, nel libro che cambierà per sempre la sua vita, L’Homme di Descartes. Fu una folgorazione, tanto che i biografi raccontano che il piacere procuratogli dalla lettura di quel libro fu talmente grande da dover continuamente interromperne la lettura a causa dei troppi intensi battiti del cuore; un caso esemplare – dirà Gilson – di piacere intellettuale. Ma Malebranche non sarebbe stato Malebranche se a Descartes non avesse unito Agostino, l’autore di riferimento della teologia oratoriana; e, difatti, la sua filosofia si presenta come un tentativo di sintesi fra Descartes ed Agostino, senz’altro l’espressione più alta non solo del pensiero oratoriano, ma più in generale, di quell’imponente Giano bifronte della cultura francese post-cartesiana che è il cartesianismo agostinizzato ovvero l’agostinismo cartesianizzato.

Il pensiero di Malebranche è, però, a un tempo, anche la testimonianza più efficace della difficoltà insita in questa sintesi. Uno dei miei professori, con un’immagine che poi restò sempre impressa nella mia memoria, mi confessò che Malebranche gli era sempre sembrato un funambolo che cammina lungo una corda sospesa su un precipizio. È un fatto, comunque, che l’oratoriano, almeno su un punto, decisivo, dovette scegliere a favore dell’uno ed a scapito dell’altro: e la sua scelta fu per Agostino.

Diciamo che Malebranche viene anche ricordato come uno dei fautori dell’occasionalismo? Ci può ricordare in cosa consiste questo approccio?

-Si suole denominare ‘occasionalismo’ la dottrina secondo cui le creature non possiedono alcuna efficacia causale: esse sono non cause reali, in quanto sono mere occasioni, ovvero strumenti, per l’azione di quella che è l’unica causa degli eventi del mondo, Dio. Per rappresentarci questa dottrina in maniera più agevole, potremmo pensarla (e, certamente, Malebranche così la pensò) come un’estensione del creazionismo cristiano, ossia dell’idea per cui Dio è l’unica causa di tutto ciò che esiste, perché essendo l’unico ente che esiste da sempre e per sé, non c’è nulla che non derivi da lui (il che, in realtà, è la stessa cosa che dire che Dio crea dal nulla). Ora, il creazionismo non nacque in un giorno, bensì fu il frutto di lunga meditazione condotta dai padri della Chiesa sul pensiero greco, al quale era estranea l’idea di una creazione dal nulla; ma, dal momento in cui, fondamentalmente mediante Agostino, la dottrina creazionista fu formulata in maniera concettualmente cristallina, il creazionismo divenne una colonna inamovibile del pensiero cristiano.

Ebbene, secondo il cosiddetto occasionalismo di Malebranche, Dio non è solo l’unica causa di ciò che esiste, ma di tutti gli eventi del mondo: il che significa che le creature, oltre a venire dal nulla, non fanno nulla, per cui Dio non è solo l’unica causa creatrice (e conservatrice) dell’universo, ma anche l’unica causa movente. Un’affermazione, questa, che fu immediatamente vista come eversiva, perché lesiva del principio dell’autonomia ontologica che il Cristianesimo riconosceva alla creatura e, in particolare, all’uomo, in quanto principio delle sue azioni. Eppure, Malebranche aveva ritenuto di essere, su questo punto, un paladino della fede cristiana: attribuire la dignità di vere cause ad entità create avrebbe significato fare di esse delle piccole divinità, restaurando il paganesimo; analogamente, fare di esse piazza pulita avrebbe significato rendere finalmente a Dio la Gloria che gli spettava. Ma questo è, precisamente, un caso perspicuo della problematicità della sintesi fra Agostino e Descartes; e va qui rintracciato anche il motivo per cui la dottrina di Malebranche costituisce un’anticipazione, seppure in forma meno estrema (per ragioni su cui qui non posso entrare), della critica di Hume al concetto di causalità, la quale, per molti versi, segna, insieme, lo sviluppo coerente delle innovazioni della filosofia moderna, da Descartes in poi, e la sua dissoluzione, visto che nel principio di causa, da Descartes a Berkeley, l’intera filosofia moderna aveva identificato l’unico mezzo per provare l’esistenza di una realtà esterna all’io.

Rivedendo Malebranche, anche in occasione di questa intervista, appare particolarmente intrigante, anche se forse non più così significativo per l’uomo di oggi, il concetto della visione di Dio. Cosa ha significato questa tesi nel sistema della conoscenza del tempo?

– La tesi della visione in Dio va collegata alla crisi irreversibile del modello di teoria della conoscenza che aveva dominato lungamente in Occidente, almeno dopo la riscoperta del corpus aristotelico, grazie, soprattutto, alla sintesi fra Aristotele e pensiero cristiano operata da Tommaso d’Aquino: la teoria delle specie intenzionali, per cui la conoscenza umana si origina dalle cose sensibili attraverso un’operazione, denominata astrazione, mediante la quale l’anima è capace di cogliere le essenze (le specie, appunto) che esistono individualizzate nelle realtà sensibili e, in tal modo, formare quei concetti universali che, poi, attraverso il giudizio e il sillogismo, costituiscono la scienza.

La critica alle specie intenzionali Malebranche la eredita, esacerbandola, proprio da Descartes, del quale però rifiuta la dottrina delle idee innate, adottando la teoria dell’illuminazione di Agostino che, nel XIII secolo, era stata ripresa, a suo modo, da Bonaventura: è, questo, il punto decisivo, che sopra menzionavo, per cui Malebranche scelse Agostino invece di Descartes. E la scelta fu talmente radicale che Malebranche andò persino oltre Agostino: mentre per questi, infatti, la mente umana vedeva in Dio solo le verità necessarie, Malebranche ritenne che la mente umana vedesse in Dio tutte le cose, dunque anche i corpi. In tal modo, suscitò le recriminazioni di un altro seguace di Agostino, Antoine Arnauld, secondo cui tale dottrina portava inevitabilmente al panteismo, un’accusa dalla quale Malebranche non riuscì mai, veramente, a districarsi. D’altronde, molto più tardi, quando il Sant’Uffizio, nella seconda metà dell’800, condannò l’ “ontologismo” di Gioberti (così come quello, penetrato nel cuore dell’Università Cattolica di Lovanio, di Gérard Casimir Ubaghs), Malebranche fu esplicitamente menzionato e individuato all’origine di questo presunto errore filosofico e teologico.

Dobbiamo sottolineare che, il libro di cui parliamo, riprende una fruttuosa corrispondenza tra Étienne Gilson e il suo discepolo Henri Gouhier. Perché è importante questo carteggio per la comprensione e l’approfondimento delle posizioni di Malebranche?

-La ringrazio per questa preziosa domanda. Il Momento Malebranche, infatti, a scapito del titolo, non è un libro su Malebranche, anche se questi ne definisce il filo conduttore. Esso contiene infatti la traduzione, a cura di Ilaria Coluccia e Maria Franca Marrocchi, dell’edizione commentata dell’importante corrispondenza fra Gilson e Gouhier, la quale ha, fra i suoi ‘momenti’, ossia temi principali, la discussione su Malebranche. Le lettere scambiate fra questi due straordinari storici della filosofia, fra i massimi del XX secolo, raccontano la genesi della tesi di dottorato e, poi, del libro che ne risultò, di Gouhier su Malebranche, evidenziando il ruolo decisivo giocato da Gilson in tutte le fasi di questa storia, sin dal momento in cui suggerì l’argomento al suo discepolo. Gilson ebbe un’idea decisiva, che poi Gouhier seppe tramutare in oro: per cogliere sino in fondo l’importanza della filosofia di Malebranche sarebbe stato necessario non semplicemente riconoscervi, accanto all’influsso di Descartes, quello di Agostino, e neppure semplicemente collocare Malebranche all’interno dell’agostinismo del diciassettesimo secolo, ma connettere questo agostinismo all’agostinismo medievale, e cioè, soprattutto, a Bonaventura – cui Gilson dedicò poi un’importante monografia (della quale, come per altre opere di Gilson, Jaca Book ha realizzato l’edizione italiana) – ed alla sua scuola. Tale connessione avrebbe infatti svelato le ragioni ultime dell’occasionalismo malebranchiano: la profonda diffidenza verso l’aristotelismo, la cui dottrina delle forme sostanziali era l’espressione filosofica del politeismo pagano.

Questo tema, che era già al centro di quel piccolo gioiello, ancora troppo poco conosciuto, che è il saggio del giovane Gilson studente su Malebranche e la scolastica, contenuto nel Momento Malebranche, sarà poi ripreso da Gouhier. Se, oggi (che pure sappiamo, grazie alla storiografia più recente, che sulla filosofia malebranchiana agirono anche fonti scolastiche), Malebranche ha trovato definitiva cittadinanza in storia della filosofia, anche nelle opere più divulgative, questo è grazie agli studi di Gouhier: vi è un prima ed un dopo Gouhier nella storia della ricerca su Malebranche e, dunque, più in generale, nella definizione dell’assetto della storia della filosofia moderna; ma, a sua volta, la ricerca di Gouhier è animata dalla guida silenziosa di Gilson che questa corrispondenza fa uscire allo scoperto, ricostruendo una stretta collaborazione intellettuale (con i suoi toccanti risvolti umani) che, con una pittoresca, ma efficace immagine, Richard Fafara, il curatore dell’edizione americana originale dell’opera, descrive come quella di un dream team.

Riveniamo a Cartesio e alla scolastica, temi sui quali lei è impegnato anche a livello internazionale. Qual è lo stato dell’arte, oggi, degli studi sul pensiero cartesiano?

-Da diversi anni mi occupo dell’aggiornamento, ora in dirittura di arrivo, dell’opera con cui, nel 1913, Gilson rivoluzionò la storiografia cartesiana, l’Index scolastico-cartésien, mostrando, di contro ad una dominante – all’epoca – tradizione di orientamento idealista, che la rottura del pensiero cartesiano con quello medievale può essere definita con esattezza solo riconoscendo una continuità di fondo entro cui individuare le scelte anti-scolastiche di Descartes. In questi oltre cento anni che ci separano dall’Index, le ricerche sulle relazioni fra pensiero scolastico e pensiero cartesiano sono divenute, grazie all’impulso – anzi, direi, alla legittimazione – che dobbiamo a Gilson – uno dei più fecondi ambiti di studio della scholarship cartesiana, ed il Nouvel Index scolastico-cartésien ne darà la misura. Se, tuttavia, dovessi individuare l’ambito che più di ogni altro ha segnato la ricerca cartesiana dell’ultimo ventennio, direi che questo è stato quello delle edizioni, soprattutto della sua corrispondenza. L’Italia, grazie all’edizione di Tutte le lettere di Descartes, nel 2005, a cura di Giulia Belgioioso, fece da apripista, perché sulla scia di tale pubblicazione, e sul suo modello, sono poi apparse e stanno apparendo in tutto il mondo (Francia, Romania, Giappone) tutta una serie di edizioni delle lettere cartesiane. È attesa, ora, quella inglese per la Oxford University Press, che senz’altro segnerà un importante punto di arrivo di tutto questo movimento, fermo restando che ancora oggi l’edizione nazionale francese, di Adam-Tannery, per le lettere e per le opere, è quella di riferimento.

Direi, quindi, che per quanto gli studi di storia della filosofia attraversino un momento non direi di crisi, ma certamente di difficoltà, a causa della non adeguata attenzione riservata ad essi dalle istituzioni, e per quanto la ricerca cartesiana non faccia eccezione a questa tiepidezza, essa è ancora fervente. Il merito va riconosciuto alla perseveranza di tanti studiosi e, credo, anche dei centri di ricerca che la sostengono. Una significativa testimonianza in tal senso sarà l’evento con cui, il prossimo 28 maggio, nel chiostro del Rettorato dell’Università del Salento, si celebrerà il ventennale della fondazione, da parte di Giulia Belgioioso, del Centro Dipartimentale di Studi su Descartes ‘Ettore Lojacono’, in partenariato col Centre d’études cartésiennes della Sorbonne Université, i quali, attraverso un’intensa ed ininterrotta attività scientifica, congressuale ed editoriale, spesso congiunta, hanno segnato la ricerca cartesiana mondiale degli ultimi cinquant’anni. Ma un ruolo importante, per la salvaguardia e la diffusione di questa preziosissimo patrimonio, può essere svolto dalle case editrici; in questo senso, la scelta di Jaca Book di avere immediatamente accolto, senza esitazioni, la proposta di una traduzione italiana di un’opera come il Momento Malebranche, mi pare illuminata e lascia ancora speranza.

Étienne Gilson, Henri Gouhier

Il momento Malebranche

Lettere 1920-1936

Con un saggio di Gilson studente su Malebranche (1904-1907)

(edizione italiana a cura di  Igor Agostini)

Jaca Book, 2021

 

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