EXAGERE RIVISTA - Luglio-Agosto 2021, n. 7-8 anno VI - ISSN 2531-7334

Nove baci al giorno, anche piuttosto prolungati. Intervista a Elisabetta Moro e Marino Niola

di Gianfranco Brevetto

Il tema del bacio è accattivante, suggestivo, interessante. Elisabetta Moro e Marino Niola, antropologi dell’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa ci offrono un’analisi approfondita e articolata di questo, pur nella diversità di significati e di lessico, diffusissimo atto umano, nel loro ultimo libro Baciarsi, edito da Einaudi nella collana Vele. Un contributo che, sviluppandosi nei vari significati, assunti in campo sociale, culturale, politico, religioso, del bacio, si tiene lontano da ogni facile banalizzazione.

– Professor Niola, perché avete deciso di parlare del baciarsi proprio nel momento in cui, causa distanziamenti e mascherine, questo verbo sembra poco coniugato?

– Proprio perché in questo momento il bacio è diventato tabù. Il bacio è stato la prima vittima del Covid e ci è sembrato opportuno confrontarsi con questo tema, il bacio, il massimo del contatto, è divenuto anche massimo del contagio. Contatto e contagio sono un corto circuito di labbra. Abbiamo pensato a questo gesto, così universale, e ci siamo accorti di quanto sia importante proprio nel momento in cui ci è mancato. La prospettiva sempre più immunitaria, a cui ci costringe la pandemia, ci ha fatto pensare che forse era venuto il momento di lavorare su questo tema.

– Si tratta di un tema solo apparentemente frivolo. In effetti comporta, come voi stessi mettete in evidenza, diversi aspetti che vanno da quello etologico, al religioso, al culturale. Il bacio insomma, a guardare bene è una cosa molto seria. Iniziamo dall’aspetto etologico. Al tal proposito nel libro si legge “I baci dicono quel che siamo e spesso raccontano quel che non sappiamo”, cosa c’è dietro, professoressa Moro, a questa frase dai tratti affascinanti?

– C’è che il bacio è un linguaggio molto complesso ma che non è stato inventato dagli uomini. Molto probabilmente lo hanno fatto gli scimpanzé, i nostri antenati primati. Secondo tutti gli etologi sarebbero state proprio le loro mamme a premasticare il cibo per poi darlo ai cuccioli. Poi, come spesso accade nell’evoluzione, si è visto che lo sfregamento delle labbra produceva soddisfazione anche in assenza di cibo. Senza entrare nei particolari, occorre dire che, in qualche modo, l’evoluzione ci ha dotato di un apparato in cui si fondono soddisfazione e sensibilità, per cui, dalle labbra e attraverso le labbra, noi produciamo tantissimi significati, tantissimi piaceri. I nostri colleghi antropologi hanno scoperto che, il baciarsi, attiva  parti del cervello analoghe a quelle attivate dalle droghe e si potrebbe affermare, in modo sintetico, che produce dipendenza. In realtà, il baciare, è un trucco dell’evoluzione molto utile anche per il nostro sistema immunitario che in questo momento è messo a dura prova dalla pandemia. Attraverso l’atto del bacio ci scambiamo batteri e quindi rafforziamo il nostro sistema immunitario, questo ovviamente in una condizione ordinaria, non pandemica. Nove baci al giorno, anche piuttosto prolungati, sarebbero indispensabili a rafforzare le nostre difese immunitarie. Le coppie di lunga durata arrivano, in questo modo, ad avere un microbioma simile, proprio perché continuano a scambiarsi i batteri. Il microbioma, come si sa, è importantissimo e viene studiato in gastroenterologia con risultati sorprendenti.

– Mi è parso particolarmente significativo e interessante, il capitolo del libro dove si approfondiscono i vari nomi, che, storicamente e geograficamente, sono attribuiti al bacio. L’insieme dei nomi citati, ed i relativi significati, ci stimolano un prurito di tipo squisitamente nominalistico. Professor Niola,  il bacio originario, come la rosa, è solo nel nome?

– Non so se ci sia un bacio originario. Per noi l’immagine madre del bacio è quella del basium latino, dalla quale deriva l’italiano bacio. Tutti i termini della famiglia delle lingue neolatine, e anche di altre, che si sono modellate su questo. Ma i romani, ai quali piaceva molto distinguere, davano tre nomi al bacio. Il basium, di cui si è detto, l’osculum, che era un bacio affettuoso, il bacetto che si dà ai genitori, ai figli, ai fratelli, e il savium, che viene da soavium e quindi dall’idea della soavità, quest’ultimo era il bacio di passione, quello con la lingua che i greci chiamavano kataglottisma. Questi tipi di bacio, per il criterio linguistico dell’economia, sono, ad un certo punto, confluiti in una sola parola. Infatti, Catullo, che sicuramente non dava o prendeva bacetti innocenti, usa la parola basium, quando chiede a Lesbia cento, poi altri cento e altri mille baci. Anche nelle altre lingue succede qualcosa di analogo, ma l’originario per le lingue neolatine è basium al quale proviene il baiser francese o il beso spagnolo. Il ceppo anglosassone-germanico è quello di kiss, kuss.

– La rappresentazione del bacio è molto diffusa nell’arte, nella pittura, nella fotografia, nella scultura. Ci sorge il dubbio che, questo atto, possa essere anche un modo puritano, una copertura, per sottintendere e per nascondere, l’atto sessuale.

Moro: Certo è una sorta di allusione, un preliminare. Tanto è vero che, le società puritane, vietano o stigmatizzano il bacio pubblico, che è una sorta di erotizzazione visibile della coppia. Moltissime culture hanno un problema con questo gesto, la maggior parte delle teocrazie o delle dittature, davanti ad una coppia di giovani che si bacia in pubblico, magari davanti alle forze dell’ordine schierate, vedono in quel gesto una energia erotica, che è anche un’energia sociale che può sfociare in azioni di protesta e rivolta. Ci siamo accorti, nella preparazione del libro, che il bacio pubblico è, è stato e sarà, una questione sociale molto forte. Per noi occidentali il bacio in pubblico è diventato una cosa comune, immortalato anche in foto famose come quelle di Doisneau, ci sono però intere nazioni in cui il baciarsi è vietato non, solo dalle convenzioni, ma anche dalle leggi. Per esempio in India, in cui convivono più religioni, tutte le norme sono ispirate e mantenere la purezza della casta e l’immunità di ciascuno, separando i corpi per cui non ci si stringe neanche la mano.

– Il bacio è segno di affetto ma anche di tradimento. Nella religione cristiana, questa ambiguità viene messa in forte risalto.

Niola: Il bacio sicuramente ha un’importanza religiosa molto forte nel cristianesimo, addirittura un cristiano non può dirsi tale senza il bacio. Lo dice San Paolo chiaramente nelle sue lettere quando esorta a  scambiarsi il bacio santo o a  salutarsi con il bacio santo. Quello è il sigillo corporeo dell’appartenenza e, nei primi secoli, i cristiani si baciavano sulla bocca in uno dei momenti cruciali della messa, esattamente quello che noi facciamo adesso quando ci scambiamo il segno della pace. È  evidente però che ci troviamo di fronte ad un processo storico di disincarnazione del gesto, quel bacio sulle labbra dei primi cristiani era indistinguibile da un bacio d’amore ma l’intenzione decisamente è diversa. Nel cristianesimo l’intenzione è fondamentale anche se, in questo caso, il significante corporeo è lo stesso. Poi, lentamente, questo segno cambia per varie ragioni, soprattutto per effetto delle riforma protestante, grande nemica del bacio. Prima vien baciata una tavoletta, la tavoletta di pace detta anche osculatorium, baciatoio. Le persone non si baciano più, un’immagine dell’individualismo e della solitudine protestante. Successivamente questi ultimi abolirono anche le tavolette. Il bacio del tradimento è esattamente il rovescio. Proprio perché, nel cristianesimo, il bacio ha un valore spiritualmente radicale, il bacio di Giuda è altrettanto radicale ma con segno opposto. Trasforma l’appartenenza in tradimento, Giuda è un traditore in senso letterale perché, tradimento, significa consegnare qualcuno al nemico, stravolgendo la misura cristiana dell’amore, della fratellanza, della carità. Uno dei baci più famosi della storia non è quindi un bacio d’amore, come si vede chiaramente nella rappresentazione che fa Giotto nella cappella degli Scrovegni, ma un tradimento.

– Al proposito, dalle cronache emerge come il bacio sia anche un segno di affiliazione malavitosa, di appartenenza a bande o cosche.

Moro: Certo, per esempio nei processi di stregoneria era considerata la prova regina per accusare una donna di affiliazione a satana. Il bacio, che queste donne hanno dato a Satana, magari sotto forma di caprone, o che ne abbiano baciato il sedere, è un bacio blasfemo che diventa il vincolo, il segno, di una sudditanza e della violazione del patto con Dio. Questi baci sono presenti in tantissimi raffigurazioni dei sabba e, nei processi per stregoneria, vengono continuamente evocati come una sorta di occasione libidinosa in cui tutte le regole sono sovvertite. E, proprio per questo, le donne venivano condannate.

– Come possiamo immaginarci il bacio del futuro? Ci dovremo affidare ad una App, un tutorial, per imparare a baciare, oppure questa che alcuni definiscono arte continuerà a trasmettersi in modo tradizionale?

Niola: Sicuramente non perderemo le buone abitudini, anzi il Covid ci farà desiderare ancora di più di recuperare i baci perduti. Certo, le App aprono nuove frontiere, non tanto per i baci in presenza, ma per tutte le occasioni a distanza. Posso registrare un bacio su un device e una persona lontana può avere quella sensazione fisica, sentirla sul suo corpo, sensazioni ovviamente che somigliano a quelle della realtà. Si possono aprire scenari inediti, per esempio si può pensare a qualcuno che riesce a sentire i baci di una madre, di una persona cara, oppure anche ad un possibile sfruttamento commerciale, per esempio da parte delle star dello schermo, che potrebbero offrirli on demand. Detto questo, io non credo assolutamente che il bacio vero cederà mai il passo a queste sue simulazioni.

baciarsi

 

Elisabetta Moro, Marino Niola

Baciarsi

Einaudi, 2021

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