EXAGERE RIVISTA - Gennaio-Febbraio 2024, n. 1-2 anno IX - ISSN 2531-7334

Segreti protettivi, segreti patogeni: un tema complesso e centrale nella pratica della Terapia Familiare

di Francesca Rifiuti

Freud affermava che “ai mortali non è possibile celare nessun segreto. Chi tace con le labbra chiacchiera con la punta delle dita, si tradisce attraverso tutti i pori” (Freud, 1901, p. 364).

Sicuramente questa breve citazione dal caso clinico di Dora permette di iniziare a riflettere sul tema del segreto e sulla grande complessità che deriva dalla presenza di contenuti occultati all’interno delle relazioni umane.

Il tema, di grande delicatezza e di fondamentale importanza nel contesto della pratica clinica psicoterapeutica, è affrontato da Loriedo e Angiolari nel saggio “Il segreto: la complessità nascosta nel sistema familiare” (Ed. Raffaello Cortina, 2021).

Partendo da una descrizione dettagliata dell’etimologia della parola segreto, gli autori lo definiscono sulla base di alcune caratteristiche sempre in qualche modo presenti:

“una conoscenza non comune (conoscenza superiore), di una o più informazioni (il contenuto del segreto), che abbiano particolare rilevanza, che siano in possesso di qualcuno (il detentore), ma che riguardino l’altro (il destinatario) e che gli vengono tenute nascoste tramite dissimulazione o occultamento, ovvero possono essere svelate (rivelazione).” (pag. 10)

La rilevanza del segreto non è data pertanto solo dal contenuto in sé: occorre prendere in considerazione tutti gli attori sociali che ruotano attorno a esso e gli effetti pragmatici, ovvero le dinamiche relazionali che l’esistenza stessa del segreto genera all’interno dei legami interpersonali.

Tra le varie tipologie di segreto descritte nel saggio, vi è quello protettivo e benevolo, che può spesso rientrare nella categoria del riserbo e del rispetto della privacy. I segreti protettivi vengono considerati come parte della natura del sistema familiare e i detentori possono essere sia i genitori che i figli, soprattutto in fase di adolescenza.

Non sempre però l’occultamento, seppur benevolo, porta beneficio al destinatario, che viene arbitrariamente giudicato bisognoso di questa protezione. Nella pratica clinica con bambini e adolescenti, per esempio, è molto comune che i genitori in fase di separazione occultino benevolmente alcune informazioni importanti ai propri figli, che, in assenza di una spiegazione e di un dialogo con la figura adulta, si rifugiano nella loro immaginazione arrivando talvolta anche a rappresentarsi situazioni peggiori rispetto a ciò che sta accadendo nella realtà.

Vi sono poi anche segreti lesivi, quasi sempre radicati nel sistema familiare, che in alcuni casi si rivelano patogeni e generano sintomi in uno o più membri del sistema.

Gli autori si concentrano su questa tipologia di segreto, interessandosi non tanto a una causalità lineare tra segreto e psicopatologia, quanto ai possibili rapporti tra segreto e sintomo e al riconoscimento delle configurazioni relazionali disfunzionali, la risoluzione delle quali può divenire l’obiettivo finale del processo terapeutico.

Tra le varie configurazioni relazionali disfunzionali, si fa riferimento a quella generata da una rivelazione inappropriata, ovvero dalle situazioni in cui il segreto viene mantenuto nei confronti del destinatario ma rivelato in modo illegittimo ad altre persone non direttamente interessate. Con l’aiuto dei principi base della Terapia Familiare Strutturale di Minuchin (1974), si arriva a definire la rivelazione impropria come una delle forme maggiormente frequenti di coalizione che porta due o più componenti di un sistema a unirsi arrecando danno a un altro. In questi casi la struttura familiare risulta profondamente alterata, in particolar modo se la coalizione e la rivelazione del segreto coinvolgono componenti appartenenti a diversi livelli generazionali (per esempio, un genitore e un figlio).

Il saggio di Loriedo e Angiolari descrive poi i possibili rapporti tra segreti e sintomi. Talvolta i sintomi, fisici o psichici, sono essi stessi contenuto di segreti familiari; in altri casi si può osservare come uno dei componenti del sistema si faccia carico di esprimere il disagio, proprio e degli altri membri, causato dalla presenza di un segreto lesivo. In queste situazioni è frequente che il sintomo rappresenti un aspetto metaforico del contenuto del segreto. Vi sono poi sistemi familiari in cui il mantenimento di un segreto causa l’insorgenza di un sintomo ansioso nel detentore o nel destinatario, che non conosce il contenuto del segreto ma ne percepisce la presenza e investe tutte le energie nella ricerca del disvelamento.

Infine, alcuni sintomi possono essere un mezzo per distogliere l’attenzione da un segreto esistente. Il dialogo e le discussioni intorno alla presenza del sintomo e alle sue possibili risoluzioni sono terreno neutro e sicuro, costituiscono un’area di accordo e di minore tensione e riescono a tenere lontani dall’interazione i temi relativi al segreto, ritenuti intollerabili.

Al termine del saggio, gli autori si interrogano sulle modalità terapeutiche di gestione del segreto, portando utili esempi tecnici e presentando interessanti casi clinici, presenti anche nei primi capitoli per fornire un’integrazione tra teoria e attività professionale.

Il saggio si propone di costruire una panoramica teorico-pratica sul tema del segreto, riuscendo nell’intento e invitando i lettori professionisti del settore della salute mentale a riflettere sulla complessità di questa tematica e sull’importanza di non avere come unico obiettivo, nel corso del processo clinico, la rivelazione di tutti i segreti presenti all’interno di un sistema.

Gli autori spronano quindi i clinici, all’interno del setting psicoterapeutico, a rinunciare a modalità investigative e inquisitorie e a muoversi con curiosa ingenuità nei confronti delle ambivalenze e delle modalità relazionali degli individui, concedendosi la possibilità di considerare il segreto non subito e soltanto nella sua accezione negativa, ma inizialmente in modo neutrale, come una distribuzione diseguale di informazioni entro un dato sistema (Bateson, 1987), come una modalità di funzionamento messa in atto dal sistema familiare per sopravvivere. Non solo come un contenuto occultato, ma come una vera e propria modalità relazionale, che ha quindi necessità di essere osservata da vari punti di vista, contestualizzata e analizzata sulla base dell’intreccio di relazioni all’interno del quale prende vita e si mantiene.


Camillo Loriedo e Chiara Angiolari

Il segreto: la complessità nascosta nel sistema familiare

Raffaello Cortina, 2021

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