di Claudio Fratesi
Amare figli non propri all’interno di famiglie ricostituite è un tema complesso e sfaccettato, le dinamiche in atto toccano l’affettività, la responsabilità, la maturità e un elevato grado di elasticità.
Nella società contemporanea, le famiglie ricostituite sono sempre più comuni. Queste famiglie si formano quando uno o entrambi i partner provengono da precedenti relazioni e portano con sé figli da tali unioni. Nell’unione con un’altra persona si attiva una rete complessa di ruoli e di aspettative e l’amore per i figli non propri rappresenta una sfida emotiva e sociale significativa, sia per gli adulti che per i bambini coinvolti.
Amare un figlio non proprio implica una forma di affetto che in taluni casi può essere tanto intensa quanto quella che si prova per un figlio biologico, si tratta di casi rari che dal mio punto di vista non sono sicuro di considerarli il massimo dell’auspicabile.
Quando ero bambino si usava , soprattutto nelle zone rurali, chiamare mamma la suocera, questo avveniva quasi esclusivamente da parte della nuora e non del genero.
Mi ricordo chiaramente il fastidio che io personalmente provavo quando sentivo mia madre rivolgersi a mia nonna paterna chiamandola ‘mamma’, sentivo la freddezza e l’inautenticità che erano sensazioni avulse dal mio tono , franco e sincero, quando mi rivolgevo a mia madre chiamandola con fierezza ‘Mamma’.
L’amore per i figli biologici è spesso descritto come immediato e istintivo. Al contrario, l’amore per un figlio non biologico può richiedere tempo e sforzo per svilupparsi. Tuttavia, questo non è sicuro indice che sia meno valido o autentico.
Anche le aspettative sociali sul ruolo di un genitore che si rapporta con il figlio biologico e un altro con un figlio acquisito hanno sfumature di diversità e gli adulti che accettano di amare i figli dei partner possono affrontare pressioni esterne.
Gli eventuali altri figli biologici, i nonni acquisiti, gli zii, gli amici, i vicini importanti fino al tessuto sociale di appartenenza sono tutti fattori esterni che possono notevolmente incidere sulla riuscita o meno di un buon legame genitoriale con un figlio acquisito.
Tra i fattori invece interni alle persone coinvolte ci sono i vissuti di ciascun adulto che influenzano la loro capacità di instaurare legami con i figli non propri le esperienze passate, prima come figli e poi come genitori , grado di autostima, accettazione del proprio ruolo sociale e di genere infine eventuali traumi o relazioni fallite, possono generare riserve o paure.
Le famiglie ricostituite presentano una serie di dinamiche relazionali peculiari, che possono influenzare il modo in cui è possibile sviluppare affetto per i figli non propri, i Ruoli Parentali in una famiglia ricostituita possono essere confusi, un nuovo partner può trovarsi in una posizione di “genitore aggiuntivo”, con la responsabilità di sostenere e educare i figli, ma senza gli stessi diritti legali( e la forza emotiva) di un genitore biologico.
I Figli Biologici possono percepire il nuovo partner come una minaccia spesso nasce una rivalità che può ostacolare lo sviluppo di legami affettivi e richiede una gestione delicata.
È necessario saper istaurare una comunicazione aperta e sincera (ma non sarà facile farlo se prima la comunicazione era difficile e criptica), saper parlare delle emozioni e delle aspettative aiuta a costruire fiducia e a ridurre i conflitti.
L’empatia gioca un ruolo cruciale nella capacità di amare i figli non propri, saper leggere i bisogni dei figli , comprendere le ansie e le paure dei bambini è fondamentale per dare una risposta congrua con le reali necessità.
I figli dei rispettivi partner possono sentirsi insicuri riguardo alla loro posizione nella nuova famiglia e i figli biologici dei rispettivi partner possono sviluppare condotte anomale dal distacco totale verso la famiglia ricostituita fino all’eccessivo ‘falso’ attaccamento come se tutto fosse naturale e bello.
Entrambe queste reazioni sono esagerate e possono essere costellate da un’infinità di comportamenti disturbanti e/o aggressivi verso gli altri e verso sé stessi.
Pertanto essere in grado di ascoltare e rispondere a queste paure con empatia è fondamentale per costruire un legame.
Trascorrere tempo insieme, impegnandosi in attività condivise, aiuta a costruire relazioni. Non è necessario che siano esperienze grandiose; anche semplici momenti quotidiani possono rafforzare i legami.
È importante riconoscere e validare le emozioni dei bambini, sia positive che negative. Questo aiuta a sviluppare un ambiente sicuro in cui i bambini possono esprimere i propri sentimenti.
È essenziale che i partner lavorino insieme per stabilire regole e aspettative condivise. La coerenza nelle decisioni educative crea stabilità per i bambini.
Le relazioni richiedono tempo per svilupparsi. È importante essere pazienti e flessibili, accettando che non ci siano soluzioni rapide, facili o preconfezionate per tutte le situazioni.
Nelle famiglie ricostituite, è fondamentale stabilire un dialogo aperto e onesto. Ciò include non solo la comunicazione tra adulti e bambini, ma anche tra i partner.
Ricordo un signore di circa cinquant’anni ,che si era spostato con una donna sudamericana madre di un bambino di pochi mesi , quando il ragazzino aveva raggiunto la pubertà questo signore viveva nella paura che prima o poi questo ragazzo gli avrebbe detto “ tu non sei mio padre e non hai nessun diritto di dirmi cosa devo fare!”
Una paura legittima da affrontare, da disinnescare con la collaborazione di entrambi i partner e con la chiarezza sincera dei ruoli e delle aspettative.
Come sempre è facile da dire ma difficile da accettare.
Parlare e se necessario discutere con franchezza delle aspettative riguardo ai ruoli e alle responsabilità può prevenire conflitti futuri, come affrontare i conflitti che sono inevitabili, affrontarli in modo costruttivo è essenziale per mantenere la salute della famiglia.
Utilizzare tutte le volte che è possibile un linguaggio incoraggiante e positivo, con gli altri e con se stessi può aiutare a costruire l’autostima dei bambini, degli adulti e a creare un ambiente familiare sereno.
Nonostante le buone intenzioni e l’impegno possono presentarsi ostacoli significativi che condizionano in maniera pesante l’amore per i figli non propri, quei casi dove conflitti irrisolti tra i vecchi partner o l’immaturità emotiva di uno dei due genera una influenza dei genitori biologici che rende difficile e complica le dinamiche affettive tra genitore e figlio acquisito.
È importante stabilire un rapporto autentico fondato sul rispetto reciproco.
Dalla parte dei figli biologici si possono presentare sentimenti di esclusione o gelosia, soprattutto se percepiscono che il nuovo partner riceve più attenzioni. E’ necessario fare tutto il possibile per rendere la decisione di andare a vivere tutti insieme come una decisione condivisa. Una decisione con minor perdite possibile sottolineando anche i vantaggi e i bonus che ne possono derivare dal vivere tutti insieme.
È bene evitare aspettative irrealistiche riguardo ai tempi e ai modi in cui si svilupperà l’amore, mettere anche in campo l’ipotesi che si potrebbe arrivare a un bonario sentimento e nulla di più.
È essenziale avere pazienza e accettare che ogni relazione evolva a ritmi diversi.
È indubbiamente provato che la crescita personale attraverso l’amore è la crescita più completa che un essere umano possa sperimentare , riguarda i figli ma riguarda anche gli adulti che siano genitori biologici o acquisiti, pertanto amare i figli non propri non è solo una questione di responsabilità, ma è anche un’opportunità di crescita personale.
Alcune caratteristiche di base sono necessarie da parte dei genitori che si accingono a diventare genitori di un figlio biologicamente non proprio:
Una buona capacità Empatica, sviluppare la capacità di mettersi nei panni degli altri, specialmente dei bambini, ma anche nell’ascolto sincero verso sé stessi
Aver raggiunto un buon grado di Maturità emotiva e affettiva, non avere problemi rilevanti di autostima , problemi irrisolti con la propria famiglia di origine o con la famiglia precedente., saper affrontare le proprie paure, saper accettare il proprio ruolo in una famiglia ricostituita accettandone i limiti
Flessibilità’ e Adattabilità sono requisiti senza i quali tutto diventa difficile e faticoso, la flessibilità nel sapersi a volte mettere in secondo piano senza sentirsi sminuiti, adattabilità nel trovarsi in situazione di contatto e a volte di convivenza con figure che sono state importanti e che sempre lo saranno pre il nuovo partner : ex coniugi, ex suoceri ecc.
Sapersi adattare e cambiare mantenendo salde le relazioni che sono state costruite.
Sincera e Aperta Collaborazione tra i partner che arrivano nella nuova relazione con una testimonianza concreta del rapporto che hanno precedentemente vissuto e che è fallito: un figlio.
Collaborazione con il nuovo partner, tolleranza verso le difficoltà, attesa dei necessari tempi, non confondere i ruoli, non sovrapporre il nuovo rapporto tra il figlio e il partner con quello che è stato tra il figlio e il genitore biologico.
Storia di Lina
Lina venne al mondo in un contesto difficile, frutto di un amore fugace tra la mamma e Enrica e un giovane marocchino conosciuto durante una vacanza estiva.
Quando Enrica comunicò a Yassin di essere incinta lui , benché fosse poco più che maggiorenne, rispose positivamente, disse che si sarebbe trasferito in Italia e che in qualsiasi modo avrebbe provveduto alla crescita della figlia.
Le buone intenzioni però non furono seguite da altrettante buone azioni, infatti YIassin una volta trasferitosi in Italia, tentò di fare diversi lavori ma nel giro di un anno cadde nel vizio dell’alcol e la situazione presa una via di progressivo degrado, fino alle violenze verbali ed anche fisiche.
Tempo due anni dalla nascita della bambina e Enrica e Yassin decisero di troncare la loro relazione.
Enrica diede il cognome alla bambina, nei primi tempi Yassin sporadicamente manteneva rapporti tramite videochiamate ma con il passare del tempo si diradarono fino a scomparire del tutto.
Lina ha sempre saputo di avere un padre, zii, nonni in Marocco ma nessuno fece niente, compresa la madre, per mantenere un legame familiare.
Enrica era una persona difficile, in perenne lite con le sue due sorelle, non vedeva nemmeno le sue nipoti e Lina crebbe in un clima di totale solitudine parentale compensata da un solido circuito di famiglie amiche della mamma.
Enrica aveva una forte rete amicale, era cresciuta in una famiglia alcolista con forti tensioni e già da ragazzina si era allontanata a favore di solide amicizie.
le tensioni nella famiglia di origine di Enrica, avevano causato delle importanti storture nel carattere della donna che era facile alle collere, a volte sconcertanti e poi altrettanto facile a gesti affettuosi anche esagerati.
Nonostante il brutto carattere Enrica era amata dalle famiglie amiche e godeva di un bonus da saggia, era lei che incredibilmente consigliava le amiche e fungeva da persona di riferimento per tutto il gruppo.
Enrica dopo l’esperienza con Yassin non aveva più avuto alcun rapporto affettivo e sessuale, viveva la sua vita della quotidianità del lavoro, delle amicizie e nel crescere Lina.
Questo equilibrio, seppur ristretto e rigido, funzionava e funzionò fino ad aprile 2022 quando improvvisamente Enrica scoprì di avere un tumore molto aggressivo alla mammella destra.
La rete è amicale immediatamente si fece carico della situazione, Enrica in ospedale e Lina trasferita in casa di una famiglia amica, dove erano già presenti altri tre figli, il più grande dei quali andava a scuola con Lina.
Le cure intensive durarono qualche mese e la fibra forte di Enrica ebbe il sopravvento sul male, lei e Lina tornarono a casa e la loro vita, seppur lentamente, riprese il consueto corso.
Pesava sul clima famigliare l’ansia dei controlli medici ai quali era sottoposta Enrica, soprattutto i giorni prima delle TAC di controllo cresceva la paura ed era Lina, con i suoi pochi 10 anni, a parlare e tranquillizzare la madre
I controlli medici andavano bene e nel giugno 2024 Enrica fu dichiarata clinicamente guarita e questa notizia diede modo di fare festa con tutti gli amici .
Il male era stato sconfitto e si poteva tornare e vivere senza le ansie dei controlli medici.
Pochi mesi di pace e già in ottobre Enrica accusò le prime forti vertigini, la diagnosi fu disperante : metastasi massive al cervello, poche settimane di vita.
La festa e l’euforia di pochi mesi prima assunsero un colore sinistro, la rabbia e la disperazione sostituirono in un batter d’occhio quella che era stata gioia e calore.
Enrica necessitava di cure ma anche di serenità, Lina andò a viver in casa di un’altra coppia del giro di amicizie , Enrica con una lucidità raggelante prese contatto con la prima famiglia che aveva accolto Lina e stabili con loro un patto per la vita.
Una volta morta la madre, Lina sarebbe andata a vivere per sempre con quella famiglia, dove c’erano tre figli e dove il più grande andava a scuola con Lina.
Il degrado mentale di Enrica subì una impennata e comparvero comportamenti aggressivi contro tutti, compresa Lina, urla , pianti, assenze fino al coma e nel febbraio del 2025 Enrica chiuse gli occhi per sempre.
Lina non versò una lacrima, sembrava fosse molto più grande dei suoi dodici anni.
Dopo il funerale si diede avvio alle volontà di Enrica e Lina senza palesi emozioni si trasferì a casa della famiglia con la quale la madre aveva fatto il patto per la vita.
Attualmente la convivenza mostra notevoli difficoltà, la famiglia ospite cerca di integrare Lina come fosse una quarta figlia ma le tensioni con gli altri figli e nella coppia sono molto forti.
La coppia ospite non si trova in accordo sulla gestione di Lina, il marito ha assunto un atteggiamento molto accondiscendente e tende ad evitare i conflitti e lascia la moglie praticamente sola nella gestione della quotidianità.
La famiglia di fatto ha urgente bisogno di un sostegno psicologico che aiuti tutti loro a gestire ruoli e aspettative.
Conclusioni
Amare i figli degli altri è un atto di grande umanità, verso gli altri, ma anche verso se stessi.
La situazione può essere molto complicata ma non deve scoraggiare che si trova a percorrere questa strada.
Il tema di base resta il “come se” “ Ti amo come fossi mio figlio” ma nella grande maggioranza dei casi non è così e non è detto che sia un male.
La chiarezza e l’autenticità non devono essere abbandonate, soprattutto in queste situazioni sono come un faro che illumina la rotta.
Lina può essere amata come fosse una figlia, ma di un amore diverso ,perché è diversa la storia di Lina da quella dei figli della coppia, c’è una madre morta, ci sono zie e cugini che non devono essere occultati.
È questo un amore che vale meno? Io sono convinto di no.
È amore ed è un sentimento forte e duraturo purché ci sia la verità e l’autenticità con se stessi e verso i figli acquisiti.
Questa carrellata di accenni di riflessioni e a tratti di ammonimenti ha il solo l’obiettivo di creare il clima, spero giusto, per iniziare a porsi domande serie ,su questo fenomeno sociale delle famiglie ricomposte che è in forte espansione.
Amare i figli non propri in una famiglia ricostituita è un viaggio complesso che può essere gratificante. Richiede impegno, pazienza e una profonda comprensione delle dinamiche relazionali. L’amore, in tutte le sue forme, ha il potere di unire e trasformare, rendendo possibili legami profondi anche oltre i legami di sangue.
Tu es comme un fils pour moi. Réflexion sur la capacité d’aimer les enfants d’autrui
par Claudio Fratesi
Aimer des enfants qui ne sont pas les siens au sein d’une famille recomposée est une question complexe et nuancée ; les dynamiques en jeu impliquent l’affection, la responsabilité, la maturité et une grande flexibilité.
Dans la société contemporaine, les familles recomposées sont de plus en plus fréquentes. Ces familles se forment lorsqu’un ou les deux partenaires sont issus de relations précédentes et ont des enfants de ces unions. Une union avec une autre personne active un réseau complexe de rôles et d’attentes, et aimer des enfants qui ne sont pas les siens représente un défi émotionnel et social important, tant pour les adultes que pour les enfants concernés.
Aimer un enfant qui n’est pas le sien implique une forme d’affection qui, dans certains cas, peut être aussi intense que celle ressentie pour un enfant biologique. Ce sont des cas rares, et de mon point de vue, je ne suis pas sûr qu’ils représentent le summum de ce qui est souhaitable.
Quand j’étais enfant, il était courant, surtout à la campagne, d’appeler sa belle-mère « maman ». Ce sont presque exclusivement les belles-filles, et non les gendres, qui agissaient ainsi.
Je me souviens très bien de l’agacement que j’ai ressenti en entendant ma mère appeler ma grand-mère paternelle « maman ». J’ai perçu la froideur et le manque d’authenticité de ses paroles, en décalage avec la sincérité et la franchise avec lesquelles j’appelais fièrement ma mère « maman ».
L’amour pour ses enfants biologiques est souvent décrit comme immédiat et instinctif. À l’inverse, l’amour pour un enfant non biologique peut nécessiter du temps et des efforts. Cependant, cela ne signifie pas nécessairement qu’il soit moins valable ou authentique.
Les attentes sociales concernant le rôle d’un parent envers un enfant biologique et d’un autre envers un beau-fils ou une belle-fille varient également, et les adultes qui acceptent d’aimer les enfants de leur conjoint peuvent subir des pressions extérieures.
Les autres enfants biologiques, les beaux-grands-parents, les tantes, les oncles, les amis, les voisins importants, et même le milieu social de la famille, sont autant de facteurs externes qui peuvent influencer considérablement la réussite ou l’échec d’une relation parentale saine avec un beau-fils ou une belle-fille.
Les facteurs internes incluent les expériences de chaque adulte, qui influencent sa capacité à créer des liens avec des enfants qui ne sont pas les siens. Leurs expériences passées, d’abord en tant qu’enfants puis en tant que parents, leur niveau d’estime de soi, leur acceptation de leurs rôles sociaux et de genre, ainsi que tout traumatisme ou échec relationnel peuvent engendrer des réserves ou des craintes.
Les familles recomposées présentent des dynamiques relationnelles uniques, susceptibles d’influencer le développement de l’affection pour les enfants qui ne sont pas les leurs. Les rôles parentaux au sein d’une famille recomposée peuvent être flous, et un nouveau partenaire peut se retrouver dans la position d’un « parent supplémentaire », avec la responsabilité de subvenir aux besoins et d’élever les enfants, mais sans les mêmes droits légaux (ni le même soutien émotionnel) qu’un parent biologique.
Les enfants biologiques peuvent percevoir leur nouveau partenaire comme une menace, et une rivalité peut souvent surgir, entravant le développement des liens affectifs et nécessitant une gestion délicate.
Il est essentiel d’établir une communication ouverte et sincère (mais cela ne sera pas facile si la communication était auparavant difficile et opaque). Savoir comment aborder les émotions et les attentes contribue à instaurer la confiance et à réduire les conflits.
L’empathie joue un rôle crucial dans la capacité d’aimer des enfants qui ne sont pas les siens. Savoir déceler les besoins de vos enfants et comprendre leurs angoisses et leurs peurs est essentiel pour leur apporter une réponse adaptée.
Les enfants des deux partenaires peuvent se sentir vulnérables quant à leur place dans la nouvelle famille, et les enfants biologiques des deux partenaires peuvent développer des comportements anormaux, allant d’un détachement total vis-à-vis de la famille recomposée à un attachement excessif et artificiel, comme si tout était naturel et harmonieux.
Ces deux réactions sont souvent exagérées et peuvent s’accompagner de nombreux comportements perturbateurs et/ou agressifs envers autrui et envers soi-même.
Par conséquent, être capable d’écouter et de répondre à ces craintes avec empathie est essentiel pour tisser des liens.
Passer du temps ensemble et partager des activités contribue à renforcer les relations. Il n’est pas nécessaire que ce soient des expériences grandioses ; même les petits moments du quotidien peuvent renforcer les liens.
Il est important de reconnaître et de valider les émotions des enfants, qu’elles soient positives ou négatives. Cela contribue à créer un environnement sécurisant où les enfants peuvent exprimer leurs sentiments.
Il est essentiel que les partenaires collaborent pour établir des règles et des attentes partagées. La cohérence dans les décisions parentales apporte de la stabilité aux enfants.
Les relations prennent du temps à se construire. Il est important d’être patient et flexible, en acceptant qu’il n’existe pas de solution miracle, facile ou universelle.
Dans les familles recomposées, il est crucial d’instaurer un dialogue ouvert et honnête. Cela inclut la communication non seulement entre adultes et enfants, mais aussi entre les partenaires.
Je me souviens d’un homme d’une cinquantaine d’années qui avait épousé une Sud-Américaine, mère d’un petit garçon de quelques mois. À la puberté, il vivait dans la crainte que tôt ou tard, le garçon lui dise : « Tu n’es pas mon père, et tu n’as pas le droit de me dire ce que je dois faire ! » Une crainte légitime qu’il faut affronter et apaiser avec la coopération des deux partenaires et une clarification sincère des rôles et des attentes.
Comme toujours, c’est facile à dire, mais difficile à accepter.
Parler et, si nécessaire, discuter franchement des attentes concernant les rôles et les responsabilités peut prévenir les conflits futurs. Aborder les conflits inévitables de manière constructive est essentiel au maintien d’une famille saine.
Utiliser un langage encourageant et positif autant que possible, avec les autres comme avec soi-même, peut contribuer à renforcer l’estime de soi des enfants et des adultes et à créer un climat familial paisible.
Malgré les bonnes intentions et l’engagement, des obstacles importants peuvent surgir et affecter profondément l’amour porté aux enfants qui ne sont pas les siens. C’est le cas lorsque des conflits non résolus entre anciens partenaires ou l’immaturité émotionnelle de l’un des partenaires engendrent une influence des parents biologiques qui entrave et complique la dynamique émotionnelle entre le parent et le beau-fils ou la belle-fille.
Il est important d’établir une relation authentique fondée sur le respect mutuel.
Les enfants biologiques peuvent éprouver des sentiments d’exclusion ou de jalousie, surtout s’ils ont l’impression que le nouveau partenaire reçoit plus d’attention. Il est essentiel de tout faire pour que la décision de vivre ensemble soit partagée. Une décision qui minimise les pertes, tout en soulignant les avantages et les bienfaits de la vie commune.
Il est préférable d’éviter les attentes irréalistes quant au moment et à la manière dont l’amour se développera, en envisageant même la possibilité qu’il ne mène qu’à une simple amitié.
La patience et l’acceptation du fait que chaque relation évolue à son propre rythme sont essentielles.
Il est indéniable que l’épanouissement personnel par l’amour est le plus complet qu’un être humain puisse connaître. Cela vaut pour les enfants, mais aussi pour les adultes, qu’ils soient parents biologiques ou beaux-parents. Par conséquent, aimer des enfants qui ne sont pas les siens est non seulement une responsabilité, mais aussi une occasion de croissance personnelle.
Certaines caractéristiques fondamentales sont essentielles pour les parents qui s’apprêtent à devenir parents d’un enfant qui n’est pas le leur biologique :
Une bonne empathie, c’est-à-dire la capacité de se mettre à la place des autres, en particulier celle des enfants, mais aussi de s’écouter avec honnêteté.
Avoir atteint un bon niveau de maturité émotionnelle et affective, ne pas avoir de problèmes d’estime de soi importants, ni de conflits non résolus avec sa famille d’origine ou sa famille précédente, être capable d’affronter ses peurs et d’accepter son rôle au sein d’une famille recomposée, tout en acceptant ses limites.
La flexibilité et l’adaptabilité sont des qualités indispensables, sans lesquelles tout devient difficile et épuisant : la capacité de se mettre parfois de côté sans se sentir diminué, la capacité de s’adapter à des situations de contact, voire de cohabitation, avec des personnes qui ont été et seront toujours importantes pour le nouveau partenaire : ex-conjoints, ex-beaux-parents, etc.
Savoir s’adapter et évoluer tout en préservant les relations solides tissées au fil du temps.
Une collaboration sincère et ouverte entre les partenaires qui abordent cette nouvelle relation avec un témoignage concret de l’échec de leur précédente relation : un enfant.
Cette collaboration implique de faire preuve de tolérance face aux difficultés, d’attendre le temps nécessaire, d’éviter toute confusion des rôles et de veiller à ne pas confondre la nouvelle relation entre l’enfant et le nouveau partenaire avec celle qui existe entre l’enfant et le parent biologique.
L’histoire de Lina
Lina est née dans un monde difficile, fruit d’une brève idylle entre sa mère, Enrica, et un jeune Marocain rencontré lors de vacances d’été.
Quand Enrica annonça à Yassin qu’elle était enceinte, celui-ci, à peine âgé de plus de 18 ans, répondit positivement, promettant de déménager en Italie et de subvenir aux besoins de leur fille quoi qu’il arrive.
Malgré ses bonnes intentions, ses actes ne suivirent pas. Une fois installé en Italie, Yassin enchaîna les petits boulots, mais en moins d’un an, il sombra dans l’alcoolisme et la situation se dégrada progressivement, jusqu’à des violences verbales et même physiques.
Deux ans après la naissance de l’enfant, Enrica et Yassin décidèrent de se séparer.
Enrica donna son nom de famille à l’enfant. Au début, Yassin garda le contact avec elles sporadiquement par appels vidéo, mais peu à peu, les contacts se firent plus rares jusqu’à disparaître complètement.
Lina a toujours su qu’elle avait un père, des oncles et des grands-parents au Maroc, mais personne, pas même sa mère, n’a rien fait pour entretenir les liens familiaux.
Enrica était une personne difficile, se disputant constamment avec ses deux sœurs. Elle ne voyait même pas ses nièces, et Lina a grandi dans un climat de solitude parentale totale, compensée par un solide réseau d’amis de la famille de sa mère.
Enrica avait un cercle d’amis très étendu ; elle avait grandi dans une famille où l’alcoolisme était présent et où les tensions étaient fortes, et, jeune fille, elle s’était éloignée des autres pour privilégier des amitiés profondes.
Les tensions au sein de sa famille d’origine avaient profondément marqué son caractère, la rendant colérique, parfois déconcertante, et tout aussi encline à des gestes affectueux, même excessifs.
Malgré son mauvais caractère, Enrica était aimée de ses amis de la famille et bénéficiait d’un atout précieux : elle était celle qui prodiguait d’incroyables conseils à ses amis et servait de référence pour tout le groupe.
Après sa relation avec Yassin, Enrica n’avait plus entretenu aucune relation affective ni sexuelle. Elle vivait au rythme de son travail, de ses amitiés et de l’éducation de Lina.
Cet équilibre, bien que fragile et rigide, fonctionnait – et continua de fonctionner – jusqu’en avril 2022, lorsqu’Enrica découvrit soudainement qu’elle avait une tumeur très agressive au sein droit.
Ses amis prirent immédiatement les choses en main. Enrica fut hospitalisée et Lina confiée à une famille bienveillante, où vivaient déjà trois autres enfants, dont l’aîné était scolarisé avec Lina.
Un traitement intensif dura quelques mois, et la force d’Enrica finit par triompher de la maladie. Elles rentrèrent chez elles et leur vie, lentement mais sûrement, reprit son cours normal.
L’anxiété liée aux examens médicaux d’Enrica pesait lourdement sur l’atmosphère familiale, surtout les jours précédant les scanners de contrôle. La peur grandissait et c’est Lina, âgée de seulement 10 ans, qui prit la parole pour rassurer sa mère.
Les examens médicaux se déroulèrent bien et, en juin 2024, Enrica fut déclarée cliniquement guérie, une nouvelle qui lui donna l’occasion de faire la fête avec tous ses amis.
La maladie était vaincue et elle pouvait enfin reprendre une vie normale, libérée de l’angoisse des examens médicaux.
Quelques mois de tranquillité plus tard, en octobre déjà, Enrica ressentit les premiers signes de violents vertiges. Le diagnostic était terrible : métastases cérébrales massives, il ne lui restait que quelques semaines à vivre.
La joie et l’euphorie des mois précédents se muèrent en une sombre angoisse, et la colère et le désespoir remplacèrent rapidement la joie et la chaleur qui l’animaient.
Enrica avait besoin de soins, mais aussi de sérénité. Lina alla vivre chez un autre couple de son entourage. Avec une lucidité glaçante, Enrica contacta la première famille qui avait accueilli Lina et conclut un pacte avec elle pour la vie.
Après le décès de sa mère, Lina serait allée vivre pour toujours chez cette famille, qui comptait trois enfants et dont l’aîné était à l’école avec Lina.
L’état mental d’Enrica s’est dégradé et elle a commencé à se comporter de manière agressive envers tout le monde, y compris Lina. Elle criait, pleurait et manquait l’école, jusqu’à tomber dans le coma. En février 2025, Enrica a fermé les yeux pour toujours.
Lina n’a pas versé une larme ; elle paraissait bien plus âgée que ses douze ans.
Après les funérailles, les dernières volontés d’Enrica ont été respectées et Lina, sans manifester d’émotion particulière, est allée vivre chez la famille avec laquelle sa mère avait passé un pacte pour la vie.
Actuellement, la cohabitation s’avère complexe. La famille d’accueil essaie d’intégrer Lina comme un quatrième enfant, mais les tensions avec les autres enfants et au sein du couple sont très fortes.
Le couple d’accueil est en désaccord sur la manière de gérer la situation de Lina. Le mari a adopté une attitude très condescendante et a tendance à éviter les conflits, laissant sa femme pratiquement seule face aux responsabilités du quotidien.
La famille a un besoin urgent de soutien psychologique pour les aider à gérer les rôles et les attentes de chacun.
Conclusions
Aimer les enfants d’autrui est un acte d’une grande humanité, envers les autres comme envers soi-même.
La situation peut être très complexe, mais elle ne doit dissuader personne de s’engager dans cette voie.
L’idée sous-jacente demeure l’attitude du « comme si » : « Je t’aime comme si tu étais mon propre enfant », mais dans la grande majorité des cas, ce n’est pas le cas, et ce n’est pas forcément une mauvaise chose.
Il ne faut pas renoncer à la lucidité et à l’authenticité ; surtout dans ces situations, elles sont comme un phare qui éclaire le chemin.
On peut aimer Lina comme une fille, mais d’un amour différent, car son histoire est différente de celle des enfants du couple : il y a une mère décédée, des tantes et des cousins qu’il ne faut pas cacher.
Est-ce un amour de moindre valeur ? J’en suis convaincu.
C’est de l’amour, un sentiment fort et durable, tant qu’il y a vérité et authenticité envers soi-même et envers ses beaux-enfants.
Cette série d’allusions, de réflexions et d’avertissements ponctuels a pour seul but, je l’espère, de créer un climat propice à une réflexion approfondie sur ce phénomène social en pleine expansion que sont les familles recomposées.
Aimer des enfants qui ne sont pas les siens au sein d’une famille recomposée est un cheminement complexe, mais enrichissant. Il exige engagement, patience et une profonde compréhension des dynamiques relationnelles. L’amour, sous toutes ses formes, a le pouvoir d’unir et de transformer, rendant possibles des liens profonds, même au-delà des liens du sang.
YOU ARE LIKE A SON TO ME. Reflection on the ability to love other people’s children
by Claudio Fratesi
Loving children who are not your own within stepfamilies is a complex and multifaceted issue; the dynamics at play involve affectivity, responsibility, maturity, and a high degree of flexibility.
In contemporary society, stepfamilies are increasingly common. These families form when one or both partners come from previous relationships and bring children from those unions. A union with another person activates a complex network of roles and expectations, and loving children who are not your own represents a significant emotional and social challenge, both for the adults and the children involved.
Loving a child who is not your own implies a form of affection that, in some cases, can be as intense as that felt for a biological child. These are rare cases, and from my perspective, I’m not sure I consider them the height of what is desirable.
When I was a child, it was customary, especially in rural areas, to call one’s mother-in-law “mama.” This was almost exclusively done by daughter-in-laws, not son-in-laws.
I clearly remember the annoyance I personally felt when I heard my mother address my paternal grandmother as “mama.” I sensed the coldness and inauthenticity that were feelings detached from my own frank and sincere tone when I proudly addressed my mother as “mama.”
Love for biological children is often described as immediate and instinctive. Conversely, love for a non-biological child can take time and effort to develop. However, this does not necessarily mean it is less valid or authentic.
Social expectations regarding the role of a parent who relates to a biological child and another to a stepchild also vary, and adults who agree to love their partners’ children may face external pressures.
Any other biological children, step-grandparents, aunts, uncles, friends, important neighbors, and even the family’s social background are all external factors that can significantly impact the success or failure of a good parental bond with a stepchild.
Internal factors include the experiences of each adult, which influence their ability to form bonds with children who are not their own. Their past experiences, first as children and then as parents, their level of self-esteem, their acceptance of their social and gender roles, and any trauma or failed relationships can generate reservations or fears.
Stepfamilies present a series of unique relational dynamics, which can influence the way in which affection for children who are not their own can be developed. Parental roles in a stepfamilies can be confused, and a new partner may find themselves in the position of an “additional parent,” with the responsibility of supporting and raising the children, but without the same legal rights (and emotional strength) as a biological parent.
Biological children may perceive their new partner as a threat, and rivalry often arises that can hinder the development of emotional bonds and requires delicate management.
It’s essential to establish open and sincere communication (but this won’t be easy if communication was previously difficult and cryptic). Knowing how to discuss emotions and expectations helps build trust and reduce conflict.
Empathy plays a crucial role in the ability to love children who are not your own. Knowing how to read your children’s needs and understanding their anxieties and fears is essential to providing a response that is consistent with their real needs.
Children of both partners may feel insecure about their position in the new family, and biological children of both partners may develop abnormal behaviors, from total detachment from the reconstituted family to excessive “false” attachment, as if everything were natural and beautiful.
Both of these reactions are exaggerated and can be punctuated by a myriad of disturbing and/or aggressive behaviors toward others and toward oneself.
Therefore, being able to listen and respond to these fears with empathy is essential to building a bond.
Spending time together, engaging in shared activities, helps build relationships. They don’t have to be grandiose experiences; even simple everyday moments can strengthen bonds.
It’s important to recognize and validate children’s emotions, both positive and negative. This helps develop a safe environment where children can express their feelings.
It’s essential for partners to work together to establish shared rules and expectations. Consistency in parenting decisions creates stability for children.
Relationships take time to develop. It’s important to be patient and flexible, accepting that there are no quick, easy, or one-size-fits-all solutions for all situations.
In stepfamilies, establishing open and honest dialogue is crucial. This includes communication not only between adults and children, but also between partners.
I remember a man in his fifties who had married a South American woman, the mother of a baby boy who was just a few months old. When the boy reached puberty, he lived in fear that sooner or later this boy would tell him, “You’re not my father, and you have no right to tell me what to do!”
A legitimate fear that must be faced and defused with the cooperation of both partners and with sincere clarity regarding roles and expectations.
As always, it’s easy to say but difficult to accept.
Talking and, if necessary, frankly discussing expectations regarding roles and responsibilities can prevent future conflicts. Addressing inevitable conflicts constructively is essential to maintaining a healthy family.
Using encouraging and positive language whenever possible, both with others and with oneself, can help build the self-esteem of children and adults and create a peaceful family environment.
Despite good intentions and commitment, significant obstacles can arise that severely impact the love for children not one’s own. These are cases where unresolved conflicts between former partners or the emotional immaturity of one partner generates an influence from the biological parents that hinders and complicates the emotional dynamics between parent and stepchild.
It’s important to establish a genuine relationship based on mutual respect.
Biological children may experience feelings of exclusion or jealousy, especially if they perceive the new partner receiving more attention. It’s essential to do everything possible to make the decision to live together a shared one. A decision with as few losses as possible, while also emphasizing the advantages and benefits that can come from living together.
It’s best to avoid unrealistic expectations regarding the timing and manner in which love will develop, even considering the possibility that it might lead to a friendly feeling and nothing more.
Patience and acceptance that every relationship evolves at different rates are essential.
It’s undoubtedly proven that personal growth through love is the most complete growth a human being can experience. This applies to children, but it also applies to adults, whether biological or stepparents. Therefore, loving children who are not your own is not only a matter of responsibility, but also an opportunity for personal growth.
Some basic characteristics are essential for parents preparing to become parents of a child who is not biologically their own:
Good empathy, developing the ability to put oneself in others’ shoes, especially children’s, but also to listen honestly to oneself.
Having achieved a good level of emotional and affective maturity, having no significant self-esteem issues, no unresolved issues with one’s family of origin or previous family, being able to face one’s fears, and being able to accept one’s role in a reconstituted family while accepting its limitations.
Flexibility and adaptability are requirements without which everything becomes difficult and tiring: the flexibility to sometimes put oneself on the back burner without feeling diminished, the adaptability to finding oneself in situations of contact and sometimes cohabitation with figures who have been important and will always be important to the new partner: former spouses, former in-laws, etc.
Knowing how to adapt and change while maintaining strong relationships that have been built.
Sincere and Open Collaboration between partners who enter the new relationship with a concrete testimony of their previous failed relationship: a child.
Collaboration with the new partner, tolerance of difficulties, waiting for the necessary time, avoiding confusion of roles, and avoiding overlapping the new relationship between the child and the partner with the one between the child and the biological parent.
Lina’s Story
Lina was born into a difficult world, the fruit of a fleeting love affair between her mother, Enrica, and a young Moroccan man she met during a summer vacation.
When Enrica told Yassin she was pregnant, he, even though he was barely over 18, responded positively, saying he would move to Italy and provide for their daughter’s upbringing no matter what.
Good intentions, however, were not matched by good deeds. Once Yassin moved to Italy, he attempted various jobs, but within a year he fell into alcoholism, and the situation gradually deteriorated, culminating in verbal and even physical abuse.
Two years after the child’s birth, Enrica and Yassin decided to end their relationship.
Enrica gave the child her surname. At first, Yassin maintained contact with them sporadically via video calls, but over time, the contact became less frequent until it disappeared altogether.
Lina always knew she had a father, uncles, and grandparents in Morocco, but no one, including her mother, did anything to maintain family ties.
Enrica was a difficult person, constantly arguing with her two sisters. She didn’t even see her nieces, and Lina grew up in a climate of total parental solitude, compensated by a solid network of family friends of her mother.
Enrica had a strong network of friends; she had grown up in an alcoholic family with strong tensions, and as a young girl, she had distanced herself in favor of strong friendships.
The tensions in Enrica’s family of origin had caused significant distortions in the woman’s character, making her prone to anger, sometimes disconcerting, and equally prone to affectionate gestures, even exaggerated ones.
Despite her bad temper, Enrica was loved by her family friends and enjoyed a wiser bonus: she was the one who incredibly advised her friends and acted as a point of reference for the entire group.
After her experience with Yassin, Enrica had no longer had any emotional or sexual relationships. She lived her daily life focusing on work, friendships, and raising Lina.
This balance, though narrow and rigid, worked—and continued to work—until April 2022, when Enrica suddenly discovered she had a very aggressive tumor in her right breast.
Her network of friends immediately took charge of the situation. Enrica was hospitalized and Lina was transferred to the home of a friendly family, where three other children already lived, the eldest of whom attended school with Lina.
Intensive treatment lasted a few months, and Enrica’s strength prevailed over the disease. She and Lina returned home, and their lives, albeit slowly, resumed their normal course.
The anxiety surrounding Enrica’s medical checks weighed heavily on the family atmosphere. Fear grew, especially in the days leading up to the follow-up CT scans, and it was Lina, a mere 10 years old, who spoke up and reassured her mother.
The medical checks went well, and in June 2024, Enrica was declared clinically cured, a news that sparked celebrations with all her friends.
The disease had been defeated, and she could return to life without the anxiety of medical checkups.
A few months of peace later, in October, Enrica began to feel the first signs of severe dizziness. The diagnosis was desperate: massive brain metastases, only weeks to live.
The celebration and euphoria of a few months earlier took on a sinister hue, and anger and desperation quickly replaced what had been joy and warmth.
Enrica needed treatment but also serenity. Lina went to live with another couple in her circle of friends. Enrica, with chilling clarity, contacted the first family who had taken Lina in and made a pact with them for life.
Once her mother died, Lina would go to live forever with that family, where there were three children, and where the eldest went to school with Lina.
Enrica’s mental decline worsened, and she exhibited aggressive behavior toward everyone, including Lina. She screamed, cried, and disappeared, eventually falling into a coma. In February 2025, Enrica closed her eyes forever.
Lina didn’t shed a tear; she seemed much older than her twelve years.
After the funeral, Enrica’s wishes were processed, and Lina, without any obvious emotion, moved to the home of the family with whom her mother had made a lifelong pact.
Currently, cohabitation is proving to be significant. The host family is trying to integrate Lina as if she were a fourth child, but tensions with the other children and within the couple are very high.
The host couple cannot agree on how to care for Lina. The husband has taken a very accommodating attitude and tends to avoid conflict, leaving his wife virtually alone in managing daily life.
The family is in urgent need of psychological support to help them all manage their roles and expectations.
Conclusions
Loving other people’s children is an act of great humanity, towards others, but also towards oneself.
The situation can be very complicated, but it shouldn’t discourage anyone from pursuing this path.
The underlying theme remains the “as if” attitude: “I love you as if you were my own child,” but in the vast majority of cases, this isn’t the case, and that’s not necessarily a bad thing.
Clarity and authenticity must not be abandoned; especially in these situations, they are like a beacon that illuminates the path.
Lina can be loved as if she were a daughter, but with a different love, because Lina’s story is different from that of the couple’s children; there is a deceased mother, there are aunts and cousins who must not be hidden.
Is this a love of lesser value? I’m convinced it isn’t.
It is love, and it is a strong and lasting feeling, as long as there is truth and authenticity with oneself and with one’s stepchildren.
This series of brief reflections and occasional warnings is intended solely to create the climate, I hope, to begin asking serious questions about this rapidly expanding social phenomenon of blended families.
Loving children who are not your own in a blended family is a complex yet rewarding journey. It requires commitment, patience, and a deep understanding of relational dynamics. Love, in all its forms, has the power to unite and transform, enabling deep bonds even beyond blood ties.