EXAGERE RIVISTA - gennaio - febbraio 2026, n. 1-2 anno XI - ISSN 2531-7334

Un imprevisto destino: Sabaudia meta di vacanze e creatività per artisti e intellettuali. Pasolini e Moravia

di Lorenzo Giordani

Cammini a Sabaudia oggi e pensi:

dove sono tutti?

Dove sono le tracce

di quelle estati,

di quelle vacanze?

(p. 157)

Il volume La vacanza degli intellettuali. Pasolini, Moravia e il circolo di Sabaudia di Paolo Massari è anzitutto un inno d’amore per la costa laziale che si estende lungo il Parco Nazionale del Circeo, di cui Sabaudia è il cuore pulsante. Una città disegnata da architetti razionalisti, plasmata, eretta ed edificata in un luogo inospitale, selvaggio, paludoso e malarico, una città nata in epoca fascista il 21 aprile 1934, a poca distanza da altri centri come Littoria (oggi Latina), Pontinia, Aprilia, Pomezia, Guidonia. Una città il cui nome è un omaggio del regime alla famiglia Savoia, una città divenuta al tempo stesso magica e metafisica grazie anche all’ambigua e ingombrante presenza del monte Circeo, mitico e leggendario luogo in cui si dice visse la Maga Circe.

L’autore inizia descrivendo l’originaria vocazione agricola di Sabaudia che sfugge però, quasi immediatamente, alla funzione per cui era stata pensata e immaginata: non un borgo agricolo al servizio di coloni provenienti da tutta Italia, ma luogo di vacanza e riflessione per intellettuali e artisti. Questo fortunato, ma imprevisto destino, è dovuto principalmente alla battuta d’arresto dei lavori di bonifica perché il corpo forestale si oppose al disboscamento della selva e del suo ecosistema da cui nascerà il Parco Nazionale del Circeo.

A partire dal Secondo dopoguerra Sabaudia si trasforma e diviene progressivamente la meta di molti artisti forse perché «Un artista vive di enigmi, di dubbi, e forse Sabaudia è stata la meta di tante vacanze proprio perché non fornisce mai risposte, né rassicurazioni» (p. 12).

Nascono così, a ridosso delle dune e del litorale, alcune opere importanti grazie anche al silenzio che regna incontrastato e alla presenza del mare che favorisce la contemplazione, la concentrazione e dunque il lavoro artistico. Oltre a quel «qualcosa di metafisico e lugubre, inesprimibile, con il monte che non si riesce mai a raggiungere» (p. 141), ad affascinare artisti e intellettuali, come ha detto Edoardo Albinati, contribuì proprio quella particolare conformazione territoriale: «la grande duna, la spiaggia molto profonda e più o meno deserta [che] ispirava un senso di wilderness» (p. 140). Questo aspetto selvaggio e primitivo evoca non a caso un costante confronto con paesaggi e spiagge africani. Mario Schifano dirà infatti che Sabaudia è «come l’Africa, mare, dune e cielo, lidi immensi di ate dune bianche, cielo in perfetto movimento, qui sono nate le idee per i miei paesaggi italiani, astratti e concreti» (p. 152) e Alberto Moravia sosteneva che: «Nell’Agro Pontino come in Africa c’è la malinconia di un sogno infranto che si coniuga molto bene con l’atmosfera, appunto sognante, che è propria delle terre di bonifica» (p. 170).

Attraverso echi di romanzi, testimonianze e dialoghi, con gli ormai pochi protagonisti di quelle estati, Massari si addentra così in un racconto appassionato e malinconico. Dalla casa comprata da Moravia, Pier Paolo Pasolini e Dacia Maraini, per la quale «Sabaudia rappresenta un periodo felice della mia vita: una casa in riva al mare, un uomo amato, degli amici affettuosi, delle giornate di scrittura intensa e una vita di mare» (p. 103) e nella quale i due amici scrissero la sceneggiatura del Fiore delle Mille e una notte (1974), a Bernardo Bertolucci, che qui comincia a lavorare prima al film La luna, poi per un mese con lo scrittore inglese Ian McEwan per scrivere la sceneggiatura di un film mai realizzato, tratto dal romanzo 1934 di Moravia, fino al pittore Schifano che ambienterà alcune scene di Umano, non umano (1969) tra quelle dune e quella costa ventosa.

Molti ancora sono i personaggi che frequentano Sabaudia e le spiagge limitrofe. Non mancano Giovanni Comisso, ammaliato dalla “dolce selvatichezza” dei luoghi, l’artista e scultore Emilio Greco, a cui sarà dedicato un museo nel 1985, il poeta Mario Luzi, che scriverà intense poesie sulla luce di quei luoghi, Laura Betti, che inizia lì la stesura del suo controverso e strabordante romanzo Teta veleta (1979) in cui emerge l’ombra ossessiva di Pasolini, e molti altri che si sono come contagiati a vicenda costituendo «una catena legata ala bellezza del luogo e al respiro di un mare pulito e poco frequentato» (p. 104).

Tra tutte queste presenze quella di Moravia è però indubbiamente quella più evidente, poiché fu lui a “scoprire” Sabaudia dopo una vacanza con il pittore Lorenzo Tornabuoni nel 1970 dando inizio così a questo circolo letterario e artistico.

Molti infatti ricordano lo scrittore romano impegnato a comprare e scegliere con cura il pesce fresco da cucinare e molte sono le foto che lo ritraggono sulla spiaggia, proprio come quella scelta emblematicamente per la copertina del presente volume.

A tal proposito è commovente e suggestivo quanto Alain Elkann, autore tra l’altro della biografia Vita di Moravia (1990), dichiara a Massari: «Se lei è sulla spiaggia e guarda il monte Circeo, visto dalla spiaggia sembra la testa di Alberto, come una gigantesca scultura di lui che riposa sulla sua casa» (p. 79). Affermazione curiosa e indicativa di un radicale cambiamento dell’immaginario collettivo, se si pensa che tradizionalmente la sagoma del Circeo era considerata il profilo di una figura femminile, forse della stessa Circe. È come se quei luoghi avessero ormai assorbito altre anime e altri miti.

La storia di Sabaudia, e dei personaggi che l’hanno nobilitata e resa nota, si intreccia per l’autore del libro anche con la propria vicenda familiare, con le proprie radici. La biblioteca della città è infatti dedicata al prozio Feliciano Iannella che si impegnò per tutta la vita alla sua realizzazione, avvenuta nel maggio del 1964. Qui sono conservate testimonianze importanti ed è presente tra l’altro un Fondo Moravia composto dai libri che erano nella sua casa e appartenuti in parte anche alla Maraini.

Massari ricostruisce infine anche l’episodio tristemente più noto dei luoghi raccontati, non nega insomma l’aspetto più cupo e sinistro: il cosiddetto delitto del Circeo, avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1975. La vicenda, che sconvolse l’opinione pubblica, fu oggetto proprio di un vivace dibattito tra gli intellettuali dell’epoca non senza contrasti. Da una parte la Maraini, che legava la violenza a una questione di genere, da un’altra Moravia, che invece focalizzava l’attenzione sulla differenza di classe tra vittime e carnefici, infine Pasolini, secondo cui gli eventi erano causa della società dei consumi ormai corrotta alla radice e promotrice di quel clima di violenza, di cui lui stesso sarà vittima poche settimane dopo quei fatti.

Partendo idealmente dal nostalgico e meditativo assunto medievale Ubi sunt?, Paolo Massari è riuscito a riportare alla luce quella stagione, quel clima irripetibile, a salvare dall’oblio storie, echi e presenze di quel mondo intellettuale per cui «Fa effetto, pensare a quanto lavoro comune abbiano ospitato quelle case sul mare. Progetti, idee, abbozzi, lavori compiuti, discorsi di cui sono presenti ancora testimoni, mentre via via inizia a sbiadire la consistenza, lasciando però qualcosa, proprio come  fa il mare, riportando a riva» (p. 106).


Paolo Massari,

La vacanza degli intellettuali. Pasolini, Moravia e il circolo di Sabaudia,

Milano, UTET, 2025


Un destin inattendu : Sabaudia, destination de vacances et de créativité pour artistes et intellectuels. Pasolini et Moravia

Aujourd’hui, en vous promenant dans Sabaudia, vous vous demandez :

Où sont passés tous les gens ?

Où sont les traces

de ces étés,

de ces vacances ?

(p. 157)

Le livre La vacanza degli intellettuali. Pasolini, Moravia e il circolo di Sabaudia de Paolo Massari est avant tout une ode à la côte du Latium qui s’étend le long du parc national du Circeo, dont Sabaudia est le cœur vibrant. Ville conçue par des architectes rationalistes, façonnée, érigée et construite dans un lieu inhospitalier, sauvage, marécageux et infesté de paludisme, fondée sous le régime fasciste le 21 avril 1934, à proximité de villes comme Littoria (aujourd’hui Latina), Pontinia, Aprilia, Pomezia et Guidonia. Ville dont le nom rend hommage à la famille de Savoie, Sabaudia est devenue à la fois magique et métaphysique, notamment grâce à la présence ambiguë et imposante du mont Circéo, lieu mythique et légendaire où aurait vécu la magicienne Circé.

L’auteur commence par décrire la vocation agricole originelle de Sabaudia, qui, pourtant, se détourne presque aussitôt de la fonction pour laquelle elle fut conçue : non pas un village agricole accueillant des colons venus de toute l’Italie, mais un lieu de villégiature et de réflexion pour les intellectuels et les artistes. Ce destin aussi heureux qu’inattendu est principalement dû à l’arrêt des travaux de déforestation, le Corps forestier s’opposant à la destruction de la forêt et de son écosystème, qui donnera plus tard naissance au Parc national du Circéo.

Après la Seconde Guerre mondiale, Sabaudia se métamorphose et devient peu à peu une destination prisée des artistes, peut-être parce que « l’artiste vit d’énigmes, de doutes, et que Sabaudia était peut-être la destination de tant de vacances précisément parce qu’elle n’apporte jamais de réponses ni de réconfort » (p. 12). Ainsi, à proximité des dunes et du littoral, sont nées des œuvres importantes, grâce notamment au silence absolu et à la présence de la mer, propices à la contemplation, à la concentration et, partant, à la création artistique. Outre ce « quelque chose de métaphysique et de sombre, d’inexprimable, avec cette montagne inaccessible » (p. 141), c’est précisément cette configuration territoriale particulière qui a fasciné artistes et intellectuels, comme l’a dit Edoardo Albinati : « la grande dune, la plage très profonde et plus ou moins déserte [qui] inspiraient un sentiment de nature sauvage » (p. 140). Cet aspect sauvage et primitif, sans surprise, suscite une comparaison constante avec les paysages et les plages africaines. Mario Schifano disait de Sabaudia qu’elle ressemblait « à l’Afrique : mer, dunes et ciel, immenses rivages de dunes blanches ancestrales, un ciel en perpétuel mouvement ; c’est là que sont nées les idées de mes paysages italiens, abstraits et concrets » (p. 152). Alberto Moravia affirmait quant à lui : « Dans les marais pontins, comme en Afrique, règne la mélancolie d’un rêve brisé qui se mêle harmonieusement à l’atmosphère onirique propre aux terres gagnées sur la mer » (p. 170).

À travers des échos de romans, des témoignages et des conversations avec les rares protagonistes de ces étés passés, Massari nous plonge ainsi dans un récit passionné et mélancolique. De la maison achetée par Moravia, Pier Paolo Pasolini et Dacia Maraini, pour qui « Sabaudia représente une période heureuse de ma vie : une maison au bord de la mer, un homme aimé, des amis chers, des journées d’écriture intense et une vie en mer » (p. 103), et où les deux amis écrivirent le scénario de La Fleur des Mille et Une Nuits (1974), à Bernardo Bertolucci, qui commença à travailler ici sur le film La Lune, puis passa un mois avec l’écrivain anglais Ian McEwan à écrire le scénario d’un film jamais réalisé, adapté du roman de Moravia de 1934, jusqu’au peintre Schifano, qui tourna certaines scènes de Humain, Non-Humain (1969) parmi ces dunes et cette côte balayée par les vents.

Nombreux sont ceux qui fréquentent encore Sabaudia et les plages environnantes. Giovanni Comisso, captivé par la « douce sauvagerie » du lieu, l’artiste et sculpteur Emilio Greco, à qui un musée sera dédié en 1985, le poète Mario Luzi, qui écrira des poèmes intenses sur la lumière de ces lieux, Laura Betti, qui y commencera l’écriture de son roman controversé et exubérant, « Teta veleta » (1979), où plane l’ombre obsessionnelle de Pasolini, et bien d’autres encore qui, comme par contagion, formèrent « une chaîne liée à la beauté du lieu et au souffle d’une mer pure et rarement visitée » (p. 104).

Parmi toutes ces présences, celle de Moravia est sans doute la plus marquante, puisqu’il « découvrit » Sabaudia après des vacances avec le peintre Lorenzo Tornabuoni en 1970, initiant ainsi ce cercle littéraire et artistique. Nombreux sont ceux qui se souviennent de l’écrivain romain s’affairant à acheter et à choisir avec soin du poisson frais pour le cuisiner, et il existe de nombreuses photos le représentant sur la plage, à l’instar de celle choisie de façon emblématique pour la couverture de ce volume.

À cet égard, les propos d’Alain Elkann, auteur de la biographie « Vita di Moravia » (1990), adressés à Massari sont émouvants et évocateurs : « Si vous êtes sur la plage et que vous regardez le mont Circeo, vu de là, il ressemble à la tête d’Alberto, comme une sculpture gigantesque le représentant reposant sur sa maison » (p. 79). Cette affirmation singulière témoigne d’un bouleversement radical de l’imaginaire collectif, car la silhouette du mont Circeo était traditionnellement perçue comme le profil d’une figure féminine, peut-être Circé elle-même. C’est comme si ces lieux avaient désormais absorbé d’autres âmes et d’autres mythes.

Pour l’auteur, l’histoire de Sabaudia, et des figures qui l’ont ennoblie et rendue célèbre, est intimement liée à sa propre histoire familiale, à ses propres racines. La bibliothèque municipale est en réalité dédiée à son grand-oncle Feliciano Iannella, qui consacra sa vie entière à sa création, en mai 1964. D’importants documents y sont conservés, notamment la Collection Moravia, composée de livres provenant de sa maison, dont certains appartenaient également à Maraini.

Massari retrace aussi l’épisode le plus tragique des lieux qu’il décrit, sans occulter son aspect le plus sombre et le plus sinistre : le crime du Circeo, survenu dans la nuit du 29 au 30 septembre 1975. Cet événement, qui choqua l’opinion publique, fit l’objet de vifs débats parmi les intellectuels de l’époque, non sans controverse. D’un côté, Maraini associait la violence à une question de genre ; de l’autre, Moravia mettait l’accent sur la différence de classe entre victimes et agresseurs ; et enfin, Pasolini, qui estimait que ces événements étaient la conséquence d’une société de consommation désormais corrompue jusqu’à la moelle et qui avait alimenté le climat de violence qu’il allait lui-même subir quelques semaines plus tard. Partant idéalement du principe médiéval nostalgique et méditatif « Ubi sunt ? », Paolo Massari a réussi à faire ressurgir cette époque, ce climat unique, sauvant de l’oubli les récits, les échos et les présences de ce monde intellectuel pour lequel « il est frappant de penser à l’intense activité collective qui animait ces maisons en bord de mer. Projets, idées, ébauches, œuvres achevées, conversations dont les témoins sont encore présents, tandis que peu à peu la cohérence s’estompe, laissant derrière elle une trace, à l’image de la mer qui la ramène sur le rivage » (p. 106).


An Unforeseen Destiny: Sabaudia, a Destination for Vacation and Creativity for Artists and Intellectuals. Pasolini and Moravia

by Lorenzo Giordani

You walk through Sabaudia today and think:

Where is everyone?

Where are the traces

of those summers,

of those holidays?

(p. 157)

The book La vacanza degli intellettuali. Pasolini, Moravia e il circolo di Sabaudia by Paolo Massari is first and foremost a love song to the Lazio coast that extends along the Circeo National Park, of which Sabaudia is the beating heart. A city designed by rationalist architects, shaped, erected, and built in an inhospitable, wild, marshy, and malarial place, a city founded during the Fascist era on April 21, 1934, a short distance from other towns such as Littoria (now Latina), Pontinia, Aprilia, Pomezia, and Guidonia. A city whose name is a tribute from the regime to the Savoy family, a city that has become both magical and metaphysical thanks in part to the ambiguous and cumbersome presence of Mount Circeo, the mythical and legendary place where the sorceress Circe is said to have lived.

The author begins by describing Sabaudia’s original agricultural vocation, which, however, almost immediately shies away from the function for which it was conceived and imagined: not a farming village serving settlers from all over Italy, but a place of vacation and reflection for intellectuals and artists. This fortunate but unexpected fate is mainly due to the halt in land reclamation work because the Forestry Corps opposed the deforestation of the forest and its ecosystem, which would later give rise to the Circeo National Park.

After the Second World War, Sabaudia was transformed and gradually became a destination for many artists, perhaps because “An artist lives on enigmas, doubts, and perhaps Sabaudia was the destination of so many holidays precisely because it never provides answers or reassurances” (p. 12).

Thus, close to the dunes and the coast, some important works were born, thanks also to the silence that reigns supreme and the presence of the sea, which fosters contemplation, concentration, and thus artistic work. In addition to that “something metaphysical and gloomy, inexpressible, with the mountain that can never be reached” (p. 141), it was precisely that particular territorial conformation that fascinated artists and intellectuals, as Edoardo Albinati has said: “the large dune, the very deep and more or less deserted beach [which] inspired a sense of wilderness” (p. 140). This wild and primitive aspect, not surprisingly, evokes a constant comparison with African landscapes and beaches. Mario Schifano would say that Sabaudia is “like Africa, sea, dunes, and sky, immense shores of ancient white dunes, a sky in perfect motion; here the ideas for my Italian landscapes, abstract and concrete, were born” (p. 152), and Alberto Moravia maintained that: “In the Pontine Marshes, as in Africa, there is the melancholy of a shattered dream that blends very well with the dreamy atmosphere typical of reclaimed land” (p. 170).

Through echoes of novels, testimonies, and conversations with the now few protagonists of those summers, Massari thus delves into a passionate and melancholic tale. From the house bought by Moravia, Pier Paolo Pasolini, and Dacia Maraini, for whom “Sabaudia represents a happy period in my life: a house by the sea, a beloved man, affectionate friends, days of intense writing, and a life at sea” (p. 103) and where the two friends wrote the screenplay for The Flower of the Thousand and One Nights (1974), to Bernardo Bertolucci, who began working here first on the film The Moon, then spent a month with the English writer Ian McEwan writing the screenplay for a never-made film based on Moravia’s 1934 novel, up to the painter Schifano, who set some scenes of Human, Non-Human (1969) among those dunes and that windswept coast.

Many still frequent Sabaudia and the surrounding beaches. Among them are Giovanni Comisso, captivated by the “sweet wildness” of the place; the artist and sculptor Emilio Greco, to whom a museum would be dedicated in 1985; the poet Mario Luzi, who would write intense poems about the light of those places; Laura Betti, who began writing her controversial and exuberant novel Teta veleta (1979) there, in which the haunting shadow of Pasolini emerges; and many others who, as if by mutual influence, formed “a chain linked to the beauty of the place and the breath of a clean, rarely visited sea” (p. 104).

Among all these presences, Moravia’s is undoubtedly the most evident, since it was he who “discovered” Sabaudia after a holiday with the painter Lorenzo Tornabuoni in 1970, thus initiating this literary and artistic circle.

Indeed, many remember the Roman writer busily buying and carefully selecting fresh fish to cook, and there are many photos of him on the beach, just like the one emblematic choice for the cover of this volume.

In this regard, it is moving and evocative what Alain Elkann, author of the biography Vita di Moravia (1990), states to Massari: “If you are on the beach and look at Mount Circeo, seen from the beach it looks like Alberto’s head, like a gigantic sculpture of him resting on his house” (p. 79). This is a curious statement, indicative of a radical shift in the collective imagination, considering that traditionally the outline of Mount Circeo was considered the profile of a female figure, perhaps Circe herself. It is as if those places had by now absorbed other souls and other myths.

For the author of this book, the history of Sabaudia, and of the figures who ennobled and made it famous, is also intertwined with his own family history, with his own roots. The city library is in fact dedicated to his great-uncle Feliciano Iannella, who devoted his entire life to its creation, which took place in May 1964. Important documents are preserved here, including a Moravia Collection consisting of books from his home, some of which also belonged to Maraini.

Massari also reconstructs the sadly most notorious episode of the places he describes, without denying its darkest and most sinister aspect: the so-called Circeo crime, which occurred on the night between September 29 and 30, 1975. The event, which shocked public opinion, was the subject of lively debate among intellectuals of the time, not without controversy. On the one hand, Maraini linked violence to a gender issue; on the other, Moravia focused on the class difference between victims and perpetrators; and finally, Pasolini, who believed the events were caused by a consumer society that was now corrupt at its roots and fostered the climate of violence he himself would experience a few weeks after the events.

Starting ideally from the nostalgic and meditative medieval principle Ubi sunt?, Paolo Massari succeeded in bringing that period, that unrepeatable climate, back to light, saving from oblivion the stories, echoes, and presences of that intellectual world for which “It’s striking to think of how much shared work those houses by the sea hosted. Projects, ideas, drafts, completed works, conversations of which witnesses are still present, while gradually the consistency begins to fade, leaving something behind, just like the sea does, bringing it back to shore” (p. 106).

Share this Post!
error: Content is protected !!